Introduzione: Nel mondo sportivo sta rivestendo sempre pi๠importanza la formazione degli allenatori/educatori giovanili su diverse tematiche. Laddove le tecniche si allenamento fisico sono ormai note cosଠcome quelle di allenamento tecnico-tattico, emerge la necessità di indagare altre componenti salienti per raggiungere la migliore prestazione. Proprio per questo, le Federazioni di molte discipline sportive hanno incominciato a valutare l'apporto di discipline come la psicologia sociale, psicopedagogica e cognitiva, alla crescita degli allenatori e degli atleti stessi, in quanto in grado di mettere in luce aspetti fondamentali quali quelli percettivi, cognitivi e comunicativi presenti nelle diverse discipline e funzionali alla prestazione un determinato sport. Obiettivo: Il progetto di dottorato propone una nuova linea di pensiero che si prefigge di riscoprire e valorizzare il ruolo degli aspetti percettivi e cognitivi nell'apprendimento e nell'esecuzione del gioco del rugby. Tali informazioni possono risultare importanti per la formazione degli allenatori e di riflesso quella dei giocatori che si ritroverebbero ad integrare indicazioni e metodi di lavoro dedicati alla comprensione percettivo-cognitiva del loro sport specifico. Nel gioco del rugby questi aspetti acquistano un immenso valore considerando che viene definito uno “sport di situazione”, che richiede cioਠuna continua riorganizzazione (percettiva, motoria e tecnica) che sottende alla comprensione del dialogo “attacco/difesa”, caratterizzante il gioco stesso. Ogni giocatore dovrà comprendere singolarmente, ma in funzione della squadra, alcuni elementi di base, che gli permettano di fare la cosa giusta nel momento giusto, domandandosi: chi sono? (attacco o difesa); dove sono? (posizione nel campo, dentro/fuori area dei 22 m); cosa faccio? (avanzo e sostengo per fare meta se sono in attacco; avanzo per recuperare il pallone e fare meta se sono in difesa); come lo faccio? (gesto tecnico specifico: passaggio o placcaggio). Questa presa di decisione comportamentale/motoria, che avviene con il pallone in mano, cioਠdurante il gioco stesso, ਠdefinita atto tattico, ed ਠcomposto di attività percettive e cognitive, quali: vedere, riconoscere (localizzazione), elaborare, decidere e agire. I giocatori devono riconoscere ed eseguire, tali attività , in una situazione spazio/tempo molto limitata e variabile a causa della presenza in campo dell'altra squadra che impone una rapida presa di decisione sul da farsi. Metodo: In linea con questo obiettivo generale il progetto ha suggerito e affrontato (con metodologie diverse) tre domande: 1) La letteratura, che ha visto nell'imagery uno strumento importante per migliorare le prestazioni atletiche (Hall, 2001) suggerisce anche che gli atleti di à©lite riferiscono di utilizzare pi๠spesso le immagini mentali rispetto a quanto facciano gli atleti meno esperti (Cumming, Hall, 2002). Alla luce di questo e se ਠvero che l'interiorizzazione degli schemi di gioco nel rugby prevede il fatto di avere una gestalt complessiva del campo e non solo della singola posizione dell'individuo, parte di questo progetto di tesi ਠconsisto nella traduzione (da parte di due soggetti esperti) degli schemi fondamentali del rugby in una serie di schemi prototipici che il soggetto potrebbe facilmente memorizzare. Questo lavoro ha condotto l'individuazione di 15 pattern spaziali che rappresentano la distribuzione dei giocatori nel campo di gioco in 15 diverse e salienti distribuzioni di gioco e alla proposta di un ipotesi studio e di training rivolto a giocatori inesperti per migliorare il riconoscimento e la memorizzazione delle strutture gestaltiche complessive delle schieramento, facilitando la presa d'atto “di dove sono e dove mi devo mettere”. 