Ad oggi, un'ampia storiografia ha analizzato il tema dei luoghi d'internamento sorti in età moderna e contemporanea, negli Stati europei e non. Negli ultimi vent'anni, un certo risveglio di interesse per la materia carceraria ha dato vita a numerosi studi, accomunati dall'adozione di un approccio meno vincolato dall'utilizzo di macro-categorie interpretative, indirizzato a sondare l'argomento in tutta la sua complessità . Prassi di detenzione e spazi di segregazione sono stati intesi non solo come strumenti di repressione e di contenimento delle trasgressioni a vantaggio dell'ordine promosso dai governi, ma anche e soprattutto come risultati di pratiche culturali e processi di modernizzazione originati dall'incontro, non sempre pacifico, di molteplici forze e soggetti. La presente ricerca, dedicata agli istituti reclusivi bolognesi attivi tra Età napoleonica e Restaurazione pontificia, ha raccolto e sviluppato questa impostazione problematica, peraltro condivisa anche dalla recente storiografia italiana, alla luce dei risultati conseguiti da numerose indagini che vedono nell'Ottocento il secolo nel quale la privazione della libertà si affermಠdefinitivamente come sanzione per eccellenza attraverso la quale †œriqualificare l'individuo†�, grazie alla maturazione di lenti mutamenti avvenuti in ambito legislativo, sociale e culturale, iniziati tra XVII e XVIII secolo. Il lavoro ਠbasato sulla ricognizione e l'interpretazione di una composita documentazione d'archivio, disseminata tra gli archivi bolognesi, milanesi e romani, e costituito da normativa criminale e amministrativa, petizioni degli internati e dei relativi familiari, fascicoli appartenenti ai fondi dei singoli stabilimenti e ai soggetti istituzionali variamente coinvolti nella sfera penitenziaria. Il proposito ਠstato quello di indagare, anche da un punto di vista prettamente sociale e attraverso la ricostruzione della mappa carceraria cittadina della prima metà del XIX secolo, particolari aspetti del tema: i rapporti tra centro e periferia, l'identificazione dei soggetti internati, il riconoscimento degli obiettivi assolti dall'istituto penitenziario e i cambiamenti avvenuti nel settore della sorveglianza penitenziaria. Cosଠcondotto, lo studio ha permesso di tracciare le peculiarità dei diversi istituti cittadini, territorio inesplorato d'indagine, nel pi๠ampio contesto dei cambiamenti sociali, economici e culturali che interessarono Bologna nel periodo considerato e delle politiche penitenziarie realizzate da due modelli statuali estremamente diversi tra loro; di rinvenire le coordinate fondamentali di un trattamento progressivamente sempre meglio adattato alle diverse categorie reclusive, al genere e all'età degli ospiti, e di delineare i complessi legami tra questione penitenziaria da un lato, e soluzioni adottate nei confronti della miserabilità , della †œdevianza†� e della criminalità , dall'altra. L'analisi della realtà quotidiana vissuta negli stabilimenti, che ha fatto emergere contraddizioni tra le regole vigenti e la loro effettiva applicazione, l'attivismo e le risposte elaborate dai detenuti nei confronti delle logiche imposte, nonchà© il complesso di interazioni e di negoziazioni tra i diversi poli coinvolti nelle dinamiche d'internamento, ha altresଠconfermato il superamento della visione del carcere come microcosmo chiuso e inaccessibile, convalidando la necessità di analisi basate su un metodo multi prospettico, tese a investigare i rapporti tra istituti, internati e società , e a rintracciare le sfasature esistenti tra i piani variamente connessi all'oggetto di studio.
Carceri e detenuti a Bologna tra età napoleonica e restaurazione pontificia
2013
Abstract
Ad oggi, un'ampia storiografia ha analizzato il tema dei luoghi d'internamento sorti in età moderna e contemporanea, negli Stati europei e non. Negli ultimi vent'anni, un certo risveglio di interesse per la materia carceraria ha dato vita a numerosi studi, accomunati dall'adozione di un approccio meno vincolato dall'utilizzo di macro-categorie interpretative, indirizzato a sondare l'argomento in tutta la sua complessità . Prassi di detenzione e spazi di segregazione sono stati intesi non solo come strumenti di repressione e di contenimento delle trasgressioni a vantaggio dell'ordine promosso dai governi, ma anche e soprattutto come risultati di pratiche culturali e processi di modernizzazione originati dall'incontro, non sempre pacifico, di molteplici forze e soggetti. La presente ricerca, dedicata agli istituti reclusivi bolognesi attivi tra Età napoleonica e Restaurazione pontificia, ha raccolto e sviluppato questa impostazione problematica, peraltro condivisa anche dalla recente storiografia italiana, alla luce dei risultati conseguiti da numerose indagini che vedono nell'Ottocento il secolo nel quale la privazione della libertà si affermಠdefinitivamente come sanzione per eccellenza attraverso la quale †œriqualificare l'individuo†�, grazie alla maturazione di lenti mutamenti avvenuti in ambito legislativo, sociale e culturale, iniziati tra XVII e XVIII secolo. Il lavoro ਠbasato sulla ricognizione e l'interpretazione di una composita documentazione d'archivio, disseminata tra gli archivi bolognesi, milanesi e romani, e costituito da normativa criminale e amministrativa, petizioni degli internati e dei relativi familiari, fascicoli appartenenti ai fondi dei singoli stabilimenti e ai soggetti istituzionali variamente coinvolti nella sfera penitenziaria. Il proposito ਠstato quello di indagare, anche da un punto di vista prettamente sociale e attraverso la ricostruzione della mappa carceraria cittadina della prima metà del XIX secolo, particolari aspetti del tema: i rapporti tra centro e periferia, l'identificazione dei soggetti internati, il riconoscimento degli obiettivi assolti dall'istituto penitenziario e i cambiamenti avvenuti nel settore della sorveglianza penitenziaria. Cosଠcondotto, lo studio ha permesso di tracciare le peculiarità dei diversi istituti cittadini, territorio inesplorato d'indagine, nel pi๠ampio contesto dei cambiamenti sociali, economici e culturali che interessarono Bologna nel periodo considerato e delle politiche penitenziarie realizzate da due modelli statuali estremamente diversi tra loro; di rinvenire le coordinate fondamentali di un trattamento progressivamente sempre meglio adattato alle diverse categorie reclusive, al genere e all'età degli ospiti, e di delineare i complessi legami tra questione penitenziaria da un lato, e soluzioni adottate nei confronti della miserabilità , della †œdevianza†� e della criminalità , dall'altra. L'analisi della realtà quotidiana vissuta negli stabilimenti, che ha fatto emergere contraddizioni tra le regole vigenti e la loro effettiva applicazione, l'attivismo e le risposte elaborate dai detenuti nei confronti delle logiche imposte, nonchà© il complesso di interazioni e di negoziazioni tra i diversi poli coinvolti nelle dinamiche d'internamento, ha altresଠconfermato il superamento della visione del carcere come microcosmo chiuso e inaccessibile, convalidando la necessità di analisi basate su un metodo multi prospettico, tese a investigare i rapporti tra istituti, internati e società , e a rintracciare le sfasature esistenti tra i piani variamente connessi all'oggetto di studio.I documenti in UNITESI sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.
https://hdl.handle.net/20.500.14242/283392
URN:NBN:IT:UNIROMA3-283392