La tutela dell'ambiente costituisce oggi un obiettivo, un'esigenza ed insieme un'opportunità d'innovazione in grado di creare nuovi mercati e di accrescere la competitività . L'ecoinnovazione, in particolare, rappresenta una delle nuove sfide dell'Unione europea e, nel contempo, un'occasione per potenziare la produttività delle risorse, l'efficienza, la competitività e contribuire a salvaguardare l'ambiente. In effetti, al di là di questi auspici e indirizzi politici, siamo in presenza di un rilevante fenomeno di fallimento del mercato connesso alle esigenze di tutela dell'ambiente: le imprese non sono motivate a ridurre il livello di inquinamento prodotto nà© ad adottare provvedimenti individuali di tutela ambientale dal momento che, nella maggior parte dei casi, ciಠcomporterebbe un aumento dei costi. Ne deriva che i costi di produzione sostenuti dall'impresa risultano ancora tendenzialmente inferiori a quelli sostenuti dalla società in termini di inquinamento ambientale. Le imprese sono inoltre fortemente disincentivate nell'intraprendere investimenti connessi ad un †œmercato verde†� a causa di una forte incertezza connessa sia alla domanda del mercato che alla redditività degli investimenti. In presenza di queste condizioni l'Unione europea ha adottato molti e importantissimi atti normativi, soprattutto direttive, per attuare il principio di «chi inquina paga» e attribuire alle imprese i costi ambientali derivanti dal proprio operare secondo criteri uniformi all'interno degli Stati membri, perseguendo la cd. internalizzazione dei costi. Ma ovviamente, data l'estensione dei possibili settori di intervento e la necessaria gradualità con cui questo processo deve avvenire, permangono vari campi in cui vi ਠun margine di azione da parte degli Stati mediante atti normativi nazionali o delle singole imprese in assenza di obblighi. In queste condizioni, dato il fallimento del mercato, le amministrazioni nazionali possono pianificare misure di incentivazione che accompagnino l'introduzione di nuovi obblighi per le imprese o comunque permettano la realizzazione di investimenti che altrimenti non avrebbero luogo. Ecco che gli aiuti di Stato si presentano come un fondamentale strumento per perseguire obiettivi ambientali pi๠ambiziosi e raggiungere un livello di tutela dell'ambiente pi๠alto, nell'interesse dell'intera società . Il presente lavoro ਠdunque incentrato sul comprendere se ed in quale misura interventi d'incentivazione costituiscano degli aiuti di Stato ai sensi del primo paragrafo dell'articolo 107 TFUE e se essi rientrino nelle deroghe stabilite nei successivi paragrafi del medesimo articolo. L'obiettivo, come si dirà , ਠquello di valutare l'idoneità di questo strumento a consentire il perseguimento di livelli maggiori di protezione dell'ambiente e gli effetti dell'utilizzo dello stesso sul funzionamento del mercato unico.
La tutela dell'ambiente nell'Unione europea attraverso la disciplina degli aiuti di Stato
2013
Abstract
La tutela dell'ambiente costituisce oggi un obiettivo, un'esigenza ed insieme un'opportunità d'innovazione in grado di creare nuovi mercati e di accrescere la competitività . L'ecoinnovazione, in particolare, rappresenta una delle nuove sfide dell'Unione europea e, nel contempo, un'occasione per potenziare la produttività delle risorse, l'efficienza, la competitività e contribuire a salvaguardare l'ambiente. In effetti, al di là di questi auspici e indirizzi politici, siamo in presenza di un rilevante fenomeno di fallimento del mercato connesso alle esigenze di tutela dell'ambiente: le imprese non sono motivate a ridurre il livello di inquinamento prodotto nà© ad adottare provvedimenti individuali di tutela ambientale dal momento che, nella maggior parte dei casi, ciಠcomporterebbe un aumento dei costi. Ne deriva che i costi di produzione sostenuti dall'impresa risultano ancora tendenzialmente inferiori a quelli sostenuti dalla società in termini di inquinamento ambientale. Le imprese sono inoltre fortemente disincentivate nell'intraprendere investimenti connessi ad un †œmercato verde†� a causa di una forte incertezza connessa sia alla domanda del mercato che alla redditività degli investimenti. In presenza di queste condizioni l'Unione europea ha adottato molti e importantissimi atti normativi, soprattutto direttive, per attuare il principio di «chi inquina paga» e attribuire alle imprese i costi ambientali derivanti dal proprio operare secondo criteri uniformi all'interno degli Stati membri, perseguendo la cd. internalizzazione dei costi. Ma ovviamente, data l'estensione dei possibili settori di intervento e la necessaria gradualità con cui questo processo deve avvenire, permangono vari campi in cui vi ਠun margine di azione da parte degli Stati mediante atti normativi nazionali o delle singole imprese in assenza di obblighi. In queste condizioni, dato il fallimento del mercato, le amministrazioni nazionali possono pianificare misure di incentivazione che accompagnino l'introduzione di nuovi obblighi per le imprese o comunque permettano la realizzazione di investimenti che altrimenti non avrebbero luogo. Ecco che gli aiuti di Stato si presentano come un fondamentale strumento per perseguire obiettivi ambientali pi๠ambiziosi e raggiungere un livello di tutela dell'ambiente pi๠alto, nell'interesse dell'intera società . Il presente lavoro ਠdunque incentrato sul comprendere se ed in quale misura interventi d'incentivazione costituiscano degli aiuti di Stato ai sensi del primo paragrafo dell'articolo 107 TFUE e se essi rientrino nelle deroghe stabilite nei successivi paragrafi del medesimo articolo. L'obiettivo, come si dirà , ਠquello di valutare l'idoneità di questo strumento a consentire il perseguimento di livelli maggiori di protezione dell'ambiente e gli effetti dell'utilizzo dello stesso sul funzionamento del mercato unico.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14242/318326
URN:NBN:IT:BNCF-318326