2) La letteratura in psicologia cognitiva ha confermato l'importanza delle rappresentazioni allocentriche nella navigazione nello spazio, in particolar modo quando la persona ਠdisorientata (Mou & McNamara, 2006, 2008). Turkey (2005) ha suggerito di descrivere e strutturare l'ambiente in modo da fornire informazioni all'attore/atleta su come puಠcontrollare l'azione in funzione delle possibilità dell'ambiente. Alla luce di ciಠe visto che i bambini, soprattutto principianti, trovano difficoltà ad orientarsi rispetto al campo, ci siamo chiesti se l'allenatore possa essere sicuro che i neo-giocatori abbiano in mente una organizzazione spaziale precisa ciಠche ਠla meta (davanti), ciಠche ਠla parte da difendere e di ciಠche ਠlaterale e delle opportunità che l'ambiente fornisce per comprendere cià². Abbiamo assunto tre sistemi di riferimento spaziali salienti per il gioco del rugby: 1) allocentrico esterno (le linee del campo); 2) egocentrico (orientamento personale) e 3) “pallone-centrico” (la posizione della palla). Abbiamo suggerito come strutturare un setting sperimentale con l'obiettivo di rendere percettivamente salienti alcune parti del campo da gioco e come valutare l'efficacia dell'aggiunta di marker ambientali diversamente colorati nel campo da gioco, in base a tre diverse categorie di significato (area di meta, area da difendere e linee del fuori) con il fine di facilitare cosଠla navigazione nello stesso da parte dei giovani atleti. 3) Alcune ricerche recenti sulla percezione dei gesti contrari (Savardi & Bianchi, 2000; Bianchi & Savardi, 2008; Bianchi, Savardi, Burro & Martelli, submitted) sollevano la questione del riconoscimento della contrarietà , oltre che dell'identità , in molti gesti compiuti da due soggetti posti l'uno di fianco o di fronte all'altro (posizioni reciproche che troviamo costantemente nel gioco del rugby) e del ruolo che hanno nello spazio ambientale (allospazio), e lo spazio definito dalla relazione sperimentatore-soggetto (spazio di relazione) nella relazione percepita dal soggetto che si vede o che vede un altro compiere un certo gesto in relazione ad un altro individuo. Alla luce di queste considerazioni e del fatto nel gioco del rugby non ਠsufficiente la percezione del movimento del singolo ma ਠimportante la percezione del proprio movimento rispetto al movimento degli altri (compagni di squadra e/vs. avversari), ci siamo posti una serie di domande circa come i tre gruppi di differenti età ed expertise, praticanti il gioco del rugby, percepiscono la relazione nell'uno contro uno (una delle situazioni di gioco pi๠frequenti) in termini di: “facciamo lo stesso” (identico) o “facciamo il contrario”?, “quali proprietà notano per definire cosଠla relazione?”. Per rispondere a questi quesiti, abbiamo progettato e condotto un lavoro sperimentale con 60 soggetti, divisi in tre fasce di età , utilizzando compiti di produzione e riconoscimento, in riferimento a 12 item rappresentanti diverse combinatorie semplici di dinamiche, che caratterizzano il movimento di ciascun individuo rispetto agli altri della sua squadra (vicini e/o lontani) o rispetto agli avversari. Lo scopo era quello di verificare come si struttura l'esperienza fenomenica di spazio nei tre gruppi di partecipanti, ovvero quanto conta l'egospazio, l'allospazio e lo spazio di relazione nella definizione d'identità e contrarietà in unità di movimento onnipresenti nel gioco del rugby. I risultati dell'esplorazione hanno evidenziato che i soggetti riconoscono certi schemi motori come tra loro identici o contrari e che vi sono delle differenze nella codifica egocentrica ed allocentrica dello spazio in funzione della fascia di expertise. I risultati suggeriscono l'importanza di avvicinare l'allenatore alla consapevolezza che una adeguata comprensione del modo in cui il soggetto allenato percepisce la relazione e di quali sono le caratteristiche del movimento spontaneamente salienti per il soggetto ਠfondamentale nella scelta del tipo di linguaggio comunicativo da usare.
Studio percettivo e cognitivo del gioco del rugby. Proposte applicative e di ricerca.
