Nonostante il sindacalismo rivoluzionario costituisca un capitolo importante per la comprensione della storia dellࢠItalia liberale, la ricostruzione della sua lunga e complessa vicenda rappresenta ancora una questione storiografica aperta. Il carattere frammentario e disomogeneo del movimento sindacalista sembra riflesso nella bibliografia degli studi ad esso dedicati: a tuttࢠoggi, infatti, non àƒ¨ possibile rintracciare unࢠopera sistematica dedicata allࢠanalisi delle sue diverse fasi, leaders, luoghi, etc.. Lࢠunica, parziale eccezione àƒ¨ rappresentata da A. Riosa, Il Sindacalismo rivoluzionario in Italia, e la lotta politica nel P. S. I. dell'etàƒ giolittiana: la scelta di limitare lo studio agli eventi compresi nel lasso di tempo 1902-1908, peràƒ², lo rendono un testo non totalmente esaustivo, sebbene ricco di spunti interpretativi. Pur essendo stati fissati alcuni punti condivisi da gran parte degli studiosi che si sono interessati del movimento sindacalista, la sua storia conserva tuttora grosse lacune e notevoli luoghi oscuri degni di un approfondimento: lࢠorigine meridionale di gran parte del gruppo dirigente; lࢠanalisi delle sue componenti sociali; la geografia della sua espansione e del suo radicamento; lo studio dei metodi di lotta e la natura delle agitazioni da esso organizzate. Tutte questioni che, per essere comprese, vanno inquadrate nellࢠambito piàƒ¹ generale delle trasformazioni sociali che accompagnarono il movimento operaio italiano in etàƒ liberale. Per far questo bisogna uscir fuori dallo schema interpretativo classico, definito con il termine di ࢠetàƒ giolittianaࢠe porsi piuttosto nellࢠottica del processo carsico di polarizzazione allora in atto nella societàƒ italiana. Al di làƒ delle diverse fasi e problematiche che ne segnarono le vicende, il tratto distintivo del sindacalismo rivoluzionario fu rappresentato da una progressiva radicalizzazione a sinistra, trasversale e parzialmente indipendente dal succedersi dei governi: nato in seno alla fazione intransigente, esso giunse ad assumere posizioni anarcoidi ed esterne al P. S. I.. Nonostante conservi ancora molteplici motivi dࢠinteresse, il ࢠgiolittismoࢠsi rivela una categoria sostanzialmente inadatta alla comprensione del fenomeno politico in questione, poichàƒ© rischia di non mostrare con la dovuta chiarezza la dinamica di contrapposizione sociale che caratterizzàƒ² in maniera crescente lo sviluppo economico del paese in quegli anni e di cui il sindacalismo rivoluzionario rappresentàƒ² uno dei fenomeni piàƒ¹ significativi. Inoltre, come conferma della necessitàƒ di superare il ࢠparadigma giolittianoࢠ, va sottolineata anche lࢠimportanza del contesto socialista europeo, spesso sottovalutato negli studi dedicati al problema del sindacalismo rivoluzionario in Italia. Lࢠacceso dibattito interno alla II Internazionale sulla cosiddetta ࢠcrisi del marxismoࢠe le conseguenti ricadute sui partiti socialisti nazionali, ebbero naturalmente un influsso notevole nel determinare le scelte dei rivoluzionari italiani, soprattutto nei primi tempi. Lࢠottica piàƒ¹ generale del mio lavoro, dunque, àƒ¨ rappresentata dallࢠevoluzione delle lotte sociali in Italia e dalla definizione dellࢠimportanza del ruolo avuto dai sindacalisti rivoluzionari in tale processo. Allࢠinterno di questa cornice generale àƒ¨ possibile suddividere la storia del sindacalismo italiano in tre grandi periodi. Il primo, relativo alle sue origini, àƒ¨ caratterizzato dal forte nesso fra lo sviluppo del movimento sindacalista ed il contesto meridionale: il suo gruppo primigenio, infatti, fu costituito quasi esclusivamente da gente del Sud ࢠomogenei fra loro per etàƒ , estrazione sociale e formazione culturale. Per cercare di comprendere se a tali riscontri, ottenuti sul piano culturale, corrispondesse unࢠeffettiva collaborazione di tipo politico, si rende necessario un livello dࢠanalisi piàƒ¹ profondo. A tal fine ho scelto un