Fino a non molto tempo fa vi erano linee di riflessione che tendevano a considerare la bioetica come una disciplina sostanzialmente attinente alla sfera privata della coscienza individuale degli operatori direttamente coinvolti e perciಠnon direttamente connessa a questioni di organizzazione complessiva della società  pubblica. Nel corso del tempo la prospettiva si ਠprogressivamente evoluta, dal momento che le questioni bioetiche sollevano molti interrogativi di carattere etico, deontologico e giuridico, divenendo cosଠoggetto di riflessione anche sul versante sociale e politico: potremmo parlare, in altri termini, di biopolitica e biodiritto. Infatti il legislatore ਠspesso chiamato ad esprimersi su questioni sollevate da †œcasi†� bioeticamente significativi e dovrebbe poterlo fare con cognizione di causa. Il dibattito sulle †œDichiarazioni Anticipate di Trattamento†� rappresenta una di tali questioni. Molte e diverse sono le denominazioni utilizzate per indicare lo strumento atto a manifestare le scelte di fine vita. Tutte, perà², fanno riferimento ad un documento scritto, contenente le indicazioni espresse da una persona sana e capace di intendere e di volere, avente per oggetto i trattamenti sanitari e assistenziali che si vogliono o non si vogliono ricevere nell'ipotesi in cui, a causa di una malattia grave, inguaribile o di un evento traumatico, tale persona si venisse a trovare in uno stato di incapacità  di intendere e di volere. Dietro la diversa terminologia utilizzata, si evidenziano difficoltà  di diversa natura: il riferimento alla libertà  del singolo e al suo diritto di autodeterminazione, l'ampio concetto di salute, il principio dell'uguaglianza, la nozione di dignità , la questione dell'obiezione di coscienza. L'idea di affrontare questo tema nasce dal desiderio di approfondire uno degli aspetti maggiormente discussi nel settore delle scelte di fine vita; di riflettere sulla legittimità  e sulla reale utilità  di uno strumento come le DAT; di indagare la reale situazione intorno alle tematiche di fine vita.

Questioni di vita o di morte? Riflessioni sulle dichiarazioni anticipate di trattamento

2011

Abstract

Fino a non molto tempo fa vi erano linee di riflessione che tendevano a considerare la bioetica come una disciplina sostanzialmente attinente alla sfera privata della coscienza individuale degli operatori direttamente coinvolti e perciಠnon direttamente connessa a questioni di organizzazione complessiva della società  pubblica. Nel corso del tempo la prospettiva si ਠprogressivamente evoluta, dal momento che le questioni bioetiche sollevano molti interrogativi di carattere etico, deontologico e giuridico, divenendo cosଠoggetto di riflessione anche sul versante sociale e politico: potremmo parlare, in altri termini, di biopolitica e biodiritto. Infatti il legislatore ਠspesso chiamato ad esprimersi su questioni sollevate da †œcasi†� bioeticamente significativi e dovrebbe poterlo fare con cognizione di causa. Il dibattito sulle †œDichiarazioni Anticipate di Trattamento†� rappresenta una di tali questioni. Molte e diverse sono le denominazioni utilizzate per indicare lo strumento atto a manifestare le scelte di fine vita. Tutte, perà², fanno riferimento ad un documento scritto, contenente le indicazioni espresse da una persona sana e capace di intendere e di volere, avente per oggetto i trattamenti sanitari e assistenziali che si vogliono o non si vogliono ricevere nell'ipotesi in cui, a causa di una malattia grave, inguaribile o di un evento traumatico, tale persona si venisse a trovare in uno stato di incapacità  di intendere e di volere. Dietro la diversa terminologia utilizzata, si evidenziano difficoltà  di diversa natura: il riferimento alla libertà  del singolo e al suo diritto di autodeterminazione, l'ampio concetto di salute, il principio dell'uguaglianza, la nozione di dignità , la questione dell'obiezione di coscienza. L'idea di affrontare questo tema nasce dal desiderio di approfondire uno degli aspetti maggiormente discussi nel settore delle scelte di fine vita; di riflettere sulla legittimità  e sulla reale utilità  di uno strumento come le DAT; di indagare la reale situazione intorno alle tematiche di fine vita.
2011
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Alma Mater Studiorum - Università di Bologna
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