Al principio degli anni Sessanta dell'Ottocento il mondo degli affari europeo visse una fase di grande intensificazione nell'esportazione di capitali in seguito all'uscita dalla crisi del †˜57 e all'affermarsi del liberismo. La moderna economia capitalistica si irradiಠgradualmente dal cuore dell'Europa continentale alle sue periferie e alle aree di influenza extraeuropee fino a raggiungere, al principio del nuovo secolo, un grado di integrazione a livello mondiale interpretato dagli storici come una «prima globalizzazione». L'Italia appena unificata per opera di un governo «modernizzatore» fu un terreno fertile per gli investimenti esteri. Debito pubblico, costruzioni ferroviarie, fondazione di istituti di credito fondiario e mobiliare divennero il terreno d'azione privilegiato di banchieri privati e nuovi istituti bancari che ruotavano intorno alla piazza finanziaria di Parigi. Come nel resto d'Europa, alla rivoluzione ferroviaria si accompagnarono progetti di espansione e di «amà©lioration» delle città principali. I servizi pubblici urbani in rete quali illuminazione pubblica e privata, adduzione di acqua potabile, sistemi fognari, sistemi di trasporto urbano divennero un nuovo campo d'investimento per capitali in cerca di impiego. Napoli, in particolare, ormai liberata dal governo borbonico, sembra offrire grandi attrattive ed ampie possibilità di investimento. Ex capitale del regno, era il centro politico, economico e finanziario di tutte le province meridionali e la pi๠grande città italiana, terza per popolazione dopo Parigi e Londra. Cresciuta disordinatamente e priva di servizi efficienti divenne oggetto di progetti di investimento ad ampio spettro: costruzione di infrastrutture esterne (collegamento alla rete ferroviaria in via di realizzazione; potenziamento dell'area portuale) ed interne (illuminazione a gas, acquedotto); espansione del tessuto urbano ad oriente (area industriale) e ad occidente (area residenziale: Chiaia, Posillipo). La piazza finanziaria di Napoli, dunque †" già abituata alla presenza del capitale straniero ma relativamente chiusa per volontà dei sovrani e per le barriere all'ingresso tenute in piedi, fino a quel momento, dalla casa napoletana del fratelli Rothschild †" si inserଠa pieno titolo nel nuovo flusso di investimenti che si mise in moto negli anni Sessanta dell'Ottocento dalle principali piazze finanziarie europee, Londra, Parigi, Bruxelles, Ginevra, e divenne un importante crocevia di capitali esteri in cerca di occasioni di investimento. Il mondo della finanza, d'altro canto, in risposta alla crescita del volume e del raggio delle operazioni che si trovಠad affrontare, conobbe un adeguamento strutturale che si sintetizza nel contrasto tra vecchia e nuova banca, tra banchieri privati e nuovi istituti bancari a struttura societaria. La spersonalizzazione del mercato del denaro attraverso l'istituzionalizzazione del credito non rese tuttavia minore il ruolo degli «uomini», imprenditori o finanzieri che fossero, che sostennero la nascita e la sopravvivenza dei nuovi istituti bancari e delle imprese ad essi collegate in diverse forme. La fondazione della Compagnie napolitaine d'à‰clairage et de Chauffage par le gaz - ad opera di finanzieri francesi, belgi e svizzeri - maturಠin questa realtà ed ਠuno specchio di questa transizione nel mondo degli affari finanziari. Nel 1862, con l'estensione a tutto il territorio cittadino del servizio di illuminazione, vi fu un cambio di guardia nell'industria del gas a Napoli: la compagnia lionese esistente dal 1839 cedette le proprie attività ad una società per azioni che, pur avendo sede a Napoli, era in realtà una delle imprese partecipate da una compagnia francese di travaux publics di grande importanza, cresciuta nel ventennio precedente nel settore delle costruzioni ferroviarie in Francia e, nei primi anni Sessanta, al culmine della propria fase espansiva. Parigi era la piazza finanziaria di riferimento, che tra fine anni †˜50 e primi anni †˜60 conobbe un vero e proprio boom nel lancio di attività imprenditoriali localizzate in territori stranieri. La piazza parigina, infatti, dalla metà degli anni Cinquanta, grazie alla rivoluzione del credito e alla potenza dello strumento concessorio divenne il fulcro degli investimenti internazionali nel settore dei servizi in rete, diretti soprattutto nei territori in cui la struttura amministrativa era stata esportata dal Primo Impero e che presentavano una somiglianza di contesto istituzionale tale da favorire l'integrazione economica e finanziaria spinta dalle politiche di libero scambio e di uniformità monetaria giunte a maturazione negli anni Sessanta, con la stipula dei trattati di commercio e la creazione nel 1865 dell'Unione monetaria latina. La forma