L'argomento di questo studio rientra nel campo della storia del banditismo o brigantaggio negli Stati italiani della prima età moderna. Il periodo esaminato comprende grosso modo gli anni dalla presa del potere di Carlo di Borbone (re delle Due Sicilie 1735-1759) nel 1734 fino ai primi mesi dopo la caduta dell'effimera Repubblica Partenopea, fondata nel gennaio del 1799. Lo studio ruota attorno alla domanda fondamentale sul perchà© la dinastia borbonica, già prima degli avvenimenti politici, sociali e militari degli anni 1798 e 1799, avesse costantemente dei problemi a controllare in maniera efficace le province del Regno di Napoli e a placare la criminalità banditesca, particolarmente in aumento nella prima fase del regno di Ferdinando IV, disponendo, almeno in teoria, con l'esercito regolare, con le forze di sicurezza nelle province e soprattutto con l'apparato giudiziario, di tutti gli strumenti necessari per imporre l'esercizio del potere e per provvedere all'ordine e alla sicurezza pubblici. Gli aspetti essenziali sui quali si concentra questo studio sono: 1. gli sviluppi nel campo della delinquenza banditesca nel Regno di Napoli del Settecento; 2. le cause strutturali della nascita e della permanenza del banditismo; 3. la persecuzione delle comitive di malviventi; 4. la lotta al banditismo al di là dei confini del Regno di Napoli; 5. i procedimenti legali contro i banditi; 6. il problema dell'asilo ecclesiastico e le sue conseguenze; e, infine, 7. le comitive di malviventi e la società provinciale. In merito a questi aspetti questo studio giunge ai risultati, che seguono, riassunti in sette tesi: (1) Gli sviluppi nel campo della delinquenza banditesca nel Regno di Napoli del Settecento: Dopo l'intervento massiccio dell'allora vicerà© spagnolo Gaspar de Haro y Guzmà¡n (vicerà© 1683-1687), marchese del Carpio, contro il banditismo molto diffuso sul territorio del Regno di Napoli, soprattutto nelle province abruzzesi, il regno visse per alcuni decenni un periodo di relativa tranquillità . Questo periodo di tranquillità era già terminato nella seconda fase del regno di Carlo di Borbone, a partire dal 1744, senza che se ne conoscano le cause precise, poichà© durante la prima metà dell'Ottocento andarono persi importanti documenti inerenti a quell'epoca. Nella prima fase del regno del figlio e successore di Carlo di Borbone, Ferdinando IV, (re 1759-1825), ci fu una recrudescenza ancora pi๠massiccia della piaga del banditismo, dovuta anzittutto al fatto che nel decennio fra il 1770 e il 1780 si ebbe una crescita demografica di carattere quasi eruttivo con la quale, a quanto pare, la produzione agraria e le possibilità di lavoro in questo settore non poterono tenere il passo. Le conseguenze di questo sviluppo si fecero sentire soprattutto negli ultimi due decenni del Settecento e condussero ad un aumento considerevole di contese fra i diversi ceti della società provinciale. Oltre a questa ripetuta sproporzione a livello demografico ed economico nel Regno di Napoli dell'ultimo terzo del Settecento, ci furono due avvenimenti straordinari, uno dei quali si era già verificato prima del decennio 1770-1780, che diedero nuova linfa alla criminalità banditesca. Il primo di questi fu la grande carestia dell'anno 1764, con la quale la crisi agraria, già avviatasi nel 1759, giunse al suo culmine; il secondo fu il terremoto del 1783 che, contrariamente alla grande carestia, riguardಠsolo la provincia di Calabria Ultra e la città di Messina e i suoi paraggi, ma i cui effetti disastrosi continuarono a farsi sentire ancora, negli anni successivi, sulla vita degli abitanti della Calabria meridionale e sulla delinquenza banditesca in quella regione. Per questo puಠessere considerata confutata la tesi ancora molto diffusa secondo la quale, dopo l'intervento del marchese del Carpio contro le numerose