Il presente lavoro ha inteso analizzare quelle catene neotestamentarie greche che ci hanno restituito o poche parole o intere sezioni dell'opera di Gregorio Nazianzeno. Perchà© ci ਠsembrato opportuno prendere in esame la tradizione indiretta e, in particolare, quella catenaria? Due i motivi. Da un lato, per avere un riscontro concreto dell'effettiva conoscenza degli opera gregoriani; dall'altro, per verificare l'apporto della tradizione indiretta. La dissertazione consta di tre capitoli. Pi๠nel dettaglio, nel primo capitolo sono stati illustrati tutti i testi catenari presi in considerazione, ovvero quelli, relativi al Nuovo Testamento, in cui figurino dei passi gregoriani. In particolare, il lavoro di euristica ha portato all'individuazione di 333 scoli i quali sono stati analizzati e ripartiti, nel capitolo secondo, a seconda di come gli stessi ci sono stati restituiti dai catenisti. Nello specifico, sono state isolate sette modalità  di citazione: scoli letterali, omissivi, con integrazioni, parafrastici, riassuntivi, con un solo termine in comune con la fonte e, in ultimo, gli scoli composti. Quelli letterali sono risultati essere di gran lunga i pi๠numerosi (166 casi) †" a dimostrazione della generale fedeltà  al testo gregoriano da parte degli ermeneuti †" seguiti dagli omissivi (68 casi), dai riassuntivi (35 casi), da quelli con integrazioni (31), dai parafrastici (24), da quelli con un termine in comune con la fonte (9) e, infine, dagli scoli composti (29). Quantunque si sia parlato di †˜ermeneuti', bisogna precisare che la gran parte dei brani individuati appartiene ai commentari di un solo catenista, il dotto bizantino Niceta di Eraclea, autore rispettivamente di una catena al Vangelo di Matteo edita da Corderius (Symbolarum in Matthaeum tomus alter, quo continetur catena Patrum Graecorum triginta, collectore Niceta episcopo Serrarum… Tolosae 1647), di una catena al Vangelo di Luca, tradita dal Vaticanus graecus 1611 (XII secolo), ancora inedita, di una catena al Vangelo di Giovanni, anch'essa inedita, trasmessa dal Parisinus graecus supplementarius 159, ff. 55-406v (XIII-XIV secolo) e, infine, della catena all'epistola agli Ebrei, data alle stampe da Cramer (J. A. Cramer, Catenae Graecorum Patrum in Novum Testamentum. Tomus VII. In Epistolas s. Pauli ad Timotheum, Titum, Philemona, et ad Hebraeos, Oxonii 1844). Il terzo capitolo infine presenta una valutazione di quale Gregorio sia stato utilizzato dai catenisti, evidenziando il ruolo preponderante del genere omiletico, il pi๠citato (275 scoli), seguito dai carmi (38 scoli) e dalle epistole (20 scoli). Si ਠvisto come vi siano delle orazioni, delle poesie e delle epistole pi๠presenti, mentre ve ne sono delle altre con una ricorrenza pi๠insignificante o, addirittura, assenti. Il Nazianzeno infatti, non essendosi occupato, se non in maniera sporadica ed accessoria, di esegesi, non ਠstato chiamato in causa, nei testi catenari, tanto quanto altri autori, come Giovanni Crisostomo o Origene (per fare soltanto due nomi), il suo contributo dunque ਠrisultato molto pi๠limitato. Per quanto concerne gli scoli omiletici, non stupisce che l'orazione che ricorre pi๠spesso (51 citazioni) sia la trentesima ? che à¨, lo ricordiamo, la seconda delle due omelie che il Nazianzeno dedica al Figlio ?, orazione utile a chiarire quei versetti che avrebbero potuto cagionare dei problemi di natura dogmatica all'ortodossia: non a caso ben 22 scoli tratti da essa sono presenti proprio nel commento al Vangelo di Giovanni, laddove il Cristo parla pi๠volte della sua unione con il Padre con enunciati talvolta a rischio di lettura eterodossa †" penso soltanto