La tesi mira ad analizzare e valutare le attuali relazioni esistenti tra le regioni e lࢠUnione europea, alla luce dei processi di riforma in atto sia sul versante interno sia su quello europeo. In particolare, essa prende spunto dalla riforma del Titolo V della Costituzione italiana e dalle leggi di attuazione della stessa, che hanno ridisegnato i contorni del regionalismo italiano. Nellࢠintroduzione si analizza il contesto europeo delle relazioni dellࢠUnione con le entitàƒÂ  sub-statali; in tal senso si àƒ¨ voluto preliminarmente chiarire il senso in cui si àƒ¨ utilizzato il termine ࢠregioneࢠ: non tutti gli Stati europei infatti accolgono una tale nozione nel senso in cui essa àƒ¨ utilizzata nellࢠordinamento italiano, nàƒ© i poteri conferiti alle regioni sono i medesimi in tutti gli Stati che utilizzano ripartizioni territoriali simili alle regioni italiane. Prendendo come punto di riferimento per la prima parte della ricerca le entitàƒÂ  territoriali dotate di competenze legislative, trascurando le relazioni dellࢠUE con i soggetti sub-statali con attribuzioni meramente amministrative. La ricerca prende dunque le mosse dal concetto di ࢠregionalismo comunitarioࢠ. La questione regionale ha sempre costituito un problema aperto per le istituzioni comunitarie (legato alla problematica del ࢠdeficit democraticoࢠdei processi legislativi comunitari). Le istituzioni, soprattutto agli inizi del cammino di integrazione europea, risentivano infatti delle origini internazionali delle ComunitàƒÂ , e consideravano quale unici interlocutori possibili i governi centrali degli Stati membri. Si àƒ¨ quindi voluta mettere in luce la rapida evoluzione dellࢠattitudine regionale dellࢠUnione, provocata da una nuova coscienza comunitaria legata alla prima fase di attuazione della politica dei fondi strutturali, ma soprattutto allࢠingresso sulla scena europea del principio di sussidiarietàƒÂ , e degli effetti che esso àƒ¨ stato in grado di produrre sullࢠintero sistema di relazioni Stati/Regioni/Unione europea: lࢠUnione àƒ¨ giunta di recente ad accogliere una nozione piàƒ¹ ampia di Stato, comprensiva ࢠanche se in modo limitato e solo per alcuni fini ࢠdelle entitàƒÂ  sub-statali. Lo studio si concentra poi sullࢠordinamento italiano, presentando lo stato attuale della legislazione nazionale relativa alla partecipazione delle regioni al sistema del diritto comunitario. Allࢠinizio del capitolo si precisa la fondamentale distinzione tra fase ascendente, cioàƒ¨ partecipazione di rappresentanti regionali alle procedure legislative dellࢠUnione, e fase discendente, cioàƒ¨ relativa al ruolo delle regioni nellࢠattuazione del diritto comunitario; tale distinzione appare necessaria al fine di chiarire le diverse modalitàƒÂ  che puàƒ² assumere il ruolo delle regioni nel sistema comunitario, e saràƒÂ  ripresa durante tutta la ricerca. Il secondo capitolo esamina la riforma costituzionale del 2001, complessivamente orientata verso una ridefinizione del nostro sistema delle autonomie e delle loro relazioni con lࢠUnione europea. Nel nuovo testo costituzionale le prerogative regionali risultano ormai ࢠcostituzionalizzateࢠ, trovano ora definitiva collocazione nellࢠart. 117 Cost. La riforma del 2001 comporta alcuni elementi innovativi circa la complessiva strutturazione del rapporto tra lࢠordinamento nazionale e quello comunitario, in particolare prevedendo che ࢠle regioni, nelle materie di loro competenza, partecipano alle decisioni dirette alla formazione degli atti normativi comunitari, nel rispetto delle norme di procedura stabilite con legge dello Statoࢠ. Grazie a questa previsione il coinvolgimento delle regioni assume rango costituzionale e si impone al legislatore ordinario, il quale puàƒ² continuare a determinarne le modalitàƒÂ  procedurali ma non cancellarlo o pregiudicarlo in modo sostanziale. In secondo luogo lࢠart. 