Questa tesi si basa sul presupposto che, se l'urbanità  post-metropolitana ha determinato l'espansione della città  oltre i suoi confini amministrativi, modificando la scala delle relazioni spaziali, questa crescita ha prodotto d'altro canto una trama di spazi indeterminati grazie all'incessante metabolismo della città : spazi in continuo divenire. Per poter interpretare prima, e riconfigurare poi, questi spazi, useremo il concetto di limen prendendolo in prestito dagli studi di antropologia sociale di Victor Turner (1977). Turner osserva che i cicli evolutivi e di cambiamento si risolvono attraverso rituali scanditi in tre fasi distinte: separazione, liminalità  ed aggregazione. Nelle aree liminali, sospese tra spazio e tempo, vengono generati nuovi modelli che ribaltano le strategie di potere convenzionale delle società  (Turner 1977, VII). Allo stesso modo negli spazi liminali, grazie ad uno stato fuori dall'ordinario, prendono vita, ad opera degli urban makers, le pratiche di trasformazione spaziale che mettono in discussione le dinamiche tradizionali del progetto urbano. In questo senso le pratiche degli urban makers negli spazi liminali, oltre ad essere un importante ambito di sperimentazione sociale e culturale, introducono spunti pragmatici di diversificazione dei metodi e dei modelli di progetto, letto come processo multiscalare e iterativo che opera in un'ottica ecologica: dove si attua uno “spostamento di un'idea d'ambiente come †˜qualcosa là  fuori', remoto e separato, da un'idea organica, fluida, adattiva dello sfondo”(Bianchetti 2011, 129). Il progetto urbano à¨, quindi, sempre pi๠un processo in cui la dimensione estemporanea dell'azione diretta puಠinfluenzare e dialogare con i modelli tradizionali del progetto attraversando le diverse scale di intervento. In questa direzione la ricerca ਠvolta a sottolineare la rilevanza ai fini progettuali e urbanistici delle pratiche urbane, ed in particolare di quelle pratiche che contaminando le tradizioni disciplinari, aprono ad un urbanistica che abbandona le certezze deterministiche e l'idea di progetto come percorso lineare. Le pratiche sono un pulviscolo che opera in una marginalità  (limen) che puಠdiventare risorsa, dove mettere a frutto “limitatezza e adattabilità , disponibilità  a muoversi tra situazioni diverse, capacità  di vedere un progetto dove si apre una qualche possibilità  d'azione”(Turner 1977).

Urban Makers. Urbanistica delle pratiche e spazio liminale

2013

Abstract

Questa tesi si basa sul presupposto che, se l'urbanità  post-metropolitana ha determinato l'espansione della città  oltre i suoi confini amministrativi, modificando la scala delle relazioni spaziali, questa crescita ha prodotto d'altro canto una trama di spazi indeterminati grazie all'incessante metabolismo della città : spazi in continuo divenire. Per poter interpretare prima, e riconfigurare poi, questi spazi, useremo il concetto di limen prendendolo in prestito dagli studi di antropologia sociale di Victor Turner (1977). Turner osserva che i cicli evolutivi e di cambiamento si risolvono attraverso rituali scanditi in tre fasi distinte: separazione, liminalità  ed aggregazione. Nelle aree liminali, sospese tra spazio e tempo, vengono generati nuovi modelli che ribaltano le strategie di potere convenzionale delle società  (Turner 1977, VII). Allo stesso modo negli spazi liminali, grazie ad uno stato fuori dall'ordinario, prendono vita, ad opera degli urban makers, le pratiche di trasformazione spaziale che mettono in discussione le dinamiche tradizionali del progetto urbano. In questo senso le pratiche degli urban makers negli spazi liminali, oltre ad essere un importante ambito di sperimentazione sociale e culturale, introducono spunti pragmatici di diversificazione dei metodi e dei modelli di progetto, letto come processo multiscalare e iterativo che opera in un'ottica ecologica: dove si attua uno “spostamento di un'idea d'ambiente come †˜qualcosa là  fuori', remoto e separato, da un'idea organica, fluida, adattiva dello sfondo”(Bianchetti 2011, 129). Il progetto urbano à¨, quindi, sempre pi๠un processo in cui la dimensione estemporanea dell'azione diretta puಠinfluenzare e dialogare con i modelli tradizionali del progetto attraversando le diverse scale di intervento. In questa direzione la ricerca ਠvolta a sottolineare la rilevanza ai fini progettuali e urbanistici delle pratiche urbane, ed in particolare di quelle pratiche che contaminando le tradizioni disciplinari, aprono ad un urbanistica che abbandona le certezze deterministiche e l'idea di progetto come percorso lineare. Le pratiche sono un pulviscolo che opera in una marginalità  (limen) che puಠdiventare risorsa, dove mettere a frutto “limitatezza e adattabilità , disponibilità  a muoversi tra situazioni diverse, capacità  di vedere un progetto dove si apre una qualche possibilità  d'azione”(Turner 1977).
2013
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