Questa tesi si prefigge di evidenziare, nell'ambito dei diversi quadri teorici e critici di riferimento, i nessi tematici che legano a doppio filo morte, memoria e narrazione nell'opera di Julian Barnes, nonchà© di verificare come tale opera sia attraversata dall'ossessione dell'autore per il pensiero della fine nelle sue molteplici forme, a partire dal disimpegnato Metroland sino ad arrivare al pi๠recente The Noise of Time, il cui protagonista Š ostakovi? addirittura teorizza su come affrontare la paura della morte. Davanti alla “finestra che dà  sul niente”, Barnes adotta un atteggiamento di risoluto distacco, anche quando si trova a parlare della scomparsa dell'amatissima moglie o quando affronta il pensiero della sua stessa dipartita. A ben vedere, perà², questa imperturbabile razionalità  †" vera cifra dell'opera barnesiana †" ne rappresenta anche il pi๠grande limite: nell'affrontare le tematiche a lui care (la paura dell'annichilimento, la riflessione sul passato, il ruolo dell'arte per affrontare la vita e la morte, la fallibilità  della memoria, la ricerca della verità , il restringimento dell'orizzonte delle possibilità  che caratterizza la vecchiaia), lo scrittore tende privilegiare un freddo raziocinio e raramente supera il mero approccio filosofico-razionale prendendo contatto con la sfera delle emozioni. Lo stesso si puಠdire dei suoi personaggi. Il pit-gazing, la fissità  dello sguardo vacuo, a capofitto nel buio del nulla di fronte al quale, pur riconoscendo la propria sconfitta, Barnes si ostina a insistere nella riflessione, tende a rivelarsi una scomoda zavorra per la sua poetica non meno che †" possiamo azzardarci a supporre †" per la sua stessa vita interiore.

L'(in)utilità  del "pit-gazing": morte, memoria e narrazione nell'opera di Julian Barnes

2016

Abstract

Questa tesi si prefigge di evidenziare, nell'ambito dei diversi quadri teorici e critici di riferimento, i nessi tematici che legano a doppio filo morte, memoria e narrazione nell'opera di Julian Barnes, nonchà© di verificare come tale opera sia attraversata dall'ossessione dell'autore per il pensiero della fine nelle sue molteplici forme, a partire dal disimpegnato Metroland sino ad arrivare al pi๠recente The Noise of Time, il cui protagonista Š ostakovi? addirittura teorizza su come affrontare la paura della morte. Davanti alla “finestra che dà  sul niente”, Barnes adotta un atteggiamento di risoluto distacco, anche quando si trova a parlare della scomparsa dell'amatissima moglie o quando affronta il pensiero della sua stessa dipartita. A ben vedere, perà², questa imperturbabile razionalità  †" vera cifra dell'opera barnesiana †" ne rappresenta anche il pi๠grande limite: nell'affrontare le tematiche a lui care (la paura dell'annichilimento, la riflessione sul passato, il ruolo dell'arte per affrontare la vita e la morte, la fallibilità  della memoria, la ricerca della verità , il restringimento dell'orizzonte delle possibilità  che caratterizza la vecchiaia), lo scrittore tende privilegiare un freddo raziocinio e raramente supera il mero approccio filosofico-razionale prendendo contatto con la sfera delle emozioni. Lo stesso si puಠdire dei suoi personaggi. Il pit-gazing, la fissità  dello sguardo vacuo, a capofitto nel buio del nulla di fronte al quale, pur riconoscendo la propria sconfitta, Barnes si ostina a insistere nella riflessione, tende a rivelarsi una scomoda zavorra per la sua poetica non meno che †" possiamo azzardarci a supporre †" per la sua stessa vita interiore.
2016
it
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