117 Cost. propone, allࢠinterno del nostro ordinamento, una definizione complessiva del rapporto tra le fonti statali e quelle regionali, rimodulando le sfere e le modalitàƒÂ  di ࢠinterferenzaࢠtra lo Stato e le autonomie regionali. Con riferimento alla ripartizione di competenze, lࢠevoluzione àƒ¨ evidente: da un sistema in cui la competenza generale era statale, e veniva fornita unࢠelencazione di dettaglio delle materie che facevano eccezione, si àƒ¨ giunti oggi ad un sistema capovolto, in cui per ogni materia non contenuta nellࢠelencazione dellࢠarticolo 117 la competenza puàƒ² essere regionale; in tale sistema puàƒ² leggersi una forma di ࢠsussidiarietàƒÂ  legislativaࢠ, come messo in luce dalla ricerca. Lo studio passa poi ad analizzare le concrete modalitàƒÂ  di partecipazione regionale nelle disposizioni delle leggi primarie che hanno dato attuazione alla novella costituzionale, con riferimento tanto alla fase ascendete quanto a quella discendente. La fase ascendente, osservata nel secondo capitolo della tesi, puàƒ² verificarsi tramite la partecipazione diretta di rappresentanti regionali alle riunioni del Consiglio, cosàƒ¬ come previsto da una disposizione della legge n. 131/2003 (ࢠLa Loggiaࢠ), i cui risultati si sono rivelati peràƒ² piuttosto modesti e privi, in assenza di una radicale revisione dei Trattati, di serie prospettive di sviluppo. Ma esiste altresàƒ¬ un'altra tipologia di relazioni sviluppabili in fase ascendente, relazioni ࢠindiretteࢠ, cioàƒ¨ svolte tramite lࢠintermediazione dello Stato, che si fa portavoce delle istanze regionali a Bruxelles. In tale prospettiva, la ricerca si concentra sulle disposizioni della legge n. 11/2005 (ࢠButtiglioneࢠ), che riformano il sistema delle conferenze, prevedono precisi obblighi informativi per il Governo nei confronti delle regioni in relazione allࢠadozione di atti comunitari ed introducono nel panorama legislativo italiano lࢠistituto della riserva dࢠesame, al fine di dare maggior peso alle istituzioni regionali al momento dellࢠadozione di atti comunitari. La tesi passa poi allࢠanalisi della fase discendente. Le funzioni regionali in materia di attuazione del diritto comunitario risultano altresàƒ¬ ampliate non soltanto alla luce della nuova formulazione dellࢠart. 117 Cost., ma anche e soprattutto grazie ad una disposizione della legge ࢠButtiglioneࢠ, che introduce la possibilitàƒÂ  di adottare ࢠleggi comunitarie regionaliࢠ, da adottarsi sul modello di legge comunitaria nazionale vigente nel nostro ordinamento fin dal 1989. Tale disposizione ha dato il via ad una serie di processi di riforma allࢠinterno degli ordinamenti giuridici regionali, volti a predisporre tutti gli strumenti legislativi utili allࢠadozione delle leggi comunitarie regionali, di gran lunga la novitàƒÂ  piàƒ¹ importante contenuta nella disciplina della legge ࢠButtiglioneࢠ. Perciàƒ², dopo unࢠanalisi approfondita relativa al nuovo riparto di competenze tra Stato e regioni, oggetto della prima parte del capitolo terzo, ed uno studio relativo al locus standi delle regioni nel sistema giurisdizionale europeo, svolto nella seconda parte dello stesso capitolo, lࢠultima parte della tesi àƒ¨ rivolta ad individuare gli atti regionali di maggior interesse nella prospettiva dellࢠattuazione del diritto comunitario realizzata tramite leggi comunitarie regionali. In questࢠambito particolare attenzione àƒ¨ stata rivolta alla legislazione della regione Emilia-Romagna, che si àƒ¨ dimostrata una delle regioni piàƒ¹ attente e capaci di cogliere le potenzialitàƒÂ  presenti nel ࢠnuovoࢠsistema di relazioni delle regioni con il sistema comunitario.

