Nelle attuali organizzazioni sanitarie non ਠraro trovare operatori sanitari i quali ritengono che la relazione con il paziente consista nell'avere adeguate competenze tecniche inerenti la professione e nell'applicarle con attenzione e diligenza. Peraltro si tende ad invocare il †œfattore umano†�, ma si lamenta poi che l'operatore si rapporti col paziente in modo asettico e spersonalizzato. Da un punto di vista scientifico il termine †œrelazione†� in psicologia si riferisce essenzialmente ai significati impliciti e quasi sempre non consapevoli veicolati da qualunque relazione: dipende pertanto dalla struttura psichica dei due interlocutori investendo in particolare la sfera dell'affettività  e procede per processi comunicativi che travalicano il linguaggio verbale e con esso le intenzioni razionali e coscienti. La relazione interpersonale quindi rientra nel pi๠ampio quadro dei processi di comunicazione: sono questi o meglio i relativi veicoli comunicazionali, che ci dicono della qualità  delle relazioni e non viceversa e cioਠche i processi comunicazionali vengano regolati in funzione della relazione che si vuole avere (Imbasciati, Margiotta, 2005). Molti studi in materia hanno dimostrato come, oltre alle competenze tecnicamente caratterizzanti la figura dell'infermiere, altre competenze, di natura squisitamente relazionale, giochino un ruolo fondamentale nel processo di ospedalizzazione e nella massimizzazione dell'aderenza al trattamento da parte del paziente, la cui non osservanza ਠspesso causa di fallimenti terapeutici e origine di aumentati costi sanitari e sociali. Questo aspetto ਠperಠspesso messo in discussione a favore di un maggiore accento sugli aspetti tecnico professionali. Da un †œmodello delle competenze†� inteso tecnicisticamente prende origine infatti un protocollo di assistenza infermieristica basato sull'applicazione sistematica del problem solving method: un protocollo preciso (diagnosi e pianificazione) guida l'interazione professionale fra infermiere e la persona assistita. A lato di questa procedura il processo di assistenza infermieristica riconosce perಠanche un versante relazionale, spesso a torto detto umanistico riferendosi alla soggettività  dei protagonisti interagenti: il professionista e il beneficiario dell'assistenza intesi nella loro globalità  bio-fisiologica, psicologica e socio culturale. Nel pensiero infermieristico il significato della parola relazione viene perಠin genere tradotto come corrispondenza continua infermiere-paziente, basata sulle dimensioni personali del bisogno di assistenza infermieristica e caratterizzata da un modo di procedere dialogico e personalizzato centrato perಠsugli aspetti assistenziali, in cui dall'incontro degli interlocutori si determinerebbe la natura delle cure da fornire ed i mezzi con cui metterle in opera (Colliere, 1992; Motta, 2000). Nell'orientamento infermieristico viene affermata dunque la presenza di una relazione. Ma di che relazione si tratta? Quali sono le capacità  necessarie per avere una buona relazione? E cosa si intende per †œbisogni personali†�? Innanzitutto occorre stabilire cosa sia la buona relazione. La buona o cattiva relazione ਠil prodotto della modalità  con cui l'operatore entra comunque in interazione con il proprio paziente ed ਠmodulata essenzialmente dalle capacità  che la sua struttura, consapevole o no, mette in campo. DISEGNO DELLA LA RICERCA †" 1° STUDIO Obiettivo del primo studio della presente ricerca, ਠun'osservazione delle capacità  relazionali rilevabili nel rapporto infermiere/paziente, rapporto che si presume essere un caring. Si ਠvoluto fissare l'attenzione principalmente su quelle dimensioni che possono costituire le capacità  relazionali dell'infermiere. Questo basandoci anche su un confronto con le aspettative di relazione del paziente e cercando di esplorare quali collegamenti vi siano tra le une e le altre. La relazione e soprattutto la buona relazione non la si puಠstabilire con la buona volontà , nà© con la cosiddetta sensibilità  umana, ma necessita di capacità  che non tutti hanno e che per essere acquisite necessitano di un tipo di formazione che incida sulle strutture profonde della personalità . E' possibile ipotizzare che la personalità  e le sue dimensioni siano il contenitore e gli elementi di base sui quali fare crescere e sviluppare capacità  relazionali mature. Le dimensioni di personalità  risultano quindi lo snodo principale da cui la ricerca puಠprodurre i suoi risultati e da cui si ਠorientata per individuare gli strumenti di misura. La motivazione della nostra scelta dello strumento ਠda ricercare quindi nel tentativo di esplorare l'incidenza delle dimensioni e sottodimensioni di personalità . Tra queste si ਠritenuto importante il costrutto dell'Alessitimia, caratteristico nel possesso e quindi nell'utilizzo, pi๠o meno adeguato, di capacità  relazionali nel processo di caring,

Le capacità  relazionali negli infermieri: un'indagine esplorativa negli spedali civili di Brescia