bande di malviventi che infestavano il Regno di Napoli nella prima metà degli anni Ottanti del Seicento, il banditismo, come serio problema nel campo dell'ordine pubblico e della sicurezza interna, sarebbe quasi scomparso del tutto dalla scena per pi๠di un secolo e riesploso solo in concomitanza con gli avvenimenti politici, sociali e militari degli anni 1798 e 1799. (2) Le cause strutturali della nascita e della permanenza del banditismo: Per il Regno di Napoli del primo periodo borbonico ci sono cinque cause principali che spiegherebbero abbastanza bene sia la nascita e la lunga permanenza di questa piaga, sia le continue difficoltà che le autorità provinciali e locali avevano nella persecuzione e liquidazione del banditismo: 1. la profonda miseria socio-economica nella quale viveva la maggior parte della popolazione nelle province e la cui vita era ancora influenzata in maniera massiccia, sia dall'agricoltura, come garanzia centrale della sua esistenza e sopravivvenza, che dai principi del feudalesimo; 2. il problema della permanente debolezza del governo centrale e delle sue istanze di controllo territoriale nelle province, le quali avevano difficoltà a imporsi nelle aree rurali e periferiche dei loro territori di giurisdizione; 3. le condizioni topografiche, come monti quasi inaccessibili, zone molto boscose oppure vaste pianure scarsamente popolate, le quali potevano servire alle bande di malviventi sia come area operativa che come area di rifugio e di raggruppamento; 4. pessime infrastrutture che potevano rendere assai difficile sia la comunicazione e il traffico fra le diverse località e province sia la persecuzione e l'arresto di delinquenti da parte delle forze di sicurezza facilitando di conseguenza le scorrerie delle comitive di malviventi e, infine, 5. la disponibilità , sia da parte della normale popolazione provinciale che da parte delle à©lites rappresentate dall'aristocrazia terriera, dal basso clero e dalla nuova e crescente borghesia provinciale, i cosiddetti †œgalantuomini†�, a collaborare, pi๠o meno apertamente, con le bande o almeno a coprirle dalla persecuzione delle autorità provinciali o locali. (3) La persecuzione delle comitive di malviventi: Per venire a capo della criminalità banditesca, il governo centrale e le autorità provinciali, rappresentate dalle Regie Udienze e dal Tribunale di Campagna, responsabile della provincia di Terra di Lavoro e di una parte della provincia di Principato Citra, ricorrevano alle truppe provinciali, all'esercito regolare, che possedeva anche reparti di soldati stranieri, alle forze armate dei baroni, alle milizie e alle spie reclutate dalle fila della popolazione provinciale. Inoltre tutta la popolazione veniva ripetutamente incitata a prendere parte alla persecuzione e alla liquidazione delle comitive di malviventi. Un provvedimento speciale, di cui il governo centrale si serviva per debellare il banditismo in particolare nella prima fase del regno di Ferdinando IV e a cui si era già fatto ricorso nei due secoli del dominio spagnolo nel Mezzogiorno, era la nomina di †œdelegati straordinari†� al di sopra dei confini e delle giurisdizioni provinciali, perlopi๠funzionari giudiziari o militari provenienti dalla capitale o dai tribunali provinciali. Il fatto che tutti questi tentativi di arginare il banditismo non portassero mai a durevoli risultati, ਠda ricondurre a diversi fattori, quali la mancanza di risorse personali e finanziarie delle autorità provinciali, la diffusa corruzione e negligenza e la disponibilità della popolazione provinciale a collaborare con le comitive di malviventi. Anche i funzionari delle Regie Udienze e del Tribunale di Campagna cooperavano con i banditi, inoltrando loro informazioni privilegiate su progettati rastrellamenti oppure partecipando, in modo diretto o indiretto, alle stesse comitive.
