L'idea iniziale di questo lavoro era di tentare un approccio ad una tematica che, per la cronologia scelta, era stata decisamente poco studiata. Il Quattrocento e gli arcivescovi di Ravenna sembravano formare una diade promettente per i risultati che avrebbe potuto dare in termini di riscoperta dell'antico in ambito urbano, di rinascita umanistica e dei valori culturali che, nel particolare deposito memoriale ravennate, avrebbe potuto configurarsi in maniera particolarmente interessante dati i caratteri di unicità  che la città  †" già  imperiale, regia ed esarcale †" porta inscritti nella sua identità . Le fonti primarie, rivolte all'analisi della politica degli arcivescovi ravennati per la conservazione e l'innovazione della facies urbana cittadina e ricercate anche all'interno del quadro istituzionale/amministrativo e culturale veneziano e della Ferrara estense, dalla cui società  e cultura provengono i pi๠importanti arcivescovi ravennati del periodo, hanno restituito il riflesso di una identità  cittadina e urbica indebolita. Una difficoltà  oggettiva ਠvenuta da un carattere costante delle consuetudini clericali del tempo, la non residenza del presule nella sua chiesa locale, cui neppure il vescovo ravennate ha fatto eccezione. L'ipotesi di partenza finisce dunque per essere sfumata: le dinamiche della gestione e conservazione del patrimonio monumentale e artistico della città  non appaiono pi๠in mano all'arcivescovo, ma ad una pluralità  di amministratori ed utilizzatori anche del frammentato mondo ecclesiale cittadino. Vengono peraltro messe in luce le attitudini e la sensibilità  tutta umanistica di taluni vescovi †" Bartolomeo Roverella in particolare -, qualità  che non paiono estendersi fuori dalla vita personale dei presuli e meno ancora fino alla città  della loro diocesi, ma che indagate in maniera organica e legate alle testimonianze materiali fino ad oggi disperse e per la prima volta riunite nel presente lavoro, apportano nuova luce e aprono la strada a ulteriori lavori di approfondimento.

Politiche urbanistico-monumentali e dinamiche sociali degli arcivescovi di Ravenna del secolo XV

2011

Abstract

L'idea iniziale di questo lavoro era di tentare un approccio ad una tematica che, per la cronologia scelta, era stata decisamente poco studiata. Il Quattrocento e gli arcivescovi di Ravenna sembravano formare una diade promettente per i risultati che avrebbe potuto dare in termini di riscoperta dell'antico in ambito urbano, di rinascita umanistica e dei valori culturali che, nel particolare deposito memoriale ravennate, avrebbe potuto configurarsi in maniera particolarmente interessante dati i caratteri di unicità  che la città  †" già  imperiale, regia ed esarcale †" porta inscritti nella sua identità . Le fonti primarie, rivolte all'analisi della politica degli arcivescovi ravennati per la conservazione e l'innovazione della facies urbana cittadina e ricercate anche all'interno del quadro istituzionale/amministrativo e culturale veneziano e della Ferrara estense, dalla cui società  e cultura provengono i pi๠importanti arcivescovi ravennati del periodo, hanno restituito il riflesso di una identità  cittadina e urbica indebolita. Una difficoltà  oggettiva ਠvenuta da un carattere costante delle consuetudini clericali del tempo, la non residenza del presule nella sua chiesa locale, cui neppure il vescovo ravennate ha fatto eccezione. L'ipotesi di partenza finisce dunque per essere sfumata: le dinamiche della gestione e conservazione del patrimonio monumentale e artistico della città  non appaiono pi๠in mano all'arcivescovo, ma ad una pluralità  di amministratori ed utilizzatori anche del frammentato mondo ecclesiale cittadino. Vengono peraltro messe in luce le attitudini e la sensibilità  tutta umanistica di taluni vescovi †" Bartolomeo Roverella in particolare -, qualità  che non paiono estendersi fuori dalla vita personale dei presuli e meno ancora fino alla città  della loro diocesi, ma che indagate in maniera organica e legate alle testimonianze materiali fino ad oggi disperse e per la prima volta riunite nel presente lavoro, apportano nuova luce e aprono la strada a ulteriori lavori di approfondimento.
2011
it
Alma Mater Studiorum - Università di Bologna
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