La finalità di questo lavoro ਠquella di ricostruire il processo attraverso cui nella Grecia arcaica si giunse gradualmente alla tutela dei diritti del cittadino. Tale tutela fu il frutto di una graduale articolazione e definizione di un potere centrale della polis che si esplicava, come dice Aristotele, nei suoi organi deliberativi e giudiziari, il cui accesso era riservato ai soli cittadini (politai) e che si impose a discapito dell'autotutela. Il lavoro si concentra sul caso di Atene che, insieme a Sparta, ਠanche quello sul quale siamo meglio informati. Nello svolgersi della ricerca si ਠanche utilizzata documentazione proveniente da altre poleis, laddove funzionale a chiarire il caso ateniese, e laddove si sia potuta dimostrare una evidente analogia con quest'ultimo. Si ਠdeciso, inoltre, di partire dai dati a noi noti dal mondo omerico ed esiodeo dal quale provengono le informazioni a nostra disposizione sulle fasi pi๠antiche del problema da noi affrontato. Il lavoro si articola in tre parti all'interno delle quali si innestano a loro volta cinque capitoli. La prima parte cerca di chiarire cosa i Greci intendevano con il termine polites, partendo da Aristotele ed allargando l'indagine alle fonti a lui contemporanee in un periodo all'interno del quale abbondano le informazioni, per poi fissare in un secondo momento i punti di riferimento per poter tornare indietro nel tempo e affrontarne lo studio nella Grecia arcaica (cap. I). La seconda parte (cap. II) ਠdedicata al mondo omerico ed esiodeo. Che quella omerica sia una realtà prestatale che non si pone il problema della tutela dei diritti del privato (cfr. il caso di Telemaco nel II libro dell'Odissea) ਠstato efficacemente messo in luce (Mele). Nel nostro lavoro si osserva che in essa non si ritrovano, o si ritrovano soltanto in forma embrionale, vari elementi sui quali poggerà in età successiva lo svolgimento dell'amministrazione della giustizia che garantisce la tutela dei diritti del cittadino: non vi ਠancora la coercizione a presentarsi in giudizio e le contese giudiziarie si svolgono con la presenza della folla che influenza il verdetto delle autorità . A Esiodo che ha subito un'ingiustizia non resta che appellarsi all'intervento punitivo degli dà¨i; analogo il caso di Telemaco che, durante la seduta assembleare da lui convocata per discutere le pressioni dei pretendenti del suo oikos, va incontro all'indifferenza del demos. Soltanto in un secondo momento questo rappresenterà un potenziale pericolo per i pretendenti, come si evince dalle parole di Antinoo il quale constata che l'atteggiamento del popolo non ਠpi๠favorevole ai pretendenti (nonostante sia poi Odisseo a ripristinare il suo potere con la forza), cambiamento che si spiega tenendo conto del fatto che Telemaco ਠmembro della casa regnante con la quale la comunità deve attentamente gestire i rapporti nel suo interesse. La terza parte si sofferma sul caso ateniese. Il VII secolo (III cap.) mostra non soltanto la nascita di un apparato legislativo pi๠sofisticato rispetto alle themistes omerico-esiodee, ma vede anche la istituzionalizzazione di un potere giudiziario il quale acquista una maggiore indipendenza (istituzione dei Tesmoteti). Tutto ciಠaltro non ਠse non l'esito di una crescita demografica che ha avuto come conseguenza una crescita del numero dei conflitti all'interno della comunità e che ha indotto la polis a farvi fronte rendendo pi๠sofisticato il suo apparato legislativo e giudiziario. Il VII secolo culmina con la legge di Draconte (IG I3104) che sostituisce l'autotutela insita nella vendetta privata con l'intervento della polis nei reati di sangue e che, come il lavoro ha mostrato, riflette tutta l'evoluzione politico-costituzionale dei decenni precedenti. La crescita demografica della polis genera