Il presente lavoro parte dalla constatazione che l'Imposta sul valore aggiunto ਠstata introdotta con lo scopo specifico di tassare il consumo in modo uniforme a livello europeo. La globalizzazione dell'economia con l'abolizione delle frontiere ha tuttavia favorito la nascita non solo di un mercato unico europeo, ma anche di “un mercato unico delle frodi”. L'esistenza di abusi e frodi in ambito Iva risulta doppiamente dannosa per l'Unione europea: tali condotte incidono quantitativamente sull'ammontare delle risorse proprie dell'Unione e sulle entrate fiscali dei singoli Stati membri nonchà© violano il principio di concorrenza e producono distorsioni nel mercato unico. àˆ in questo contesto che intervengono i giudici nazionali e la Corte di Giustizia, al fine di porre un freno a tali fenomeni patologici. Quest'ultima, chiamata a far rispettare il diritto comunitario, ha sviluppato una misura antifrode e antiabuso consistente nel diniego del diritto alla detrazione qualora lo stesso venga invocato dal soggetto passivo abusivamente o fraudolentemente. Vedremo perಠche il problema non puಠessere facilmente ridotto a formule operative: al di là  dello schema, fin troppo scontato, dell'operatore apertamente disonesto e degli operatori con esso dichiaratamente correi, rimane il territorio grigio dei soggetti coinvolti, qualche volta inconsapevolmente qualche volta consapevolmente, ma senza concreta partecipazione nella frode da altri orchestrata. Permane a questo punto la domanda se sia coerente - in un sistema impositivo che privilegia i profili oggettivi, prescindendo, salvo gli aspetti sanzionatori, da quelli soggettivi- negare il diritto alla detrazione Iva per asserita consapevolezza di comportamenti fraudolenti altrui o se non vi siano regole pi๠adatte al fine di porre un freno alle frodi e dunque pi๠conformi al principio di proporzionalità .

Il diritto alla detrazione e le frodi Iva

2014

Abstract

Il presente lavoro parte dalla constatazione che l'Imposta sul valore aggiunto ਠstata introdotta con lo scopo specifico di tassare il consumo in modo uniforme a livello europeo. La globalizzazione dell'economia con l'abolizione delle frontiere ha tuttavia favorito la nascita non solo di un mercato unico europeo, ma anche di “un mercato unico delle frodi”. L'esistenza di abusi e frodi in ambito Iva risulta doppiamente dannosa per l'Unione europea: tali condotte incidono quantitativamente sull'ammontare delle risorse proprie dell'Unione e sulle entrate fiscali dei singoli Stati membri nonchà© violano il principio di concorrenza e producono distorsioni nel mercato unico. àˆ in questo contesto che intervengono i giudici nazionali e la Corte di Giustizia, al fine di porre un freno a tali fenomeni patologici. Quest'ultima, chiamata a far rispettare il diritto comunitario, ha sviluppato una misura antifrode e antiabuso consistente nel diniego del diritto alla detrazione qualora lo stesso venga invocato dal soggetto passivo abusivamente o fraudolentemente. Vedremo perಠche il problema non puಠessere facilmente ridotto a formule operative: al di là  dello schema, fin troppo scontato, dell'operatore apertamente disonesto e degli operatori con esso dichiaratamente correi, rimane il territorio grigio dei soggetti coinvolti, qualche volta inconsapevolmente qualche volta consapevolmente, ma senza concreta partecipazione nella frode da altri orchestrata. Permane a questo punto la domanda se sia coerente - in un sistema impositivo che privilegia i profili oggettivi, prescindendo, salvo gli aspetti sanzionatori, da quelli soggettivi- negare il diritto alla detrazione Iva per asserita consapevolezza di comportamenti fraudolenti altrui o se non vi siano regole pi๠adatte al fine di porre un freno alle frodi e dunque pi๠conformi al principio di proporzionalità .
2014
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