Dalla fine del V secolo la Gallia merovingia fu oggetto di un'opera programmatica di evangelizzazione, che coinvolse in particolare le campagne e le popolazioni rurali, da parte delle gerarchie ecclesiastiche, le quali furono portatrici di nuovi valori, scontrandosi con credenze tradizionali improntate al paganesimo. Il modello proposto dalla Chiesa era il solo che rispondeva ad un criterio di giustezza, impersonando il bene comune, ed ਠall'interno di questo contesto che nel secolo si caricಠnuovamente di grande attualità  la figura di Cristo medicus et medicamentum. Questa “medicina celeste” si manifestava mediante l'attività  dei santi, presentati quale figura Christi, che operavano sia in vita sia post mortem mediante le reliquie e gli oggetti ad essi appartenuti, venerati dai fedeli . Tali pratiche andarono a sostituirsi gradatamente alle guarigioni di cui beneficiarono in precedenza gli abitanti della Gallia per mezzo dei santuari, cosiddetti “sanctuaires de l'eaux”, e dell'attività  medica tradizionale di impronta pagana; ਠin questo quadro che si inserisce appunto l'azione taumaturgica dei santi . Contemporaneamente i protagonisti dello scenario politico in Gallia, ossia i reali della dinastia merovingia, vennero man mano definendo i propri santi patroni, in accordo con le autorità  episcopali, e coltivarono soprattutto uno stretto legame con il culto di S. Martino. Il culto del santo, sviluppatosi nella I parte del V secolo, sarà  accresciuto dall'azione combinata dell'alto clero, dei pellegrini, dell'attività  artistica e letteraria e della componente politica dell'epoca. àˆ tuttavia nel VI secolo, grazie all'attività  del vescovo Perpetuo di Tours (459-488/9), che sarà  dato un forte impulso alla diffusione del culto martiniano. Successivamente i vescovi Eufronio e Gregorio proseguirono tale iniziativa, facendo di Tours una delle pi๠importanti destinazioni dei pellegrinaggi in Occidente . In particolare Gregorio si dedicಠalla raccolta dei miracoli martiniani, applicandosi alla medesima dal 573 al 591, dando vita al De uirtutibus Sancti Martini. Nel prologo del I libro, il vescovo presenta quali suoi antecessori Sulpicio Severo, Paolino di Pà©rigueux e Venanzio Fortunato , che dalla morte del santo (397) agli ultimi decenni del VI secolo, contribuirono dapprima a difendere le gesta del santo (Severo) ed in seguito, mediante la versificazione del testo sulpiciano (Paolino e Venanzio), a diffonderne il culto in tutta l'Europa. Il canone costituito dalle opere degli autori testà© citati esercitಠuna notevole influenza sull'ideologia politica e religiosa della Gallia Merovingia: i contemporanei di Fortunato e di Gregorio erano concordi nel riconoscere in S. Martino il modello per eccellenza della santità  cristiana. Come accennato, uno degli aspetti principali dell'agiografia dell'epoca, fu l'intento di celebrare le virt๠miracolose dei santi, fra cui spiccano per importanza i poteri taumaturgici. Ed ਠproprio S. Martino il primo santo guaritore della Gallia, il quale apportಠun notevole contributo alla conversione degli abitanti della regione . L'intento di porre in rilievo le virt๠guaritrici di Martino ਠmaggiormente evidente nella stesura biografica pi๠tarda delle tre menzionate, ossia quella di Fortunato databile alla metà  circa del terzultimo decennio del VI secolo, e nella raccolta redatta da Gregorio di Tours. Le credenze ed i rituali connesse all'attività  dei santi ed ai loro santuari post mortem ebbero pertanto un notevole successo e furono la risposta ai bisogni dei fedeli malati, ai quali la medicina tradizionale ancorata