un numero maggiore di omicidi e quindi di vendette, aumentando i conflitti all'interno della comunità e mettendone quindi a rischio la stessa esistenza. Il problema del singolo coincide sempre pi๠con quello della comunità . Se il conflitto tra Odisseo e i pretendenti era terminato con l'intervento divino di Zeus e Atena che avevano messo pace tra i due partiti, Draconte, con la sua legge emanata all'indomani del conflitto tra Alcmeonidi e Ciloniani, segna il passaggio verso una dimensione pi๠“laica”, nella misura in cui ਠadesso la razionalità delle leggi della polis a risolvere il conflitto. Con Solone (cap. IV) vi sono mutamenti essenziali: non ਠpi๠possibile che un cittadino sia fatto schiavo a causa dei debiti e vi sono delle leggi soloniane che tutelano tutti i cittadini indigenti liberati dal legislatore dalla schiavit๠(fr. 30 G-P). Le leggi diventano adesso immutabili e l'assetto politico-costituzionale stabilito da Solone rimarrà sostanzialmente valido nel futuro, a parte, si intende, mutamenti all'interno dei vari organi destinati a sfociare nella democrazia. Ma soprattutto, vi ਠla ephesis eis to dikasterion che si rivela indispensabile per la sopravvivenza della polis, nella misura in cui le assicura un equilibrio, come riconoscerà lo stesso Aristotele nel IV secolo, aprendo l'amministrazione della giustizia a tutto il demos. àˆ necessario perಠche il demos mostri il suo impegno politico. Se Esiodo poteva esortare Perse a non dedicarsi alla vita politica impegnando tutto il suo tempo nel lavoro, Solone, rivolgendosi a tutti gli Ateniesi, ne rimprovera la passività e ne richiama l'impegno civico. L'ultimo capitolo (V), dedicato alle varie fasi del rapporto tra aristocrazia e demos da Omero a Solone, consente di far luce sulla (ri)conquista del potere da parte delle masse con Solone. In esso ਠemerso quanto segue: il divario economico tra i due strati ਠaumentato nel corso del tempo preso in esame, cioਠil VII sec., e ha avuto come conseguenza l'emanazione di leggi suntuarie volte ad impedire il collasso della comunità . Contemporaneamente (sempre nel corso del VII secolo) si riscontra un livellamento all'interno dell'esercito cittadino (non vi sono pi๠le aristeiai omeriche, aumentano le pressioni della società sui doveri del cittadino-guerriero e aumenta pure l'esigenza di difesa del proprio podere) dovuto alla sempre crescente esigenza di difesa della polis e del suo Lebensraum civico, destinato a sfociare nella falange oplitica, impegnando sempre pi๠il cittadino in guerra. In altre parole, all'interno dell'esercito non vi sono pi๠quelle differenze tra gli eroi e le masse che vi erano nel mondo omerico. Gli effetti di un tale mutamento si riverberano nelle contese interne che diventano pi๠acute nonchà© dannose per la comunità , attestando un ulteriore passo verso quella dimensione “laica” già intravista con Draconte. Mentre per Esiodo, e in parte anche per Omero, gli effetti dell'ingiustizia si vedono nella punizione degli dà¨i, per Solone essi sono i mali concreti di Atene: staseis e guerra civile. Chi subisce un'ingiustizia non si appella pi๠agli dà¨i: i cittadini degli strati inferiori della società , in quanto divenuti opliti, possono dar vita a pericolose staseis. Il problema del singolo coincide ancora di pi๠con quello della comunità nel suo complesso. Fu cosଠche si raggiunse con Solone la tutela dei diritti del cittadino nell'Atene arcaica. Il ruolo attribuito alla evoluzione militare ateniese ਠcontrario alla communis opinio formatasi a partire dal Frost (1984). Questa ਠstata messa in discussione recentemente dal van Wees e dal presente lavoro, attraverso una rivalutazione di alcune campagne militari condotte da Atene in età arcaica.
La tutela dei diritti del cittadino nella Grecia arcaica. Il caso di Atene.
