Il nucleo primitivo del Dioskourion dell'Agorà di Cirene risulta costituito, già in età arcaica, dal Tempio dei Dioscuri e dal prospiciente altare : tale cronologia ਠconfermata dal rinvenimento della coppa chiota con iscrizione (fine VII sec.a.C.) rinvenuta in prossimità del Tempio , benchà© le strutture attualmente superstiti dell'edificio debbano essere riferite al rifacimento successivo alla rivolta giudaica; ciಠche resta dell'altare, invece, documenta la monumentalizzazione di età classica. Intorno a questi due primi edifici si struttura, a partire dall'età ellenistica, un vero polo santuariale, con l'Hestiatorion , il Tempio del Mosaico a Meandro ed il Tempio di Afrodite , sul limite meridionale della platea; il Tempio di Cibele ਠl'ultimo ad essere realizzato e sembra inserirsi nell'esiguo spazio rimasto libero dell'area. I templi vengono ricostruiti dopo la rivolta giudaica ma il terremoto del 262 d.C., che, ricordiamo, non ਠunanimemente accettato come realtà storica , porta distruzione e conseguente abbandono: sull'area dell'Hestiatorion si impostano povere case di abitazione ed il Tempio di Afrodite doveva ormai essere ridotto ad un ammasso di rovine. In un arco di secolo, dalla ricostruzione successiva al terremoto del 262 d.C. fino al catastrofico terremoto del 365 d.C., evento con il quale termina la vita di questo Santuario, l'evidenza archeologica testimonia un progressivo depotenziamento dell'antica cultualità : una continuità del culto ਠsolo ipotizzabile per il Tempio dei Dioscuri, pi๠tangibile, invece, per il Tempio di Cibele, in cui la presenza del sacrario deve aver comportato il persistere di una ritualità : proprio in connessione con la terza fase del Tempio, una ricostruzione successiva al terremoto del 262 d.C. che si chiude con il terremoto del 365 d.C., ਠavvenuto nel 2003 il fortunato rinvenimento del deposito votivo nell'ambiente C, US 3, oggetto della presente ricerca. Durante le operazioni di smontaggio del crollo nella cella meridionale affioravano: due altari monolitici rettangolari in calcare, ancora in situ, difficilmente databili in quanto parte di una tipologia ripetuta dal VI sec.a.C. fino in età romana; 21 lucerne frammentarie (una sola integra), in ceramica comune, datate fra il III e il IV sec.d.C. ; 12 incensieri in stato frammentario, sempre databili in un ampio arco cronologico fra III e IV sec.d.C. , ma soprattutto i 75 reperti scultorei del nostro Catalogo, rinvenuti in parte rovesciati a terra per la violenza del sisma, in parte ancora in situ allineati lungo i banconi realizzati nella cella meridionale proprio in questa terza fase del Tempio . Non sfugge la criticità di definire come deposito votivo l'associazione in strato di materiali scultorei eterogenei quanto alle tipologie e alla cronologia (dall'età ellenistica al 175-177 d.C., arco di anni in cui si data il ritratto di Commodo): se, del resto, si puಠcomprendere come esemplari di plastica ideale o statuette votive abbiano potuto essere conservate ad uso cultuale, non ਠperspicuo come esemplari di plastica iconica abbiano potuto essere coinvolti ad usum pietatis: l'ipotesi ਠche siano stati †œtrasformati†� ad uso votivo, vale a dire tesaurizzati come vestigia di un passato in rapido dissolvimento, cui, tramite l'iconografia, si tributa una forma di devozione . Il momento storico e la transizione di modelli culturali e religiosi potrebbero spiegare questa forma di †œtesaurizzazione†�: per la città , la fase successiva al terremoto del 262 d.C. ਠun momento di crisi, in cui c'ਠla rifondazione come Claudiopoli ad opera di Claudio II (268-269 d.C.) e l'attività edificatoria ਠlimitata alla ricostruzione dell'esistente , con un evidente reimpiego di materiali precedenti come si riscontra anche per il Tempio di Cibele. In concomitanza, ragion per cui ਠlegittimo parlare di transizione, si assiste ad una contrazione del paganesimo e ad un'affermazione della comunità cristiana, già radicata alla metà del III sec.d.C., proprio gli anni in cui possiamo datare la nostra deposizione; nella prima metà del IV sec. il cristianesimo ਠla religione dominante e, all'epoca di Costantino, la Pentapoli era una provincia cristiana ; l'editto di Costantinopoli del 392 d.C. emanato da