2014
Abstract
Introduzione: Nel mondo sportivo sta rivestendo sempre pi๠importanza la formazione degli allenatori/educatori giovanili su diverse tematiche. Laddove le tecniche si allenamento fisico sono ormai note cosଠcome quelle di allenamento tecnico-tattico, emerge la necessità di indagare altre componenti salienti per raggiungere la migliore prestazione. Proprio per questo, le Federazioni di molte discipline sportive hanno incominciato a valutare l'apporto di discipline come la psicologia sociale, psicopedagogica e cognitiva, alla crescita degli allenatori e degli atleti stessi, in quanto in grado di mettere in luce aspetti fondamentali quali quelli percettivi, cognitivi e comunicativi presenti nelle diverse discipline e funzionali alla prestazione un determinato sport. Obiettivo: Il progetto di dottorato propone una nuova linea di pensiero che si prefigge di riscoprire e valorizzare il ruolo degli aspetti percettivi e cognitivi nell'apprendimento e nell'esecuzione del gioco del rugby. Tali informazioni possono risultare importanti per la formazione degli allenatori e di riflesso quella dei giocatori che si ritroverebbero ad integrare indicazioni e metodi di lavoro dedicati alla comprensione percettivo-cognitiva del loro sport specifico. Nel gioco del rugby questi aspetti acquistano un immenso valore considerando che viene definito uno “sport di situazione”, che richiede cioਠuna continua riorganizzazione (percettiva, motoria e tecnica) che sottende alla comprensione del dialogo “attacco/difesa”, caratterizzante il gioco stesso. Ogni giocatore dovrà comprendere singolarmente, ma in funzione della squadra, alcuni elementi di base, che gli permettano di fare la cosa giusta nel momento giusto, domandandosi: chi sono? (attacco o difesa); dove sono? (posizione nel campo, dentro/fuori area dei 22 m); cosa faccio? (avanzo e sostengo per fare meta se sono in attacco; avanzo per recuperare il pallone e fare meta se sono in difesa); come lo faccio? (gesto tecnico specifico: passaggio o placcaggio). Questa presa di decisione comportamentale/motoria, che avviene con il pallone in mano, cioਠdurante il gioco stesso, ਠdefinita atto tattico, ed ਠcomposto di attività percettive e cognitive, quali: vedere, riconoscere (localizzazione), elaborare, decidere e agire. I giocatori devono riconoscere ed eseguire, tali attività , in una situazione spazio/tempo molto limitata e variabile a causa della presenza in campo dell'altra squadra che impone una rapida presa di decisione sul da farsi. Metodo: In linea con questo obiettivo generale il progetto ha suggerito e affrontato (con metodologie diverse) tre domande: 1) La letteratura, che ha visto nell'imagery uno strumento importante per migliorare le prestazioni atletiche (Hall, 2001) suggerisce anche che gli atleti di à©lite riferiscono di utilizzare pi๠spesso le immagini mentali rispetto a quanto facciano gli atleti meno esperti (Cumming, Hall, 2002). Alla luce di questo e se ਠvero che l'interiorizzazione degli schemi di gioco nel rugby prevede il fatto di avere una gestalt complessiva del campo e non solo della singola posizione dell'individuo, parte di questo progetto di tesi ਠconsisto nella traduzione (da parte di due soggetti esperti) degli schemi fondamentali del rugby in una serie di schemi prototipici che il soggetto potrebbe facilmente memorizzare. Questo lavoro ha condotto l'individuazione di 15 pattern spaziali che rappresentano la distribuzione dei giocatori nel campo di gioco in 15 diverse e salienti distribuzioni di gioco e alla proposta di un ipotesi studio e di training rivolto a giocatori inesperti per migliorare il riconoscimento e la memorizzazione delle strutture gestaltiche complessive delle schieramento, facilitando la presa d'atto “di dove sono e dove mi devo mettere”. 