La messa a fuoco dei cambiamenti interni ai sistemi nazionali di welfare fa emergere i processi di ristrutturazione che interessano le architetture di governo delle politiche sociali (Geddes, Le Galà¨s, 2001). In Italia, cosଠcome in altri paesi europei, il modello di welfare state ਠstato interessato da una profonda trasformazione dei suoi principali istituti, attraverso un processo di riforma istituzionale ed organizzativa che ha spostato a livello locale il baricentro del nuovo assetto welfaristico. Pur ancorati alle specificità  dei singoli contesti nazionali, tali mutamenti hanno disegnato traiettorie di sviluppo caratterizzate generalmente da un ridimensionamento dell'autorità  pubblica nelle decisioni collettive, a favore del coinvolgimento di una pluralità  di attori nella costruzione e implementazione delle politiche sociali (Bifulco 2008). Il cambio di prospettiva allinea la riflessione al dibattito odierno sul tema della governance e sull'importanza che i network vanno assumendo come assetto organizzativo locale, in ambienti dell'azione pubblica caratterizzati da crescenti livelli di complessità . Le reti di governance si strutturano intorno a connessioni fra pi๠attori, settori, livelli e si dipanano sia in verticale, lungo l'asse dei poteri politico-amministrativi, sia in orizzontale lungo le linee di cooperazione fra i soggetti pubblici e i soggetti privati. La struttura a rete va emergendo, dunque, come forma che soggiace alla costruzione dei nuovi assetti welfaristici e diviene al contempo uno strumento di coordinamento caratterizzato dall'interdipendenza tra i differenti attori del network, sostenuta dal bisogno di ciascuno di scambiare risorse e negoziare scopi. Sulla base di tale dinamismo prende forma un assetto welfaristico dalla struttura reticolare, in cui la performance delle politiche non ਠpi๠legata alla performance del singolo ma all'azione sinergica di una pluralità  di attori, la cui interdipendenza trova forma nell'assunto di un progetto di “riflessività  locale” (Martelli, 2006) in cui, da una parte, sono state messe in discussione le cornici regolative, normative e cognitive del welfare state e, dall'altra, ne sono state istituite di nuove che sostengono e tentano di equilibrare il coordinamento fra attori pubblici e privati.

Reti del terzo settore e welfare territoriale. Un'indagine sul terzo settore napoletano

2010

Abstract

La messa a fuoco dei cambiamenti interni ai sistemi nazionali di welfare fa emergere i processi di ristrutturazione che interessano le architetture di governo delle politiche sociali (Geddes, Le Galà¨s, 2001). In Italia, cosଠcome in altri paesi europei, il modello di welfare state ਠstato interessato da una profonda trasformazione dei suoi principali istituti, attraverso un processo di riforma istituzionale ed organizzativa che ha spostato a livello locale il baricentro del nuovo assetto welfaristico. Pur ancorati alle specificità  dei singoli contesti nazionali, tali mutamenti hanno disegnato traiettorie di sviluppo caratterizzate generalmente da un ridimensionamento dell'autorità  pubblica nelle decisioni collettive, a favore del coinvolgimento di una pluralità  di attori nella costruzione e implementazione delle politiche sociali (Bifulco 2008). Il cambio di prospettiva allinea la riflessione al dibattito odierno sul tema della governance e sull'importanza che i network vanno assumendo come assetto organizzativo locale, in ambienti dell'azione pubblica caratterizzati da crescenti livelli di complessità . Le reti di governance si strutturano intorno a connessioni fra pi๠attori, settori, livelli e si dipanano sia in verticale, lungo l'asse dei poteri politico-amministrativi, sia in orizzontale lungo le linee di cooperazione fra i soggetti pubblici e i soggetti privati. La struttura a rete va emergendo, dunque, come forma che soggiace alla costruzione dei nuovi assetti welfaristici e diviene al contempo uno strumento di coordinamento caratterizzato dall'interdipendenza tra i differenti attori del network, sostenuta dal bisogno di ciascuno di scambiare risorse e negoziare scopi. Sulla base di tale dinamismo prende forma un assetto welfaristico dalla struttura reticolare, in cui la performance delle politiche non ਠpi๠legata alla performance del singolo ma all'azione sinergica di una pluralità  di attori, la cui interdipendenza trova forma nell'assunto di un progetto di “riflessività  locale” (Martelli, 2006) in cui, da una parte, sono state messe in discussione le cornici regolative, normative e cognitive del welfare state e, dall'altra, ne sono state istituite di nuove che sostengono e tentano di equilibrare il coordinamento fra attori pubblici e privati.
2010
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