2011
Abstract
La finalità di questo lavoro ਠquella di ricostruire il processo attraverso cui nella Grecia arcaica si giunse gradualmente alla tutela dei diritti del cittadino. Tale tutela fu il frutto di una graduale articolazione e definizione di un potere centrale della polis che si esplicava, come dice Aristotele, nei suoi organi deliberativi e giudiziari, il cui accesso era riservato ai soli cittadini (politai) e che si impose a discapito dell'autotutela. Il lavoro si concentra sul caso di Atene che, insieme a Sparta, ਠanche quello sul quale siamo meglio informati. Nello svolgersi della ricerca si ਠanche utilizzata documentazione proveniente da altre poleis, laddove funzionale a chiarire il caso ateniese, e laddove si sia potuta dimostrare una evidente analogia con quest'ultimo. Si ਠdeciso, inoltre, di partire dai dati a noi noti dal mondo omerico ed esiodeo dal quale provengono le informazioni a nostra disposizione sulle fasi pi๠antiche del problema da noi affrontato. Il lavoro si articola in tre parti all'interno delle quali si innestano a loro volta cinque capitoli. La prima parte cerca di chiarire cosa i Greci intendevano con il termine polites, partendo da Aristotele ed allargando l'indagine alle fonti a lui contemporanee in un periodo all'interno del quale abbondano le informazioni, per poi fissare in un secondo momento i punti di riferimento per poter tornare indietro nel tempo e affrontarne lo studio nella Grecia arcaica (cap. I). La seconda parte (cap. II) ਠdedicata al mondo omerico ed esiodeo. Che quella omerica sia una realtà prestatale che non si pone il problema della tutela dei diritti del privato (cfr. il caso di Telemaco nel II libro dell'Odissea) ਠstato efficacemente messo in luce (Mele). Nel nostro lavoro si osserva che in essa non si ritrovano, o si ritrovano soltanto in forma embrionale, vari elementi sui quali poggerà in età successiva lo svolgimento dell'amministrazione della giustizia che garantisce la tutela dei diritti del cittadino: non vi ਠancora la coercizione a presentarsi in giudizio e le contese giudiziarie si svolgono con la presenza della folla che influenza il verdetto delle autorità . A Esiodo che ha subito un'ingiustizia non resta che appellarsi all'intervento punitivo degli dà¨i; analogo il caso di Telemaco che, durante la seduta assembleare da lui convocata per discutere le pressioni dei pretendenti del suo oikos, va incontro all'indifferenza del demos. Soltanto in un secondo momento questo rappresenterà un potenziale pericolo per i pretendenti, come si evince dalle parole di Antinoo il quale constata che l'atteggiamento del popolo non ਠpi๠favorevole ai pretendenti (nonostante sia poi Odisseo a ripristinare il suo potere con la forza), cambiamento che si spiega tenendo conto del fatto che Telemaco ਠmembro della casa regnante con la quale la comunità deve attentamente gestire i rapporti nel suo interesse. La terza parte si sofferma sul caso ateniese. Il VII secolo (III cap.) mostra non soltanto la nascita di un apparato legislativo pi๠sofisticato rispetto alle themistes omerico-esiodee, ma vede anche la istituzionalizzazione di un potere giudiziario il quale acquista una maggiore indipendenza (istituzione dei Tesmoteti). Tutto ciಠaltro non ਠse non l'esito di una crescita demografica che ha avuto come conseguenza una crescita del numero dei conflitti all'interno della comunità e che ha indotto la polis a farvi fronte rendendo pi๠sofisticato il suo apparato legislativo e giudiziario. Il VII secolo culmina con la legge di Draconte (IG I3104) che sostituisce l'autotutela insita nella vendetta privata con l'intervento della polis nei reati di sangue e che, come il lavoro ha mostrato, riflette tutta l'evoluzione politico-costituzionale dei decenni precedenti. La crescita demografica della polis genera