2) La letteratura in psicologia cognitiva ha confermato l'importanza delle rappresentazioni allocentriche nella navigazione nello spazio, in particolar modo quando la persona ਠdisorientata (Mou & McNamara, 2006, 2008). Turkey (2005) ha suggerito di descrivere e strutturare l'ambiente in modo da fornire informazioni all'attore/atleta su come puಠcontrollare l'azione in funzione delle possibilità dell'ambiente. Alla luce di ciಠe visto che i bambini, soprattutto principianti, trovano difficoltà ad orientarsi rispetto al campo, ci siamo chiesti se l'allenatore possa essere sicuro che i neo-giocatori abbiano in mente una organizzazione spaziale precisa ciಠche ਠla meta (davanti), ciಠche ਠla parte da difendere e di ciಠche ਠlaterale e delle opportunità che l'ambiente fornisce per comprendere cià². Abbiamo assunto tre sistemi di riferimento spaziali salienti per il gioco del rugby: 1) allocentrico esterno (le linee del campo); 2) egocentrico (orientamento personale) e 3) “pallone-centrico” (la posizione della palla). Abbiamo suggerito come strutturare un setting sperimentale con l'obiettivo di rendere percettivamente salienti alcune parti del campo da gioco e come valutare l'efficacia dell'aggiunta di marker ambientali diversamente colorati nel campo da gioco, in base a tre diverse categorie di significato (area di meta, area da difendere e linee del fuori) con il fine di facilitare cosଠla navigazione nello stesso da parte dei giovani atleti. 3) Alcune ricerche recenti sulla percezione dei gesti contrari (Savardi & Bianchi, 2000; Bianchi & Savardi, 2008; Bianchi, Savardi, Burro & Martelli, submitted) sollevano la questione del riconoscimento della contrarietà , oltre che dell'identità , in molti gesti compiuti da due soggetti posti l'uno di fianco o di fronte all'altro (posizioni reciproche che troviamo costantemente nel gioco del rugby) e del ruolo che hanno nello spazio ambientale (allospazio), e lo spazio definito dalla relazione sperimentatore-soggetto (spazio di relazione) nella relazione percepita dal soggetto che si vede o che vede un altro compiere un certo gesto in relazione ad un altro individuo. Alla luce di queste considerazioni e del fatto nel gioco del rugby non ਠsufficiente la percezione del movimento del singolo ma ਠimportante la percezione del proprio movimento rispetto al movimento degli altri (compagni di squadra e/vs. avversari), ci siamo posti una serie di domande circa come i tre gruppi di differenti età ed expertise, praticanti il gioco del rugby, percepiscono la relazione nell'uno contro uno (una delle situazioni di gioco pi๠frequenti) in termini di: “facciamo lo stesso” (identico) o “facciamo il contrario”?, “quali proprietà notano per definire cosଠla relazione?”. Per rispondere a questi quesiti, abbiamo progettato e condotto un lavoro sperimentale con 60 soggetti, divisi in tre fasce di età , utilizzando compiti di produzione e riconoscimento, in riferimento a 12 item rappresentanti diverse combinatorie semplici di dinamiche, che caratterizzano il movimento di ciascun individuo rispetto agli altri della sua squadra (vicini e/o lontani) o rispetto agli avversari. Lo scopo era quello di verificare come si struttura l'esperienza fenomenica di spazio nei tre gruppi di partecipanti, ovvero quanto conta l'egospazio, l'allospazio e lo spazio di relazione nella definizione d'identità e contrarietà in unità di movimento onnipresenti nel gioco del rugby. I risultati dell'esplorazione hanno evidenziato che i soggetti riconoscono certi schemi motori come tra loro identici o contrari e che vi sono delle differenze nella codifica egocentrica ed allocentrica dello spazio in funzione della fascia di expertise. I risultati suggeriscono l'importanza di avvicinare l'allenatore alla consapevolezza che una adeguata comprensione del modo in cui il soggetto allenato percepisce la relazione e di quali sono le caratteristiche del movimento spontaneamente salienti per il soggetto ਠfondamentale nella scelta del tipo di linguaggio comunicativo da usare.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14242/316096
URN:NBN:IT:BNCF-316096