La tesi ਠil frutto di un lavoro di ricerca sul rapporto tra educazione e politica sviluppato considerando letteratura, studi e ricerche in ambito pedagogico, sociologico e delle scienze politiche. I nuclei tematici oggetto delle letture preliminari e degli approfondimenti successivi che sono diventati il corpo della tesi sono i seguenti: †¢ la crisi del ruolo dei partiti politici in Italia e in Europa: diminuiscono gli iscritti e la capacità  di dare corpo a proposte politiche credibili che provengano dalla †œbase†�dei partiti; †¢ la crisi del sistema formativo1 in Italia e il fatto che l'educazione alla cittadinanza sia poco promossa e praticata nelle scuole e nelle istituzioni; †¢ la diffusa mancanza di fiducia degli adolescenti e dei giovani nei confronti delle istituzioni (scuola inclusa) e della politica in molti Paesi del mondo2; i giovani sono in linea con il mondo adulto nel dimostrare i sintomi di †œapatia politica†� che si manifesta anche come avversione verso la politica; †¢ il fatto che le teorie e gli studi sulla democrazia non siano stati in grado di prevenire la sistematica esclusione di larghi segmenti di cittadinanza dalle dinamiche decisionali dimostrando che la democrazia formale sia drasticamente differente da quella sostanziale. Una categoria tra le pi๠escluse dalle decisioni ਠquella dei minori in età . Queste tematiche, se poste in relazione, ci inducono a riflettere sullo stato della democrazia e ci invitano a cercare nuovi orizzonti in cui inserire riflessioni sulla cittadinanza partendo dall'interesse centrale delle scienze pedagogiche: il ruolo dell'educazione. Essenziale ਠil tema dei diritti umani: per cominciare, rileviamo che sebbene la Convenzione internazionale sui diritti dell'infanzia sia stata approvata da quasi vent'anni (nel 1989) e malgrado numerose istituzioni nazionali e internazionali (Onu, Consiglio d'Europa, Banca Mondiale, Unesco) continuino ad impegnarsi nella promozione dei diritti sanciti e ratificati con leggi da quasi tutti i Paesi del mondo, questi diritti sono spesso trascurati: in particolare i diritti di bambini, adolescenti e giovani fino a 18 anni ad essere ascoltati, ad esprimersi liberamente, a ricevere informazioni adeguate nonchà© il diritto ad associarsi. L'effetto di tale trascuratezza, ossia la scarsa partecipazione di adolescenti e giovani alla vita sociale e politica in ogni parte del mondo (Italia inclusa) ਠun problema su cui cercheremo di riflettere e trovare soluzioni. Dalle pi๠recenti ricerche svolte sul rapporto tra giovani e politica3, risulta che sono in particolare i giovani tra i quindici e i diciassette anni a provare †œdisgusto†� per la politica e a non avere alcune fiducia nà© nei confronti dei politici, nà© delle istituzioni. Il disgusto ਠstrettamente legato alla sfiducia, alla delusione , alla disillusione che oltretutto porta al rifiuto per la politica e quindi anche a non informarsi volutamente, a tenere ciಠche riguarda la politica lontano dalla propria sfera personale. In Italia, ciಠnon ਠuna novità . Nà© i governi che si sono succeduti dagli anni dell'Unità  ad oggi, nà© le teorie democratiche italiane e internazionali sono riusciti a cambiare l'approccio degli italiani alla politica: †œfissità  della cultura politica, indolenza di fronte alla mancanza di cultura della legalità , livelli bassi di informazione, di competenza, di fiducia nella democrazia†�4. Tra i numerosi fattori presi in analisi nelle ricerche internazionali (cfr. Cap. I par.65) ve ne sono due che si ਠscoperto influenzano notevolmente la partecipazione politica della popolazione e che vedono l'Italia distante dalle altre democrazie europee: 1) la vicinanza alla religione istituzionale , 2) i caratteri della morale6. Religione istituzionale Non c'ਠstudio o ricerca che non documenti la progressiva secolarizzazione degli stati. Eppure, dividendo