approccio prosopografico, grazie al quale ho ricostruito lࢠattivitàƒ politica dei futuri sindacalisti dai suoi albori repubblicani sino alla creazione del giornale à,«La Propagandaà,», cercando di comprenderne le ragioni e le dinamiche di fondo. In questo modo, dunque, ho appurato il forte legame tra lࢠelaborazione teorica sindacalista ed il contesto economico-sociale in cui si sviluppàƒ²: tale connessione, anche se non fu stabile nel tempo, costituàƒ¬ un tratto originario ed irriducibile, senza il quale non àƒ¨ possibile intendere appieno gli sviluppi successivi del sindacalismo. Il secondo periodo àƒ¨ costituito dal lasso di tempo che va dalla nascita di à,«Avanguardia socialistaà,» sino al Congresso sindacalista di Ferrara nel 1907, e rappresenta indubbiamente il periodo del sindacalismo rivoluzionario maggiormente studiato. La ragione di tale anomalia storiografica non risiede tanto in un interesse specifico per il fenomeno sindacalista, quanto nellࢠintrecciarsi della sua storia con quella del P. S. I.. Come àƒ¨ noto, infatti, questo periodo fu caratterizzato dalla presenza dei sindacalisti allࢠinterno del partito e dalla loro costituzione come corrente nazionale. La tendenza a far coincidere la storia del socialismo necessariamente con quella del partito, peràƒ², non ha permesso di porre sempre nella giusta prospettiva il fenomeno sindacalista e di comprendere cosàƒ¬ le ragioni alla base della sua evoluzione in senso radicale. Mi àƒ¨ parso piàƒ¹ opportuno, dunque, inserire le vicende di questi anni nel continuum della storia sindacalista, come parte del piàƒ¹ ampio processo di polarizzazione in atto nella societàƒ italiana. Posto in questࢠottica, il ࢠsindacalismo intramoeniaࢠnon appare piàƒ¹ come unࢠeccezione storico-politica, bensàƒ¬ assume una sua precisa logica rispetto agli eventi che lࢠavevano preceduto ed agli sviluppi che determineràƒ . Procedendo in questo modo, a mio avviso, àƒ¨ possibile giungere alla definizione del ruolo e dellࢠimportanza che ebbe il sindacalismo rivoluzionario nellࢠevolversi delle lotte sociali in Italia. Lࢠultima fase àƒ¨ caratterizzata dal fenomeno dellࢠanarco-sindacalismo, successivo alla fuoriuscita della corrente rivoluzionaria dal P. S. I.. Anche in questo caso va fatta una precisazione relativa alla storiografia sullࢠargomento: spesso questࢠultima ha utilizzato il termine anarco-sindacalismo con riferimento allࢠintera storia del sindacalismo rivoluzionario in Italia. Tale atteggiamento ha generato una certa confusione nella comprensione del fenomeno politico, poichàƒ© non si àƒ¨ data la giusta importanza agli elementi di profonda discontinuitàƒ . Non a caso, in questo periodo salgono alla ribalta nuove personalitàƒ politiche (De Ambris, Corridoni, etc.), mentre i vecchi leaders parzialmente si defilano; mutano gli scenari geografici: dalla Milano di Labriola e Lazzari ci trasferiamo nella Parma di De Ambris; cambiano le riviste, che smettono di avere ambizioni nazionali e divengono piàƒ¹ simili a fogli di propaganda locale. Posto in questࢠottica si comprende come lࢠanarco-sindacalismo costituiràƒ non solo lࢠultima tappa del sindacalismo in Italia, ma anche la fase piàƒ¹ acuta del processo di polarizzazione allora in atto nella societàƒ italiana. Non a caso nella ricostruzione storiografica di tale periodo si avverte immediatamente lࢠabbassamento del livello del dibattito teorico-politico, a fronte dellࢠemersione prepotente delle lotte sociali. Nello scorcio di tempo che va dallo sciopero di Parma del 1908 alla ࢠsettimana rossaࢠ, infatti, la storia del sindacalismo àƒ¨ cadenzata dal succedersi frequente delle agitazioni popolari. Per compiere il suddetto lavoro mi sono avvalso sostanzialmente di tre differenti tipologie di fonti: documenti di pubblica sicurezza, carteggi, riviste; omogeneamente distribuite allࢠinterno dei tre periodi in cui ho suddiviso la storia del sindacalismo rivoluzionario in Italia.

