Le complicanze del diabete mellito tipo 2, sia micro che macroangiopatiche, hanno un notevole impatto socio-ecomonico, riducendo notevolmente l'aspettativa e la qualità  di vita dei pazienti diabetici: la patologia macrovascolare ਠinfatti la pi๠frequente causa di morte nella popolazione diabetica, mentre la nefropatia e la retinopatia diabetica sono le pi๠frequente cause di insufficienza renale terminale e di cecità  rispettivamente. Le evidenze scientifiche dimostrano che i programmi di screening ed il trattamento di queste patologie riducono significativamente la mortalità  e la morbilità  nei pazienti diabetici. Da qui nasce l'esigenza di una maggiore attenzione alla ricerca di marcatori sempre pi๠precoci di malattia, che potrebbero permettere l'individuazione di soggetti a maggior rischio di sviluppare le complicanze del diabete, nei quali l'applicazione di appropriati interventi potrebbero prevenire o ritardare la progressione a stadi pi๠avanzati della malattia àˆ per questo motivo che la mia attività  di ricerca svolta durante questo ciclo di dottorato si ਠsoffermata su tre aspetti specifici delle complicanze croniche del diabete: 1) lo studio di un indice utile come marcatore precoce della nefropatia diabetica e predittore di sviluppo e progressione del danno renale 2) lo studio delle subfrazioni lipoproteriche come nuovi fattori di rischio di aterosclerosi subclinica a livello carotideo (ispessimento medio-intimale e placche carotidee) 3) la valutazione comparativa di due trattamenti ipoglicemizzanti orali sulla mortalità  cardiovascolare Per quanto riguarda la predizione della nefropatia diabetica, il mio studio, prospettico osservazionale, ha dimostrato che l'indice di resistenza renale, una semplice misura dell'emodinamica intrarenale misurata attraverso l'ecodoppler delle arterie renali, ਠun marcatore di nefropatia diabetica largamente utilizzabile nella pratica clinica, capace di predire lo sviluppo e la progressione della malattia renale anche nei soggetti normoalbuminurici, quindi in una fase precocissima della malattia in cui tali soggetti sarebbero identificati, secondo le attuali conoscenze, come esenti da danno renale. Per quanto riguarda invece il secondo punto, questo studio ha permesso di dimostrare che la concentrazione e le dimensioni delle diverse particelle lipoproteiche hanno un ruolo importante come fattori di rischio cardiovascolare, aggiuntivo rispetto al profilo lipidico classico. In particolare indica che esistono possibili differenze nei determinanti lipoproteici dell'IMT e della comparsa (e/o peggioramento) delle placche: la concentrazione di particelle LDL potrebbe essere pi๠strettamente correlate all'IMT, mentre la concentrazione delle VLDL piccole e delle LDL grandi potrebbero essere pi๠legate alla formazione di placche. La relazione tra il numero di placche e le LDL larghe piuttosto che con le LDL totali o piccole suggerisce che le particelle LDL grandi, e non solo le piccole, possono essere implicate nell'evoluzione del processo aterosclerotico e nella malattia cardiovascolare. Il secondo aspetto studiato della malattia cardiovascolare ਠtutt'ora in corso di valutazione con uno studio di intervento multicentrico randomizzato che si propone di valutare nei pazienti diabetici l'effetto di due differenti strategie terapeutiche (associazione metformina + sulfoniluree vs metformina + tiazolidinedioni), largamente utilizzate nella pratica clinica, su mortalità  e morbidità  cardiovascolare, nonchà© compenso glicemico, effetti collaterali, rapporto costo/efficacia. Questo studio ਠdi grande interesse ed attualità  perchà© permetterà  di rispondere a importanti domande che si pongono sulla efficacia dei farmaci ipoglicemizzanti nella prevenzione della malattia cardiovascolare, domande a cui non ਠstata data una chiara risposta dai trials finora condotti, cosଠcome sottolineato dalle maggiori società  scientifiche nazionali ed internazionali.

