Alla luce della vasta letteratura storico-artistica sorta, negli ultimi anni, sul paesaggio dipinto, sulla sua storia e sui suoi protagonisti, sulla filiera delle influenze e sulle varie declinazioni stilistiche che lo caratterizzano, uno studio sulle Origini del genere allࢠalba della modernitàƒÂ puàƒ² sembrare destinato, non tanto ad aggiungere nuove informazioni, quanto a sistematizzare quelle sinora emerse. Eppure, il problema del paesaggio come oggetto semiotico deve ancora essere chiarito. Gli storici dellࢠarte si sono sostanzialmente limitati a rimuovere la questione, dietro lࢠidea che i quadri della natura siano rappresentazioni votate alla massima trasparenza, dove ha luogo ࢠuna transizione diretta dai motivi al contenutoࢠ(Panofsky 1939, p. 9). Questo studio recupera e fa riemergere la domanda sul senso della pittura di paesaggio. Il suo scopo àƒ¨ proporre unࢠanalisi del paesaggio in quanto produzione discorsiva moderna. Tra XVI e XVII secolo, quando il genere nasce, questa produzione si manifesta in quattro diverse forme semiotiche: lࢠornamento o paraergon (cap. II), la macchia cromatica (cap. III), lࢠassiologia orizzontale del dispositivo topologico (cap. IV) e il regime di visibilitàƒÂ del ࢠvedere attraversoࢠ(cap. V). La prima di queste forme appartiene alla continuitàƒÂ storica, e la sua analisi offre lࢠoccasione di dimostrare che, anche in qualitàƒÂ di paraergon, il paesaggio non àƒ¨ mai lࢠabbellimento estetico di un contenuto invariante, ma interviene attivamente, e in vario modo, nella costruzione del senso dellࢠopera. Le altre forme marcano invece una forte discontinuitàƒÂ storica. In esse, il genere moderno si rivela un operatore di grandi trasformazioni, i cui significati emergono nellࢠopposizione con il paradigma artistico classico. Contro il predominio del disegno e della figurativitàƒÂ , proprio della tradizionale ࢠconcezione strumentale dellࢠarteࢠ(Gombrich 1971), il paesaggio si attualizza come macchia cromatica, facendosi portavoce di un discorso moderno sul valore plastico della pittura. Contro la ࢠtirannia del formato quadrangolareࢠ(Burckhardt 1898), strumento della tradizionale concezione liturgica e celebrativa dellࢠarte, il paesaggio si distende su formati oblunghi orizzontali, articolando un discorso laico della pittura. Infine, attraverso la messa in cornice della visione, propria del regime di visibilitàƒÂ del ࢠvedere attraversoࢠ(Stoichita 1993), il paesaggio trasforma la contemplazione del mondo in contemplazione dellࢠimmagine del mondo. Il dispositivo cognitivo che soggiace a questo tipo di messa in discorso fa del paesaggio il preludio (simbolico) alla nascita del sapere cartografico moderno, che faràƒÂ della riduzione del mondo a sua immagine il fondamento del metodo di conoscenza scientifica della Terra.
Semiotica del paesaggio: da paraergon a genere moderno
2009
Abstract
Alla luce della vasta letteratura storico-artistica sorta, negli ultimi anni, sul paesaggio dipinto, sulla sua storia e sui suoi protagonisti, sulla filiera delle influenze e sulle varie declinazioni stilistiche che lo caratterizzano, uno studio sulle Origini del genere allࢠalba della modernitàƒÂ puàƒ² sembrare destinato, non tanto ad aggiungere nuove informazioni, quanto a sistematizzare quelle sinora emerse. Eppure, il problema del paesaggio come oggetto semiotico deve ancora essere chiarito. Gli storici dellࢠarte si sono sostanzialmente limitati a rimuovere la questione, dietro lࢠidea che i quadri della natura siano rappresentazioni votate alla massima trasparenza, dove ha luogo ࢠuna transizione diretta dai motivi al contenutoࢠ(Panofsky 1939, p. 9). Questo studio recupera e fa riemergere la domanda sul senso della pittura di paesaggio. Il suo scopo àƒ¨ proporre unࢠanalisi del paesaggio in quanto produzione discorsiva moderna. Tra XVI e XVII secolo, quando il genere nasce, questa produzione si manifesta in quattro diverse forme semiotiche: lࢠornamento o paraergon (cap. II), la macchia cromatica (cap. III), lࢠassiologia orizzontale del dispositivo topologico (cap. IV) e il regime di visibilitàƒÂ del ࢠvedere attraversoࢠ(cap. V). La prima di queste forme appartiene alla continuitàƒÂ storica, e la sua analisi offre lࢠoccasione di dimostrare che, anche in qualitàƒÂ di paraergon, il paesaggio non àƒ¨ mai lࢠabbellimento estetico di un contenuto invariante, ma interviene attivamente, e in vario modo, nella costruzione del senso dellࢠopera. Le altre forme marcano invece una forte discontinuitàƒÂ storica. In esse, il genere moderno si rivela un operatore di grandi trasformazioni, i cui significati emergono nellࢠopposizione con il paradigma artistico classico. Contro il predominio del disegno e della figurativitàƒÂ , proprio della tradizionale ࢠconcezione strumentale dellࢠarteࢠ(Gombrich 1971), il paesaggio si attualizza come macchia cromatica, facendosi portavoce di un discorso moderno sul valore plastico della pittura. Contro la ࢠtirannia del formato quadrangolareࢠ(Burckhardt 1898), strumento della tradizionale concezione liturgica e celebrativa dellࢠarte, il paesaggio si distende su formati oblunghi orizzontali, articolando un discorso laico della pittura. Infine, attraverso la messa in cornice della visione, propria del regime di visibilitàƒÂ del ࢠvedere attraversoࢠ(Stoichita 1993), il paesaggio trasforma la contemplazione del mondo in contemplazione dellࢠimmagine del mondo. Il dispositivo cognitivo che soggiace a questo tipo di messa in discorso fa del paesaggio il preludio (simbolico) alla nascita del sapere cartografico moderno, che faràƒÂ della riduzione del mondo a sua immagine il fondamento del metodo di conoscenza scientifica della Terra.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14242/295356
URN:NBN:IT:UNIBO-295356