Il sindacalismo rivoluzionario: dalle origini alla "settimana rossa"

2010

Abstract

Nonostante il sindacalismo rivoluzionario costituisca un capitolo importante per la comprensione della storia dellࢠItalia liberale, la ricostruzione della sua lunga e complessa vicenda rappresenta ancora una questione storiografica aperta. Il carattere frammentario e disomogeneo del movimento sindacalista sembra riflesso nella bibliografia degli studi ad esso dedicati: a tuttࢠoggi, infatti, non àƒ¨ possibile rintracciare unࢠopera sistematica dedicata allࢠanalisi delle sue diverse fasi, leaders, luoghi, etc.. Lࢠunica, parziale eccezione àƒ¨ rappresentata da A. Riosa, Il Sindacalismo rivoluzionario in Italia, e la lotta politica nel P. S. I. dell'etàƒ giolittiana: la scelta di limitare lo studio agli eventi compresi nel lasso di tempo 1902-1908, peràƒ², lo rendono un testo non totalmente esaustivo, sebbene ricco di spunti interpretativi. Pur essendo stati fissati alcuni punti condivisi da gran parte degli studiosi che si sono interessati del movimento sindacalista, la sua storia conserva tuttora grosse lacune e notevoli luoghi oscuri degni di un approfondimento: lࢠorigine meridionale di gran parte del gruppo dirigente; lࢠanalisi delle sue componenti sociali; la geografia della sua espansione e del suo radicamento; lo studio dei metodi di lotta e la natura delle agitazioni da esso organizzate. Tutte questioni che, per essere comprese, vanno inquadrate nellࢠambito piàƒ¹ generale delle trasformazioni sociali che accompagnarono il movimento operaio italiano in etàƒ liberale. Per far questo bisogna uscir fuori dallo schema interpretativo classico, definito con il termine di ࢠetàƒ giolittianaࢠe porsi piuttosto nellࢠottica del processo carsico di polarizzazione allora in atto nella societàƒ italiana. Al di làƒ delle diverse fasi e problematiche che ne segnarono le vicende, il tratto distintivo del sindacalismo rivoluzionario fu rappresentato da una progressiva radicalizzazione a sinistra, trasversale e parzialmente indipendente dal succedersi dei governi: nato in seno alla fazione intransigente, esso giunse ad assumere posizioni anarcoidi ed esterne al P. S. I.. Nonostante conservi ancora molteplici motivi dࢠinteresse, il ࢠgiolittismoࢠsi rivela una categoria sostanzialmente inadatta alla comprensione del fenomeno politico in questione, poichàƒ© rischia di non mostrare con la dovuta chiarezza la dinamica di contrapposizione sociale che caratterizzàƒ² in maniera crescente lo sviluppo economico del paese in quegli anni e di cui il sindacalismo rivoluzionario rappresentàƒ² uno dei fenomeni piàƒ¹ significativi. Inoltre, come conferma della necessitàƒ di superare il ࢠparadigma giolittianoࢠ, va sottolineata anche lࢠimportanza del contesto socialista europeo, spesso sottovalutato negli studi dedicati al problema del sindacalismo rivoluzionario in Italia. Lࢠacceso dibattito interno alla II Internazionale sulla cosiddetta ࢠcrisi del marxismoࢠe le conseguenti ricadute sui partiti socialisti nazionali, ebbero naturalmente un influsso notevole nel determinare le scelte dei rivoluzionari italiani, soprattutto nei primi tempi. Lࢠottica piàƒ¹ generale del mio lavoro, dunque, àƒ¨ rappresentata dallࢠevoluzione delle lotte sociali in Italia e dalla definizione dellࢠimportanza del ruolo avuto dai sindacalisti rivoluzionari in tale processo. Allࢠinterno di questa cornice generale àƒ¨ possibile suddividere la storia del sindacalismo italiano in tre grandi periodi. Il primo, relativo alle sue origini, àƒ¨ caratterizzato dal forte nesso fra lo sviluppo del movimento sindacalista ed il contesto meridionale: il suo gruppo primigenio, infatti, fu costituito quasi esclusivamente da gente del Sud ࢠomogenei fra loro per etàƒ , estrazione sociale e formazione culturale. Per cercare di comprendere se a tali riscontri, ottenuti sul piano culturale, corrispondesse unࢠeffettiva collaborazione di tipo politico, si rende necessario un livello dࢠanalisi piàƒ¹ profondo. A tal fine