L'Emodialisi Extracorporea Domiciliare (HHD) ਠun'alternativa ancora poco utilizzata, ma in grado di offrire migliori outcomes clinici, una pi๠soddisfacente qualità  della vita ed una riduzione dei costi sanitari †œdiretti†� ed †œindiretti†� del trattamento emodialitico. Al fine di offrire un'ulteriore opzione terapeutica ai pazienti che necessitano di terapia dialitica sostitutiva e per essere in linea col Piano Sanitario della Regione Campania, avente tra le finalità  l'implementazione delle cure domiciliari, la Cattedra di Nefrologia dell'Università  di Napoli †œFederico II†� nel 2014 ha dato vita al primo programma di Emodialisi Extracorporea Domiciliare in Campania ed ha stilato un rigoroso modello assistenziale per tale metodica. L'attivazione di un programma di Emodialisi Extracorporea Domiciliare (HHD) difatti richiede un percorso strutturato che ne identifichi i requisiti tecnologici, organizzativi ed assistenziali. Il percorso realizzato considera ed esplicita: (a) criteri di eleggibilità  e di idoneità  all'HHD del paziente e del caregiver, (b) analisi della letteratura sull'HHD e razionale della scelta della pi๠moderna tecnologia, (c) informazione del paziente/caregiver ed acquisizione del consenso, (d) modalità  di copertura assistenziale e di accesso al ricovero ospedaliero, (e) idoneità  dei locali adibiti al trattamento emodialitico domiciliare, (f) programma di formazione del paziente e del caregiver, avvio al trattamento domiciliare e follow-up del paziente,(g) analisi dei costi. Dall' Agosto 2014 sono stati arruolati cinque pazienti in Emodialisi Domiciliare in modalità  Short Daily Home Hemodialysis (SDHHD) con in media n. 5 sedute/settimana della durata di 2,5 ore utilizzando il cycler portatile NxStage-System One. I dati raccolti hanno evidenziato che i benefici clinici descritti in letteratura si confermavano nei pazienti arruolati nel nostro programma di HHD. L'effettuazione di sedute emodialitiche pi๠brevi e frequenti permettevano una significativa riduzione dell'incremento ponderale interdialitico ed una maggiore stabilità  emodinamica intradialitica. Inoltre, si ਠottenuta una significativa riduzione dei valori pressori con possibilità  di ridurre la terapia anti-ipertensiva. Il controllo della fosforemia risultava migliore e l'emoglobinemia era a target con una minore dose di eritropoetina settimanale. I pazienti riferivano un maggiore senso di benessere ed una riduzione dell'astenia post-dialitica. Nessuna problematica ਠinsorta utilizzando l'accesso vascolare (CVC e FAV) da parte del paziente e/o del caregiver. L'analisi dei parametri di efficienza dialitica ha documentato come l'adeguatezza dialitica della SDHHD fosse sovrapponibile a quella ottenuta con la HD tradizionale. L'applicazione di un percorso strutturato ha dunque permesso di avviare un programma di HHD di successo: tale metodologia di lavoro ha definito a priori il percorso assistenziale ed analizzato le priorità  di rischio. Il processo della terapia emodialitica extracorporea domiciliare ਠstato analizzato con l'obiettivo di identificare i possibili errori e le criticità  prevedibili nell'attività  assistenziale domiciliare. L'esperienza fatta con la HHD ਠincoraggiante per quanto segue: (a) dose dialitica †œadeguata†� (b) nessuna complicanza insorta nei pazienti (c) buon controllo dell'equilibrio idro-elettrolitico e minerale (d) ridotto uso di farmaci (e) maggiore benessere psicofisico (e) migliore qualità  della vita. Per ottenere i vantaggi clinici descritti in letteratura per questo tipo di trattamento, appare di fondamentale importanza, una accurata valutazione e selezione dell'insieme †œpaziente-caregiver-ambiente†� ed un rigoroso follow-up della compliance del paziente/caregiver al programma terapeutico prescritto. La possibilità  di offrire concretamente un'ulteriore opzione terapeutica tra le terapie sostitutive dell'insufficienza renale cronica tutela il diritto alla libertà  di scelta terapeutica del paziente. Infine, l'istituzione di un programma di HHD realizza le direttive Regionali sulla domiciliarizzazione dei pazienti affetti da MRC allo stadio dialitico, permette l'ottimizzazione delle risorse ed un risparmio economico della spesa sanitaria. Pertanto, questa metodica puಠessere considerata una ulteriore opzione terapeutica da offrire a pazienti selezionati secondo i criteri di eleggibilità  previsti.