bicefala che assunse la società , con sede legale a Napoli e sede amministrativa a Parigi, ਠindicativa della necessità di avere a disposizione per i titoli un mercato che Napoli e l'Italia non erano in grado di offrire. A Parigi Basile Parent, uno dei soci fondatori della società madre, aveva personalmente accesso al credito e al mercato finanziario per la reputazione di cui godeva e per essere entrato, fin dalla fondazione nell'azionariato del Crà©dit Industriel et Commercial, la prima banca di deposito nata a Parigi nel 1859 sotto forma di società per azioni, di cui fu anche uno degli amministratori. Oltre che specchio della transizione in atto nel mondo degli affari finanziari, la Compagnie napolitaine d'à‰clairage et de Chauffage par le gaz, data la sua lunga esistenza, si pone trasversalmente al mutamento di equilibri politici che hanno influenzato e incanalato nel tempo i flussi internazionali di capitali ed ਠun riflesso dell'andamento di lungo periodo della presenza dei capitali francesi in Italia. Nell'ambito di questo panorama cosଠcomplesso lo scopo di questo studio dunque ਠl'analisi delle vicende della società non solo limitatamente al suo contesto e alla sua operatività , ma anche in quanto caso esemplificativo di un nodo di problematiche storiche di grande attualità come la letteratura storico-economica dimostra. Si tratta di tenere insieme i due aspetti cardine della vita della società , finanza e produzione, che in un periodo come quello in oggetto, in cui proprietà e controllo furono strettamente legati, appaiono intimamente collegati. Le fonti interne che l'azienda conserva ricostruiscono la storia produttiva della società . Per introdurla invece nel contesto pi๠ampio cui appartiene e per illuminare i percorsi di lungo periodo bisogna seguire le tracce degli imprenditori che la fondarono e la tennero in vita, dei legami che la società tessà© all'interno del milieu degli uomini d'affari stranieri e italiani, delle relazioni con gli istituti bancari e finanziari del cui sostegno la società godette (Crà©dit Industriel et Commercial, Crà©dit Lyonnais, Socià©tà© Gà©nà©rale, Comptoir d'Escompte, Paribas, Comit, Union Financià¨re de Genà¨ve, etc.), degli avvicendamenti di governance e del passaggio di proprietà dei capitali.
Reti di capitali e reti di servizi: La Compagnie napolitaine d'à©clairage et de chauffage par le gaz (1862-1919)
2013
Abstract
Al principio degli anni Sessanta dell'Ottocento il mondo degli affari europeo visse una fase di grande intensificazione nell'esportazione di capitali in seguito all'uscita dalla crisi del †˜57 e all'affermarsi del liberismo. La moderna economia capitalistica si irradiಠgradualmente dal cuore dell'Europa continentale alle sue periferie e alle aree di influenza extraeuropee fino a raggiungere, al principio del nuovo secolo, un grado di integrazione a livello mondiale interpretato dagli storici come una «prima globalizzazione». L'Italia appena unificata per opera di un governo «modernizzatore» fu un terreno fertile per gli investimenti esteri. Debito pubblico, costruzioni ferroviarie, fondazione di istituti di credito fondiario e mobiliare divennero il terreno d'azione privilegiato di banchieri privati e nuovi istituti bancari che ruotavano intorno alla piazza finanziaria di Parigi. Come nel resto d'Europa, alla rivoluzione ferroviaria si accompagnarono progetti di espansione e di «amà©lioration» delle città principali. I servizi pubblici urbani in rete quali illuminazione pubblica e privata, adduzione di acqua potabile, sistemi fognari, sistemi di trasporto urbano divennero un nuovo campo d'investimento per capitali in cerca di impiego. Napoli, in particolare, ormai liberata dal governo borbonico, sembra offrire grandi attrattive ed ampie possibilità di investimento. Ex capitale del regno, era il centro politico, economico e finanziario di tutte le province meridionali e la pi๠grande città italiana, terza per popolazione dopo Parigi e Londra. Cresciuta disordinatamente e priva di servizi efficienti divenne oggetto di progetti di investimento ad ampio spettro: costruzione di infrastrutture esterne (collegamento alla rete ferroviaria in via di realizzazione; potenziamento dell'area portuale) ed interne (illuminazione a gas, acquedotto); espansione del tessuto urbano ad oriente (area industriale) e ad occidente (area residenziale: Chiaia, Posillipo). La piazza finanziaria di Napoli, dunque †" già abituata alla presenza del capitale straniero ma relativamente chiusa per volontà dei sovrani e per le barriere all'ingresso tenute in piedi, fino a quel momento, dalla casa napoletana del fratelli Rothschild †" si inserଠa pieno titolo nel nuovo flusso di investimenti che si mise in moto negli anni Sessanta dell'Ottocento dalle