Regioni e Unione europea

2008

Abstract

La tesi mira ad analizzare e valutare le attuali relazioni esistenti tra le regioni e lࢠUnione europea, alla luce dei processi di riforma in atto sia sul versante interno sia su quello europeo. In particolare, essa prende spunto dalla riforma del Titolo V della Costituzione italiana e dalle leggi di attuazione della stessa, che hanno ridisegnato i contorni del regionalismo italiano. Nellࢠintroduzione si analizza il contesto europeo delle relazioni dellࢠUnione con le entitàƒÂ  sub-statali; in tal senso si àƒ¨ voluto preliminarmente chiarire il senso in cui si àƒ¨ utilizzato il termine ࢠregioneࢠ: non tutti gli Stati europei infatti accolgono una tale nozione nel senso in cui essa àƒ¨ utilizzata nellࢠordinamento italiano, nàƒ© i poteri conferiti alle regioni sono i medesimi in tutti gli Stati che utilizzano ripartizioni territoriali simili alle regioni italiane. Prendendo come punto di riferimento per la prima parte della ricerca le entitàƒÂ  territoriali dotate di competenze legislative, trascurando le relazioni dellࢠUE con i soggetti sub-statali con attribuzioni meramente amministrative. La ricerca prende dunque le mosse dal concetto di ࢠregionalismo comunitarioࢠ. La questione regionale ha sempre costituito un problema aperto per le istituzioni comunitarie (legato alla problematica del ࢠdeficit democraticoࢠdei processi legislativi comunitari). Le istituzioni, soprattutto agli inizi del cammino di integrazione europea, risentivano infatti delle origini internazionali delle ComunitàƒÂ , e consideravano quale unici interlocutori possibili i governi centrali degli Stati membri. Si àƒ¨ quindi voluta mettere in luce la rapida evoluzione dellࢠattitudine regionale dellࢠUnione, provocata da una nuova coscienza comunitaria legata alla prima fase di attuazione della politica dei fondi strutturali, ma soprattutto allࢠingresso sulla scena europea del principio di sussidiarietàƒÂ , e degli effetti che esso àƒ¨ stato in grado di produrre sullࢠintero sistema di relazioni Stati/Regioni/Unione europea: lࢠUnione àƒ¨ giunta di recente ad accogliere una nozione piàƒ¹ ampia di Stato, comprensiva ࢠanche se in modo limitato e solo per alcuni fini ࢠdelle entitàƒÂ  sub-statali. Lo studio si concentra poi sullࢠordinamento italiano, presentando lo stato attuale della legislazione nazionale relativa alla partecipazione delle regioni al sistema del diritto comunitario. Allࢠinizio del capitolo si precisa la fondamentale distinzione tra fase ascendente, cioàƒ¨ partecipazione di rappresentanti regionali alle procedure legislative dellࢠUnione, e fase discendente, cioàƒ¨ relativa al ruolo delle regioni nellࢠattuazione del diritto comunitario; tale distinzione appare necessaria al fine di chiarire le diverse modalitàƒÂ  che puàƒ² assumere il ruolo delle regioni nel sistema comunitario, e saràƒÂ  ripresa durante tutta la ricerca. Il secondo capitolo esamina la riforma costituzionale del 2001, complessivamente orientata verso una ridefinizione del nostro sistema delle autonomie e delle loro relazioni con lࢠUnione europea. Nel nuovo testo costituzionale le prerogative regionali risultano ormai ࢠcostituzionalizzateࢠ, trovano ora definitiva collocazione nellࢠart. 117 Cost. La riforma del 2001 comporta alcuni elementi innovativi circa la complessiva strutturazione del rapporto tra lࢠordinamento nazionale e quello comunitario, in particolare prevedendo che ࢠle regioni, nelle materie di loro competenza, partecipano alle decisioni dirette alla formazione degli atti normativi comunitari, nel rispetto delle norme di procedura stabilite con legge dello Statoࢠ. Grazie a questa previsione il coinvolgimento delle regioni assume rango costituzionale e si impone al legislatore ordinario, il quale puàƒ² continuare a determinarne le modalitàƒÂ  procedurali ma non cancellarlo o pregiudicarlo in modo sostanziale. In secondo luogo lࢠart. 