a Ioh. 14,28 (Il Padre ਠpi๠grande di me). Stesso discorso per l'omelia 40 la quale conta ben 43 citazioni (38 nelle sole catene nicetiane). Anche in questo caso ਠil carattere squisitamente teologico dell'orazione, dedicata al battesimo, che ha fatto sଠche la stessa fosse menzionata per un numero tanto cospicuo di volte. Per i componimenti poetici invece la situazione ਠcompletamente diversa, sia perchà© sono soltanto 38 gli scoli interessati, sia perchà© gli stessi sono tutti di paternità  nicetiana. àˆ altresଠinteressante che su 38 brani catenari ben 18 sono parafrastici: ciಠsignifica che spesso Niceta di Eraclea ha ritenuto opportuno †˜tradurre' le poesie del Nazianzeno avvalendosi di un linguaggio pi๠semplice, immediato e di pi๠facile comprensione rispetto alla gravitas del sermo poetico gregoriano. Per quanto concerne i carmi che il vescovo di Eraclea ci ha restituito, vi ਠuna netta prevalenza di quelli che i Padri Maurini avrebbero chiamato moralia: I,2,34 (8 scoli), I,2,24 e I,2,33 (4 scoli ciascuno). Quanto alle epistole, infine, esse ricorrono molto poco (20 scoli) ed anche per questo genere letterario ਠnetta la preponderanza di passi nicetiani (18/20). Come si ਠsottolineato per le omelie, anche le missive sono state scelte per la loro caratterizzazione dogmatica in quanto su 20 scoli, ben 14 sono tratti dall'epistola 101 la quale altro non ਠche un trattato teologico volto a confutare gli assunti di Apollinare di Laodicea che teorizzಠl'assenza dell'intelletto (nous) nel Cristo a favore del Logos. Una tale privazione avrebbe intaccato la perfetta umanità  del Figlio e pertanto contro questa, perniciosa eventualità  si scaglia il Cappadoce tanto nell'epistola 101 quanto nelle altre due †˜lettere teologiche' (102 e 202).

Gregorio Nazianzeno nelle catene neotestamentarie greche.

2014

Abstract

Il presente lavoro ha inteso analizzare quelle catene neotestamentarie greche che ci hanno restituito o poche parole o intere sezioni dell'opera di Gregorio Nazianzeno. Perchà© ci ਠsembrato opportuno prendere in esame la tradizione indiretta e, in particolare, quella catenaria? Due i motivi. Da un lato, per avere un riscontro concreto dell'effettiva conoscenza degli opera gregoriani; dall'altro, per verificare l'apporto della tradizione indiretta. La dissertazione consta di tre capitoli. Pi๠nel dettaglio, nel primo capitolo sono stati illustrati tutti i testi catenari presi in considerazione, ovvero quelli, relativi al Nuovo Testamento, in cui figurino dei passi gregoriani. In particolare, il lavoro di euristica ha portato all'individuazione di 333 scoli i quali sono stati analizzati e ripartiti, nel capitolo secondo, a seconda di come gli stessi ci sono stati restituiti dai catenisti. Nello specifico, sono state isolate sette modalità  di citazione: scoli letterali, omissivi, con integrazioni, parafrastici, riassuntivi, con un solo termine in comune con la fonte e, in ultimo, gli scoli composti. Quelli letterali sono risultati essere di gran lunga i pi๠numerosi (166 casi) †" a dimostrazione della generale fedeltà  al testo gregoriano da parte degli ermeneuti †" seguiti dagli omissivi (68 casi), dai riassuntivi (35 casi), da quelli con integrazioni (31), dai parafrastici (24), da quelli con un termine in comune con la fonte (9) e, infine, dagli scoli composti (29). Quantunque si sia parlato di †˜ermeneuti', bisogna precisare che la gran parte dei brani individuati appartiene ai commentari di un solo catenista, il dotto bizantino Niceta di Eraclea, autore rispettivamente di una catena al Vangelo di Matteo edita da Corderius (Symbolarum in Matthaeum tomus alter, quo continetur catena