L'incontro tra psichiatria e diritto ਠinevitabilmente costellato da separazioni e incomprensioni. Molto diverso à¨, innanzitutto, l'approccio scientifico: per lo psichiatra il primo parametro di valutazione ਠil malato e la sua guarigione; il giurista, al contrario, deve tener conto di diversi criteri, primo fra tutti la società  nel suo complesso e la tutela della collettività . Differenti sono anche le nozioni di colpa e di responsabilità , che presentano fisionomie diverse nell'ambito giuridico e nell'ambito psicoanalitico e psichiatrico. La psichiatria ਠstata, per lungo tempo, in grado di offrire al diritto sicuri ancoraggi empirici. Negli ultimi decenni, i rapporti fra psichiatria e diritto si sono andati complicando sempre di pià¹, a causa del progressivo allargamento della concezione di malattia mentale e al fiorire di modelli alternativi di spiegazione. Permane un certo diffuso disinteresse da parte dei giuristi per le tematiche relative al disagio psichico, soprattutto in ambito civilistico, al punto che “il nuovo diritto per il malato di mente” sembra piuttosto lontano dall'essere realizzato in maniera compiuta e uniforme. Aggiungiamo che, a un nuovo diritto per il malato di mente, occorrerebbe anche affiancare una diversa tutela per i familiari dei malati psichici che si trovano quotidianamente a gestire, in astratta solitudine, le conseguenze di una legge tanto straordinariamente coraggiosa e innovativa sotto il profilo umano e civile, quanto gravemente incompleta e carente sotto il profilo della sua attuazione concreta. Il presente lavoro intende esaminare i principali ambiti tematici entro cui il diritto incontra e affronta la questione della malattia psichica, a partire dall'approvazione della legge 180/1978. Nella prima parte, il rapporto tra diritto e malattia mentale viene affrontato, in particolare, dal punto di vista civilistico e penale. Oltre agli istituti tradizionali dell'interdizione e dell'inabilitazione, verrà  considerata la normativa, introdotta nel 2004, relativa all'amministrazione di sostegno. Nell'ambito del diritto penale, due sono le questioni di maggiore rilievo, oggetto di un vivace e mai esaurito dibattito fra giuristi, filosofi, psichiatri forensi e criminologi: l'imputabilità  e la pericolosità  sociale. Si tratta di tematiche, tradizionalmente oggetto della filosofia, che aprono la discussione a percorsi collaterali, attualmente anche esplorati, con provocatoria originalità , dalle neuroscienze e dalla neuroetica. Il libero arbitrio, il male, il rapporto tra follia e male e tra follia e violenza rappresentano, quindi, questioni di interesse multidisciplinare su cui occorre inevitabilmente soffermarsi a riflettere quando si parla di malati psichici autori di reato. Riguardo alla pericolosità  sociale, nozione che poggia su una commistione di grande ambiguità , ਠda evidenziare che la legge 180 non aveva sciolto il nodo dell'assistenza e della tutela dei malati di mente autori di reato: il risultato ਠstato la sopravvivenza, per decenni, dell'Ospedale Psichiatrico Giudiziario di cui, solo qualche mese fa, ਠstata decretata la fine, accompagnata dalle inevitabili polemiche sul modo in cui verrà  gestita la presa in carico di pazienti tanto problematici. Nella seconda parte, la malattia psichica viene considerata dal punto di vista del diritto sociale. Il diritto alla salute, inteso come diritto alla cura, incontra come limite, nella sua concreta realizzazione, la disponibilità  di risorse economiche e la generale tendenza al contenimento della spesa sociale. Il diritto alla salute si declina non solo nel diritto a essere curato, ma anche nel diritto a rifiutare le cure. Ciಠviene ad assumere, nell'ambito della salute mentale, connotazioni di drammatica rilevanza poichà© spesso sono proprio i pazienti psichiatrici pi๠gravi e, di conseguenza, pi๠bisognosi di sostegno medico, a non riconoscere come tale la propria malattia e a rifiutare qualsiasi tentativo di cura. Nel considerare il diritto alla salute del paziente malato psichico, assume peculiare importanza la questione dei modi dell'agire psichiatrico che rientra nella pi๠ampia discussione, di interesse bioetico, sull'etica della relazione di cura. Riguardo a quest'ultimo punto, viene a porsi, tra gli altri, il problema di come conciliare due diverse, e ugualmente rilevanti, istanze giuridiche: il legittimo diritto, da parte del paziente psichiatrico, alla genitorialità  con la tutela del minore, figlio di malato psichico, da possibili abusi. Relativamente al diritto alla salute psichica e alla sua cura, risulta interessante mettere in rilievo la dinamica che attualmente influenza la costruzione delle categorie diagnostiche psichiatriche. Dinamica che, nel