Macht und Ohnmacht einer Zentralregierung. Die Bourbonen und das Problem des Banditenwesens im Kà¶nigreich Neapel des 18. Jahrhunderts
2014
Abstract
L'argomento di questo studio rientra nel campo della storia del banditismo o brigantaggio negli Stati italiani della prima età moderna. Il periodo esaminato comprende grosso modo gli anni dalla presa del potere di Carlo di Borbone (re delle Due Sicilie 1735-1759) nel 1734 fino ai primi mesi dopo la caduta dell'effimera Repubblica Partenopea, fondata nel gennaio del 1799. Lo studio ruota attorno alla domanda fondamentale sul perchà© la dinastia borbonica, già prima degli avvenimenti politici, sociali e militari degli anni 1798 e 1799, avesse costantemente dei problemi a controllare in maniera efficace le province del Regno di Napoli e a placare la criminalità banditesca, particolarmente in aumento nella prima fase del regno di Ferdinando IV, disponendo, almeno in teoria, con l'esercito regolare, con le forze di sicurezza nelle province e soprattutto con l'apparato giudiziario, di tutti gli strumenti necessari per imporre l'esercizio del potere e per provvedere all'ordine e alla sicurezza pubblici. Gli aspetti essenziali sui quali si concentra questo studio sono: 1. gli sviluppi nel campo della delinquenza banditesca nel Regno di Napoli del Settecento; 2. le cause strutturali della nascita e della permanenza del banditismo; 3. la persecuzione delle comitive di malviventi; 4. la lotta al banditismo al di là dei confini del Regno di Napoli; 5. i procedimenti legali contro i banditi; 6. il problema dell'asilo ecclesiastico e le sue conseguenze; e, infine, 7. le comitive di malviventi e la società provinciale. In merito a questi aspetti questo studio giunge ai risultati, che seguono, riassunti in sette tesi: (1) Gli sviluppi nel campo della delinquenza banditesca nel Regno di Napoli del Settecento: Dopo l'intervento massiccio dell'allora vicerà© spagnolo Gaspar de Haro y Guzmà¡n (vicerà© 1683-1687), marchese del Carpio, contro il banditismo molto diffuso sul territorio del Regno di Napoli, soprattutto nelle province abruzzesi, il regno visse per alcuni decenni un periodo di relativa tranquillità . Questo periodo di tranquillità era già terminato nella seconda fase del regno di Carlo di Borbone, a partire dal 1744, senza che se ne conoscano le cause precise, poichà© durante la prima metà dell'Ottocento andarono persi importanti documenti inerenti a quell'epoca. Nella prima fase del regno del figlio e successore di Carlo di Borbone, Ferdinando IV, (re 1759-1825), ci fu una recrudescenza ancora pi๠massiccia della piaga del banditismo, dovuta anzittutto al fatto che nel decennio fra il 1770 e il 1780 si ebbe una crescita demografica di carattere quasi eruttivo con la quale, a quanto pare, la produzione agraria e le possibilità di lavoro in questo settore non poterono tenere il passo. Le conseguenze di questo sviluppo si fecero sentire soprattutto negli ultimi due decenni del Settecento e condussero ad un aumento considerevole di contese fra i diversi ceti della società provinciale. Oltre a questa ripetuta sproporzione a livello demografico ed economico nel Regno di Napoli dell'ultimo terzo del Settecento, ci furono due avvenimenti straordinari, uno dei quali si era già verificato prima del decennio 1770-1780, che diedero nuova linfa alla criminalità banditesca. Il primo di questi fu la grande carestia dell'anno 1764, con la quale la crisi agraria, già avviatasi nel 1759, giunse al suo culmine; il secondo fu il terremoto del 1783 che, contrariamente alla grande carestia, riguardಠsolo la provincia di Calabria Ultra e la città di Messina e i suoi paraggi, ma i cui effetti disastrosi continuarono a farsi sentire ancora, negli anni successivi, sulla vita degli abitanti della Calabria meridionale e sulla delinquenza banditesca in quella regione. Per questo puಠessere considerata confutata la tesi ancora molto diffusa secondo la quale, dopo l'intervento del marchese del Carpio contro le numerose