Il senso dell'identità  personale ਠforse il prodotto sociale pi๠significativo del processo di modernizzazione/secolarizzazione che ha investito la società  occidentale almeno a partire dal XV secolo. Il Soggetto moderno ha conosciuto pi๠di un momento di crisi. Due di questi sembrano particolarmente cruciali: il primo, nel periodo di passaggio dal XIX secolo al XX, il secondo nel passaggio dal secondo al terzo millennio. La prima di queste crisi si verifica ad inizio Novecento; la seconda al volgere del millennio †" quest'ultima con un significativo anticipo verso la fine degli anni Sessanta del XX secolo. Questi momenti di “catastrofe” del Soggetto sono in relazione a fasi in cui si agglutinano e precipitano gli effetti del mutamento sociale, negli ultimi cento anni grazie anche agli sviluppi e alle trasformazioni nelle tecnologie della comunicazione, e in cui si incrina la coerenza fra i sistemi di senso affermati socialmente e i significati percepiti individualmente; di questo ne danno prova e sintomo le produzioni estetiche, oltre che quelle critiche. Ci siamo rivolti alle une e alle altre per provare a tracciare una mappa del percorso del Soggetto, facendo particolarmente attenzione al ruolo che le tecnologie della comunicazione hanno avuto e continuano ad avere. In questa prospettiva gli anni a cavallo fra XIX e XX secolo sono stati il periodo in cui il romanzo come forma elettiva della narrazione moderna del Sà© ha raggiunto i suoi apici e si ਠavviato verso al sua dissoluzione. Mettendo fra parentesi opere capitali come l'Ulisse di James Joyce o la Recherche di Marcel Proust ਠstata la cultura di lingua tedesca a produrre la maggiore quantità  di opere significative. Opere che mettono †" tutte, probabilmente per una serie di condizioni “privilegiate” †" al centro la profonda crisi vissuta dalla società  e dall'individuo dell'epoca. Alcuni scrittori, come Franz Werfel o Stefan Zweig, hanno scritto del crollo di un sistema politico e dell'intero universo simbolico di cui questo faceva parte. Altri, come Thomas Mann, Robert Musil, Hermann Broch, Franz Kafka, Robert Walser, si sono interrogati attraverso i personaggi messi in scena direttamente del destino dell'individuo loro contemporaneo. Di seguito, Elias Canetti, Gottfried Benn hanno esplorato percorsi che conducono ad esiti di incomunicabilità  e di annullamento del Soggetto come approdo estremo della crisi del Sà© moderno. La dissoluzione del romanzo borghese come forma specifica di espressione del Soggetto moderno †" che riflette la crisi di questo †" lascia il posto ed ਠgenerata dall'affermarsi di altri formati comunicativi, in particolare quelli audiovisivi: cinema, radio, fumetto, ma prima di tutto il cinema, poi quelli in cui si esprime la dimensione della serialità , anche se naturalmente la forma romanzo non sparisce. àˆ in queste dimensioni, in parte “nuove”, in parte rimediazioni di quelle classiche, che ritroviamo le riflessioni †" pi๠o meno consapevoli, esplicite †" sulla condizione del Sà© nel contemporaneo, un periodo che parte dagli anni immediatamente successivi alla II guerra mondiale per spingersi fino ad oggi. Abbiamo provato a trovare nella narrativa contemporanea di lingua tedesca, in autori come Friedrich Dà¼rrenmatt e Max Frisch, nei romanzi della science fiction di Philip K. Dick e James G. Ballard e ancora, nella narrativa postmoderna di David Foster Wallace e in alcune pellicole la conferma dei possibili parallelismi, delle eventuali analogie nella percezione dell'identità  e della sua relazione con la realtà  sociale circostante fra i due periodi †" o, in alternativa, eventuali differenze. Oggi, come all'inizio del XX secolo, si sommano per alcuni di noi, i nati dopo la II guerra mondiale, due accelerazioni del tempo, quella sociale e quella personale, che si traducono perಠin una compressione dello stesso, e quindi nel rischio di percepire una stasi assoluta, cieca. Una