un numero maggiore di omicidi e quindi di vendette, aumentando i conflitti all'interno della comunità e mettendone quindi a rischio la stessa esistenza. Il problema del singolo coincide sempre pi๠con quello della comunità . Se il conflitto tra Odisseo e i pretendenti era terminato con l'intervento divino di Zeus e Atena che avevano messo pace tra i due partiti, Draconte, con la sua legge emanata all'indomani del conflitto tra Alcmeonidi e Ciloniani, segna il passaggio verso una dimensione pi๠“laica”, nella misura in cui ਠadesso la razionalità delle leggi della polis a risolvere il conflitto. Con Solone (cap. IV) vi sono mutamenti essenziali: non ਠpi๠possibile che un cittadino sia fatto schiavo a causa dei debiti e vi sono delle leggi soloniane che tutelano tutti i cittadini indigenti liberati dal legislatore dalla schiavit๠(fr. 30 G-P). Le leggi diventano adesso immutabili e l'assetto politico-costituzionale stabilito da Solone rimarrà sostanzialmente valido nel futuro, a parte, si intende, mutamenti all'interno dei vari organi destinati a sfociare nella democrazia. Ma soprattutto, vi ਠla ephesis eis to dikasterion che si rivela indispensabile per la sopravvivenza della polis, nella misura in cui le assicura un equilibrio, come riconoscerà lo stesso Aristotele nel IV secolo, aprendo l'amministrazione della giustizia a tutto il demos. àˆ necessario perಠche il demos mostri il suo impegno politico. Se Esiodo poteva esortare Perse a non dedicarsi alla vita politica impegnando tutto il suo tempo nel lavoro, Solone, rivolgendosi a tutti gli Ateniesi, ne rimprovera la passività e ne richiama l'impegno civico. L'ultimo capitolo (V), dedicato alle varie fasi del rapporto tra aristocrazia e demos da Omero a Solone, consente di far luce sulla (ri)conquista del potere da parte delle masse con Solone. In esso ਠemerso quanto segue: il divario economico tra i due strati ਠaumentato nel corso del tempo preso in esame, cioਠil VII sec., e ha avuto come conseguenza l'emanazione di leggi suntuarie volte ad impedire il collasso della comunità . Contemporaneamente (sempre nel corso del VII secolo) si riscontra un livellamento all'interno dell'esercito cittadino (non vi sono pi๠le aristeiai omeriche, aumentano le pressioni della società sui doveri del cittadino-guerriero e aumenta pure l'esigenza di difesa del proprio podere) dovuto alla sempre crescente esigenza di difesa della polis e del suo Lebensraum civico, destinato a sfociare nella falange oplitica, impegnando sempre pi๠il cittadino in guerra. In altre parole, all'interno dell'esercito non vi sono pi๠quelle differenze tra gli eroi e le masse che vi erano nel mondo omerico. Gli effetti di un tale mutamento si riverberano nelle contese interne che diventano pi๠acute nonchà© dannose per la comunità , attestando un ulteriore passo verso quella dimensione “laica” già intravista con Draconte. Mentre per Esiodo, e in parte anche per Omero, gli effetti dell'ingiustizia si vedono nella punizione degli dà¨i, per Solone essi sono i mali concreti di Atene: staseis e guerra civile. Chi subisce un'ingiustizia non si appella pi๠agli dà¨i: i cittadini degli strati inferiori della società , in quanto divenuti opliti, possono dar vita a pericolose staseis. Il problema del singolo coincide ancora di pi๠con quello della comunità nel suo complesso. Fu cosଠche si raggiunse con Solone la tutela dei diritti del cittadino nell'Atene arcaica. Il ruolo attribuito alla evoluzione militare ateniese ਠcontrario alla communis opinio formatasi a partire dal Frost (1984). Questa ਠstata messa in discussione recentemente dal van Wees e dal presente lavoro, attraverso una rivalutazione di alcune campagne militari condotte da Atene in età arcaica.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14242/323768
URN:NBN:IT:BNCF-323768