2011

Abstract

Nelle attuali organizzazioni sanitarie non ਠraro trovare operatori sanitari i quali ritengono che la relazione con il paziente consista nell'avere adeguate competenze tecniche inerenti la professione e nell'applicarle con attenzione e diligenza. Peraltro si tende ad invocare il †œfattore umano†�, ma si lamenta poi che l'operatore si rapporti col paziente in modo asettico e spersonalizzato. Da un punto di vista scientifico il termine †œrelazione†� in psicologia si riferisce essenzialmente ai significati impliciti e quasi sempre non consapevoli veicolati da qualunque relazione: dipende pertanto dalla struttura psichica dei due interlocutori investendo in particolare la sfera dell'affettività  e procede per processi comunicativi che travalicano il linguaggio verbale e con esso le intenzioni razionali e coscienti. La relazione interpersonale quindi rientra nel pi๠ampio quadro dei processi di comunicazione: sono questi o meglio i relativi veicoli comunicazionali, che ci dicono della qualità  delle relazioni e non viceversa e cioਠche i processi comunicazionali vengano regolati in funzione della relazione che si vuole avere (Imbasciati, Margiotta, 2005). Molti studi in materia hanno dimostrato come, oltre alle competenze tecnicamente caratterizzanti la figura dell'infermiere, altre competenze, di natura squisitamente relazionale, giochino un ruolo fondamentale nel processo di ospedalizzazione e nella massimizzazione dell'aderenza al trattamento da parte del paziente, la cui non osservanza ਠspesso causa di fallimenti terapeutici e origine di aumentati costi sanitari e sociali. Questo aspetto ਠperಠspesso messo in discussione a favore di un maggiore accento sugli aspetti tecnico professionali. Da un †œmodello delle competenze†� inteso tecnicisticamente prende origine infatti un protocollo di assistenza infermieristica basato sull'applicazione sistematica del problem solving method: un protocollo preciso (diagnosi e pianificazione) guida l'interazione professionale fra infermiere e la persona assistita. A lato di questa procedura il processo di assistenza infermieristica riconosce perಠanche un versante relazionale, spesso a torto detto umanistico riferendosi alla soggettività  dei protagonisti interagenti: il professionista e il beneficiario dell'assistenza intesi nella loro globalità  bio-fisiologica, psicologica e socio culturale. Nel pensiero infermieristico il significato della parola relazione viene perಠin genere tradotto come corrispondenza continua infermiere-paziente, basata sulle dimensioni personali del bisogno di assistenza infermieristica e caratterizzata da un modo di procedere dialogico e personalizzato centrato perಠsugli aspetti assistenziali, in cui dall'incontro degli interlocutori si determinerebbe la natura delle cure da fornire ed i mezzi con cui metterle in opera (Colliere, 1992; Motta, 2000). Nell'orientamento infermieristico viene affermata dunque la presenza di una relazione. Ma di che relazione si tratta? Quali sono le capacità  necessarie per avere una buona relazione? E cosa si intende per †œbisogni personali†�? Innanzitutto occorre stabilire cosa sia la buona relazione. La buona o cattiva relazione ਠil prodotto della modalità  con cui l'operatore entra comunque in interazione con il proprio paziente ed ਠmodulata essenzialmente dalle capacità  che la sua struttura, consapevole o no, mette in campo. DISEGNO DELLA LA RICERCA †" 1° STUDIO Obiettivo del primo studio della presente ricerca, ਠun'osservazione delle capacità  relazionali rilevabili nel rapporto infermiere/paziente, rapporto che si presume essere un caring. Si ਠvoluto fissare l'attenzione principalmente su quelle dimensioni che possono costituire le capacità  relazionali dell'infermiere. Questo basandoci anche su un confronto con le aspettative di relazione del paziente e cercando di esplorare quali collegamenti vi siano tra le une e le altre. La relazione e soprattutto la buona relazione non la si puಠstabilire con la buona volontà , nà© con la cosiddetta sensibilità  umana, ma necessita di capacità  che non tutti hanno e che per essere acquisite necessitano di un tipo di formazione che incida sulle strutture profonde della personalità . E' possibile ipotizzare che la personalità  e le sue dimensioni siano il contenitore e gli elementi di base sui quali fare crescere e sviluppare capacità  relazionali mature. Le dimensioni di personalità  risultano quindi lo snodo principale da cui la ricerca puಠprodurre i suoi risultati e da cui si ਠorientata per individuare gli strumenti di misura. La motivazione della nostra scelta dello strumento ਠda ricercare quindi nel tentativo di esplorare l'incidenza delle dimensioni e sottodimensioni di personalità . Tra queste si ਠritenuto importante il costrutto dell'Alessitimia, caratteristico nel possesso e quindi nell'utilizzo, pi๠o meno adeguato, di capacità  relazionali nel processo di caring,
2011
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Alma Mater Studiorum - Università di Bologna
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Il codice NBN di questa tesi è URN:NBN:IT:UNIBO-295447