palude temporale stagnante, sterile, terminale. Perso †" insieme alle “grandi narrazioni” della tradizione sopravvissuta (la religione) e dell'utopia modernista (la rivoluzione, il progresso), se vogliamo proprio offrirci una sponda al malessere che viviamo †" il senso del “vivere in prospettiva”, privi di direzione, percepiamo una crisi radicale, insanabile. Ci rendiamo conto che questa condizione ਠ†" anche †" il riflesso di una perdita, quella della prospettiva di un mondo pi๠egualitario, “giusto”, “libero”. Che la propria “visione del mondo” provenga da una prospettiva religiosa o laica, liberale o marxista, si percepisce comunque il fallimento delle promesse implicite nelle “grandi narrazioni”. Dal modello dell'uomo nato dall'Umanesimo, Amleto, al campione della tarda modernità  descritto in tanti romanzi e film, intravediamo un unico filo di un lungo crepuscolo, ormai diventato tramonto, che marca il fallimento dell'illusione della libertà  e della potenza dei moderni, sul piano individuale quanto su quello collettivo. Umanesimo, illuminismo, liberalismo, marxismo come forme di emancipazione collettiva ed individuale si ribaltano e si abbattono sulla considerazione di sà© dei rappresentanti delle à©lite intellettuali, inermi e rassegnati di fronte al disastro delle loro aspettative e illusioni. Possiamo considerare questo aspetto come un'ulteriore articolazione del senso di alienazione che provano gli intellettuali, anche in questo separati da un ruolo che hanno sentito a lungo come proprio: l'impossibilità  ad agire nei confronti della sofferenza, del dolore, dell'ingiustizia †" di cui il proprio disagio esistenziale ਠuna declinazione, forse anche imbarazzante di fronte all'abisso dell'oppressione, dello sfruttamento, della schiavità¹. L'essenza della condizione umana rimanda comunque alla parabola del soggetto moderno e ai suoi esiti terminali, cosଠcome sono stati espressi attraverso la saggistica e la letteratura del Novecento, di cui noi abbiamo preso a prestito alcuni protagonisti come idealtipi, come casi paragonabili a individui reali da interrogare sulla propria vita, sulla curva discendente percorsa dal soggetto moderno, sulla sua caduta. Assistiamo quindi a come il senso di questa caduta si rappresenta nella consapevolezza di coloro che la descrivono attraverso i personaggi che mettono sulla scena dei loro romanzi e dei loro film. Sfumato l'orizzonte del sacro, partecipando della condizione del dolore e dello sterminio che sembra di tutto l'umano, rimane ben poco cui far riferimento, cui ancorarsi. Di qui la possibile tentazione di “sparire a se stessi”, di risolvere l'enigma della morte con un rilancio sulla posta in gioco, attraverso la trasformazione in qualcos'altro. Da qui, forse, arrivati al traguardo di un pressochà© completo di dissipazione dell'individualità  e di “disincantamento del mondo”, sembra di leggere gli indizi di un suo “reincanto”: attraverso le declinazioni triviali, superficiali, certo, delle varie articolazioni della galassia New Age, o la dimensione decisamente pi๠profonda delle interazioni con il mondo digitale, la Rete e gli universi sintetici che questi alimentano e propongono; ma, ancor di pià¹, attraverso il ritorno del tutto laicizzato, “disincantato”, all'uso di categorie arcaiche, primordiali, come il caso, il destino, la necessità , ma rese impersonali, astratte, aliene, per spiegarsi e giustificare gli eventi percepiti come significativi nelle biografie individuali. Forze cieche, prive di intenzioni e di scopo †" e per questo a maggior ragione incontrollabili, imprevedibili, fatali. Ma utili a imbastire una plausibile, forse rassicurante, “narrazione del Sà©” che ridia “senso” a posteriori agli eventi di cui ਠstata costellata la nostra vicenda personale e allontanino l'incombere della morte, che rimane comunque inesorabile sullo sfondo della nostra consapevolezza, irriducibile, indecifrabile, eterna.

