Il problema della sicurezza/insicurezza delle città , dalle grandi metropoli sino ai pi๠piccoli centri urbani, ha sollecitato negli ultimi anni un'attenzione crescente da parte degli studiosi, degli analisti, degli organi di informazione, delle singole comunità . La delinquenza metropolitana viene oggi diffusamente considerata «un aspetto usuale della società  moderna»: «un fatto †" o meglio un insieme di fatti †" che non richiede nessuna speciale motivazione o predisposizione, nessuna patologia o anormalità , e che ਠiscritto nella routine della vita economica e sociale». Svincolata dagli schemi positivistici, la dottrina criminologica ha maturato una nuova «cultura del controllo sociale» che ha messo in risalto, rispetto ad ogni visione enfatizzante del reo, l'esigenza di pianificare adeguate politiche e pratiche di prevenzione della devianza urbana attraverso «tutto l'insieme di istituzioni sociali, di strategie e di sanzioni, che mirano a ottenere la conformità  di comportamento nella sfera normativa penalmente tutelata». Tale obiettivo viene generalmente perseguito dagli organismi istituzionali, locali e centrali, con diverse modalità  annoverabili nel quadro degli interventi di: prevenzione sociale in cui si includono iniziative volte ad arginare la valenza dei fattori criminogeni, incidendo sulle circostanze sociali ed economiche che determinano l'insorgenza e la proliferazione delle condotte delittuose negli ambienti urbani; prevenzione giovanile con cui si tende a migliorare le capacità  cognitive e relazionali del minore, in maniera tale da controllare un suo eventuale comportamento aggressivo, e ad insegnare a genitori e docenti come gestire, senza traumi ed ulteriori motivi di tensione, eventuali situazioni di crisi e di conflittualità  interpersonale ed interfamiliare che coinvolgano adolescenti; prevenzione situazionale con cui si mira a disincentivare la propensione al delitto, aumentando le difficoltà  pratiche ed il rischio di essere scoperti e sanzionati che †" ovviamente †" viene ponderato dal reo. Nella loro quotidianità , le †œpolitiche di controllo sociale†� si sono tuttavia espresse in diversi contesti †" ed anche nel nostro Paese - in maniera a tratti assai discutibile e, comunque, con risultati non sempre apprezzabili quando non - addirittura †" controproducenti. La violenta repressione dei soggetti ritenuti †œdevianti†� (zero tolerance policy), l'ulteriore ghettizzazione di individui di per sà© già  emarginati dal contesto sociale, l'edificazione di interi quartieri fortificati, chiusi anche simbolicamente dal resto della comunità  urbana, si sono rivelate, pi๠che misure efficaci nel contrasto alla criminalità , come dei «cortocircuiti semplificatori in rapporto alla complessità  dell'insieme dei problemi posti dall'insicurezza». L'apologia della paura ਠvenuta cosଠa riflettersi, anche fisicamente, nelle forme architettoniche delle nuove città  fortificate ed ipersorvegliate; in quelle gated-communities in cui l'individuo non esita a sacrificare una componente essenziale della propria libertà , della propria privacy, delle proprie possibilità  di contatto diretto con l'altro da sà©, sull'altare di un sistema di controllo che malcela, a sua volta, implacabili contraddizioni. Nei pressanti interrogativi circa la percezione, la diffusione e la padronanza del rischio nella società  contemporanea - glocale, postmoderna, tardomoderna, surmoderna o della †œseconda modernità †�, a seconda del punto di vista al quale si aderisce †" va colto l'eco delle diverse concezioni della sicurezza urbana, intesa sia in senso oggettivo, quale «situazione che, in modo obiettivo e verificabile, non comporta l'esposizione a fattori di rischio», che in senso soggettivo, quale «risultante psicologica di un complesso insieme di fattori, tra cui anche indicatori oggettivi di sicurezza ma soprattutto