Gli ambienti costieri rappresentano sistemi naturali molto complessi e con un equilibrio particolarmente fragile. L'intensa antropizzazione delle coste a fini turistici rappresenta uno dei fattori di rischio pi๠elevati per la stabilità dei litorali; infatti negli ultimi decenni la vegetazione tipica ਠstata alterata da un susseguirsi di residenze private, strutture balneari e villaggi turistici. La conseguenza ਠstata una progressiva frammentazione e degradazione degli ambienti costieri, con la necessità di adottare adeguate misure di gestione. Gli habitat costieri sono inseriti nella direttiva 92/43/CEE che traccia le principali linee per le politiche di conservazione della biodiversità nell'Unione Europea e individua a questo scopo le principali specie vegetali e animali e gli habitat da tutelare. Esiste perಠuna sorta di “rumore di fondo” poichà© nella direttiva le briofite, i funghi e i licheni sono scarsamente considerati. Ciಠਠin aperto contrasto rispetto all'importanza di questi taxa, poichà© spesso la loro presenza ਠfondamentale nel bilancio complessivo delle comunità . Pochi sono gli autori che hanno analizzato le componente lichenica di questi ambienti, e in particolare gli studi sui licheni epifiti degli habitat prioritari “Dune costiere con Juniperus spp.” e “ Dune con foreste di Pinus pinea e/o Pinus pinaster”, sono scarsissimi. Al fine di colmare queste lacune, lo scopo di questo progetto di dottorato ਠstato quello di approfondire le conoscenze lichenologiche di questi habitat, che, anche se in maniera frammentaria, ricadono in tre Siti di Importanza Comunitaria della provincia di Caserta (Campania, NE). A tal fine, durante le indagini di campo, per ogni località esplorata, sono stati realizzati transetti ortogonali alla linea di battigia nei quali sono state rilevate le comunità licheniche epifite associate ai due tipi di formazioni forestali. Inoltre, in relazione al ritrovamento di una popolazione isolata di Seirophora villosa, ਠstata condotta un'indagine supplementare, rivolta, in particolare, a comprendere come i fattori ambientali e antropici possano averne condizionato la distribuzione in quest'area. I dati riguardanti Seirophora villosa sono stati analizzati tramite elaborazioni basate su metodiche di statistica multivariata ed in particolare cluster analysis. Invece, le differenze nella composizione delle comunità tra i tre SIC sono state testate mediante un'analisi MRPP (Multi Response Permutation Procedures). I pattern di composizione specifica sono stati valutati mediante l'NMDS (Non-Metric Multidimensional Scaling). Infine ਠstata usata anche l'Analisi delle Specie Indicatrici (ISA, Indicator Species Analysis), già largamente impiegata nello studio delle comunità ecologiche, per 6 determinare come ogni specie sia fortemente associata con una delle aree studiate, e serve a descrivere le differenze nella composizione e nella frequenza delle specie nei tre siti. Una regressione lineare semplice ਠstata usata per descrivere la relazione tra la ricchezza specifica di ogni sito, con la distanza dal mare. àˆ stata anche effettuata un ANOVA per valutare l'influenza della specie arbustiva sulla ricchezza di specie. I confronti risultati significativamente differenti sono stati ulteriormente indagati tramite test di Tukey. L'analisi dei cluster ha evidenziato 11 specie maggiormente associate a S. villosa e ritrovate per lo pi๠sugli stessi substrati di crescita (Juniperus e Phyllirea) della specie indagata. Tra queste, alcune sono a distribuzione suboceanica e tipiche di habitat indisturbati. Nel caso delle formazioni a Juniperus la MRPP e l'NMDS hanno mostrato una sovrapposizione delle comunità dei tre siti abbastanza ampia, mentre nelle formazioni a Pinus sp., le comunità sono meglio distribuite. In ogni caso l'ISA ha messo in evidenza un pool di specie caratteristiche per ogni area. L'ANOVA conferma che la diversità di substrato nelle formazioni arbustive dei vari plot indagati potrebbe influenzare, come succede di solito per le specie arboree nei boschi, positivamente la diversità lichenica: pi๠diversità di substrato, maggiore diversità di specie. In conclusione, lo studio condotto in questo lavoro sulle comunità licheniche epifite di ambienti cosଠparticolari, potrebbe essere una base nell'acquisizione di informazioni utilizzabili nei piani di gestione forestale per la conservazione della biodiversità .