Le complicanze micro e macroangiopatiche del diabete mellito tipo 2

2009

Abstract

Le complicanze del diabete mellito tipo 2, sia micro che macroangiopatiche, hanno un notevole impatto socio-ecomonico, riducendo notevolmente l'aspettativa e la qualità  di vita dei pazienti diabetici: la patologia macrovascolare ਠinfatti la pi๠frequente causa di morte nella popolazione diabetica, mentre la nefropatia e la retinopatia diabetica sono le pi๠frequente cause di insufficienza renale terminale e di cecità  rispettivamente. Le evidenze scientifiche dimostrano che i programmi di screening ed il trattamento di queste patologie riducono significativamente la mortalità  e la morbilità  nei pazienti diabetici. Da qui nasce l'esigenza di una maggiore attenzione alla ricerca di marcatori sempre pi๠precoci di malattia, che potrebbero permettere l'individuazione di soggetti a maggior rischio di sviluppare le complicanze del diabete, nei quali l'applicazione di appropriati interventi potrebbero prevenire o ritardare la progressione a stadi pi๠avanzati della malattia àˆ per questo motivo che la mia attività  di ricerca svolta durante questo ciclo di dottorato si ਠsoffermata su tre aspetti specifici delle complicanze croniche del diabete: 1) lo studio di un indice utile come marcatore precoce della nefropatia diabetica e predittore di sviluppo e progressione del danno renale 2) lo studio delle subfrazioni lipoproteriche come nuovi fattori di rischio di aterosclerosi subclinica a livello carotideo (ispessimento medio-intimale e placche carotidee) 3) la valutazione comparativa di due trattamenti ipoglicemizzanti orali sulla mortalità  cardiovascolare Per quanto riguarda la predizione della nefropatia diabetica, il mio studio, prospettico osservazionale, ha dimostrato che l'indice di resistenza renale, una semplice misura dell'emodinamica intrarenale misurata attraverso l'ecodoppler delle arterie renali, ਠun marcatore di nefropatia diabetica largamente utilizzabile nella pratica clinica, capace di predire lo sviluppo e la progressione della malattia renale anche nei soggetti normoalbuminurici, quindi in una fase precocissima della malattia in cui tali soggetti sarebbero identificati, secondo le attuali conoscenze, come esenti da danno renale. Per quanto riguarda invece il secondo punto, questo studio ha permesso di dimostrare che la concentrazione e le dimensioni delle diverse particelle lipoproteiche hanno un ruolo importante come fattori di rischio cardiovascolare, aggiuntivo rispetto al profilo lipidico classico. In particolare indica che esistono possibili differenze nei determinanti lipoproteici dell'IMT e della comparsa (e/o peggioramento) delle placche: la concentrazione di particelle LDL potrebbe essere pi๠strettamente correlate all'IMT, mentre la concentrazione delle VLDL piccole e delle LDL grandi potrebbero essere pi๠legate alla formazione di placche. La relazione tra il numero di placche e le LDL larghe piuttosto che con le LDL totali o piccole suggerisce che le particelle LDL grandi, e non solo le piccole, possono essere implicate nell'evoluzione del processo aterosclerotico e nella malattia cardiovascolare. Il secondo aspetto studiato della malattia cardiovascolare ਠtutt'ora in corso di valutazione con uno studio di intervento multicentrico randomizzato che si propone di valutare nei pazienti diabetici l'effetto di due differenti strategie terapeutiche (associazione metformina + sulfoniluree vs metformina + tiazolidinedioni), largamente utilizzate nella pratica clinica, su mortalità  e morbidità  cardiovascolare, nonchà© compenso glicemico, effetti collaterali, rapporto costo/efficacia. Questo studio ਠdi grande interesse ed attualità  perchà© permetterà  di rispondere a importanti domande che si pongono sulla efficacia dei farmaci ipoglicemizzanti nella prevenzione della malattia cardiovascolare, domande a cui non ਠstata data una chiara risposta dai trials finora condotti, cosଠcome sottolineato dalle maggiori società  scientifiche nazionali ed internazionali.
2009
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Il codice NBN di questa tesi è URN:NBN:IT:BNCF-324114