la popolazione dei Paesi in: 1) non credenti, 2) credenti non praticanti e 3) credenti praticanti, fatto salvo per la Francia, si assiste ad una crescita dei †œcredenti non praticanti†� in Europa e dei †œcredenti praticanti†� in particolare in Italia (risultavano da un'indagine del 2005, il 42% della popolazione italiana). La spiegazione di questa †œcontrotendenza†� dell'Italia, spiega la Sciolla, †œpotrebbe essere il crescente ruolo pubblico assunto dalla Chiesa italiana e della sua sempre pi๠pervasiva presenza su temi di interesse pubblico o direttamente politico (dalla fecondazione assistita alle unioni tra omosessuali) oltrechà© alla sua visibilità  mediatica che, insieme al generale e diffuso disorientamento, potrebbe aver esercitato un autorevole richiamo†�. Pluralismo morale Frutto innanzitutto del processo di individualizzazione che erode le forme assolute di autorità  e le strutture gerarchiche e dell'affermarsi dei diritti umani con l'ampliamento degli spazi di libertà  di coscienza dei singoli. Una conferma sul piano empirico di questo quadro ਠdata dal monitoraggio di due configurazioni valoriali che pi๠hanno a che vedere con la partecipazione politica: 1) Grado di civismo (in inglese civicness) che raggruppa giudizi sui comportamenti lesivi dell'interesse pubblico (non pagare le tasse, anteporre il proprio interesse e vantaggio personale all'interesse pubblico). 2) Libertarismo morale o cultura dei diritti ovvero difesa dei diritti della persona e della sua liberà  di scelta (riguarda la sessualità , il corpo e in generale la possibilità  di disporre di sà©) In Italia, il civismo ha subito negli anni novanta un drastico calo e non ਠpi๠tornato ai livelli precedenti. Il libertarismo ਠinvece aumentato in tutti i Paesi ma Italia e Stati Uniti hanno tutt'ora un livello basso rispetto agli altri Stati. I pi๠libertari sono gli strati giovani ed istruiti della popolazione. Queste caratteristiche degli italiani sono riconducibili alla storia del nostro Paese, alla sua identità  fragile, mai compatta ed unitaria. Non ਠpossibile tralasciare l'influenza che la Chiesa ha sempre avuto nelle scelte politiche e culturali del nostro Paese. Limitando il campo al secolo scorso, dobbiamo considerare che la Chiesa cattolica ha avuto continuativamente un ruolo di forte ingerenza nei confronti delle scelte dei governi (scelte che, come vedremo nel Cap. I, par.2 hanno influenzato le scelte sulla scuola e sull'educazione) che si sono succeduti dal 1948 ad oggi7. Ciಠha influito nei costumi della nostra società  caratterizzandoci come Stato sui generis nel panorama europeo Inoltre possiamo definire l'Italia uno "Stato nazionale ed unitario" ma la sua identità  resta plurinazionale: vi sono nazionalità , trasformate in minoranze, comprese e compresse nel suo territorio; lo Stato affermಠla sua unità  con le armi dell'esercito piemontese e questa unità  à¨ ancora da conquistare pienamente. Lo stesso Salvemini fu tra quanti invocarono un garante per le minoranze constatando che di fronte a leggi applicate da maggioranze senza controllo superiore, le minoranze non hanno sicurezza. Riteniamo queste riflessioni sull'identità  dello Stato Italiano doverose per dare a questa ricerca sulla promozione della partecipazione politica di adolescenti e giovani, sull'educazione alla cittadinanza e sul ruolo degli enti locali una opportuna cornice culturale e di contesto. Educazione alla cittadinanza In questo scritto †œconsideriamo che lo stimolo al cambiamento e al controllo di ciಠche succede nelle sfere della politica, la difesa stessa della democrazia, ਠpi๠facile che avvenga se i membri di una comunità , singolarmente o associandosi, si tengono bene informati, possiedono capacità  riflessive e argomentative, sono dunque adeguatamente competenti e in grado di formarsi un'opinione autonoma e di esprimerla pubblicamente.