modelli culturali, stili di vita, caratteristiche di personalità , pregiudizi, e cosଠvia». Le amministrazioni locali sono direttamente chiamate a garantire questo bisogno primario di sicurezza che promana dagli individui, assumendo un ruolo di primo piano nell'adozione di innovative politiche per la sicurezza urbana che siano fra loro complementari, funzionalmente differenziate, integrali (in quanto parte della politica di protezione integrale di tutti i diritti), integrate (perchà© rivolte a soggetti e responsabilità  diverse), sussidiarie (perchà© non valgono a sostituire i meccanismi spontanei di prevenzione e controllo della devianza che si sviluppano nella società ), partecipative e multidimensionali (perchà© attuate con il concorso di organismi comunali, regionali, provinciali, nazionali e sovranazionali). Questa nuova assunzione di responsabilità  da parte delle Amministrazioni di prossimità  contribuisce a sancire il passaggio epocale «da una tradizionale attività  di governo a una di governance» che deriva «da un'azione integrata di una molteplicità  di soggetti e si esercita tanto secondo procedure precostituite, quanto per una libera scelta di dar vita a una coalizione che vada a vantaggio di ciascuno degli attori e della società  urbana nel suo complesso». All'analisi dei diversi sistemi di governance della sicurezza urbana che hanno trovato applicazione e sperimentazione in Italia, negli ultimi anni, e in particolare negli ambienti territoriali e comunitari di Roma e del Lazio che appaiono, per molti versi, esemplificativi della complessa realtà  metropolitana del nostro tempo, ਠdedicata questa ricerca. Risulterà  immediatamente chiaro come il paradigma teorico entro il quale si dipana il percorso di questo studio sia riconducibile agli orientamenti della psicologia topologica di Kurt Lewin, introdotti nella letteratura sociocriminologica dall'opera di Augusto Balloni. Il provvidenziale crollo di antichi steccati di divisione, l'avvento di internet e, quindi, la deflagrante estensione delle frontiere degli «ambienti psicologici» in cui ਠdestinata a svilupparsi, nel bene ma anche nel male, la personalità  umana non hanno scalfito, a nostro sommesso avviso, l'attualità  e la validità  della «teoria del campo» lewiniana per cui il comportamento degli individui (C) appare anche a noi, oggi, condizionato dalla stretta interrelazione che sussiste fra le proprie connotazioni soggettive (P) e il proprio ambiente di riferimento (A), all'interno di un particolare «spazio di vita». Su queste basi, il nostro itinerario concettuale prende avvio dall'analisi dell'ambiente urbano, quale componente essenziale del pi๠ampio «ambiente psicologico» e quale cornice straordinariamente ricca di elementi di †œcon-formazione†� dei comportamenti sociali, per poi soffermarsi sulla disamina delle pulsioni e dei sentimenti soggettivi che agitano le persone nei controversi spazi di vita del nostro tempo. Particolare attenzione viene inoltre riservata all'approfondimento, a tratti anche critico, della normativa vigente in materia di «sicurezza urbana», nella ferma convinzione che proprio nel diritto †" ed in special modo nell'ordinamento penale †" vada colto il riflesso e la misura del grado di civiltà  ma anche delle tensioni e delle contraddizioni sociali che tormentano la nostra epoca. Notevoli spunti ed un contributo essenziale per l'elaborazione della parte di ricerca empirica sono derivati dall'intensa attività  di analisi sociale espletata (in collaborazione con l'ANCI) nell'ambito dell'Osservatorio Tecnico Scientifico per la Sicurezza e la Legalità  della Regione Lazio, un organismo di supporto della Presidenza della Giunta Regionale del Lazio al quale compete, ai sensi dell'art. 8 della legge regionale n. 15 del 2001, la funzione specifica di provvedere al monitoraggio costante dei fenomeni criminali nel Lazio.

