Questo lavoro ਠnato sotto il segno di una sfida: far vivere la filosofia nella stampa. Pi๠volte nel testo utilizzerಠil corsivo di questa preposizione articolata per indicare un modo specifico di fare esperienza che avvicina il reale senza la pretesa di trattarlo come un oggetto a propria disposizione; questo avviene ogniqualvolta la vita di una persona passa attraverso una (nella) mediazione che condiziona ed orienta il suo comportamento in un modo che sfugge al suo controllo intenzionale. Tale mediazione, questo ਠil nucleo del teorico del lavoro, puಠessere sistemica e disumanizzante ma anche critica e liberante. Non tenterಠdi usare la stampa per fare filosofia. Non cercherಠneppure di applicare qualche categoria filosofica alla stampa per dire che cosa essa sia o che cosa dovrebbe fare. Quello che tenterಠdi realizzare ਠun'esperienza, nel senso pi๠profondo, radicale e trasformante del termine, tra un modo di pensare filosofico e un modo di comunicare nella società . Il primo si dispiega attraverso la difficoltà  di realizzare una teoria critica integrata. Il secondo ਠil modo di comunicare nella società  incarnato dall'essere un giornalista. Una teoria filosofica che ਠanche una pratica, un'esperienza e un atteggiamento, e una prassi sociale †" quella di fare esperienza del mondo per raccontarlo e condividerlo con altri - che puಠessere anche una riflessione autocritica. La teoria con cui ho cercato di avvicinare l'essere giornalista ਠconscia della complessità  sociale e non puಠpretendere di comprendere il mondo a partire da un singolo punto di vista. Essa cerca di attraversarlo integrando differenti metodologie, dialogando con diverse discipline scientifiche, principalmente sociologia e psicologia, in modo da far interagire molteplici prospettive intorno ad un campo di indagine mobile e discontinuo. In questo terreno la pratica filosofica ਠcostretta a riadattarsi continuamente intorno a ciಠcon cui condivide la ricerca della verità . Non ਠnà© un adeguamento dell'osservatore all'osservato, nà© una corrispondenza dell'osservato con l'osservatore, nà© una costruzione dell'osservato ad opera dell'osservatore, nà© una costruzione dell'osservato da parte di pi๠osservatori che partecipano ad un confronto argomentato; ਠun dialogo esperienziale che implica una continua trasformazione dei partecipanti, orientati alla ricerca delle migliori condizioni per ascoltare, senza ridurre la complessità  del mondo ed esprimere, senza costruire, ciಠche non puಠessere espresso: l'invisibile e l'inascoltabile che anima ogni relazione umana e sociale. Dietro quel “nel”, allora, c'ਠanche un metodo d'indagine radicalmente dialogico e non violento, capace di prendersi cura della verità  del reale con il coraggio di riconoscere, tutelare e difendere, senza reificare, le sue sfumature pi๠sfuggenti, insondabili, non concettualizzabili, senza forma, perturbanti; una danza di concetti intorno ad una vita in movimento per la quale si nutre profondo rispetto, che ci interpella a partire dal suo essere indisponibile, non identificabile, inappropriabile, non costruibile, “improduttiva”. Una danza in cui pensiero, linguaggio e azione, accompagnando l'emancipazione sociale, creano le basi della resistenza e del conflitto contro chi pensa la vita senza amarla: in questi termini parlerei di esperienza della verità  sociale. Essa, pertanto, pi๠che un fine a cui tendere, sarà  vissuta come un incontro animato dall'indisponibilità  della vita sociale ad essere trattata come un oggetto, una proprietà , un possesso o un ambiente da costruire. La complessità  del mondo sociale e l'enorme difficoltà  di interpretarlo sono un appello lanciato alla razionalità  †" intesa come un certo modo di correlare pensiero, linguaggio e azione †" affinchà© crei le condizioni per prendersene cura; esse non sono nà© un dato di fatto con il quale essere costretti a fare i conti tecnicamente, nà© l'effettività  immobilizzante ed inconoscibile da ridurre, semplificare o costruire per sopravvivere, autoconservarsi o autoriprodursi. La complessità  che avvolge la vita sociale ਠun'eco da interpretare. Qual ਠla vita con la quale la teoria critica condivide l'esperienza della verità  sociale? Tra le molte risposte possibili, la