principali piazze finanziarie europee, Londra, Parigi, Bruxelles, Ginevra, e divenne un importante crocevia di capitali esteri in cerca di occasioni di investimento. Il mondo della finanza, d'altro canto, in risposta alla crescita del volume e del raggio delle operazioni che si trovಠad affrontare, conobbe un adeguamento strutturale che si sintetizza nel contrasto tra vecchia e nuova banca, tra banchieri privati e nuovi istituti bancari a struttura societaria. La spersonalizzazione del mercato del denaro attraverso l'istituzionalizzazione del credito non rese tuttavia minore il ruolo degli «uomini», imprenditori o finanzieri che fossero, che sostennero la nascita e la sopravvivenza dei nuovi istituti bancari e delle imprese ad essi collegate in diverse forme. La fondazione della Compagnie napolitaine d'à‰clairage et de Chauffage par le gaz - ad opera di finanzieri francesi, belgi e svizzeri - maturಠin questa realtà ed ਠuno specchio di questa transizione nel mondo degli affari finanziari. Nel 1862, con l'estensione a tutto il territorio cittadino del servizio di illuminazione, vi fu un cambio di guardia nell'industria del gas a Napoli: la compagnia lionese esistente dal 1839 cedette le proprie attività ad una società per azioni che, pur avendo sede a Napoli, era in realtà una delle imprese partecipate da una compagnia francese di travaux publics di grande importanza, cresciuta nel ventennio precedente nel settore delle costruzioni ferroviarie in Francia e, nei primi anni Sessanta, al culmine della propria fase espansiva. Parigi era la piazza finanziaria di riferimento, che tra fine anni †˜50 e primi anni †˜60 conobbe un vero e proprio boom nel lancio di attività imprenditoriali localizzate in territori stranieri. La piazza parigina, infatti, dalla metà degli anni Cinquanta, grazie alla rivoluzione del credito e alla potenza dello strumento concessorio divenne il fulcro degli investimenti internazionali nel settore dei servizi in rete, diretti soprattutto nei territori in cui la struttura amministrativa era stata esportata dal Primo Impero e che presentavano una somiglianza di contesto istituzionale tale da favorire l'integrazione economica e finanziaria spinta dalle politiche di libero scambio e di uniformità monetaria giunte a maturazione negli anni Sessanta, con la stipula dei trattati di commercio e la creazione nel 1865 dell'Unione monetaria latina. La forma bicefala che assunse la società , con sede legale a Napoli e sede amministrativa a Parigi, ਠindicativa della necessità di avere a disposizione per i titoli un mercato che Napoli e l'Italia non erano in grado di offrire. A Parigi Basile Parent, uno dei soci fondatori della società madre, aveva personalmente accesso al credito e al mercato finanziario per la reputazione di cui godeva e per essere entrato, fin dalla fondazione nell'azionariato del Crà©dit Industriel et Commercial, la prima banca di deposito nata a Parigi nel 1859 sotto forma di società per azioni, di cui fu anche uno degli amministratori. Oltre che specchio della transizione in atto nel mondo degli affari finanziari, la Compagnie napolitaine d'à‰clairage et de Chauffage par le gaz, data la sua lunga esistenza, si pone trasversalmente al mutamento di equilibri politici che hanno influenzato e incanalato nel tempo i flussi internazionali di capitali ed ਠun riflesso dell'andamento di lungo periodo della presenza dei capitali francesi in Italia. Nell'ambito di questo panorama cosଠcomplesso lo scopo di questo studio dunque ਠl'analisi delle vicende della società non solo limitatamente al suo contesto e alla sua operatività , ma anche in quanto caso esemplificativo di un nodo di problematiche storiche di grande attualità come la letteratura storico-economica dimostra. Si tratta di tenere insieme i due aspetti cardine della vita della società , finanza e produzione, che in un periodo come quello in oggetto, in cui proprietà e controllo furono strettamente legati, appaiono intimamente collegati. Le fonti interne che l'azienda conserva ricostruiscono la storia produttiva della società . Per introdurla invece nel contesto pi๠ampio cui appartiene e per illuminare i percorsi di lungo periodo bisogna seguire le tracce degli imprenditori che la fondarono e la tennero in vita, dei legami che la società tessà© all'interno del milieu degli uomini d'affari stranieri e italiani, delle relazioni con gli istituti bancari e finanziari del cui sostegno la società godette (Crà©dit Industriel et Commercial, Crà©dit Lyonnais, Socià©tà© Gà©nà©rale, Comptoir d'Escompte, Paribas, Comit, Union Financià¨re de Genà¨ve, etc.), degli avvicendamenti di governance e del passaggio di proprietà dei capitali.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14242/315478
URN:NBN:IT:BNCF-315478