Emodialisi Extracorporea Domiciliare:prima esperienza in Campania

2017

Abstract

L'Emodialisi Extracorporea Domiciliare (HHD) ਠun'alternativa ancora poco utilizzata, ma in grado di offrire migliori outcomes clinici, una pi๠soddisfacente qualità  della vita ed una riduzione dei costi sanitari †œdiretti†� ed †œindiretti†� del trattamento emodialitico. Al fine di offrire un'ulteriore opzione terapeutica ai pazienti che necessitano di terapia dialitica sostitutiva e per essere in linea col Piano Sanitario della Regione Campania, avente tra le finalità  l'implementazione delle cure domiciliari, la Cattedra di Nefrologia dell'Università  di Napoli †œFederico II†� nel 2014 ha dato vita al primo programma di Emodialisi Extracorporea Domiciliare in Campania ed ha stilato un rigoroso modello assistenziale per tale metodica. L'attivazione di un programma di Emodialisi Extracorporea Domiciliare (HHD) difatti richiede un percorso strutturato che ne identifichi i requisiti tecnologici, organizzativi ed assistenziali. Il percorso realizzato considera ed esplicita: (a) criteri di eleggibilità  e di idoneità  all'HHD del paziente e del caregiver, (b) analisi della letteratura sull'HHD e razionale della scelta della pi๠moderna tecnologia, (c) informazione del paziente/caregiver ed acquisizione del consenso, (d) modalità  di copertura assistenziale e di accesso al ricovero ospedaliero, (e) idoneità  dei locali adibiti al trattamento emodialitico domiciliare, (f) programma di formazione del paziente e del caregiver, avvio al trattamento domiciliare e follow-up del paziente,(g) analisi dei costi. Dall' Agosto 2014 sono stati arruolati cinque pazienti in Emodialisi Domiciliare in modalità  Short Daily Home Hemodialysis (SDHHD) con in media n. 5 sedute/settimana della durata di 2,5 ore utilizzando il cycler portatile NxStage-System One. I dati raccolti hanno evidenziato che i benefici clinici descritti in letteratura si confermavano nei pazienti arruolati nel nostro programma di HHD. L'effettuazione di sedute emodialitiche pi๠brevi e frequenti permettevano una significativa riduzione dell'incremento ponderale interdialitico ed una maggiore stabilità  emodinamica intradialitica. Inoltre, si ਠottenuta una significativa riduzione dei valori pressori con possibilità  di ridurre la terapia anti-ipertensiva. Il controllo della fosforemia risultava migliore e l'emoglobinemia era a target con una minore dose di eritropoetina settimanale. I pazienti riferivano un maggiore senso di benessere ed una riduzione dell'astenia post-dialitica. Nessuna problematica ਠinsorta utilizzando l'accesso vascolare (CVC e FAV) da parte del paziente e/o del caregiver. L'analisi dei parametri di efficienza dialitica ha documentato come l'adeguatezza dialitica della SDHHD fosse sovrapponibile a quella ottenuta con la HD tradizionale. L'applicazione di un percorso strutturato ha dunque permesso di avviare un programma di HHD di successo: tale metodologia di lavoro ha definito a priori il percorso assistenziale ed analizzato le priorità  di rischio. Il processo della terapia emodialitica extracorporea domiciliare ਠstato analizzato con l'obiettivo di identificare i possibili errori e le criticità  prevedibili nell'attività  assistenziale domiciliare. L'esperienza fatta con la HHD ਠincoraggiante per quanto segue: (a) dose dialitica †œadeguata†� (b) nessuna complicanza insorta nei pazienti (c) buon controllo dell'equilibrio idro-elettrolitico e minerale (d) ridotto uso di farmaci (e) maggiore benessere psicofisico (e) migliore qualità  della vita. Per ottenere i vantaggi clinici descritti in letteratura per questo tipo di trattamento, appare di fondamentale importanza, una accurata valutazione e selezione dell'insieme †œpaziente-caregiver-ambiente†� ed un rigoroso follow-up della compliance del paziente/caregiver al programma terapeutico prescritto. La possibilità  di offrire concretamente un'ulteriore opzione terapeutica tra le terapie sostitutive dell'insufficienza renale cronica tutela il diritto alla libertà  di scelta terapeutica del paziente. Infine, l'istituzione di un programma di HHD realizza le direttive Regionali sulla domiciliarizzazione dei pazienti affetti da MRC allo stadio dialitico, permette l'ottimizzazione delle risorse ed un risparmio economico della spesa sanitaria. Pertanto, questa metodica puಠessere considerata una ulteriore opzione terapeutica da offrire a pazienti selezionati secondo i criteri di eleggibilità  previsti.
2017
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