Educare alla cittadinanza democratica. La partecipazione di adolescenti e giovani negli enti locali della regione Emilia Romagna

2008

Abstract

La tesi ਠil frutto di un lavoro di ricerca sul rapporto tra educazione e politica sviluppato considerando letteratura, studi e ricerche in ambito pedagogico, sociologico e delle scienze politiche. I nuclei tematici oggetto delle letture preliminari e degli approfondimenti successivi che sono diventati il corpo della tesi sono i seguenti: †¢ la crisi del ruolo dei partiti politici in Italia e in Europa: diminuiscono gli iscritti e la capacità  di dare corpo a proposte politiche credibili che provengano dalla †œbase†�dei partiti; †¢ la crisi del sistema formativo1 in Italia e il fatto che l'educazione alla cittadinanza sia poco promossa e praticata nelle scuole e nelle istituzioni; †¢ la diffusa mancanza di fiducia degli adolescenti e dei giovani nei confronti delle istituzioni (scuola inclusa) e della politica in molti Paesi del mondo2; i giovani sono in linea con il mondo adulto nel dimostrare i sintomi di †œapatia politica†� che si manifesta anche come avversione verso la politica; †¢ il fatto che le teorie e gli studi sulla democrazia non siano stati in grado di prevenire la sistematica esclusione di larghi segmenti di cittadinanza dalle dinamiche decisionali dimostrando che la democrazia formale sia drasticamente differente da quella sostanziale. Una categoria tra le pi๠escluse dalle decisioni ਠquella dei minori in età . Queste tematiche, se poste in relazione, ci inducono a riflettere sullo stato della democrazia e ci invitano a cercare nuovi orizzonti in cui inserire riflessioni sulla cittadinanza partendo dall'interesse centrale delle scienze pedagogiche: il ruolo dell'educazione. Essenziale ਠil tema dei diritti umani: per cominciare, rileviamo che sebbene la Convenzione internazionale sui diritti dell'infanzia sia stata approvata da quasi vent'anni (nel 1989) e malgrado numerose istituzioni nazionali e internazionali (Onu, Consiglio d'Europa, Banca Mondiale, Unesco) continuino ad impegnarsi nella promozione dei diritti sanciti e ratificati con leggi da quasi tutti i Paesi del mondo, questi diritti sono spesso trascurati: in particolare i diritti di bambini, adolescenti e giovani fino a 18 anni ad essere ascoltati, ad esprimersi liberamente, a ricevere informazioni adeguate nonchà© il diritto ad associarsi. L'effetto di tale trascuratezza, ossia la scarsa partecipazione di adolescenti e giovani alla vita sociale e politica in ogni parte del mondo (Italia inclusa) ਠun problema su cui cercheremo di riflettere e trovare soluzioni. Dalle pi๠recenti ricerche svolte sul rapporto tra giovani e politica3, risulta che sono in particolare i giovani tra i quindici e i diciassette anni a provare †œdisgusto†� per la politica e a non avere alcune fiducia nà© nei confronti dei politici, nà© delle istituzioni. Il disgusto ਠstrettamente legato alla sfiducia, alla delusione , alla disillusione che oltretutto porta al rifiuto per la politica e quindi anche a non informarsi volutamente, a tenere ciಠche riguarda la politica lontano dalla propria sfera personale. In Italia, ciಠnon ਠuna novità . Nà© i governi che si sono succeduti dagli anni dell'Unità  ad oggi, nà© le teorie democratiche italiane e internazionali sono riusciti a cambiare l'approccio degli italiani alla politica: †œfissità  della cultura politica, indolenza di fronte alla mancanza di cultura della legalità , livelli bassi di informazione, di competenza, di fiducia nella democrazia†�4. Tra i numerosi fattori presi in analisi nelle ricerche internazionali (cfr. Cap. I par.65) ve ne sono due che si ਠscoperto influenzano notevolmente la partecipazione politica della popolazione e che vedono l'Italia distante dalle altre democrazie europee: 1) la vicinanza alla religione istituzionale , 2) i caratteri della morale6. Religione istituzionale Non c'ਠstudio o ricerca che non documenti la progressiva secolarizzazione degli stati. Eppure, dividendo la popolazione