La ricerca approfondisce gli studi iniziati dalla dott.ssa Baldini in occasione della tesi di laurea e amplia le indagini critiche avviate per la mostra sullࢠAemilia Ars, societàƒÂ  attiva nel campo delle arti decorative bolognesi e romagnole tra la fine dellࢠOttocento e i primi anni del Novecento. Inizialmente si intendeva allargare questo tipo di ricerca a tutto il territorio regionale, ma data la complessitàƒÂ  e lࢠestensione della materia, si àƒ¨ optato per una ridefinizione degli ambiti. La ricerca si àƒ¨ quindi interessata alle aree di Bologna e Faenza individuando le connessioni che, nel periodo indicato, intercorrono tra la cultura artistica locale e quella nazionale ed europea. Per quanto riguarda lࢠambiente faentino ci si àƒ¨ concentrati sullࢠopera degli artisti del Cenacolo baccariniano e delle botteghe artigiane locali, che stabiliscono un apprezzabile contatto tra le due cittàƒÂ . Lࢠindagine si orienta soprattutto allo studio degli aspetti decorativi legati agli arredi urbani, agli allestimenti dࢠinterni e alle arti applicate, considerando gli eventuali collegamenti con pittura, grafica e scultura. Nella prima parte del lavoro viene delineato sinteticamente il panorama artistico e culturale di Bologna e di Faenza nel periodo che va dallࢠultimo decennio dellࢠOttocento al primo decennio del secolo successivo. Le due cittàƒÂ , connesse da una rete di collaborazioni tra artisti e laboratori artigianali, vivono un momento di particolare vivacitàƒÂ  e grazie allࢠimpegno di valenti personalitàƒÂ  e alla congiunzione dࢠinteressanti sinergie, sono in grado confrontarsi con importanti esempi nazionali ed internazionali. Il clima artistico faentino di questi anni risente ancora della significativa ereditàƒÂ  neoclassica lasciata da Felice Giani, il quale oltre a fornire ad artisti e artigiani ineludibili esempi nei palazzi locali ࢠtra cui primeggiano gli splendidi apparati decorativi di Palazzo Milzetti ࢠsi era fatto promotore insieme al Laderchi della locale Scuola di Disegno. La Scuola, che dal 1879 era divenuta Scuola dࢠArti e Mestieri, viene diretta da Antonio Berti per un quarantennio, dal 1866 al 1906. Il Berti, formatosi in area fiorentina e sostanzialmente antiaccademico, si fa portatore a Faenza dࢠistanze macchiaiole. In questi anni la Scuola si proietta anche verso una concezione delle arti decorative che sࢠispira al mondo inglese delle Arts and Crafts. Lࢠartigianato bolognese nella seconda metàƒÂ  dellࢠOttocento àƒ¨ ancora saldamente ancorato ad una tradizione che affonda le sue radici nei due secoli precedenti. La cultura figurativa della cittàƒÂ  àƒ¨ inoltre influenzata dalla Accademia Clementina, i cui insegnamenti non risentono particolarmente del clima internazionale. Nasce proprio in questo periodo Aemilia Ars, uno dei piàƒ¹ innovativi movimenti del contesto nazionale nel campo delle arti decorative. I membri del gruppo, raccoltisi intorno alla carismatica figura di Alfonso Rubbiani nei primi anni Ottanta, sono attratti da influenze nordeuropee e sin dallࢠinizio si mostrano orientati a seguire precetti ruskiniani e preraffaelliti. Molto importante in entrambe le cittàƒÂ , per lࢠevoluzione dello scenario artistico e artigianale ࢠin questi anni piàƒ¹ che mai unite in un rapporto di strettissima correlazione à¢ àƒ¨ lࢠapporto e il sostegno offerto dai salotti, dai circoli, dai caffàƒ© e dai cenacoli locali. Queste realtàƒÂ  alimentano il processo di rinnovamento, fornendo valide occasioni dࢠincontro e confronto tra gli operatori culturali locali e ospiti italiani e stranieri; supportano inoltre le nuove esperienze tese allo svecchiamento del settore produttivo, attraverso quel fenomeno sociale cosàƒ¬ tipico di questi anni che àƒ¨ la filantropia di marca piàƒ¹ o meno utopista e socialista. Solo per citare alcuni esempi si deve ricordare lࢠattivitàƒÂ  