Sparire a se stessi

2013

Abstract

Il senso dell'identità  personale ਠforse il prodotto sociale pi๠significativo del processo di modernizzazione/secolarizzazione che ha investito la società  occidentale almeno a partire dal XV secolo. Il Soggetto moderno ha conosciuto pi๠di un momento di crisi. Due di questi sembrano particolarmente cruciali: il primo, nel periodo di passaggio dal XIX secolo al XX, il secondo nel passaggio dal secondo al terzo millennio. La prima di queste crisi si verifica ad inizio Novecento; la seconda al volgere del millennio †" quest'ultima con un significativo anticipo verso la fine degli anni Sessanta del XX secolo. Questi momenti di “catastrofe” del Soggetto sono in relazione a fasi in cui si agglutinano e precipitano gli effetti del mutamento sociale, negli ultimi cento anni grazie anche agli sviluppi e alle trasformazioni nelle tecnologie della comunicazione, e in cui si incrina la coerenza fra i sistemi di senso affermati socialmente e i significati percepiti individualmente; di questo ne danno prova e sintomo le produzioni estetiche, oltre che quelle critiche. Ci siamo rivolti alle une e alle altre per provare a tracciare una mappa del percorso del Soggetto, facendo particolarmente attenzione al ruolo che le tecnologie della comunicazione hanno avuto e continuano ad avere. In questa prospettiva gli anni a cavallo fra XIX e XX secolo sono stati il periodo in cui il romanzo come forma elettiva della narrazione moderna del Sà© ha raggiunto i suoi apici e si ਠavviato verso al sua dissoluzione. Mettendo fra parentesi opere capitali come l'Ulisse di James Joyce o la Recherche di Marcel Proust ਠstata la cultura di lingua tedesca a produrre la maggiore quantità  di opere significative. Opere che mettono †" tutte, probabilmente per una serie di condizioni “privilegiate” †" al centro la profonda crisi vissuta dalla società  e dall'individuo dell'epoca. Alcuni scrittori, come Franz Werfel o Stefan Zweig, hanno scritto del crollo di un sistema politico e dell'intero universo simbolico di cui questo faceva parte. Altri, come Thomas Mann, Robert Musil, Hermann Broch, Franz Kafka, Robert Walser, si sono interrogati attraverso i personaggi messi in scena direttamente del destino dell'individuo loro contemporaneo. Di seguito, Elias Canetti, Gottfried Benn hanno esplorato percorsi che conducono ad esiti di incomunicabilità  e di annullamento del Soggetto come approdo estremo della crisi del Sà© moderno. La dissoluzione del romanzo borghese come forma specifica di espressione del Soggetto moderno †" che riflette la crisi di questo †" lascia il posto ed ਠgenerata dall'affermarsi di altri formati comunicativi, in particolare quelli audiovisivi: cinema, radio, fumetto, ma prima di tutto il cinema, poi quelli in cui si esprime la dimensione della serialità , anche se naturalmente la forma romanzo non sparisce. àˆ in queste dimensioni, in parte “nuove”, in parte rimediazioni di quelle classiche, che ritroviamo le riflessioni †" pi๠o meno consapevoli, esplicite †" sulla condizione del Sà© nel contemporaneo, un periodo che parte dagli anni immediatamente successivi alla II guerra mondiale per spingersi fino ad oggi. Abbiamo provato a trovare nella narrativa contemporanea di lingua tedesca, in autori come Friedrich Dà¼rrenmatt e Max Frisch, nei romanzi della science fiction di Philip K. Dick e James G. Ballard e ancora, nella narrativa postmoderna di David Foster Wallace e in alcune pellicole la conferma dei possibili parallelismi, delle eventuali analogie nella percezione dell'identità  e della sua relazione con la realtà  sociale circostante fra i due periodi †" o, in alternativa, eventuali differenze. Oggi, come all'inizio del XX secolo, si sommano per alcuni di noi, i nati dopo la II guerra mondiale, due accelerazioni del tempo, quella sociale e quella personale, che si traducono perಠin una compressione dello stesso, e quindi nel rischio di percepire una stasi assoluta, cieca. Una palude