dei Paesi in: 1) non credenti, 2) credenti non praticanti e 3) credenti praticanti, fatto salvo per la Francia, si assiste ad una crescita dei †œcredenti non praticanti†� in Europa e dei †œcredenti praticanti†� in particolare in Italia (risultavano da un'indagine del 2005, il 42% della popolazione italiana). La spiegazione di questa †œcontrotendenza†� dell'Italia, spiega la Sciolla, †œpotrebbe essere il crescente ruolo pubblico assunto dalla Chiesa italiana e della sua sempre pi๠pervasiva presenza su temi di interesse pubblico o direttamente politico (dalla fecondazione assistita alle unioni tra omosessuali) oltrechà© alla sua visibilità  mediatica che, insieme al generale e diffuso disorientamento, potrebbe aver esercitato un autorevole richiamo†�. Pluralismo morale Frutto innanzitutto del processo di individualizzazione che erode le forme assolute di autorità  e le strutture gerarchiche e dell'affermarsi dei diritti umani con l'ampliamento degli spazi di libertà  di coscienza dei singoli. Una conferma sul piano empirico di questo quadro ਠdata dal monitoraggio di due configurazioni valoriali che pi๠hanno a che vedere con la partecipazione politica: 1) Grado di civismo (in inglese civicness) che raggruppa giudizi sui comportamenti lesivi dell'interesse pubblico (non pagare le tasse, anteporre il proprio interesse e vantaggio personale all'interesse pubblico). 2) Libertarismo morale o cultura dei diritti ovvero difesa dei diritti della persona e della sua liberà  di scelta (riguarda la sessualità , il corpo e in generale la possibilità  di disporre di sà©) In Italia, il civismo ha subito negli anni novanta un drastico calo e non ਠpi๠tornato ai livelli precedenti. Il libertarismo ਠinvece aumentato in tutti i Paesi ma Italia e Stati Uniti hanno tutt'ora un livello basso rispetto agli altri Stati. I pi๠libertari sono gli strati giovani ed istruiti della popolazione. Queste caratteristiche degli italiani sono riconducibili alla storia del nostro Paese, alla sua identità  fragile, mai compatta ed unitaria. Non ਠpossibile tralasciare l'influenza che la Chiesa ha sempre avuto nelle scelte politiche e culturali del nostro Paese. Limitando il campo al secolo scorso, dobbiamo considerare che la Chiesa cattolica ha avuto continuativamente un ruolo di forte ingerenza nei confronti delle scelte dei governi (scelte che, come vedremo nel Cap. I, par.2 hanno influenzato le scelte sulla scuola e sull'educazione) che si sono succeduti dal 1948 ad oggi7. Ciಠha influito nei costumi della nostra società  caratterizzandoci come Stato sui generis nel panorama europeo Inoltre possiamo definire l'Italia uno "Stato nazionale ed unitario" ma la sua identità  resta plurinazionale: vi sono nazionalità , trasformate in minoranze, comprese e compresse nel suo territorio; lo Stato affermಠla sua unità  con le armi dell'esercito piemontese e questa unità  à¨ ancora da conquistare pienamente. Lo stesso Salvemini fu tra quanti invocarono un garante per le minoranze constatando che di fronte a leggi applicate da maggioranze senza controllo superiore, le minoranze non hanno sicurezza. Riteniamo queste riflessioni sull'identità  dello Stato Italiano doverose per dare a questa ricerca sulla promozione della partecipazione politica di adolescenti e giovani, sull'educazione alla cittadinanza e sul ruolo degli enti locali una opportuna cornice culturale e di contesto. Educazione alla cittadinanza In questo scritto †œconsideriamo che lo stimolo al cambiamento e al controllo di ciಠche succede nelle sfere della politica, la difesa stessa della democrazia, ਠpi๠facile che avvenga se i membri di una comunità , singolarmente o associandosi, si tengono bene informati, possiedono capacità  riflessive e argomentative, sono dunque adeguatamente competenti e in grado di formarsi un'opinione autonoma e di esprimerla pubblicamente.
2008
it
Alma Mater Studiorum - Università di Bologna
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14242/306391
Il codice NBN di questa tesi è URN:NBN:IT:UNIBO-306391