Questo lavoro di dottorato offre uno sguardo sullo spazio architettonico, una perlustrazione non necessariamente cronologica di architetture, forme fissate dall'uomo, vuoti che nella loro lenta definizione hanno acquisito un nome, qualificandosi nella loro sostanza spaziale in relazione al modo in cui si fissano nella memoria collettiva. Il vuoto, sostanza spaziale dell'architettura, àƒ¨ indagato sia come volume definito nella sua natura di invaso in rapporto a un involucro, sia costituito attraverso elementi architettonici che lo definiscono, dandogli forma e dimensione. L'invaso spaziale, come vuoto unitario, rinvia al suo involucro, ma il vuoto si presenta anche autonomamente, senza la presenza di involucri riconducibili all'idea di scatola muraria, bensàƒ¬ come spazialitàƒ precisata dagli elementi che lo compongono e lo identificano. La scelta del termine vuoto àƒ¨ legata all'indicazione di una qualitàƒ dello spazio, che si definisce, si chiarisce, si determina e si costruisce nel suo opposto: il pieno. Precisando che spazio e vuoto saranno in genere utilizzati come sinonimi. Il ragionamento sul vuoto e sulla memoria delle forme, viene riferito all'intero complesso dell'architettura, non separando la parte tecnico ࢠcompositiva dal suo senso. Il vuoto, infatti, mette in relazione il corpo dell'uomo con la rappresentazione fisica dell'architettura dentro cui àƒ¨ impressa la memoria, non piàƒ¹ all'interno della scatola muraria ma nella misura di quegli spazi e di quelle relazioni. Con il termine memoria si compie il passaggio al corpo fisso dell'architettura nella sua relazione spaziale: il corpo connota lo spazio dandogli senso. Queste riflessioni sullo spazio in architettura, sono nate nel corso della tesi di laurea, intitolata analogamente "Vuoti di memoria". Nel centro storico di Cordova a due passi dalla grande Moschea, il progetto definiva un'architettura partendo dal vuoto urbano, chiarificandone il ruolo: da vuoto interstiziale a vuoto ordinatore. La ricerca ha avuto successivi momenti di elaborazione: nella didattica, nello studio del rapporto tra archeologia e architettura, pubblicati in varie occasioni. La prima delle quali àƒ¨ negli Atti del convegno Abitare il futuro, col nome di Vuoti di memoria. Un estratto grafico àƒ¨ stato pubblicato in Scritti scelti per l'architettura della cittàƒ . Da queste premesse àƒ¨ sembrato fertile costruire un ragionamento piàƒ¹ articolato, provando a rendere intellegibile alcuni aspetti sul vuoto in architettura e le sue ragioni.
Vuoti di memoria. Sullo spazio in architettura
2015
Abstract
Questo lavoro di dottorato offre uno sguardo sullo spazio architettonico, una perlustrazione non necessariamente cronologica di architetture, forme fissate dall'uomo, vuoti che nella loro lenta definizione hanno acquisito un nome, qualificandosi nella loro sostanza spaziale in relazione al modo in cui si fissano nella memoria collettiva. Il vuoto, sostanza spaziale dell'architettura, àƒ¨ indagato sia come volume definito nella sua natura di invaso in rapporto a un involucro, sia costituito attraverso elementi architettonici che lo definiscono, dandogli forma e dimensione. L'invaso spaziale, come vuoto unitario, rinvia al suo involucro, ma il vuoto si presenta anche autonomamente, senza la presenza di involucri riconducibili all'idea di scatola muraria, bensàƒ¬ come spazialitàƒ precisata dagli elementi che lo compongono e lo identificano. La scelta del termine vuoto àƒ¨ legata all'indicazione di una qualitàƒ dello spazio, che si definisce, si chiarisce, si determina e si costruisce nel suo opposto: il pieno. Precisando che spazio e vuoto saranno in genere utilizzati come sinonimi. Il ragionamento sul vuoto e sulla memoria delle forme, viene riferito all'intero complesso dell'architettura, non separando la parte tecnico ࢠcompositiva dal suo senso. Il vuoto, infatti, mette in relazione il corpo dell'uomo con la rappresentazione fisica dell'architettura dentro cui àƒ¨ impressa la memoria, non piàƒ¹ all'interno della scatola muraria ma nella misura di quegli spazi e di quelle relazioni. Con il termine memoria si compie il passaggio al corpo fisso dell'architettura nella sua relazione spaziale: il corpo connota lo spazio dandogli senso. Queste riflessioni sullo spazio in architettura, sono nate nel corso della tesi di laurea, intitolata analogamente "Vuoti di memoria". Nel centro storico di Cordova a due passi dalla grande Moschea, il progetto definiva un'architettura partendo dal vuoto urbano, chiarificandone il ruolo: da vuoto interstiziale a vuoto ordinatore. La ricerca ha avuto successivi momenti di elaborazione: nella didattica, nello studio del rapporto tra archeologia e architettura, pubblicati in varie occasioni. La prima delle quali àƒ¨ negli Atti del convegno Abitare il futuro, col nome di Vuoti di memoria. Un estratto grafico àƒ¨ stato pubblicato in Scritti scelti per l'architettura della cittàƒ . Da queste premesse àƒ¨ sembrato fertile costruire un ragionamento piàƒ¹ articolato, provando a rendere intellegibile alcuni aspetti sul vuoto in architettura e le sue ragioni.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14242/317204
URN:NBN:IT:BNCF-317204