generale processo di medicalizzazione indefinita della vita appare massicciamente condizionata dagli interessi economici di Big Pharma e dalla strategia, sempre pi๠invasiva, del disease mongering. L'assistenza psichiatrica agli immigrati rappresenta, poi, il caso specifico di una categoria di pazienti di particolare vulnerabilità  in cui diventa necessario attrezzarsi, anche con gli strumenti dell'etnopsichiatria, per riuscire a fronteggiare e risolvere un tipo di disagio psichico riconducibile anche a quello che Sayad definisce il passaggio dall'”illusione dell'emigrazione” alla “sofferenza dell'immigrazione”. Occorre, comunque, sottolineare che si tratta di una questione piuttosto trascurata: mentre, infatti, abbiamo a disposizione molti dati e ricerche riguardati la salute, in generale, degli immigrati presenti in Italia, la situazione sembra, invece, meno monitorata e approfondita su quello che ਠil versante specifico della salute psichica. La terza parte prende in considerazione i principali filosofi che hanno fornito un apporto rilevante alla discussione degli assetti epistemologici della psichiatria e alla questione, molto dibattuta soprattutto negli anni Settanta, delle valenze repressive e di controllo sociale del potere psichiatrico. Sarà  importante, al riguardo, mettere in rilievo, in modo mirato, quei passaggi e nodi concettuali del pensiero filosofico che hanno rappresentato un importante termine di confronto per Basaglia e che sono poi confluiti nelle sue riflessioni, nelle sue esperienze di cura e, mediatamente, anche nei principi che hanno ispirato la legge 180. Se imputabilità  e pericolosità  sociale sono questioni che chiamano in causa non solo diritto, filosofia e psichiatria forense, ma anche neuroscienze e neuroetica, ਠevidente che il rapporto terapeutico, i trattamenti sanitari obbligatori, la dignità  del malato psichiatrico e i suoi diritti, l'obbligo e il consenso nel trattamento della sofferenza psichica sono tutti temi che, in qualche misura, attengono anche alla bioetica. L'esame degli esiti della legge 180 ci condurrà , soprattutto, a intrecciare le nostre argomentazioni con l'ambito del biodiritto che si occupa, in specifico, della trattazione di questioni bioetiche dal punto di vista giuridico.

Diritto e psichiatria dopo la legge 180.

2013

Abstract

L'incontro tra psichiatria e diritto ਠinevitabilmente costellato da separazioni e incomprensioni. Molto diverso à¨, innanzitutto, l'approccio scientifico: per lo psichiatra il primo parametro di valutazione ਠil malato e la sua guarigione; il giurista, al contrario, deve tener conto di diversi criteri, primo fra tutti la società  nel suo complesso e la tutela della collettività . Differenti sono anche le nozioni di colpa e di responsabilità , che presentano fisionomie diverse nell'ambito giuridico e nell'ambito psicoanalitico e psichiatrico. La psichiatria ਠstata, per lungo tempo, in grado di offrire al diritto sicuri ancoraggi empirici. Negli ultimi decenni, i rapporti fra psichiatria e diritto si sono andati complicando sempre di pià¹, a causa del progressivo allargamento della concezione di malattia mentale e al fiorire di modelli alternativi di spiegazione. Permane un certo diffuso disinteresse da parte dei giuristi per le tematiche relative al disagio psichico, soprattutto in ambito civilistico, al punto che “il nuovo diritto per il malato di mente” sembra piuttosto lontano dall'essere realizzato in maniera compiuta e uniforme. Aggiungiamo che, a un nuovo diritto per il malato di mente, occorrerebbe anche affiancare una diversa tutela per i familiari dei malati psichici che si trovano quotidianamente a gestire, in astratta solitudine, le conseguenze di una legge tanto straordinariamente coraggiosa e innovativa sotto il profilo umano e civile, quanto gravemente incompleta e carente sotto il profilo della sua attuazione concreta. Il presente lavoro intende esaminare i principali ambiti tematici entro cui il diritto incontra e affronta la questione della malattia psichica, a partire dall'approvazione della legge 180/1978. Nella prima parte, il rapporto tra diritto e malattia mentale viene affrontato, in particolare, dal punto di vista civilistico e penale. Oltre agli istituti tradizionali dell'interdizione e dell'inabilitazione, verrà  considerata la normativa, introdotta nel 2004, relativa all'amministrazione di sostegno. Nell'ambito del diritto penale, due sono le questioni di maggiore rilievo, oggetto di un vivace e mai esaurito dibattito fra giuristi, filosofi, psichiatri forensi e criminologi: l'imputabilità  e la pericolosità  sociale. Si tratta di tematiche, tradizionalmente oggetto della filosofia, che aprono la discussione a percorsi collaterali, attualmente