117 Cost. propone, allࢠinterno del nostro ordinamento, una definizione complessiva del rapporto tra le fonti statali e quelle regionali, rimodulando le sfere e le modalitàƒÂ  di ࢠinterferenzaࢠtra lo Stato e le autonomie regionali. Con riferimento alla ripartizione di competenze, lࢠevoluzione àƒ¨ evidente: da un sistema in cui la competenza generale era statale, e veniva fornita unࢠelencazione di dettaglio delle materie che facevano eccezione, si àƒ¨ giunti oggi ad un sistema capovolto, in cui per ogni materia non contenuta nellࢠelencazione dellࢠarticolo 117 la competenza puàƒ² essere regionale; in tale sistema puàƒ² leggersi una forma di ࢠsussidiarietàƒÂ  legislativaࢠ, come messo in luce dalla ricerca. Lo studio passa poi ad analizzare le concrete modalitàƒÂ  di partecipazione regionale nelle disposizioni delle leggi primarie che hanno dato attuazione alla novella costituzionale, con riferimento tanto alla fase ascendete quanto a quella discendente. La fase ascendente, osservata nel secondo capitolo della tesi, puàƒ² verificarsi tramite la partecipazione diretta di rappresentanti regionali alle riunioni del Consiglio, cosàƒ¬ come previsto da una disposizione della legge n. 131/2003 (ࢠLa Loggiaࢠ), i cui risultati si sono rivelati peràƒ² piuttosto modesti e privi, in assenza di una radicale revisione dei Trattati, di serie prospettive di sviluppo. Ma esiste altresàƒ¬ un'altra tipologia di relazioni sviluppabili in fase ascendente, relazioni ࢠindiretteࢠ, cioàƒ¨ svolte tramite lࢠintermediazione dello Stato, che si fa portavoce delle istanze regionali a Bruxelles. In tale prospettiva, la ricerca si concentra sulle disposizioni della legge n. 11/2005 (ࢠButtiglioneࢠ), che riformano il sistema delle conferenze, prevedono precisi obblighi informativi per il Governo nei confronti delle regioni in relazione allࢠadozione di atti comunitari ed introducono nel panorama legislativo italiano lࢠistituto della riserva dࢠesame, al fine di dare maggior peso alle istituzioni regionali al momento dellࢠadozione di atti comunitari. La tesi passa poi allࢠanalisi della fase discendente. Le funzioni regionali in materia di attuazione del diritto comunitario risultano altresàƒ¬ ampliate non soltanto alla luce della nuova formulazione dellࢠart. 117 Cost., ma anche e soprattutto grazie ad una disposizione della legge ࢠButtiglioneࢠ, che introduce la possibilitàƒÂ  di adottare ࢠleggi comunitarie regionaliࢠ, da adottarsi sul modello di legge comunitaria nazionale vigente nel nostro ordinamento fin dal 1989. Tale disposizione ha dato il via ad una serie di processi di riforma allࢠinterno degli ordinamenti giuridici regionali, volti a predisporre tutti gli strumenti legislativi utili allࢠadozione delle leggi comunitarie regionali, di gran lunga la novitàƒÂ  piàƒ¹ importante contenuta nella disciplina della legge ࢠButtiglioneࢠ. Perciàƒ², dopo unࢠanalisi approfondita relativa al nuovo riparto di competenze tra Stato e regioni, oggetto della prima parte del capitolo terzo, ed uno studio relativo al locus standi delle regioni nel sistema giurisdizionale europeo, svolto nella seconda parte dello stesso capitolo, lࢠultima parte della tesi àƒ¨ rivolta ad individuare gli atti regionali di maggior interesse nella prospettiva dellࢠattuazione del diritto comunitario realizzata tramite leggi comunitarie regionali. In questࢠambito particolare attenzione àƒ¨ stata rivolta alla legislazione della regione Emilia-Romagna, che si àƒ¨ dimostrata una delle regioni piàƒ¹ attente e capaci di cogliere le potenzialitàƒÂ  presenti nel ࢠnuovoࢠsistema di relazioni delle regioni con il sistema comunitario.
2008
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Alma Mater Studiorum - Università di Bologna
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14242/295435
Il codice NBN di questa tesi è URN:NBN:IT:UNIBO-295435