Natura, soggetto ed etica di fine vita, argomenti di cui si discute nel lavoro pongono interrogativi che riguardano sia il piano conoscitivo che quello etico. Mi riferisco a domande del tipo: ਠcambiato il concetto di natura umana? Si puಠancora parlare di umanesimo e di progresso? Qual ਠil posto dell'uomo tra i viventi? Ed infine la domanda a mio avviso pi๠urgente, quella che in fondo ha ispirato la presente trattazione: ਠpossibile fondare un'etica della vita capace di accogliere le istanze pluraliste provenienti dalla società  contemporanea? Si tratta di quesiti che agitano il nostro tempo che hanno suscitato e suscitano, ormai da un quarantennio, riflessioni ed approfondimenti in vari campi, domande nuove nelle quali serpeggia l'incertezza profonda che richiedono il ripensamento di alcuni parametri entro i quali si coglieva il rapporto dell'uomo con la natura e con la scienza. In questo scenario, ogni essere umano cerca di pervenire alla consapevolezza di agire nel giusto, attraverso l'analisi delle proprie decisioni e delle ragioni che ne sono alla base e perchà© egli trovi una risposta a questa sua esigenza, ਠnecessario che svolga un'indagine approfondita su cosa effettivamente possa essere ritenuto giusto, moralmente inconfutabile, e cosa non lo sia. L'orizzonte “levinassiano” di un'etica come responsabilità  per l'altro, oggetto di trattazione nella seconda parte del presente lavoro ha lo scopo di dimostrare che di fronte ai limiti delle concezioni per le quali le scelte morali, e dunque quelle relative alla fine della vita, si esprimono in rigide forme universali, l'impianto di Là¨vinas si pone come possibilità , come una “terza via” tra i giganti dell'etica della sacralità  e della qualità  della vita.

Nuove prospettive per un'etica di fine vita

2010

Abstract

Natura, soggetto ed etica di fine vita, argomenti di cui si discute nel lavoro pongono interrogativi che riguardano sia il piano conoscitivo che quello etico. Mi riferisco a domande del tipo: ਠcambiato il concetto di natura umana? Si puಠancora parlare di umanesimo e di progresso? Qual ਠil posto dell'uomo tra i viventi? Ed infine la domanda a mio avviso pi๠urgente, quella che in fondo ha ispirato la presente trattazione: ਠpossibile fondare un'etica della vita capace di accogliere le istanze pluraliste provenienti dalla società  contemporanea? Si tratta di quesiti che agitano il nostro tempo che hanno suscitato e suscitano, ormai da un quarantennio, riflessioni ed approfondimenti in vari campi, domande nuove nelle quali serpeggia l'incertezza profonda che richiedono il ripensamento di alcuni parametri entro i quali si coglieva il rapporto dell'uomo con la natura e con la scienza. In questo scenario, ogni essere umano cerca di pervenire alla consapevolezza di agire nel giusto, attraverso l'analisi delle proprie decisioni e delle ragioni che ne sono alla base e perchà© egli trovi una risposta a questa sua esigenza, ਠnecessario che svolga un'indagine approfondita su cosa effettivamente possa essere ritenuto giusto, moralmente inconfutabile, e cosa non lo sia. L'orizzonte “levinassiano” di un'etica come responsabilità  per l'altro, oggetto di trattazione nella seconda parte del presente lavoro ha lo scopo di dimostrare che di fronte ai limiti delle concezioni per le quali le scelte morali, e dunque quelle relative alla fine della vita, si esprimono in rigide forme universali, l'impianto di Là¨vinas si pone come possibilità , come una “terza via” tra i giganti dell'etica della sacralità  e della qualità  della vita.
2010
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14242/313441
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