temporale stagnante, sterile, terminale. Perso †" insieme alle “grandi narrazioni” della tradizione sopravvissuta (la religione) e dell'utopia modernista (la rivoluzione, il progresso), se vogliamo proprio offrirci una sponda al malessere che viviamo †" il senso del “vivere in prospettiva”, privi di direzione, percepiamo una crisi radicale, insanabile. Ci rendiamo conto che questa condizione ਠ†" anche †" il riflesso di una perdita, quella della prospettiva di un mondo pi๠egualitario, “giusto”, “libero”. Che la propria “visione del mondo” provenga da una prospettiva religiosa o laica, liberale o marxista, si percepisce comunque il fallimento delle promesse implicite nelle “grandi narrazioni”. Dal modello dell'uomo nato dall'Umanesimo, Amleto, al campione della tarda modernità  descritto in tanti romanzi e film, intravediamo un unico filo di un lungo crepuscolo, ormai diventato tramonto, che marca il fallimento dell'illusione della libertà  e della potenza dei moderni, sul piano individuale quanto su quello collettivo. Umanesimo, illuminismo, liberalismo, marxismo come forme di emancipazione collettiva ed individuale si ribaltano e si abbattono sulla considerazione di sà© dei rappresentanti delle à©lite intellettuali, inermi e rassegnati di fronte al disastro delle loro aspettative e illusioni. Possiamo considerare questo aspetto come un'ulteriore articolazione del senso di alienazione che provano gli intellettuali, anche in questo separati da un ruolo che hanno sentito a lungo come proprio: l'impossibilità  ad agire nei confronti della sofferenza, del dolore, dell'ingiustizia †" di cui il proprio disagio esistenziale ਠuna declinazione, forse anche imbarazzante di fronte all'abisso dell'oppressione, dello sfruttamento, della schiavità¹. L'essenza della condizione umana rimanda comunque alla parabola del soggetto moderno e ai suoi esiti terminali, cosଠcome sono stati espressi attraverso la saggistica e la letteratura del Novecento, di cui noi abbiamo preso a prestito alcuni protagonisti come idealtipi, come casi paragonabili a individui reali da interrogare sulla propria vita, sulla curva discendente percorsa dal soggetto moderno, sulla sua caduta. Assistiamo quindi a come il senso di questa caduta si rappresenta nella consapevolezza di coloro che la descrivono attraverso i personaggi che mettono sulla scena dei loro romanzi e dei loro film. Sfumato l'orizzonte del sacro, partecipando della condizione del dolore e dello sterminio che sembra di tutto l'umano, rimane ben poco cui far riferimento, cui ancorarsi. Di qui la possibile tentazione di “sparire a se stessi”, di risolvere l'enigma della morte con un rilancio sulla posta in gioco, attraverso la trasformazione in qualcos'altro. Da qui, forse, arrivati al traguardo di un pressochà© completo di dissipazione dell'individualità  e di “disincantamento del mondo”, sembra di leggere gli indizi di un suo “reincanto”: attraverso le declinazioni triviali, superficiali, certo, delle varie articolazioni della galassia New Age, o la dimensione decisamente pi๠profonda delle interazioni con il mondo digitale, la Rete e gli universi sintetici che questi alimentano e propongono; ma, ancor di pià¹, attraverso il ritorno del tutto laicizzato, “disincantato”, all'uso di categorie arcaiche, primordiali, come il caso, il destino, la necessità , ma rese impersonali, astratte, aliene, per spiegarsi e giustificare gli eventi percepiti come significativi nelle biografie individuali. Forze cieche, prive di intenzioni e di scopo †" e per questo a maggior ragione incontrollabili, imprevedibili, fatali. Ma utili a imbastire una plausibile, forse rassicurante, “narrazione del Sà©” che ridia “senso” a posteriori agli eventi di cui ਠstata costellata la nostra vicenda personale e allontanino l'incombere della morte, che rimane comunque inesorabile sullo sfondo della nostra consapevolezza, irriducibile, indecifrabile, eterna.
2013
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