strada intrapresa in questo lavoro desidera avvicinare l'essere giornalisti al tempo della rivoluzione informazionale della comunicazione e, quindi, della società , della politica, dell'economia, della sfera pubblica e delle relazioni sociali tra persone. Con rivoluzione informazionale della comunicazione intendo il processo sociale alla “luce” del quale la dimensione antropologica ed etica del senso viene esclusa dalla vita delle persone per essere inclusa come mera informazione all'interno di processi e strutture dominativi di natura sistemica. Per comunicare senso non ਠpi๠necessario condividere un'esperienza ma ਠsufficiente valorizzare, trasmettere e scambiare un'informazione funzionale a sistemi dominativi di natura politica, economica e mediatica. Al centro di questa struttura sociale patologica fondata su modalità  di comunicazione estranianti sarà  considerata la figura del giornalista come funzione sistemica disposta a fornire prestazioni e come persona capace di resistere al dominio nel sistema oltre il sistema, mettendo a frutto il potere e la libertà  di comunicare con altri la verità  dell'alterità , ovvero la verità  di un'esperienza con le molteplici sfumature dell'alterità  libera da un dominio estraniante. Come ਠpossibile un tale avvitamento del senso nell'informazione? A quali condizioni l'umanità  viene internata nei sistemi sociali di dominio e con essa la libertà  nell'ingiustizia? Il potere di comunicare puà², senza scivolare nel dominio, liberare le relazioni umane ed istituzionali dalla diffusione sistemica del male? àˆ libertà  di comunicare quella in cui viene neutralizzata la verità  della dignità , del bene comune e della Costituzione? Senza la pretesa di fornire risposte risolutive, queste ed altre saranno le questioni affrontate da una prospettiva critica integrata, intermetodologica e interdisciplinare, in particolare attraverso il contributo di Michel Foucault, Niklas Luhmann e Jà¼rgen Habermas.

Sistemi di dominio e libertà  di comunicare: un percorso di teoria critica della stampa a partire da Michel Foucault, Niklas Luhmann e Jà¼rgen Habermas.

2013

Abstract

Questo lavoro ਠnato sotto il segno di una sfida: far vivere la filosofia nella stampa. Pi๠volte nel testo utilizzerಠil corsivo di questa preposizione articolata per indicare un modo specifico di fare esperienza che avvicina il reale senza la pretesa di trattarlo come un oggetto a propria disposizione; questo avviene ogniqualvolta la vita di una persona passa attraverso una (nella) mediazione che condiziona ed orienta il suo comportamento in un modo che sfugge al suo controllo intenzionale. Tale mediazione, questo ਠil nucleo del teorico del lavoro, puಠessere sistemica e disumanizzante ma anche critica e liberante. Non tenterಠdi usare la stampa per fare filosofia. Non cercherಠneppure di applicare qualche categoria filosofica alla stampa per dire che cosa essa sia o che cosa dovrebbe fare. Quello che tenterಠdi realizzare ਠun'esperienza, nel senso pi๠profondo, radicale e trasformante del termine, tra un modo di pensare filosofico e un modo di comunicare nella società . Il primo si dispiega attraverso la difficoltà  di realizzare una teoria critica integrata. Il secondo ਠil modo di comunicare nella società  incarnato dall'essere un giornalista. Una teoria filosofica che ਠanche una pratica, un'esperienza e un atteggiamento, e una prassi sociale †" quella di fare esperienza del mondo per raccontarlo e condividerlo con altri - che puಠessere anche una riflessione autocritica. La teoria con cui ho cercato di avvicinare l'essere giornalista ਠconscia della complessità  sociale e non puಠpretendere di comprendere il mondo a partire da un singolo punto di vista. Essa cerca di attraversarlo integrando differenti metodologie, dialogando con diverse discipline scientifiche, principalmente sociologia e psicologia, in modo da far interagire molteplici prospettive intorno ad un campo di indagine mobile e discontinuo. In questo terreno la pratica filosofica ਠcostretta a riadattarsi continuamente intorno a ciಠcon cui condivide la ricerca della verità . Non ਠnà© un adeguamento dell'osservatore all'osservato, nà© una corrispondenza dell'osservato con l'osservatore, nà© una costruzione