Il presente contributo mira a delineare un'«antropologia della regalità  nella Grecia antica» attraverso lo studio di un ampio e ben documentato filone della tradizione greca, in cui il dio Hermes appare come depositario dei simboli del potere e garante del diritto regale dei sovrani eolidi. Il primo capitolo, Hermes, lo scettro e la parola d'autorità , parte dall'analisi di un famoso passo iliadico in cui Omero descrive la successione dello scettro regale di Argo: fabbricato dal dio Efesto, lo scettro ਠdonato da Zeus ad Hermes, da Hermes a Pelope, da Pelope ai figli Atreo e Tieste per poi giungere sino ad Agamennone. La definizione del ruolo svolto da Hermes nella vicenda di successione ha sollevato un ampio e complesso dibattito sin da epoca antica. Lo scolio L a Il. II, 104 considera Hermes il padre di Pelope e attribuisce al dio la funzione di à¡nax, facendone un anello della catena di successione. Recuperando la posizione dello scoliasta, la critica moderna ha costruito il mito storiografico di un Hermes “sovrano”, la cui funzione regale, esercitata nel contesto del pantheon miceneo, sarebbe stata usurpata da Zeus agli inizi dell'epoca arcaica. La vicenda successoria dello scettro di Argo sarebbe un “relitto” dell'antico ruolo ermaico e i sovrani eolidi cui il dio concede il potere rappresenterebbero il riflesso mitico di aristocrazie micenee che avrebbero riconosciuto in Hermes, e non in Zeus, l'à¡nax degli dà¨i. Alla ricostruzione dello stato degli studi sulla cosiddetta funzione “regale” di Hermes segue l'analisi dei passi omerici in cui il dio interviene nella sfera della basileà­a e del potere sovrano. La distinzione dumà©ziliana tra campo e modo d'intervento del dio mostra come Hermes operi con i mezzi d'azione che gli sono propri, quelli dell'araldo, anche quando agisce nell'orbita della regalità . Sin dall'Iliade, Hermes ਠ“pensato” come kàªrux del re degli dà¨i e il suo legame con i basileà®s risulta spiegabile alla luce di una precisa affinità  di funzioni. Nel momento in cui emette thà©mistes in nome di Zeus, il basileàºs «portatore di scettro» partecipa del potere ermaico di realizzare, rhà¡bdos in pugno, i themoà­ del re degli dà¨i. Tale potere mostra come l'autorità  della parola regale si costruisca attraverso il modello linguistico della comunicazione araldica e della parola riarticolata. Il secondo capitolo, Hermes, l'ariete e la legittimità  del potere, studia funzione e significato dell'ariete nella tradizione argiva e in quella argonautica. A fronte di un'ipotesi largamente accreditata, che spiega i legami dell'ariete con la regalità  facendo appello alle immagini comuni a pi๠culture del maschio riproduttore e della guida del gregge, la scelta dell'approccio «tautegorico» consente di dimostrare che nella tradizione argiva l'agnella aurea si configura come oggetto di riconoscimento dell'erede al trono, legittimato attraverso il modello genealogico della filiazione/elezione divina. Da Argo l'indagine si sposta ad Orcomeno, dove l'ariete d'oro ਠil tà©ras attraverso cui Zeus rivela il mà³ros di Frisso (quello del sacrificatore e non della vittima sacrificale) e poi a Iolco e nella lontana Colchide, dove il vello dell'ariete aureo immolato da Frisso costruisce la legittimità  del potere regale attraverso il modello sacrificale dell'assegnazione delle parti. Che si tratti di donare lo scettro o l'ariete, Hermes agisce costantemente come araldo di Zeus. Nel terzo capitolo, Il dio che escogitಠil parlare, lo studio delle divinità  straniere tradotte con Hermes/Mercurio mira a ricostruire le “categorie” attraverso cui gli antichi “pensano” azioni e interventi ermaici. La prassi dell'interpretatio costringe gli autori antichi ad esplicitare le categorie in base a cui il dio straniero X ਠidentificato con Hermes, portando in superficie l'à©nnoia perଠtheoà», «il modo di pensare il dio». L'esplicitazione dei significati nascosti, sottintesi in quanto sapere socialmente condiviso dall'uditorio, conferma che gli antichi “pensano” Hermes come il dio della parola riarticolata propria dell'araldo. La categoria di parola riarticolata (o parola “delegata”) spiega la funzione di Hermes nella trasmissione dello scettro argivo. La successione Zeus-Hermes-Pelope non ਠgenealogica ma logica: se Hermes, l'araldo di Zeus, dona a Pelope lo scettro della regalità , ਠperchà© il re, parlando scettro in pugno in nome di Zeus, si trova nella posizione “ermaica” di araldo del sovrano olimpico, unica fonte legittima di timà©.