dei cenacoli che si raccolsero a Faenza intorno ad Angelo Marabini, a Pietro Conti e a Domenico Baccarini, ma anche il sostegno che le famiglie Cavazza e Pizzardi non fecero mancare alle iniziative del gruppo bolognese, o ancora lࢠattivitàƒÂ  di cenacoli artistici come lࢠAccademia della Lira e il Comitato per Bologna Storica ed Artistica. Nella seconda parte del lavoro lࢠattenzione si àƒ¨ focalizzata sullࢠattivitàƒÂ  degli artisti e artigiani legati ad Alfonso Rubbiani, uniti in un sodalizio che fin dalla metàƒÂ  degli anni Ottanta prende il nome di Gilda di San Francesco e successivamente si istituzionalizza in Aemilia Ars. Si àƒ¨ cercato di esaminare lࢠintero campo di interventi per settori produttivi, delineando le principali modalitàƒÂ  e caratteristiche operative di Aemilia Ars, dando risalto ai maggiori operatori di ogni settore. Ha inoltre dato ampio spazio dal punto di vista documentario, iconografico e fenomenologico al raffronto tra il lavoro dei bolognesi e quello che si ritiene essere stato per questi artefici il piàƒ¹ rilevante ambito di riferimento, cioàƒ¨ lࢠattivitàƒÂ  degli artisti e artigiani inglesi che si formarono ed operarono attorno alla figura di William Morris. In conformitàƒÂ  ai dettami anglosassoni si avvia un rinnovamento della tradizione artigianale sensibile dal punto di vista formale al mondo della natura, da cui sono selezionate forme eccentriche, idonee a subire un processo di razionalizzazione sintetizzante. Per quanto riguarda le modalitàƒÂ  di realizzazione, si assiste spesso allࢠadozione di metodiche ibride che risentono di una volontàƒÂ  di recupero di modi produttivi antichi congiunti a materiali nuovi o perlomeno inusuali. Questo slancio innovatore, che si avvale di elementi fitomorfi, si fonde a un gusto storicista rivolto in particolar modo al recupero di modelli tardogotici ࢠassai diffuso in Europa ࢠo del primo Rinascimento; in entrambi i casi si tratta di forme particolarmente adatte alla modalitàƒÂ  lineare ed astrattiva a cui tendono i principali interpreti dellࢠultimo ventennio dellࢠOttocento. I settori produttivi che si sono indagati riguardano prevalentemente la ceramica, lࢠebanisteria, i ferri battuti, lࢠoreficeria, le arti tessili e i cuoi. Gran parte di queste lavorazioni ࢠche si erano attardate nella realizzazione di oggetti dalle forme pesanti, di ispirazione seicentesca, certamente poco adatte allࢠaffermarsi di una produzione industriale ࢠsubiscono ora una decisa accelerazione verso forme piàƒ¹ leggere e svelte che, adeguandosi alla possibilitàƒÂ  di riproduzione seriale degli oggetti, si diffonderanno quasi capillarmente tra lࢠaristocrazia e la borghesia, faticando tuttavia a raggiungere le classi meno abbienti a causa degli elevati costi di produzione. Nellࢠultima parte viene tracciato sinteticamente il quadro delle attivitàƒÂ  artistiche e artigianali faentine del periodo indicato, con una particolare attenzione allࢠopera delle personalitàƒÂ  afferenti al Cenacolo baccariniano: Giovanni Guerrini (Faenza 1887 ࢠRoma 1972), Francesco Nonni (Faenza 1885 ࢠ1976), Domenico Rambelli (Faenza 1886 ࢠRoma 1972), Orazio Toschi (Lugo 1887 ࢠFirenze 1972) e Giuseppe Ugonia (Faenza 1881 ࢠBrisighella 1944). Viene notato che i giovani artisti, riunitisi intorno alla figura di Domenico Baccarini, interessati allࢠarea anglosassone ed impegnati nel rinnovamento dellࢠartigianato locale, si avvicinano marginalmente al gusto floreale nella fase iniziale di ispirazione simbolista, per approdare negli anni successivi ad esiti spesso piàƒ¹ vicini allࢠEspressionismo o al gusto dàƒ©co. Viene tracciato un panorama delle attivitàƒÂ  articolato per settori produttivi: ceramica, ebanisteria e ferri battuti, allࢠinterno dei quali si àƒ¨ dato risalto a coloro che maggiormente hanno influito sullࢠinnovazione e lo sviluppo dellࢠartigianato locale.

