Attraverso l'indagine di fonti altomedievali come le Leges dei barbari si ਠpotuto valutare, da un punto di vista pragmatico e fattuale, l'intenzione umana †" a volte incidentale e pure difficoltosa †" di inquadrare e definire il rapporto con un animale domestico come il cane, che continua e si evolve tra Antichità  ed Alto Medioevo e senza una cesura netta. Per completare il quadro culturale e storico-sociale della ricerca, oltre alla trattatistica antica e alla letteratura medievale sugli animali, si ਠpassato in rassegna espressioni documentarie come i capitularia mundana ed ecclasiastica, che hanno destato ulteriore interesse in quanto in esse sussiste il riflesso di un'attenzione tutta “altomedievale” per il cane e per quell'attività  che da millenni lega l'uomo a questo animale: la caccia. L'argomento venatorio presuppone l'associazione con il cane nella quasi totalità  dei provvedimenti sulla caccia, trasmettendo testimonianze stimabili del connubio homo cum canibus. Ne risulta ora un'amicitia, ora un legame impedito come nelle continue interdizioni venatorie rivolte agli ecclesiastici, uomini †" e donne †" di Chiesa che andavano a caccia. Pur non fornendo le stesse informazioni minuziose sui cani delle Leggi dei barbari, i capitularia propongono suggestivi scorci di un mondo in cui la caccia, forse la sola attività  attraverso cui uomo e cane condividono le medesime trepidazioni primordiali, non era violenza gratuita ma un fondamento della cultura, soprattutto, ma non solo, di ambito aristocratico.

Il cane e l'uomo nella cultura e nel diritto dell'alto medioevo

2012

Abstract

Attraverso l'indagine di fonti altomedievali come le Leges dei barbari si ਠpotuto valutare, da un punto di vista pragmatico e fattuale, l'intenzione umana †" a volte incidentale e pure difficoltosa †" di inquadrare e definire il rapporto con un animale domestico come il cane, che continua e si evolve tra Antichità  ed Alto Medioevo e senza una cesura netta. Per completare il quadro culturale e storico-sociale della ricerca, oltre alla trattatistica antica e alla letteratura medievale sugli animali, si ਠpassato in rassegna espressioni documentarie come i capitularia mundana ed ecclasiastica, che hanno destato ulteriore interesse in quanto in esse sussiste il riflesso di un'attenzione tutta “altomedievale” per il cane e per quell'attività  che da millenni lega l'uomo a questo animale: la caccia. L'argomento venatorio presuppone l'associazione con il cane nella quasi totalità  dei provvedimenti sulla caccia, trasmettendo testimonianze stimabili del connubio homo cum canibus. Ne risulta ora un'amicitia, ora un legame impedito come nelle continue interdizioni venatorie rivolte agli ecclesiastici, uomini †" e donne †" di Chiesa che andavano a caccia. Pur non fornendo le stesse informazioni minuziose sui cani delle Leggi dei barbari, i capitularia propongono suggestivi scorci di un mondo in cui la caccia, forse la sola attività  attraverso cui uomo e cane condividono le medesime trepidazioni primordiali, non era violenza gratuita ma un fondamento della cultura, soprattutto, ma non solo, di ambito aristocratico.
2012
it
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Il codice NBN di questa tesi è URN:NBN:IT:BNCF-318436