bande di malviventi che infestavano il Regno di Napoli nella prima metà degli anni Ottanti del Seicento, il banditismo, come serio problema nel campo dell'ordine pubblico e della sicurezza interna, sarebbe quasi scomparso del tutto dalla scena per pi๠di un secolo e riesploso solo in concomitanza con gli avvenimenti politici, sociali e militari degli anni 1798 e 1799. (2) Le cause strutturali della nascita e della permanenza del banditismo: Per il Regno di Napoli del primo periodo borbonico ci sono cinque cause principali che spiegherebbero abbastanza bene sia la nascita e la lunga permanenza di questa piaga, sia le continue difficoltà che le autorità provinciali e locali avevano nella persecuzione e liquidazione del banditismo: 1. la profonda miseria socio-economica nella quale viveva la maggior parte della popolazione nelle province e la cui vita era ancora influenzata in maniera massiccia, sia dall'agricoltura, come garanzia centrale della sua esistenza e sopravivvenza, che dai principi del feudalesimo; 2. il problema della permanente debolezza del governo centrale e delle sue istanze di controllo territoriale nelle province, le quali avevano difficoltà a imporsi nelle aree rurali e periferiche dei loro territori di giurisdizione; 3. le condizioni topografiche, come monti quasi inaccessibili, zone molto boscose oppure vaste pianure scarsamente popolate, le quali potevano servire alle bande di malviventi sia come area operativa che come area di rifugio e di raggruppamento; 4. pessime infrastrutture che potevano rendere assai difficile sia la comunicazione e il traffico fra le diverse località e province sia la persecuzione e l'arresto di delinquenti da parte delle forze di sicurezza facilitando di conseguenza le scorrerie delle comitive di malviventi e, infine, 5. la disponibilità , sia da parte della normale popolazione provinciale che da parte delle à©lites rappresentate dall'aristocrazia terriera, dal basso clero e dalla nuova e crescente borghesia provinciale, i cosiddetti †œgalantuomini†�, a collaborare, pi๠o meno apertamente, con le bande o almeno a coprirle dalla persecuzione delle autorità provinciali o locali. (3) La persecuzione delle comitive di malviventi: Per venire a capo della criminalità banditesca, il governo centrale e le autorità provinciali, rappresentate dalle Regie Udienze e dal Tribunale di Campagna, responsabile della provincia di Terra di Lavoro e di una parte della provincia di Principato Citra, ricorrevano alle truppe provinciali, all'esercito regolare, che possedeva anche reparti di soldati stranieri, alle forze armate dei baroni, alle milizie e alle spie reclutate dalle fila della popolazione provinciale. Inoltre tutta la popolazione veniva ripetutamente incitata a prendere parte alla persecuzione e alla liquidazione delle comitive di malviventi. Un provvedimento speciale, di cui il governo centrale si serviva per debellare il banditismo in particolare nella prima fase del regno di Ferdinando IV e a cui si era già fatto ricorso nei due secoli del dominio spagnolo nel Mezzogiorno, era la nomina di †œdelegati straordinari†� al di sopra dei confini e delle giurisdizioni provinciali, perlopi๠funzionari giudiziari o militari provenienti dalla capitale o dai tribunali provinciali. Il fatto che tutti questi tentativi di arginare il banditismo non portassero mai a durevoli risultati, ਠda ricondurre a diversi fattori, quali la mancanza di risorse personali e finanziarie delle autorità provinciali, la diffusa corruzione e negligenza e la disponibilità della popolazione provinciale a collaborare con le comitive di malviventi. Anche i funzionari delle Regie Udienze e del Tribunale di Campagna cooperavano con i banditi, inoltrando loro informazioni privilegiate su progettati rastrellamenti oppure partecipando, in modo diretto o indiretto, alle stesse comitive.I documenti in UNITESI sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.
https://hdl.handle.net/20.500.14242/282186
URN:NBN:IT:UNIROMA3-282186