al paganesimo e le pratiche dei medici di età  merovingia, non riuscivano a dare conforto . àˆ in un contesto simile dunque che si inserisce l'opera oggetto di questa trattazione, la Vita Martini di Venanzio Fortunato. Di questo poema parafrastico sono commentati alcuni excerpta, costituiti appunto dai miracoli di guarigione operati dal santo: la guarigione della fanciulla paralitica di Treviri (Mart. 1, 366-428), il risanamento del lebbroso (Mart. 1, 487-513), la guarigione della figlia di Arborio (Mart. 2, 19-37), cui seguono il risanamento di Paolino e, quale intermezzo, la guarigione di cui fu protagonista Martino stesso per mano di un angelo (Mart. 2, 38-57), quindi il risanamento di Evanzio e dello schiavo morso da un serpente (Mart. 3, 74-120) . Lo studio del testo, condotto ad uerbum a livello stilistico-formale, lessicale e metrico, ha consentito di istituire confronti intratestuali e di mettere in evidenza le strutture narrative ricorrenti, quali l'iterazione di alcuni atteggiamenti del santo e le diverse modalità  con cui questi opera le guarigioni, e non di meno i procedimenti stilistici di volta in volta adottati dal poeta. Sono stati messi in luce nel corso della trattazione alcuni espedienti retorici ed alcune tecniche compositive, quali la Ringkomposition e l'inclinazione alla ridondanza, che contraddistinguono la narrazione di diversi episodi e che sono impiegati dal poeta con la finalità  di esaltare i poteri taumaturgici di Martino. Anche la marcata elaborazione formale e la ricercatezza nello stile che caratterizzano i suoi versi hanno lo scopo di lodare il santo. Dal punto di vista lessicale, occorre porre in evidenza la compresenza nel testo di termini tecnici tratti del linguaggio medico, talvolta rinvenuti nell'ipotesto e talaltra propri della parafrasi venanziana, e di espressioni poetiche altamente allusive. Fortemente metaforiche le immagini mediante le quali il poeta rappresenta i corpi dei personaggi guariti riportati alla salvezza, come quella architettonica e quella relativa all'ambito della rappresentazione grafica. Costante ਠstato il raffronto con l'ipotesto prosastico di Sulpicio Severo e con la versione parafrastica di Paolino di Pà©rigueux; tale confronto ha permesso di mettere ulteriormente in rilievo gli intenti specifici dell'opera fortunaziana, individuando gli episodi cui il poeta conferisce maggiore importanza. Indispensabile altresଠl'indagine intertestuale intesa ad accertare i rapporti intercorrenti tra i versi fortunaziani e quelli degli Auctores classici e cristiani, “memorizzati” dal Nostro, nonchà© i rimandi ai Testi Sacri, vetero e neotestamentari, spesso creazione originale di Fortunato. Il dialogo del testo di Venanzio con i modelli classici mostra che le citazioni non rimangono fine a se stesse, ma sono volte all'evidenziazione di alcuni elementi, manifestando l'intento emulativo di tali riprese. Per quanto concerne le allusioni ai testi cristiani, occorre accennare al fatto che in particolare i richiami ai Vangeli ed alle parafrasi bibliche sono da ricondurre alla volontà  di presentare il santo quale figura Christi. Dall'analisi svolta su vari livelli e dal commento approntato emerge marcatamente l'interesse del poeta per un tema, quello dei risanamenti miracolosi, molto sentito dai lettori dell'epoca e che rientra nel progetto del vescovo Gregorio, amico e protettore di Fortunato, il cui scopo precipuo era quello di rafforzare ulteriormente il culto di Martino, sottolineandone in special modo, i miracoli operati a vantaggio dei fedeli per la salvezza del corpo e dello spirito.

