Le ragioni della delocalizzazione sono molteplici e di differente natura. Si delocalizza, in primo luogo, per ragioni di stampo economico, finanziario eccetera, ma questa spinta naturale alla delocalizzazione ਠcontrobilanciata, sul piano strettamente tributario, dall'esigenza di preservare il gettito e da quella di controllare la genuinità  della delocalizzazione medesima. E' dunque sul rapporto tra “spinte delocalizzative” dell'impresa, da un lato, ed esigenze “conservative” del gettito pubblico, dall'altro, che si intende incentrare il presente lavoro. Ciಠalla luce del fatto che gli strumenti messi in campo dallo Stato al fine di contrastare la delocalizzazione (pi๠o meno) artificiosa delle attività  economiche devono fare i conti con i principi comunitari introdotti con il Trattato di Roma e tratteggiati negli anni dalla giurisprudenza della Corte di Giustizia. In quest'ottica, la disciplina delle CFC costituisce un ottimo punto di partenza per guardare ai fenomeni di produzione transnazionale della ricchezza e agli schemi di ordine normativo preposti alla tassazione di codesta ricchezza. Ed infatti, le norme sulle CFC non fanno altro che omogeneizzare un sistema che, altrimenti, sarebbe lasciato alla libera iniziativa degli uffici fiscali. Tale “normalizzazione”, peraltro, giustifica le esigenze di apertura che sono incanalate nella disciplina degli interpelli disapplicativi. Con specifico riferimento alla normativa CFC, assumono particolare rilievo la libertà  di stabilimento ed il principio di proporzionalità  anche nella prospettiva del divieto di abuso del diritto. L'analisi dunque verterà  sulla normativa CFC italiana con l'intento di comprendere se codesta normativa, nelle sue diverse sfaccettature, possa determinare situazioni di contrasto con i principi comunitari. Ciಠanche alla luce delle recenti modifiche introdotte dal legislatore con il d.l. 78/2009 in un quadro normativo sempre pi๠orientato a combattere le delocalizzazioni meramente fittizie.

Controlled foreign companies (CFC) e delocalizzazione delle attività  economiche nel diritto interno e nell'ordinamento europeo

2012

Abstract

Le ragioni della delocalizzazione sono molteplici e di differente natura. Si delocalizza, in primo luogo, per ragioni di stampo economico, finanziario eccetera, ma questa spinta naturale alla delocalizzazione ਠcontrobilanciata, sul piano strettamente tributario, dall'esigenza di preservare il gettito e da quella di controllare la genuinità  della delocalizzazione medesima. E' dunque sul rapporto tra “spinte delocalizzative” dell'impresa, da un lato, ed esigenze “conservative” del gettito pubblico, dall'altro, che si intende incentrare il presente lavoro. Ciಠalla luce del fatto che gli strumenti messi in campo dallo Stato al fine di contrastare la delocalizzazione (pi๠o meno) artificiosa delle attività  economiche devono fare i conti con i principi comunitari introdotti con il Trattato di Roma e tratteggiati negli anni dalla giurisprudenza della Corte di Giustizia. In quest'ottica, la disciplina delle CFC costituisce un ottimo punto di partenza per guardare ai fenomeni di produzione transnazionale della ricchezza e agli schemi di ordine normativo preposti alla tassazione di codesta ricchezza. Ed infatti, le norme sulle CFC non fanno altro che omogeneizzare un sistema che, altrimenti, sarebbe lasciato alla libera iniziativa degli uffici fiscali. Tale “normalizzazione”, peraltro, giustifica le esigenze di apertura che sono incanalate nella disciplina degli interpelli disapplicativi. Con specifico riferimento alla normativa CFC, assumono particolare rilievo la libertà  di stabilimento ed il principio di proporzionalità  anche nella prospettiva del divieto di abuso del diritto. L'analisi dunque verterà  sulla normativa CFC italiana con l'intento di comprendere se codesta normativa, nelle sue diverse sfaccettature, possa determinare situazioni di contrasto con i principi comunitari. Ciಠanche alla luce delle recenti modifiche introdotte dal legislatore con il d.l. 78/2009 in un quadro normativo sempre pi๠orientato a combattere le delocalizzazioni meramente fittizie.
2012
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