Questa tesi di dottorato rappresenta un primo tentativo organico di ricostruzione delle caratteristiche strutturali e delle attività  funzionali dell'Opera Nazionale per la protezione della Maternità  e dell'Infanzia (Onmi), ente parastatale istituto nel 1925 e soppresso nel 1975, finalizzato alla profilassi e all'assistenza medico-sociale delle donne, in quanto madri, e dei fanciulli, fino al raggiungimento della maggiore età , che si trovavano in stato di bisogno permanente e/o contingente. La ricerca ਠcircoscritta al contesto storico†"ideologico degli anni del fascismo, con il fine di evidenziare quanto ed in che modo la gestione e l'organizzazione amministrativa dell'Opera corra parallela con la storia istituzionale del regime, tenendo, pertanto, in considerazione aspetti tipici dell'ingerenza del fascismo nella pubblica amministrazione, tra cui maggiore rilevanza assumono: la strumentalità  dei grandi istituti rispetto alle proprie politiche; la penetrazione del partito nell'apparato amministrativo degli enti; il loro disarmonico sviluppo in chiave nord-sud e centro-periferia. Seguendo questo percorso di ricerca emerge, in primo luogo, l'assenza di una reale comprensione dello spirito sociale ed assistenziale che il regime avrebbe voluto conferire all'Opera, basato non pi๠su una cura dell'assistito in termini filantropici e caritativi, finalizzata al controllo ed alla sicurezza sociale, ma su un di un embrionale stadio di quello che oggi potremmo definire social security. L'ente finirà , percià², per divenire il vettore di altri obiettivi del regime tra cui in primo luogo ਠstato riscontrato il forte legame con le politiche demografiche e propagandistiche finendo, anch'esso, come nel caso degli altri enti previdenziali ed assistenziali istituti dal fascismo, nelle mani, spesso inadeguate, di una dirigenza di estrazione prevalentemente partitica che ne legherà  la gestione a pratiche particolaristiche e clientelari. L'analisi, in ultimo, dal punto di vista del gradiente territoriale finisce per vedere riprodotte le differenze strutturali e funzionali preesistenti tra il nord ed il sud del paese, mentre dall'analisi centro-periferia emerge una netta predominanza delle politiche statali rispetto a quelle locali ma anche un pi๠stretto collegamento tra le due realtà  che consentirà  al regime di avere un quadro effettivo e concreto delle realtà  provinciali coinvolgendo nel sistema di governo uomini e mezzi. Sistema di governo reticolato, dunque, che fu in grado di coinvolgere diverse articolazioni della vita politica ed amministrativa, che, se da un lato, posero adito a corruzioni e clientele, dall'altro posero l'accento su di un tentativo di riforma della pubblica amministrazione.

La creatura tipica del regime: l'Opera Nazionale Maternità  e Infanzia nel ventennio fascista (1925-43)

2006

Abstract

Questa tesi di dottorato rappresenta un primo tentativo organico di ricostruzione delle caratteristiche strutturali e delle attività  funzionali dell'Opera Nazionale per la protezione della Maternità  e dell'Infanzia (Onmi), ente parastatale istituto nel 1925 e soppresso nel 1975, finalizzato alla profilassi e all'assistenza medico-sociale delle donne, in quanto madri, e dei fanciulli, fino al raggiungimento della maggiore età , che si trovavano in stato di bisogno permanente e/o contingente. La ricerca ਠcircoscritta al contesto storico†"ideologico degli anni del fascismo, con il fine di evidenziare quanto ed in che modo la gestione e l'organizzazione amministrativa dell'Opera corra parallela con la storia istituzionale del regime, tenendo, pertanto, in considerazione aspetti tipici dell'ingerenza del fascismo nella pubblica amministrazione, tra cui maggiore rilevanza assumono: la strumentalità  dei grandi istituti rispetto alle proprie politiche; la penetrazione del partito nell'apparato amministrativo degli enti; il loro disarmonico sviluppo in chiave nord-sud e centro-periferia. Seguendo questo percorso di ricerca emerge, in primo luogo, l'assenza di una reale comprensione dello spirito sociale ed assistenziale che il regime avrebbe voluto conferire all'Opera, basato non pi๠su una cura dell'assistito in termini filantropici e caritativi, finalizzata al controllo ed alla sicurezza sociale, ma su un di un embrionale stadio di quello che oggi potremmo definire social security. L'ente finirà , percià², per divenire il vettore di altri obiettivi del regime tra cui in primo luogo ਠstato riscontrato il forte legame con le politiche demografiche e propagandistiche finendo, anch'esso, come nel caso degli altri enti previdenziali ed assistenziali istituti dal fascismo, nelle mani, spesso inadeguate, di una dirigenza di estrazione prevalentemente partitica che ne legherà  la gestione a pratiche particolaristiche e clientelari. L'analisi, in ultimo, dal punto di vista del gradiente territoriale finisce per vedere riprodotte le differenze strutturali e funzionali preesistenti tra il nord ed il sud del paese, mentre dall'analisi centro-periferia emerge una netta predominanza delle politiche statali rispetto a quelle locali ma anche un pi๠stretto collegamento tra le due realtà  che consentirà  al regime di avere un quadro effettivo e concreto delle realtà  provinciali coinvolgendo nel sistema di governo uomini e mezzi. Sistema di governo reticolato, dunque, che fu in grado di coinvolgere diverse articolazioni della vita politica ed amministrativa, che, se da un lato, posero adito a corruzioni e clientele, dall'altro posero l'accento su di un tentativo di riforma della pubblica amministrazione.
2006
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