Analisi della flora lichenica in formazioni forestali in area mediterranea
2014
Abstract
Gli ambienti costieri rappresentano sistemi naturali molto complessi e con un equilibrio particolarmente fragile. L'intensa antropizzazione delle coste a fini turistici rappresenta uno dei fattori di rischio pi๠elevati per la stabilità dei litorali; infatti negli ultimi decenni la vegetazione tipica ਠstata alterata da un susseguirsi di residenze private, strutture balneari e villaggi turistici. La conseguenza ਠstata una progressiva frammentazione e degradazione degli ambienti costieri, con la necessità di adottare adeguate misure di gestione. Gli habitat costieri sono inseriti nella direttiva 92/43/CEE che traccia le principali linee per le politiche di conservazione della biodiversità nell'Unione Europea e individua a questo scopo le principali specie vegetali e animali e gli habitat da tutelare. Esiste perಠuna sorta di “rumore di fondo” poichà© nella direttiva le briofite, i funghi e i licheni sono scarsamente considerati. Ciಠਠin aperto contrasto rispetto all'importanza di questi taxa, poichà© spesso la loro presenza ਠfondamentale nel bilancio complessivo delle comunità . Pochi sono gli autori che hanno analizzato le componente lichenica di questi ambienti, e in particolare gli studi sui licheni epifiti degli habitat prioritari “Dune costiere con Juniperus spp.” e “ Dune con foreste di Pinus pinea e/o Pinus pinaster”, sono scarsissimi. Al fine di colmare queste lacune, lo scopo di questo progetto di dottorato ਠstato quello di approfondire le conoscenze lichenologiche di questi habitat, che, anche se in maniera frammentaria, ricadono in tre Siti di Importanza Comunitaria della provincia di Caserta (Campania, NE). A tal fine, durante le indagini di campo, per ogni località esplorata, sono stati realizzati transetti ortogonali alla linea di battigia nei quali sono state rilevate le comunità licheniche epifite associate ai due tipi di formazioni forestali. Inoltre, in relazione al ritrovamento di una popolazione isolata di Seirophora villosa, ਠstata condotta un'indagine supplementare, rivolta, in particolare, a comprendere come i fattori ambientali e antropici possano averne condizionato la distribuzione in quest'area. I dati riguardanti Seirophora villosa sono stati analizzati tramite elaborazioni basate su metodiche di statistica multivariata ed in particolare cluster analysis. Invece, le differenze nella composizione delle comunità tra i tre SIC sono state testate mediante un'analisi MRPP (Multi Response Permutation Procedures). I pattern di composizione specifica sono stati valutati mediante l'NMDS (Non-Metric Multidimensional Scaling). Infine ਠstata usata anche l'Analisi delle Specie Indicatrici (ISA, Indicator Species Analysis), già largamente impiegata nello studio delle comunità ecologiche, per 6 determinare come ogni specie sia fortemente associata con una delle aree studiate, e serve a descrivere le differenze nella composizione e nella frequenza delle specie nei tre siti. Una regressione lineare semplice ਠstata usata per descrivere la relazione tra la ricchezza specifica di ogni sito, con la distanza dal mare. àˆ stata anche effettuata un ANOVA per valutare l'influenza della specie arbustiva sulla ricchezza di specie. I confronti risultati significativamente differenti sono stati ulteriormente indagati tramite test di Tukey. L'analisi dei cluster ha evidenziato 11 specie maggiormente associate a S. villosa e ritrovate per lo pi๠sugli stessi substrati di crescita (Juniperus e Phyllirea) della specie indagata. Tra queste, alcune sono a distribuzione suboceanica e tipiche di habitat indisturbati. Nel caso delle formazioni a Juniperus la MRPP e l'NMDS hanno mostrato una sovrapposizione delle comunità dei tre siti abbastanza ampia, mentre nelle formazioni a Pinus sp., le comunità sono meglio distribuite. In ogni caso l'ISA ha messo in evidenza un pool di specie caratteristiche per ogni area. L'ANOVA conferma che la diversità di substrato nelle formazioni arbustive dei vari plot indagati potrebbe influenzare, come succede di solito per le specie arboree nei boschi, positivamente la diversità lichenica: pi๠diversità di substrato, maggiore diversità di specie. In conclusione, lo studio condotto in questo lavoro sulle comunità licheniche epifite di ambienti cosଠparticolari, potrebbe essere una base nell'acquisizione di informazioni utilizzabili nei piani di gestione forestale per la conservazione della biodiversità .| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14242/319056
URN:NBN:IT:BNCF-319056