Le guarigioni operate da S. Martino nella riscrittura poetica di Venanzio Fortunato.

2013

Abstract

Dalla fine del V secolo la Gallia merovingia fu oggetto di un'opera programmatica di evangelizzazione, che coinvolse in particolare le campagne e le popolazioni rurali, da parte delle gerarchie ecclesiastiche, le quali furono portatrici di nuovi valori, scontrandosi con credenze tradizionali improntate al paganesimo. Il modello proposto dalla Chiesa era il solo che rispondeva ad un criterio di giustezza, impersonando il bene comune, ed ਠall'interno di questo contesto che nel secolo si caricಠnuovamente di grande attualità  la figura di Cristo medicus et medicamentum. Questa “medicina celeste” si manifestava mediante l'attività  dei santi, presentati quale figura Christi, che operavano sia in vita sia post mortem mediante le reliquie e gli oggetti ad essi appartenuti, venerati dai fedeli . Tali pratiche andarono a sostituirsi gradatamente alle guarigioni di cui beneficiarono in precedenza gli abitanti della Gallia per mezzo dei santuari, cosiddetti “sanctuaires de l'eaux”, e dell'attività  medica tradizionale di impronta pagana; ਠin questo quadro che si inserisce appunto l'azione taumaturgica dei santi . Contemporaneamente i protagonisti dello scenario politico in Gallia, ossia i reali della dinastia merovingia, vennero man mano definendo i propri santi patroni, in accordo con le autorità  episcopali, e coltivarono soprattutto uno stretto legame con il culto di S. Martino. Il culto del santo, sviluppatosi nella I parte del V secolo, sarà  accresciuto dall'azione combinata dell'alto clero, dei pellegrini, dell'attività  artistica e letteraria e della componente politica dell'epoca. àˆ tuttavia nel VI secolo, grazie all'attività  del vescovo Perpetuo di Tours (459-488/9), che sarà  dato un forte impulso alla diffusione del culto martiniano. Successivamente i vescovi Eufronio e Gregorio proseguirono tale iniziativa, facendo di Tours una delle pi๠importanti destinazioni dei pellegrinaggi in Occidente . In particolare Gregorio si dedicಠalla raccolta dei miracoli martiniani, applicandosi alla medesima dal 573 al 591, dando vita al De uirtutibus Sancti Martini. Nel prologo del I libro, il vescovo presenta quali suoi antecessori Sulpicio Severo, Paolino di Pà©rigueux e Venanzio Fortunato , che dalla morte del santo (397) agli ultimi decenni del VI secolo, contribuirono dapprima a difendere le gesta del santo (Severo) ed in seguito, mediante la versificazione del testo sulpiciano (Paolino e Venanzio), a diffonderne il culto in tutta l'Europa. Il canone costituito dalle opere degli autori testà© citati esercitಠuna notevole influenza sull'ideologia politica e religiosa della Gallia Merovingia: i contemporanei di Fortunato e di Gregorio erano concordi nel riconoscere in S. Martino il modello per eccellenza della santità  cristiana. Come accennato, uno degli aspetti principali dell'agiografia dell'epoca, fu l'intento di celebrare le virt๠miracolose dei santi, fra cui spiccano per importanza i poteri taumaturgici. Ed ਠproprio S. Martino il primo santo guaritore della Gallia, il quale apportಠun notevole contributo alla conversione degli abitanti della regione . L'intento di porre in rilievo le virt๠guaritrici di Martino ਠmaggiormente evidente nella stesura biografica pi๠tarda delle tre menzionate, ossia quella di Fortunato databile alla metà  circa del terzultimo decennio del VI secolo, e nella raccolta redatta da Gregorio di Tours. Le credenze ed i rituali connesse all'attività  dei santi ed ai loro santuari post mortem ebbero pertanto un notevole successo e furono la risposta ai bisogni dei fedeli malati, ai quali la medicina tradizionale ancorata al paganesimo e le pratiche dei medici di età  merovingia, non riuscivano a dare conforto . àˆ in un contesto simile dunque che si inserisce l'opera