Antropologia della regalità  nella Grecia antica. Hermes, lo scettro, l'ariete

2011

Abstract

Il presente contributo mira a delineare un'«antropologia della regalità  nella Grecia antica» attraverso lo studio di un ampio e ben documentato filone della tradizione greca, in cui il dio Hermes appare come depositario dei simboli del potere e garante del diritto regale dei sovrani eolidi. Il primo capitolo, Hermes, lo scettro e la parola d'autorità , parte dall'analisi di un famoso passo iliadico in cui Omero descrive la successione dello scettro regale di Argo: fabbricato dal dio Efesto, lo scettro ਠdonato da Zeus ad Hermes, da Hermes a Pelope, da Pelope ai figli Atreo e Tieste per poi giungere sino ad Agamennone. La definizione del ruolo svolto da Hermes nella vicenda di successione ha sollevato un ampio e complesso dibattito sin da epoca antica. Lo scolio L a Il. II, 104 considera Hermes il padre di Pelope e attribuisce al dio la funzione di à¡nax, facendone un anello della catena di successione. Recuperando la posizione dello scoliasta, la critica moderna ha costruito il mito storiografico di un Hermes “sovrano”, la cui funzione regale, esercitata nel contesto del pantheon miceneo, sarebbe stata usurpata da Zeus agli inizi dell'epoca arcaica. La vicenda successoria dello scettro di Argo sarebbe un “relitto” dell'antico ruolo ermaico e i sovrani eolidi cui il dio concede il potere rappresenterebbero il riflesso mitico di aristocrazie micenee che avrebbero riconosciuto in Hermes, e non in Zeus, l'à¡nax degli dà¨i. Alla ricostruzione dello stato degli studi sulla cosiddetta funzione “regale” di Hermes segue l'analisi dei passi omerici in cui il dio interviene nella sfera della basileà­a e del potere sovrano. La distinzione dumà©ziliana tra campo e modo d'intervento del dio mostra come Hermes operi con i mezzi d'azione che gli sono propri, quelli dell'araldo, anche quando agisce nell'orbita della regalità . Sin dall'Iliade, Hermes ਠ“pensato” come kàªrux del re degli dà¨i e il suo legame con i basileà®s risulta spiegabile alla luce di una precisa affinità  di funzioni. Nel momento in cui emette thà©mistes in nome di Zeus, il basileàºs «portatore di scettro» partecipa del potere ermaico di realizzare, rhà¡bdos in pugno, i themoà­ del re degli dà¨i. Tale potere mostra come l'autorità  della parola regale si costruisca attraverso il modello linguistico della comunicazione araldica e della parola riarticolata. Il secondo capitolo, Hermes, l'ariete e la legittimità  del potere, studia funzione e significato dell'ariete nella tradizione argiva e in quella argonautica. A fronte di un'ipotesi largamente accreditata, che spiega i legami dell'ariete con la regalità  facendo appello alle immagini comuni a pi๠culture del maschio riproduttore e della guida del gregge, la scelta dell'approccio «tautegorico» consente di dimostrare che nella tradizione argiva l'agnella aurea si configura come oggetto di riconoscimento dell'erede al trono, legittimato attraverso il modello genealogico della filiazione/elezione divina. Da Argo l'indagine si sposta ad Orcomeno, dove l'ariete d'oro ਠil tà©ras attraverso cui Zeus rivela il mà³ros di Frisso (quello del sacrificatore e non della vittima sacrificale) e poi a Iolco e nella lontana Colchide, dove il vello dell'ariete aureo immolato da Frisso costruisce la legittimità  del potere regale attraverso il modello sacrificale dell'assegnazione delle parti. Che si tratti di donare lo scettro o l'ariete, Hermes agisce costantemente come araldo di Zeus. Nel terzo capitolo, Il dio che escogitಠil parlare, lo studio delle divinità  straniere tradotte con Hermes/Mercurio mira a ricostruire le “categorie” attraverso cui gli antichi “pensano” azioni e interventi ermaici. La prassi dell'interpretatio costringe gli autori antichi ad esplicitare le categorie in base a cui il dio straniero X ਠidentificato con Hermes, portando in superficie l'à©nnoia perଠtheoà», «il modo di pensare il dio». L'esplicitazione dei significati nascosti, sottintesi in quanto sapere socialmente condiviso dall'uditorio, conferma che gli antichi “pensano” Hermes come il dio della parola riarticolata propria dell'araldo. La categoria di parola riarticolata (o parola “delegata”) spiega la funzione di Hermes nella trasmissione dello scettro argivo. La successione Zeus-Hermes-Pelope non ਠgenealogica ma logica: se Hermes, l'araldo di Zeus, dona a Pelope lo scettro della regalità , ਠperchà© il re, parlando scettro in pugno in nome di Zeus, si trova nella posizione “ermaica” di araldo del sovrano olimpico, unica fonte legittima di timà©.
2011
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