Teodosio, con la proibizione di ogni forma di rito pagano, sancisce ufficialmente quella che ormai era una realtà della prassi comune . Dunque, in un tale frangente, ਠplausibile che un singolo o una ristretta comunità -in una fase di declino dei culti tradizionali non abbiamo testimonianze epigrafiche che possano corroborare l'ipotesi, pur suggestiva, dell'intervento di un collegio sacerdotale- abbiano raccolto e devotamente conservato, per una frequentazione ristretta, come fa supporre la rifunzionalizzazione degli ambienti interni con la conseguente riduzione degli spazi: rilievi, teste, statuette, ritratti, cui ancora si poteva riconoscere un valore identitario della tradizione pagana. Di fatto, il deposito di sculture, pur nell'eterogeneità delle tipologie, sembra rappresentare in modo paradigmatico le pi๠antiche tradizioni cultuali di Cirene: il sincretismo con il pantheon greco-libyo, l'influsso preponderante delle divinità orientali come Cibele ed Iside; le divinità greche, quelle femminili, con la presenza radicatissima delle dee di Eleusi, di Afrodite ed Ecate, quindi le divinità maschili, Dioniso, Ermes, Zeus, Priapo ed Efesto. Ma si possono forse individuare anche culti connessi con la storia politica della città , come forme votive espressione di ghene aristocratici, analogamente a culti dinastici come sembrerebbero testimoniare i due ritratti del deposito, per cui si ਠnotata l'aria di famiglia con la ritrattistica tolemaica . Si puಠconcludere, quindi, che, nel corso della terza ed ultima fase di vita del Tempio, si siano volutamente raccolte e deposte le sculture nella cella meridionale per farne oggetto di †œdevozione†� da parte di chi in esse riconosceva ancora un valore, forse non di semplice apprezzamento †œantiquario†� ma piuttosto di affinità semantica; l'auspicio, dunque, ਠche future ricerche nel Dioskourion dell'Agorà ma soprattutto nelle immediate adiacenze del Tempio di Cibele possano ulteriormente corroborare, con l'evidenza archeologica, l'ipotesi di studio fin qui percorsa.
Il deposito votivo dal Tempio di Cibele nel quartiere dell'Agorà di Cirene.
2013
Abstract
Il nucleo primitivo del Dioskourion dell'Agorà di Cirene risulta costituito, già in età arcaica, dal Tempio dei Dioscuri e dal prospiciente altare : tale cronologia ਠconfermata dal rinvenimento della coppa chiota con iscrizione (fine VII sec.a.C.) rinvenuta in prossimità del Tempio , benchà© le strutture attualmente superstiti dell'edificio debbano essere riferite al rifacimento successivo alla rivolta giudaica; ciಠche resta dell'altare, invece, documenta la monumentalizzazione di età classica. Intorno a questi due primi edifici si struttura, a partire dall'età ellenistica, un vero polo santuariale, con l'Hestiatorion , il Tempio del Mosaico a Meandro ed il Tempio di Afrodite , sul limite meridionale della platea; il Tempio di Cibele ਠl'ultimo ad essere realizzato e sembra inserirsi nell'esiguo spazio rimasto libero dell'area. I templi vengono ricostruiti dopo la rivolta giudaica ma il terremoto del 262 d.C., che, ricordiamo, non ਠunanimemente accettato come realtà storica , porta distruzione e conseguente abbandono: sull'area dell'Hestiatorion si impostano povere case di abitazione ed il Tempio di Afrodite doveva ormai essere ridotto ad un ammasso di rovine. In un arco di secolo, dalla ricostruzione successiva al terremoto del 262 d.C. fino al catastrofico terremoto del 365 d.C., evento con il quale termina la vita di questo Santuario, l'evidenza archeologica testimonia un progressivo depotenziamento dell'antica cultualità : una continuità del culto ਠsolo ipotizzabile per il Tempio dei Dioscuri, pi๠tangibile, invece, per il Tempio di Cibele, in cui la presenza del sacrario deve aver comportato il persistere di una ritualità : proprio in connessione con la terza fase del Tempio, una ricostruzione successiva al terremoto del 262 d.C. che si chiude con il terremoto del 365 d.C., ਠavvenuto nel 2003 il fortunato rinvenimento del deposito votivo nell'ambiente C, US 3, oggetto della presente ricerca. Durante le operazioni di smontaggio del crollo nella cella meridionale affioravano: due altari monolitici rettangolari in calcare, ancora in situ, difficilmente databili in quanto parte di