La tesi della dott.ssa M. De Gaetano ha per oggetto il Carmen ad Flavium Felicem de resur-rectione mortuorum et de iudicio Domini, poemetto pseudociprianeo tutt'oggi al centro di un acceso dibattito. Intendimento del lavoro ਠquello di rivisitare i problemi fondamentali dell'opera, relativi alla paternità , alla cronologia e alla collocazione geografica. Su tali questioni la critica ha espresso varie e spesso contraddittorie opinioni. La maggior parte degli studiosi (cfr. M. Manitius, W. Meyer, J.H. Waszink) ritiene che il carme sia da attribuire a un cartaginese vissuto all'inizio del VI secolo. Ciಠsoprattutto a motivo della dedica a Flavio Felice, identificato con il poeta che frequentಠla corte del re vandalico Trasamondo (496-523). Non ਠmancato, tuttavia, chi si ਠpronunciato diversamente in proposito: S. Isetta, ad esempio, sulla base di argomenti lessicali e tematici, ha sostenuto l'identificazione dell'anonimo con Verecondo di Iunca, morto a Calcedonia nel 552; altri hanno rilevato somiglianze linguistiche e stilistiche con i poeti pa-rafrasti della Gallia di V-VI secolo, come l'autore dell'Heptateuchos (A. Stuckeberger) o Avito di Vienne (M. Dando). Riguardo alla collocazione geografica, l'a. propende per una provenienza gallica del compo-nimento. Gli argomenti addotti a sostegno di tale ipotesi sono non solo di tipo tematico e lessicale, ma soprattutto di tipo teologico e strutturale. M. De Gaetano rintraccia infatti nel carme alcune affi-nità con la teologia dei maestri provenzali e con l'impostazione della poesia parenetica e didascalica gallica di V secolo, in particolare con il Commonitorium di Orienzio e con il Carmen de providentia Dei dello Pseudo-Prospero di Aquitania. Tali affinità possono essere cosଠelencate: sviluppo dei temi della risurrezione e del giudizio finali come esortazione alla conversione dei pagani; esistenza di una legge di natura, inscritta nel cuore dell'uomo da Dio al momento della creazione, che anticipa e compendia la legge scritta (mosaica ed evangelica), e che discende dal fatto che l'uomo ਠstato crea-to a immagine e somiglianza di Dio; possibilità per tutti gli uomini, in forza di questa legge, di co-noscere Dio e di accedere alla salvezza, in base alla ragione naturale e all'adesione della volontà ai dettami della coscienza; elaborazione di una cristologia basata sulla dottrina paolina della †˜ricapito-lazione'; affermazione di un'antropologia positiva, in cui l'uomo ਠchiamato alla salvezza nella sua unità inscindibile di corpo e anima. Le specificità teologiche appena enunciate non sono del tutto evidenti nel carme e per questo finora non rilevate da alcuno. La dimostrazione dell'a. si basa su un confronto serrato, sul piano terminologico e concettuale, tra il testo del carme, i testi degli autori gallici di V secolo e il testo della Scrittura soggiacente sia al primo che ai secondi. Per quanto concerne la cronologia, il discorso rimane aperto. La lingua e la prosodia trabal-lanti del carme e il gusto del poeta per la rima, insieme alle consistenti giustapposizioni con autori tardi come Draconzio, Avito, Verecondo, hanno spinto molti a proporre come data di composizione l'inizio o addirittura la fine del VI secolo. Tuttavia, l'a. rileva che anomalie del genere sono ben at-testate già nel Psalmus abecedarius contra partem Donati di Agostino e compaiono anche in carmi dell'inizio del V secolo di buona fattura stilistica e di comprovato retaggio scolastico. Argomenti del genere non sono pertanto sufficienti per abbassare la cronologia del Carmen de resurrectione, il quale sembra inserirsi pienamente nel filone della poesia parenetico-didascalica della Gallia di V secolo, con il suo peculiare connubio di sapere profano e sapere biblico, cultura secolare e ideale ascetico, in un periodo in cui la cultura scolastica pagana, ancora ben presente in Gallia, cominciava lentamente a declinare, lasciando il posto a una nuova cultura esclusivamente cristiana. Il declino delle conoscenze grammaticali giustificherebbe le numerose irregolarità linguistiche, stilistiche e metrico-prosodiche del carme, mentre le note persistenze pagane in una regione come quella gallica potrebbero spiegare la scelta dei destinatari. Senza contare che le tinte fosche con cui l'anonimo tratteggia il quadro apocalittico del giudizio universale, come in Orienzio, sembrano discendere dall'esperienza di un evento storico traumatico, il cui ricordo ਠancora vivo e causa di turbamento per le coscienze. Se non all'invasione della Gallia da parte di Vandali, Alani e Svevi nel 406, che stimolಠper prima la produzione del cosଠdetto †˜circolo aquitanico', si potrebbe pensare ad altre in-cursioni barbariche (Visigoti, Burgundi, Franchi) che nel corso del V secolo funestarono il territorio gallico. Non ਠescluso pertanto che il carme possa essere datato all'interno di questo stesso secolo, forse a ridosso dell'elaborazione della teologia dei maestri provenzali. Mancano tuttavia al momento elementi cogenti per proporre un riferimento cronologico preciso. I contenuti della tesi sono sviluppati in un'introduzione di inquadramento generale delle questioni relative al carme e in un saggio di commento e traduzione dello stesso (vv. 1-101), in cui M. De Gaetano fornisce alcuni puntuali riscontri delle ipotesi formulate.
Carmen ad Flavium Felicem de resurrectione mortuorum et de iudicio Domini. Introduzione con saggio di commento e traduzione.