Arti decorative: Bologna e Faenza tra Ottocento e Novecento

2009

Abstract

La ricerca approfondisce gli studi iniziati dalla dott.ssa Baldini in occasione della tesi di laurea e amplia le indagini critiche avviate per la mostra sullࢠAemilia Ars, societàƒÂ  attiva nel campo delle arti decorative bolognesi e romagnole tra la fine dellࢠOttocento e i primi anni del Novecento. Inizialmente si intendeva allargare questo tipo di ricerca a tutto il territorio regionale, ma data la complessitàƒÂ  e lࢠestensione della materia, si àƒ¨ optato per una ridefinizione degli ambiti. La ricerca si àƒ¨ quindi interessata alle aree di Bologna e Faenza individuando le connessioni che, nel periodo indicato, intercorrono tra la cultura artistica locale e quella nazionale ed europea. Per quanto riguarda lࢠambiente faentino ci si àƒ¨ concentrati sullࢠopera degli artisti del Cenacolo baccariniano e delle botteghe artigiane locali, che stabiliscono un apprezzabile contatto tra le due cittàƒÂ . Lࢠindagine si orienta soprattutto allo studio degli aspetti decorativi legati agli arredi urbani, agli allestimenti dࢠinterni e alle arti applicate, considerando gli eventuali collegamenti con pittura, grafica e scultura. Nella prima parte del lavoro viene delineato sinteticamente il panorama artistico e culturale di Bologna e di Faenza nel periodo che va dallࢠultimo decennio dellࢠOttocento al primo decennio del secolo successivo. Le due cittàƒÂ , connesse da una rete di collaborazioni tra artisti e laboratori artigianali, vivono un momento di particolare vivacitàƒÂ  e grazie allࢠimpegno di valenti personalitàƒÂ  e alla congiunzione dࢠinteressanti sinergie, sono in grado confrontarsi con importanti esempi nazionali ed internazionali. Il clima artistico faentino di questi anni risente ancora della significativa ereditàƒÂ  neoclassica lasciata da Felice Giani, il quale oltre a fornire ad artisti e artigiani ineludibili esempi nei palazzi locali ࢠtra cui primeggiano gli splendidi apparati decorativi di Palazzo Milzetti ࢠsi era fatto promotore insieme al Laderchi della locale Scuola di Disegno. La Scuola, che dal 1879 era divenuta Scuola dࢠArti e Mestieri, viene diretta da Antonio Berti per un quarantennio, dal 1866 al 1906. Il Berti, formatosi in area fiorentina e sostanzialmente antiaccademico, si fa portatore a Faenza dࢠistanze macchiaiole. In questi anni la Scuola si proietta anche verso una concezione delle arti decorative che sࢠispira al mondo inglese delle Arts and Crafts. Lࢠartigianato bolognese nella seconda metàƒÂ  dellࢠOttocento àƒ¨ ancora saldamente ancorato ad una tradizione che affonda le sue radici nei due secoli precedenti. La cultura figurativa della cittàƒÂ  àƒ¨ inoltre influenzata dalla Accademia Clementina, i cui insegnamenti non risentono particolarmente del clima internazionale. Nasce proprio in questo periodo Aemilia Ars, uno dei piàƒ¹ innovativi movimenti del contesto nazionale nel campo delle arti decorative. I membri del gruppo, raccoltisi intorno alla carismatica figura di Alfonso Rubbiani nei primi anni Ottanta, sono attratti da influenze nordeuropee e sin dallࢠinizio si mostrano orientati a seguire precetti ruskiniani e preraffaelliti. Molto importante in entrambe le cittàƒÂ , per lࢠevoluzione dello scenario artistico e artigianale ࢠin questi anni piàƒ¹ che mai unite in un rapporto di strettissima correlazione à¢ àƒ¨ lࢠapporto e il sostegno offerto dai salotti, dai circoli, dai caffàƒ© e dai cenacoli locali. Queste realtàƒÂ  alimentano il processo di rinnovamento, fornendo valide occasioni dࢠincontro e confronto tra gli operatori culturali locali e ospiti italiani e stranieri; supportano inoltre le nuove esperienze tese allo svecchiamento del settore produttivo, attraverso quel fenomeno sociale cosàƒ¬ tipico di questi anni che àƒ¨ la filantropia di marca piàƒ¹ o meno utopista e socialista. Solo per citare alcuni esempi si deve ricordare lࢠattivitàƒÂ  dei cenacoli che si raccolsero a Faenza intorno ad Angelo Marabini, a Pietro Conti e a Domenico Baccarini, ma anche il sostegno che le famiglie Cavazza e Pizzardi non fecero mancare