una tipologia ripetuta dal VI sec.a.C. fino in età romana; 21 lucerne frammentarie (una sola integra), in ceramica comune, datate fra il III e il IV sec.d.C. ; 12 incensieri in stato frammentario, sempre databili in un ampio arco cronologico fra III e IV sec.d.C. , ma soprattutto i 75 reperti scultorei del nostro Catalogo, rinvenuti in parte rovesciati a terra per la violenza del sisma, in parte ancora in situ allineati lungo i banconi realizzati nella cella meridionale proprio in questa terza fase del Tempio . Non sfugge la criticità di definire come deposito votivo l'associazione in strato di materiali scultorei eterogenei quanto alle tipologie e alla cronologia (dall'età ellenistica al 175-177 d.C., arco di anni in cui si data il ritratto di Commodo): se, del resto, si puಠcomprendere come esemplari di plastica ideale o statuette votive abbiano potuto essere conservate ad uso cultuale, non ਠperspicuo come esemplari di plastica iconica abbiano potuto essere coinvolti ad usum pietatis: l'ipotesi ਠche siano stati †œtrasformati†� ad uso votivo, vale a dire tesaurizzati come vestigia di un passato in rapido dissolvimento, cui, tramite l'iconografia, si tributa una forma di devozione . Il momento storico e la transizione di modelli culturali e religiosi potrebbero spiegare questa forma di †œtesaurizzazione†�: per la città , la fase successiva al terremoto del 262 d.C. ਠun momento di crisi, in cui c'ਠla rifondazione come Claudiopoli ad opera di Claudio II (268-269 d.C.) e l'attività edificatoria ਠlimitata alla ricostruzione dell'esistente , con un evidente reimpiego di materiali precedenti come si riscontra anche per il Tempio di Cibele. In concomitanza, ragion per cui ਠlegittimo parlare di transizione, si assiste ad una contrazione del paganesimo e ad un'affermazione della comunità cristiana, già radicata alla metà del III sec.d.C., proprio gli anni in cui possiamo datare la nostra deposizione; nella prima metà del IV sec. il cristianesimo ਠla religione dominante e, all'epoca di Costantino, la Pentapoli era una provincia cristiana ; l'editto di Costantinopoli del 392 d.C. emanato da Teodosio, con la proibizione di ogni forma di rito pagano, sancisce ufficialmente quella che ormai era una realtà della prassi comune . Dunque, in un tale frangente, ਠplausibile che un singolo o una ristretta comunità -in una fase di declino dei culti tradizionali non abbiamo testimonianze epigrafiche che possano corroborare l'ipotesi, pur suggestiva, dell'intervento di un collegio sacerdotale- abbiano raccolto e devotamente conservato, per una frequentazione ristretta, come fa supporre la rifunzionalizzazione degli ambienti interni con la conseguente riduzione degli spazi: rilievi, teste, statuette, ritratti, cui ancora si poteva riconoscere un valore identitario della tradizione pagana. Di fatto, il deposito di sculture, pur nell'eterogeneità delle tipologie, sembra rappresentare in modo paradigmatico le pi๠antiche tradizioni cultuali di Cirene: il sincretismo con il pantheon greco-libyo, l'influsso preponderante delle divinità orientali come Cibele ed Iside; le divinità greche, quelle femminili, con la presenza radicatissima delle dee di Eleusi, di Afrodite ed Ecate, quindi le divinità maschili, Dioniso, Ermes, Zeus, Priapo ed Efesto. Ma si possono forse individuare anche culti connessi con la storia politica della città , come forme votive espressione di ghene aristocratici, analogamente a culti dinastici come sembrerebbero testimoniare i due ritratti del deposito, per cui si ਠnotata l'aria di famiglia con la ritrattistica tolemaica . Si puಠconcludere, quindi, che, nel corso della terza ed ultima fase di vita del Tempio, si siano volutamente raccolte e deposte le sculture nella cella meridionale per farne oggetto di †œdevozione†� da parte di chi in esse riconosceva ancora un valore, forse non di semplice apprezzamento †œantiquario†� ma piuttosto di affinità semantica; l'auspicio, dunque, ਠche future ricerche nel Dioskourion dell'Agorà ma soprattutto nelle immediate adiacenze del Tempio di Cibele possano ulteriormente corroborare, con l'evidenza archeologica, l'ipotesi di studio fin qui percorsa.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14242/314375
URN:NBN:IT:BNCF-314375