ho scelto un approccio prosopografico, grazie al quale ho ricostruito lࢠattivitàƒ politica dei futuri sindacalisti dai suoi albori repubblicani sino alla creazione del giornale à,«La Propagandaà,», cercando di comprenderne le ragioni e le dinamiche di fondo. In questo modo, dunque, ho appurato il forte legame tra lࢠelaborazione teorica sindacalista ed il contesto economico-sociale in cui si sviluppàƒ²: tale connessione, anche se non fu stabile nel tempo, costituàƒ¬ un tratto originario ed irriducibile, senza il quale non àƒ¨ possibile intendere appieno gli sviluppi successivi del sindacalismo. Il secondo periodo àƒ¨ costituito dal lasso di tempo che va dalla nascita di à,«Avanguardia socialistaà,» sino al Congresso sindacalista di Ferrara nel 1907, e rappresenta indubbiamente il periodo del sindacalismo rivoluzionario maggiormente studiato. La ragione di tale anomalia storiografica non risiede tanto in un interesse specifico per il fenomeno sindacalista, quanto nellࢠintrecciarsi della sua storia con quella del P. S. I.. Come àƒ¨ noto, infatti, questo periodo fu caratterizzato dalla presenza dei sindacalisti allࢠinterno del partito e dalla loro costituzione come corrente nazionale. La tendenza a far coincidere la storia del socialismo necessariamente con quella del partito, peràƒ², non ha permesso di porre sempre nella giusta prospettiva il fenomeno sindacalista e di comprendere cosàƒ¬ le ragioni alla base della sua evoluzione in senso radicale. Mi àƒ¨ parso piàƒ¹ opportuno, dunque, inserire le vicende di questi anni nel continuum della storia sindacalista, come parte del piàƒ¹ ampio processo di polarizzazione in atto nella societàƒ italiana. Posto in questࢠottica, il ࢠsindacalismo intramoeniaࢠnon appare piàƒ¹ come unࢠeccezione storico-politica, bensàƒ¬ assume una sua precisa logica rispetto agli eventi che lࢠavevano preceduto ed agli sviluppi che determineràƒ . Procedendo in questo modo, a mio avviso, àƒ¨ possibile giungere alla definizione del ruolo e dellࢠimportanza che ebbe il sindacalismo rivoluzionario nellࢠevolversi delle lotte sociali in Italia. Lࢠultima fase àƒ¨ caratterizzata dal fenomeno dellࢠanarco-sindacalismo, successivo alla fuoriuscita della corrente rivoluzionaria dal P. S. I.. Anche in questo caso va fatta una precisazione relativa alla storiografia sullࢠargomento: spesso questࢠultima ha utilizzato il termine anarco-sindacalismo con riferimento allࢠintera storia del sindacalismo rivoluzionario in Italia. Tale atteggiamento ha generato una certa confusione nella comprensione del fenomeno politico, poichàƒ© non si àƒ¨ data la giusta importanza agli elementi di profonda discontinuitàƒ . Non a caso, in questo periodo salgono alla ribalta nuove personalitàƒ politiche (De Ambris, Corridoni, etc.), mentre i vecchi leaders parzialmente si defilano; mutano gli scenari geografici: dalla Milano di Labriola e Lazzari ci trasferiamo nella Parma di De Ambris; cambiano le riviste, che smettono di avere ambizioni nazionali e divengono piàƒ¹ simili a fogli di propaganda locale. Posto in questࢠottica si comprende come lࢠanarco-sindacalismo costituiràƒ non solo lࢠultima tappa del sindacalismo in Italia, ma anche la fase piàƒ¹ acuta del processo di polarizzazione allora in atto nella societàƒ italiana. Non a caso nella ricostruzione storiografica di tale periodo si avverte immediatamente lࢠabbassamento del livello del dibattito teorico-politico, a fronte dellࢠemersione prepotente delle lotte sociali. Nello scorcio di tempo che va dallo sciopero di Parma del 1908 alla ࢠsettimana rossaࢠ, infatti, la storia del sindacalismo àƒ¨ cadenzata dal succedersi frequente delle agitazioni popolari. Per compiere il suddetto lavoro mi sono avvalso sostanzialmente di tre differenti tipologie di fonti: documenti di pubblica sicurezza, carteggi, riviste; omogeneamente distribuite allࢠinterno dei tre periodi in cui ho suddiviso la storia del sindacalismo rivoluzionario in Italia.
2010
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