alle iniziative del gruppo bolognese, o ancora lࢠattivitàƒÂ  di cenacoli artistici come lࢠAccademia della Lira e il Comitato per Bologna Storica ed Artistica. Nella seconda parte del lavoro lࢠattenzione si àƒ¨ focalizzata sullࢠattivitàƒÂ  degli artisti e artigiani legati ad Alfonso Rubbiani, uniti in un sodalizio che fin dalla metàƒÂ  degli anni Ottanta prende il nome di Gilda di San Francesco e successivamente si istituzionalizza in Aemilia Ars. Si àƒ¨ cercato di esaminare lࢠintero campo di interventi per settori produttivi, delineando le principali modalitàƒÂ  e caratteristiche operative di Aemilia Ars, dando risalto ai maggiori operatori di ogni settore. Ha inoltre dato ampio spazio dal punto di vista documentario, iconografico e fenomenologico al raffronto tra il lavoro dei bolognesi e quello che si ritiene essere stato per questi artefici il piàƒ¹ rilevante ambito di riferimento, cioàƒ¨ lࢠattivitàƒÂ  degli artisti e artigiani inglesi che si formarono ed operarono attorno alla figura di William Morris. In conformitàƒÂ  ai dettami anglosassoni si avvia un rinnovamento della tradizione artigianale sensibile dal punto di vista formale al mondo della natura, da cui sono selezionate forme eccentriche, idonee a subire un processo di razionalizzazione sintetizzante. Per quanto riguarda le modalitàƒÂ  di realizzazione, si assiste spesso allࢠadozione di metodiche ibride che risentono di una volontàƒÂ  di recupero di modi produttivi antichi congiunti a materiali nuovi o perlomeno inusuali. Questo slancio innovatore, che si avvale di elementi fitomorfi, si fonde a un gusto storicista rivolto in particolar modo al recupero di modelli tardogotici ࢠassai diffuso in Europa ࢠo del primo Rinascimento; in entrambi i casi si tratta di forme particolarmente adatte alla modalitàƒÂ  lineare ed astrattiva a cui tendono i principali interpreti dellࢠultimo ventennio dellࢠOttocento. I settori produttivi che si sono indagati riguardano prevalentemente la ceramica, lࢠebanisteria, i ferri battuti, lࢠoreficeria, le arti tessili e i cuoi. Gran parte di queste lavorazioni ࢠche si erano attardate nella realizzazione di oggetti dalle forme pesanti, di ispirazione seicentesca, certamente poco adatte allࢠaffermarsi di una produzione industriale ࢠsubiscono ora una decisa accelerazione verso forme piàƒ¹ leggere e svelte che, adeguandosi alla possibilitàƒÂ  di riproduzione seriale degli oggetti, si diffonderanno quasi capillarmente tra lࢠaristocrazia e la borghesia, faticando tuttavia a raggiungere le classi meno abbienti a causa degli elevati costi di produzione. Nellࢠultima parte viene tracciato sinteticamente il quadro delle attivitàƒÂ  artistiche e artigianali faentine del periodo indicato, con una particolare attenzione allࢠopera delle personalitàƒÂ  afferenti al Cenacolo baccariniano: Giovanni Guerrini (Faenza 1887 ࢠRoma 1972), Francesco Nonni (Faenza 1885 ࢠ1976), Domenico Rambelli (Faenza 1886 ࢠRoma 1972), Orazio Toschi (Lugo 1887 ࢠFirenze 1972) e Giuseppe Ugonia (Faenza 1881 ࢠBrisighella 1944). Viene notato che i giovani artisti, riunitisi intorno alla figura di Domenico Baccarini, interessati allࢠarea anglosassone ed impegnati nel rinnovamento dellࢠartigianato locale, si avvicinano marginalmente al gusto floreale nella fase iniziale di ispirazione simbolista, per approdare negli anni successivi ad esiti spesso piàƒ¹ vicini allࢠEspressionismo o al gusto dàƒ©co. Viene tracciato un panorama delle attivitàƒÂ  articolato per settori produttivi: ceramica, ebanisteria e ferri battuti, allࢠinterno dei quali si àƒ¨ dato risalto a coloro che maggiormente hanno influito sullࢠinnovazione e lo sviluppo dellࢠartigianato locale.
2009
it
Alma Mater Studiorum - Università di Bologna
File in questo prodotto:
File Dimensione Formato  
baldini_elisa_tesi.pdf

accesso solo da BNCF e BNCR

Tipologia: Altro materiale allegato
Licenza: Tutti i diritti riservati
Dimensione 225.25 MB
Formato Adobe PDF
225.25 MB Adobe PDF

I documenti in UNITESI sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14242/302290
Il codice NBN di questa tesi è URN:NBN:IT:UNIBO-302290