Sistemi di sicurezza urbana

2009

Abstract

Il problema della sicurezza/insicurezza delle città , dalle grandi metropoli sino ai pi๠piccoli centri urbani, ha sollecitato negli ultimi anni un'attenzione crescente da parte degli studiosi, degli analisti, degli organi di informazione, delle singole comunità . La delinquenza metropolitana viene oggi diffusamente considerata «un aspetto usuale della società  moderna»: «un fatto †" o meglio un insieme di fatti †" che non richiede nessuna speciale motivazione o predisposizione, nessuna patologia o anormalità , e che ਠiscritto nella routine della vita economica e sociale». Svincolata dagli schemi positivistici, la dottrina criminologica ha maturato una nuova «cultura del controllo sociale» che ha messo in risalto, rispetto ad ogni visione enfatizzante del reo, l'esigenza di pianificare adeguate politiche e pratiche di prevenzione della devianza urbana attraverso «tutto l'insieme di istituzioni sociali, di strategie e di sanzioni, che mirano a ottenere la conformità  di comportamento nella sfera normativa penalmente tutelata». Tale obiettivo viene generalmente perseguito dagli organismi istituzionali, locali e centrali, con diverse modalità  annoverabili nel quadro degli interventi di: prevenzione sociale in cui si includono iniziative volte ad arginare la valenza dei fattori criminogeni, incidendo sulle circostanze sociali ed economiche che determinano l'insorgenza e la proliferazione delle condotte delittuose negli ambienti urbani; prevenzione giovanile con cui si tende a migliorare le capacità  cognitive e relazionali del minore, in maniera tale da controllare un suo eventuale comportamento aggressivo, e ad insegnare a genitori e docenti come gestire, senza traumi ed ulteriori motivi di tensione, eventuali situazioni di crisi e di conflittualità  interpersonale ed interfamiliare che coinvolgano adolescenti; prevenzione situazionale con cui si mira a disincentivare la propensione al delitto, aumentando le difficoltà  pratiche ed il rischio di essere scoperti e sanzionati che †" ovviamente †" viene ponderato dal reo. Nella loro quotidianità , le †œpolitiche di controllo sociale†� si sono tuttavia espresse in diversi contesti †" ed anche nel nostro Paese - in maniera a tratti assai discutibile e, comunque, con risultati non sempre apprezzabili quando non - addirittura †" controproducenti. La violenta repressione dei soggetti ritenuti †œdevianti†� (zero tolerance policy), l'ulteriore ghettizzazione di individui di per sà© già  emarginati dal contesto sociale, l'edificazione di interi quartieri fortificati, chiusi anche simbolicamente dal resto della comunità  urbana, si sono rivelate, pi๠che misure efficaci nel contrasto alla criminalità , come dei «cortocircuiti semplificatori in rapporto alla complessità  dell'insieme dei problemi posti dall'insicurezza». L'apologia della paura ਠvenuta cosଠa riflettersi, anche fisicamente, nelle forme architettoniche delle nuove città  fortificate ed ipersorvegliate; in quelle gated-communities in cui l'individuo non esita a sacrificare una componente essenziale della propria libertà , della propria privacy, delle proprie possibilità  di contatto diretto con l'altro da sà©, sull'altare di un sistema di controllo che malcela, a sua volta, implacabili contraddizioni. Nei pressanti interrogativi circa la percezione, la diffusione e la padronanza del rischio nella società  contemporanea - glocale, postmoderna, tardomoderna, surmoderna o della †œseconda modernità †�, a seconda del punto di vista al quale si aderisce †" va colto l'eco delle diverse concezioni della sicurezza urbana, intesa sia in senso oggettivo, quale «situazione che, in modo obiettivo e verificabile, non comporta l'esposizione a fattori di rischio», che in senso soggettivo, quale «risultante psicologica di un complesso insieme di fattori, tra cui anche indicatori oggettivi di sicurezza ma soprattutto modelli culturali, stili di vita, caratteristiche di personalità , pregiudizi, e cosଠvia». Le