anche esplorati, con provocatoria originalità , dalle neuroscienze e dalla neuroetica. Il libero arbitrio, il male, il rapporto tra follia e male e tra follia e violenza rappresentano, quindi, questioni di interesse multidisciplinare su cui occorre inevitabilmente soffermarsi a riflettere quando si parla di malati psichici autori di reato. Riguardo alla pericolosità  sociale, nozione che poggia su una commistione di grande ambiguità , ਠda evidenziare che la legge 180 non aveva sciolto il nodo dell'assistenza e della tutela dei malati di mente autori di reato: il risultato ਠstato la sopravvivenza, per decenni, dell'Ospedale Psichiatrico Giudiziario di cui, solo qualche mese fa, ਠstata decretata la fine, accompagnata dalle inevitabili polemiche sul modo in cui verrà  gestita la presa in carico di pazienti tanto problematici. Nella seconda parte, la malattia psichica viene considerata dal punto di vista del diritto sociale. Il diritto alla salute, inteso come diritto alla cura, incontra come limite, nella sua concreta realizzazione, la disponibilità  di risorse economiche e la generale tendenza al contenimento della spesa sociale. Il diritto alla salute si declina non solo nel diritto a essere curato, ma anche nel diritto a rifiutare le cure. Ciಠviene ad assumere, nell'ambito della salute mentale, connotazioni di drammatica rilevanza poichà© spesso sono proprio i pazienti psichiatrici pi๠gravi e, di conseguenza, pi๠bisognosi di sostegno medico, a non riconoscere come tale la propria malattia e a rifiutare qualsiasi tentativo di cura. Nel considerare il diritto alla salute del paziente malato psichico, assume peculiare importanza la questione dei modi dell'agire psichiatrico che rientra nella pi๠ampia discussione, di interesse bioetico, sull'etica della relazione di cura. Riguardo a quest'ultimo punto, viene a porsi, tra gli altri, il problema di come conciliare due diverse, e ugualmente rilevanti, istanze giuridiche: il legittimo diritto, da parte del paziente psichiatrico, alla genitorialità  con la tutela del minore, figlio di malato psichico, da possibili abusi. Relativamente al diritto alla salute psichica e alla sua cura, risulta interessante mettere in rilievo la dinamica che attualmente influenza la costruzione delle categorie diagnostiche psichiatriche. Dinamica che, nel generale processo di medicalizzazione indefinita della vita appare massicciamente condizionata dagli interessi economici di Big Pharma e dalla strategia, sempre pi๠invasiva, del disease mongering. L'assistenza psichiatrica agli immigrati rappresenta, poi, il caso specifico di una categoria di pazienti di particolare vulnerabilità  in cui diventa necessario attrezzarsi, anche con gli strumenti dell'etnopsichiatria, per riuscire a fronteggiare e risolvere un tipo di disagio psichico riconducibile anche a quello che Sayad definisce il passaggio dall'”illusione dell'emigrazione” alla “sofferenza dell'immigrazione”. Occorre, comunque, sottolineare che si tratta di una questione piuttosto trascurata: mentre, infatti, abbiamo a disposizione molti dati e ricerche riguardati la salute, in generale, degli immigrati presenti in Italia, la situazione sembra, invece, meno monitorata e approfondita su quello che ਠil versante specifico della salute psichica. La terza parte prende in considerazione i principali filosofi che hanno fornito un apporto rilevante alla discussione degli assetti epistemologici della psichiatria e alla questione, molto dibattuta soprattutto negli anni Settanta, delle valenze repressive e di controllo sociale del potere psichiatrico. Sarà  importante, al riguardo, mettere in rilievo, in modo mirato, quei passaggi e nodi concettuali del pensiero filosofico che hanno rappresentato un importante termine di confronto per Basaglia e che sono poi confluiti nelle sue riflessioni, nelle sue esperienze di cura e, mediatamente, anche nei principi che hanno ispirato la legge 180. Se imputabilità  e pericolosità  sociale sono questioni che chiamano in causa non solo diritto, filosofia e psichiatria forense, ma anche neuroscienze e neuroetica, ਠevidente che il rapporto terapeutico, i trattamenti sanitari obbligatori, la dignità  del malato psichiatrico e i suoi diritti, l'obbligo e il consenso nel trattamento della sofferenza psichica sono tutti temi che, in qualche misura, attengono anche alla bioetica. L'esame degli esiti della legge 180 ci condurrà , soprattutto, a intrecciare le nostre argomentazioni con l'ambito del biodiritto che si occupa, in specifico, della trattazione di questioni bioetiche dal punto di vista giuridico.
2013
it
Tesi di Dottorato
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14242/316077
Il codice NBN di questa tesi è URN:NBN:IT:BNCF-316077