Patrum Graecorum triginta, collectore Niceta episcopo Serrarum… Tolosae 1647), di una catena al Vangelo di Luca, tradita dal Vaticanus graecus 1611 (XII secolo), ancora inedita, di una catena al Vangelo di Giovanni, anch'essa inedita, trasmessa dal Parisinus graecus supplementarius 159, ff. 55-406v (XIII-XIV secolo) e, infine, della catena all'epistola agli Ebrei, data alle stampe da Cramer (J. A. Cramer, Catenae Graecorum Patrum in Novum Testamentum. Tomus VII. In Epistolas s. Pauli ad Timotheum, Titum, Philemona, et ad Hebraeos, Oxonii 1844). Il terzo capitolo infine presenta una valutazione di quale Gregorio sia stato utilizzato dai catenisti, evidenziando il ruolo preponderante del genere omiletico, il pi๠citato (275 scoli), seguito dai carmi (38 scoli) e dalle epistole (20 scoli). Si ਠvisto come vi siano delle orazioni, delle poesie e delle epistole pi๠presenti, mentre ve ne sono delle altre con una ricorrenza pi๠insignificante o, addirittura, assenti. Il Nazianzeno infatti, non essendosi occupato, se non in maniera sporadica ed accessoria, di esegesi, non ਠstato chiamato in causa, nei testi catenari, tanto quanto altri autori, come Giovanni Crisostomo o Origene (per fare soltanto due nomi), il suo contributo dunque ਠrisultato molto pi๠limitato. Per quanto concerne gli scoli omiletici, non stupisce che l'orazione che ricorre pi๠spesso (51 citazioni) sia la trentesima ? che à¨, lo ricordiamo, la seconda delle due omelie che il Nazianzeno dedica al Figlio ?, orazione utile a chiarire quei versetti che avrebbero potuto cagionare dei problemi di natura dogmatica all'ortodossia: non a caso ben 22 scoli tratti da essa sono presenti proprio nel commento al Vangelo di Giovanni, laddove il Cristo parla pi๠volte della sua unione con il Padre con enunciati talvolta a rischio di lettura eterodossa †" penso soltanto a Ioh. 14,28 (Il Padre ਠpi๠grande di me). Stesso discorso per l'omelia 40 la quale conta ben 43 citazioni (38 nelle sole catene nicetiane). Anche in questo caso ਠil carattere squisitamente teologico dell'orazione, dedicata al battesimo, che ha fatto sଠche la stessa fosse menzionata per un numero tanto cospicuo di volte. Per i componimenti poetici invece la situazione ਠcompletamente diversa, sia perchà© sono soltanto 38 gli scoli interessati, sia perchà© gli stessi sono tutti di paternità  nicetiana. àˆ altresଠinteressante che su 38 brani catenari ben 18 sono parafrastici: ciಠsignifica che spesso Niceta di Eraclea ha ritenuto opportuno †˜tradurre' le poesie del Nazianzeno avvalendosi di un linguaggio pi๠semplice, immediato e di pi๠facile comprensione rispetto alla gravitas del sermo poetico gregoriano. Per quanto concerne i carmi che il vescovo di Eraclea ci ha restituito, vi ਠuna netta prevalenza di quelli che i Padri Maurini avrebbero chiamato moralia: I,2,34 (8 scoli), I,2,24 e I,2,33 (4 scoli ciascuno). Quanto alle epistole, infine, esse ricorrono molto poco (20 scoli) ed anche per questo genere letterario ਠnetta la preponderanza di passi nicetiani (18/20). Come si ਠsottolineato per le omelie, anche le missive sono state scelte per la loro caratterizzazione dogmatica in quanto su 20 scoli, ben 14 sono tratti dall'epistola 101 la quale altro non ਠche un trattato teologico volto a confutare gli assunti di Apollinare di Laodicea che teorizzಠl'assenza dell'intelletto (nous) nel Cristo a favore del Logos. Una tale privazione avrebbe intaccato la perfetta umanità  del Figlio e pertanto contro questa, perniciosa eventualità  si scaglia il Cappadoce tanto nell'epistola 101 quanto nelle altre due †˜lettere teologiche' (102 e 202).
2014
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