L' analisi prende avvio dalla L.240/2010, legge di riforma del sistema universitario italiano, composto da Università  private e pubbliche; ed ਠsu queste ultime †" per la loro peculiarità  di far parte con caratteristiche particolari della galassia della pubblica amministrazione - che ਠincentrata questa ricerca. A seguito di quest' ultima riforma, negli Atenei vengono decentrate funzioni amministrative e didattiche prima gestite a livello centralizzato a favore delle strutture denominate “Dipartimenti”, cui, a fronte di una maggiore autonomia dal punto di vista contabile e patrimoniale, vengono perಠattribuite sempre minori risorse economiche, effetto a cascata delle contrazioni della spesa pubblica. Ne deriva la necessità  di ricorrere a forme di finanziamento della ricerca scientifica estranee al finanziamento centrale dello Stato, Ministero e CNR in primis, prevalente fonte di sostentamento della ricerca fino a circa dieci anni fa. Alle difficoltà  di accedere a erogazioni liberali, anche e soprattutto a causa di una legislazione in materia spesso contraddittoria e che non presenta effettivi, cospicui vantaggi per il donatore, gli Atenei hanno dovuto incrementare le poste attive di bilancio offrendo al libero mercato i prodotti che la propria altissima specializzazione (soprattutto per quanto riguarda i dipartimenti di area scientifica all' avanguardia) e la disponibilità  di strumentazioni non in possesso di aziende private, rendono appetibili per le aziende: il carattere pubblicistico delle Università  offre un alto grado di garanzia di imparzialità , tracciabilità  ed autorevolezza nel campo della formazione e delle analisi di laboratorio o forensi (si pensi, a mero titolo di esempio, alle analisi biologiche e chimiche condotte sulle acque minerali per certificarne la potabilità ). Alla gestione contabile delle attività  istituzionali tipiche delle Università  si affianca la necessità  di gestire contabilmente e fiscalmente tale offerta di prodotti sul mercato (cd. attività  commerciale delle università ), agendo come impresa di diritto privato, e conservando nel contempo le peculiarità  di ente pubblico. Alla luce di quanto su esposto, la ricerca analizza il rapporto tra Università  ed imposte nella duplice veste di soggetto passivo delle stesse (ires, iva) e di sostituto di imposta nei confronti non solo del personale docente e tecnico†"amministrativo strutturato, ma anche delle tipologie di personale non strutturato ma strettamente legate alle attività  istituzionali, didattica e ricerca (borsisti, assegnisti di ricerca, dottorandi, specializzandi, collaboratori occasionali e parasubordinati). Analizza infine le novità  contabili del 2015, consistenti nell' introduzione della fattura elettronica e del sistema del cosiddetto split payment, e degli effetti sulla gestione dell' IVA.

Aspetti fiscalmente rilevanti della gestione contabile delle Università 

2016

Abstract

L' analisi prende avvio dalla L.240/2010, legge di riforma del sistema universitario italiano, composto da Università  private e pubbliche; ed ਠsu queste ultime †" per la loro peculiarità  di far parte con caratteristiche particolari della galassia della pubblica amministrazione - che ਠincentrata questa ricerca. A seguito di quest' ultima riforma, negli Atenei vengono decentrate funzioni amministrative e didattiche prima gestite a livello centralizzato a favore delle strutture denominate “Dipartimenti”, cui, a fronte di una maggiore autonomia dal punto di vista contabile e patrimoniale, vengono perಠattribuite sempre minori risorse economiche, effetto a cascata delle contrazioni della spesa pubblica. Ne deriva la necessità  di ricorrere a forme di finanziamento della ricerca scientifica estranee al finanziamento centrale dello Stato, Ministero e CNR in primis, prevalente fonte di sostentamento della ricerca fino a circa dieci anni fa. Alle difficoltà  di accedere a erogazioni liberali, anche e soprattutto a causa di una legislazione in materia spesso contraddittoria e che non presenta effettivi, cospicui vantaggi per il donatore, gli Atenei hanno dovuto incrementare le poste attive di bilancio offrendo al libero mercato i prodotti che la propria altissima specializzazione (soprattutto per quanto riguarda i dipartimenti di area scientifica all' avanguardia) e la disponibilità  di strumentazioni non in possesso di aziende private, rendono appetibili per le aziende: il carattere pubblicistico delle Università  offre un alto grado di garanzia di imparzialità , tracciabilità  ed autorevolezza nel campo della formazione e delle analisi di laboratorio o forensi (si pensi, a mero titolo di esempio, alle analisi biologiche e chimiche condotte sulle acque minerali per certificarne la potabilità ). Alla gestione contabile delle attività  istituzionali tipiche delle Università  si affianca la necessità  di gestire contabilmente e fiscalmente tale offerta di prodotti sul mercato (cd. attività  commerciale delle università ), agendo come impresa di diritto privato, e conservando nel contempo le peculiarità  di ente pubblico. Alla luce di quanto su esposto, la ricerca analizza il rapporto tra Università  ed imposte nella duplice veste di soggetto passivo delle stesse (ires, iva) e di sostituto di imposta nei confronti non solo del personale docente e tecnico†"amministrativo strutturato, ma anche delle tipologie di personale non strutturato ma strettamente legate alle attività  istituzionali, didattica e ricerca (borsisti, assegnisti di ricerca, dottorandi, specializzandi, collaboratori occasionali e parasubordinati). Analizza infine le novità  contabili del 2015, consistenti nell' introduzione della fattura elettronica e del sistema del cosiddetto split payment, e degli effetti sulla gestione dell' IVA.
2016
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