dell'osservato ad opera dell'osservatore, nà© una costruzione dell'osservato da parte di pi๠osservatori che partecipano ad un confronto argomentato; ਠun dialogo esperienziale che implica una continua trasformazione dei partecipanti, orientati alla ricerca delle migliori condizioni per ascoltare, senza ridurre la complessità  del mondo ed esprimere, senza costruire, ciಠche non puಠessere espresso: l'invisibile e l'inascoltabile che anima ogni relazione umana e sociale. Dietro quel “nel”, allora, c'ਠanche un metodo d'indagine radicalmente dialogico e non violento, capace di prendersi cura della verità  del reale con il coraggio di riconoscere, tutelare e difendere, senza reificare, le sue sfumature pi๠sfuggenti, insondabili, non concettualizzabili, senza forma, perturbanti; una danza di concetti intorno ad una vita in movimento per la quale si nutre profondo rispetto, che ci interpella a partire dal suo essere indisponibile, non identificabile, inappropriabile, non costruibile, “improduttiva”. Una danza in cui pensiero, linguaggio e azione, accompagnando l'emancipazione sociale, creano le basi della resistenza e del conflitto contro chi pensa la vita senza amarla: in questi termini parlerei di esperienza della verità  sociale. Essa, pertanto, pi๠che un fine a cui tendere, sarà  vissuta come un incontro animato dall'indisponibilità  della vita sociale ad essere trattata come un oggetto, una proprietà , un possesso o un ambiente da costruire. La complessità  del mondo sociale e l'enorme difficoltà  di interpretarlo sono un appello lanciato alla razionalità  †" intesa come un certo modo di correlare pensiero, linguaggio e azione †" affinchà© crei le condizioni per prendersene cura; esse non sono nà© un dato di fatto con il quale essere costretti a fare i conti tecnicamente, nà© l'effettività  immobilizzante ed inconoscibile da ridurre, semplificare o costruire per sopravvivere, autoconservarsi o autoriprodursi. La complessità  che avvolge la vita sociale ਠun'eco da interpretare. Qual ਠla vita con la quale la teoria critica condivide l'esperienza della verità  sociale? Tra le molte risposte possibili, la strada intrapresa in questo lavoro desidera avvicinare l'essere giornalisti al tempo della rivoluzione informazionale della comunicazione e, quindi, della società , della politica, dell'economia, della sfera pubblica e delle relazioni sociali tra persone. Con rivoluzione informazionale della comunicazione intendo il processo sociale alla “luce” del quale la dimensione antropologica ed etica del senso viene esclusa dalla vita delle persone per essere inclusa come mera informazione all'interno di processi e strutture dominativi di natura sistemica. Per comunicare senso non ਠpi๠necessario condividere un'esperienza ma ਠsufficiente valorizzare, trasmettere e scambiare un'informazione funzionale a sistemi dominativi di natura politica, economica e mediatica. Al centro di questa struttura sociale patologica fondata su modalità  di comunicazione estranianti sarà  considerata la figura del giornalista come funzione sistemica disposta a fornire prestazioni e come persona capace di resistere al dominio nel sistema oltre il sistema, mettendo a frutto il potere e la libertà  di comunicare con altri la verità  dell'alterità , ovvero la verità  di un'esperienza con le molteplici sfumature dell'alterità  libera da un dominio estraniante. Come ਠpossibile un tale avvitamento del senso nell'informazione? A quali condizioni l'umanità  viene internata nei sistemi sociali di dominio e con essa la libertà  nell'ingiustizia? Il potere di comunicare puà², senza scivolare nel dominio, liberare le relazioni umane ed istituzionali dalla diffusione sistemica del male? àˆ libertà  di comunicare quella in cui viene neutralizzata la verità  della dignità , del bene comune e della Costituzione? Senza la pretesa di fornire risposte risolutive, queste ed altre saranno le questioni affrontate da una prospettiva critica integrata, intermetodologica e interdisciplinare, in particolare attraverso il contributo di Michel Foucault, Niklas Luhmann e Jà¼rgen Habermas.
2013
it
Tesi di Dottorato
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Il codice NBN di questa tesi è URN:NBN:IT:BNCF-314374