oggetto di questa trattazione, la Vita Martini di Venanzio Fortunato. Di questo poema parafrastico sono commentati alcuni excerpta, costituiti appunto dai miracoli di guarigione operati dal santo: la guarigione della fanciulla paralitica di Treviri (Mart. 1, 366-428), il risanamento del lebbroso (Mart. 1, 487-513), la guarigione della figlia di Arborio (Mart. 2, 19-37), cui seguono il risanamento di Paolino e, quale intermezzo, la guarigione di cui fu protagonista Martino stesso per mano di un angelo (Mart. 2, 38-57), quindi il risanamento di Evanzio e dello schiavo morso da un serpente (Mart. 3, 74-120) . Lo studio del testo, condotto ad uerbum a livello stilistico-formale, lessicale e metrico, ha consentito di istituire confronti intratestuali e di mettere in evidenza le strutture narrative ricorrenti, quali l'iterazione di alcuni atteggiamenti del santo e le diverse modalità  con cui questi opera le guarigioni, e non di meno i procedimenti stilistici di volta in volta adottati dal poeta. Sono stati messi in luce nel corso della trattazione alcuni espedienti retorici ed alcune tecniche compositive, quali la Ringkomposition e l'inclinazione alla ridondanza, che contraddistinguono la narrazione di diversi episodi e che sono impiegati dal poeta con la finalità  di esaltare i poteri taumaturgici di Martino. Anche la marcata elaborazione formale e la ricercatezza nello stile che caratterizzano i suoi versi hanno lo scopo di lodare il santo. Dal punto di vista lessicale, occorre porre in evidenza la compresenza nel testo di termini tecnici tratti del linguaggio medico, talvolta rinvenuti nell'ipotesto e talaltra propri della parafrasi venanziana, e di espressioni poetiche altamente allusive. Fortemente metaforiche le immagini mediante le quali il poeta rappresenta i corpi dei personaggi guariti riportati alla salvezza, come quella architettonica e quella relativa all'ambito della rappresentazione grafica. Costante ਠstato il raffronto con l'ipotesto prosastico di Sulpicio Severo e con la versione parafrastica di Paolino di Pà©rigueux; tale confronto ha permesso di mettere ulteriormente in rilievo gli intenti specifici dell'opera fortunaziana, individuando gli episodi cui il poeta conferisce maggiore importanza. Indispensabile altresଠl'indagine intertestuale intesa ad accertare i rapporti intercorrenti tra i versi fortunaziani e quelli degli Auctores classici e cristiani, “memorizzati” dal Nostro, nonchà© i rimandi ai Testi Sacri, vetero e neotestamentari, spesso creazione originale di Fortunato. Il dialogo del testo di Venanzio con i modelli classici mostra che le citazioni non rimangono fine a se stesse, ma sono volte all'evidenziazione di alcuni elementi, manifestando l'intento emulativo di tali riprese. Per quanto concerne le allusioni ai testi cristiani, occorre accennare al fatto che in particolare i richiami ai Vangeli ed alle parafrasi bibliche sono da ricondurre alla volontà  di presentare il santo quale figura Christi. Dall'analisi svolta su vari livelli e dal commento approntato emerge marcatamente l'interesse del poeta per un tema, quello dei risanamenti miracolosi, molto sentito dai lettori dell'epoca e che rientra nel progetto del vescovo Gregorio, amico e protettore di Fortunato, il cui scopo precipuo era quello di rafforzare ulteriormente il culto di Martino, sottolineandone in special modo, i miracoli operati a vantaggio dei fedeli per la salvezza del corpo e dello spirito.
2013
it
Tesi di Dottorato
File in questo prodotto:
File Dimensione Formato  
Tesi_dottorato_Fraternali.pdf

accesso solo da BNCF e BNCR

Tipologia: Altro materiale allegato
Licenza: Tutti i diritti riservati
Dimensione 3.82 MB
Formato Adobe PDF
3.82 MB Adobe PDF

I documenti in UNITESI sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14242/316093
Il codice NBN di questa tesi è URN:NBN:IT:BNCF-316093