amministrazioni locali sono direttamente chiamate a garantire questo bisogno primario di sicurezza che promana dagli individui, assumendo un ruolo di primo piano nell'adozione di innovative politiche per la sicurezza urbana che siano fra loro complementari, funzionalmente differenziate, integrali (in quanto parte della politica di protezione integrale di tutti i diritti), integrate (perchà© rivolte a soggetti e responsabilità  diverse), sussidiarie (perchà© non valgono a sostituire i meccanismi spontanei di prevenzione e controllo della devianza che si sviluppano nella società ), partecipative e multidimensionali (perchà© attuate con il concorso di organismi comunali, regionali, provinciali, nazionali e sovranazionali). Questa nuova assunzione di responsabilità  da parte delle Amministrazioni di prossimità  contribuisce a sancire il passaggio epocale «da una tradizionale attività  di governo a una di governance» che deriva «da un'azione integrata di una molteplicità  di soggetti e si esercita tanto secondo procedure precostituite, quanto per una libera scelta di dar vita a una coalizione che vada a vantaggio di ciascuno degli attori e della società  urbana nel suo complesso». All'analisi dei diversi sistemi di governance della sicurezza urbana che hanno trovato applicazione e sperimentazione in Italia, negli ultimi anni, e in particolare negli ambienti territoriali e comunitari di Roma e del Lazio che appaiono, per molti versi, esemplificativi della complessa realtà  metropolitana del nostro tempo, ਠdedicata questa ricerca. Risulterà  immediatamente chiaro come il paradigma teorico entro il quale si dipana il percorso di questo studio sia riconducibile agli orientamenti della psicologia topologica di Kurt Lewin, introdotti nella letteratura sociocriminologica dall'opera di Augusto Balloni. Il provvidenziale crollo di antichi steccati di divisione, l'avvento di internet e, quindi, la deflagrante estensione delle frontiere degli «ambienti psicologici» in cui ਠdestinata a svilupparsi, nel bene ma anche nel male, la personalità  umana non hanno scalfito, a nostro sommesso avviso, l'attualità  e la validità  della «teoria del campo» lewiniana per cui il comportamento degli individui (C) appare anche a noi, oggi, condizionato dalla stretta interrelazione che sussiste fra le proprie connotazioni soggettive (P) e il proprio ambiente di riferimento (A), all'interno di un particolare «spazio di vita». Su queste basi, il nostro itinerario concettuale prende avvio dall'analisi dell'ambiente urbano, quale componente essenziale del pi๠ampio «ambiente psicologico» e quale cornice straordinariamente ricca di elementi di †œcon-formazione†� dei comportamenti sociali, per poi soffermarsi sulla disamina delle pulsioni e dei sentimenti soggettivi che agitano le persone nei controversi spazi di vita del nostro tempo. Particolare attenzione viene inoltre riservata all'approfondimento, a tratti anche critico, della normativa vigente in materia di «sicurezza urbana», nella ferma convinzione che proprio nel diritto †" ed in special modo nell'ordinamento penale †" vada colto il riflesso e la misura del grado di civiltà  ma anche delle tensioni e delle contraddizioni sociali che tormentano la nostra epoca. Notevoli spunti ed un contributo essenziale per l'elaborazione della parte di ricerca empirica sono derivati dall'intensa attività  di analisi sociale espletata (in collaborazione con l'ANCI) nell'ambito dell'Osservatorio Tecnico Scientifico per la Sicurezza e la Legalità  della Regione Lazio, un organismo di supporto della Presidenza della Giunta Regionale del Lazio al quale compete, ai sensi dell'art. 8 della legge regionale n. 15 del 2001, la funzione specifica di provvedere al monitoraggio costante dei fenomeni criminali nel Lazio.
2009
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Alma Mater Studiorum - Università di Bologna
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14242/305470
Il codice NBN di questa tesi è URN:NBN:IT:UNIBO-305470