2013
Abstract
La tesi della dott.ssa M. De Gaetano ha per oggetto il Carmen ad Flavium Felicem de resur-rectione mortuorum et de iudicio Domini, poemetto pseudociprianeo tutt'oggi al centro di un acceso dibattito. Intendimento del lavoro ਠquello di rivisitare i problemi fondamentali dell'opera, relativi alla paternità , alla cronologia e alla collocazione geografica. Su tali questioni la critica ha espresso varie e spesso contraddittorie opinioni. La maggior parte degli studiosi (cfr. M. Manitius, W. Meyer, J.H. Waszink) ritiene che il carme sia da attribuire a un cartaginese vissuto all'inizio del VI secolo. Ciಠsoprattutto a motivo della dedica a Flavio Felice, identificato con il poeta che frequentಠla corte del re vandalico Trasamondo (496-523). Non ਠmancato, tuttavia, chi si ਠpronunciato diversamente in proposito: S. Isetta, ad esempio, sulla base di argomenti lessicali e tematici, ha sostenuto l'identificazione dell'anonimo con Verecondo di Iunca, morto a Calcedonia nel 552; altri hanno rilevato somiglianze linguistiche e stilistiche con i poeti pa-rafrasti della Gallia di V-VI secolo, come l'autore dell'Heptateuchos (A. Stuckeberger) o Avito di Vienne (M. Dando). Riguardo alla collocazione geografica, l'a. propende per una provenienza gallica del compo-nimento. Gli argomenti addotti a sostegno di tale ipotesi sono non solo di tipo tematico e lessicale, ma soprattutto di tipo teologico e strutturale. M. De Gaetano rintraccia infatti nel carme alcune affi-nità con la teologia dei maestri provenzali e con l'impostazione della poesia parenetica e didascalica gallica di V secolo, in particolare con il Commonitorium di Orienzio e con il Carmen de providentia Dei dello Pseudo-Prospero di Aquitania. Tali affinità possono essere cosଠelencate: sviluppo dei temi della risurrezione e del giudizio finali come esortazione alla conversione dei pagani; esistenza di una legge di natura, inscritta nel cuore dell'uomo da Dio al momento della creazione, che anticipa e compendia la legge scritta (mosaica ed evangelica), e che discende dal fatto che l'uomo ਠstato crea-to a immagine e somiglianza di Dio; possibilità per tutti gli uomini, in forza di questa legge, di co-noscere Dio e di accedere alla salvezza, in base alla ragione naturale e all'adesione della volontà ai dettami della coscienza; elaborazione di una cristologia basata sulla dottrina paolina della †˜ricapito-lazione'; affermazione di un'antropologia positiva, in cui l'uomo ਠchiamato alla salvezza nella sua unità inscindibile di corpo e anima. Le specificità teologiche appena enunciate non sono del tutto evidenti nel carme e per questo finora non rilevate da alcuno. La dimostrazione dell'a. si basa su un confronto serrato, sul piano terminologico e concettuale, tra il testo del carme, i testi degli autori gallici di V secolo e il testo della Scrittura soggiacente sia al primo che ai secondi. Per quanto concerne la cronologia, il discorso rimane aperto. La lingua e la prosodia trabal-lanti del carme e il gusto del poeta per la rima, insieme alle consistenti giustapposizioni con autori tardi come Draconzio, Avito, Verecondo, hanno spinto molti a proporre come data di composizione l'inizio o addirittura la fine del VI secolo. Tuttavia, l'a. rileva che anomalie del genere sono ben at-testate già nel Psalmus abecedarius contra partem Donati di Agostino e compaiono anche in carmi dell'inizio del V secolo di buona fattura stilistica e di comprovato retaggio scolastico. Argomenti del genere non sono pertanto sufficienti per abbassare la cronologia del Carmen de resurrectione, il quale sembra inserirsi pienamente nel filone della poesia parenetico-didascalica della Gallia di V secolo, con il suo peculiare connubio di sapere profano e sapere biblico, cultura secolare e ideale ascetico, in un periodo in cui la cultura scolastica pagana, ancora ben presente in Gallia, cominciava lentamente a declinare, lasciando il posto a una nuova cultura esclusivamente cristiana. Il declino delle conoscenze grammaticali giustificherebbe le numerose irregolarità linguistiche, stilistiche e metrico-prosodiche del carme, mentre le note persistenze pagane in una regione come quella gallica potrebbero spiegare la scelta dei destinatari. Senza contare che le tinte fosche con cui l'anonimo tratteggia il quadro apocalittico del giudizio universale, come in Orienzio, sembrano discendere dall'esperienza di un evento storico traumatico, il cui ricordo ਠancora vivo e causa di turbamento per le coscienze. Se non all'invasione della Gallia da parte di Vandali, Alani e Svevi nel 406, che stimolಠper prima la produzione del cosଠdetto †˜circolo aquitanico', si potrebbe pensare ad altre in-cursioni barbariche (Visigoti, Burgundi, Franchi) che nel corso del V secolo funestarono il territorio gallico. Non ਠescluso pertanto che il carme possa essere datato all'interno di questo stesso secolo, forse a ridosso dell'elaborazione della teologia dei maestri provenzali. Mancano tuttavia al momento elementi cogenti per proporre un riferimento cronologico preciso. I contenuti della tesi sono sviluppati in un'introduzione di inquadramento generale delle questioni relative al carme e in un saggio di commento e traduzione dello stesso (vv. 1-101), in cui M. De Gaetano fornisce alcuni puntuali riscontri delle ipotesi formulate.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14242/316092
URN:NBN:IT:BNCF-316092