La tesi riguarda la concessione di spazi di proprietà pubblica a privati, intesi come singole persone o enti, quali ad esempio i collegi, da parte delle autorità cittadine. Le fonti a disposizione per indagare tale pratica burocratica sono quasi totalmente di natura epigrafica, per lo pi๠attestanti l'espressione locus datus decreto decurionum, variamente abbreviata, o formule similari. Questo aspetto della vita civica ਠstata cursoriamente oggetto di studio in diversi contributi, ma si tratta di articoli che circoscrivono il tema, analizzandolo in relazione a ristrette aree geografiche, oppure considerandone determinati aspetti (ad esempio l'ambito sacro o quello funerario). Si ਠperciಠritenuto utile proseguire questa linea di ricerca affrontando uno studio di pi๠ampio raggio, che comprenda la documentazione epigrafica dell'intero territorio italico (costituito dalle undici regioni augustee ad esclusione di Roma), per tutte le tipologie testuali (iscrizioni sacre, funerarie, onorarie, su opera pubblica, exempla decreti), allo scopo di formulare osservazioni pi๠precise e puntuali sulla procedura burocratica in esame, pur con tutti i limiti noti a chi affronti questo genere di indagine. Tra le conclusioni raggiunte, ਠemerso come durante il I-II sec. d.C. vi fosse la tendenza a concedere, sporadicamente, dei loca sepulturae extraurbani a membri delle famiglie delle à©lites cittadine, anche donne e fanciulli, mentre il foro e le altre aree pubbliche interne alla città erano soprattutto utilizzate direttamente dai decurioni per l'elevazione di dediche e statue. Nel corso del II sec. d.C., con massima diffusione nell'età antonina e poi in quella severiana, prese invece piede l'uso privato a scopo onorario degli spazi pubblici siti all'interno delle città , ovvero in aree prima pressochà© precluse all'intervento di singoli cittadini: familiari e liberti, collegi e altri organismi commissionavano statue dedicate prevalentemente agli amministratori locali, magistrati cittadini spesso divenuti anche cavalieri.
L(ocus) d(atos) d(ecreto) d(ecurionum): La concessione di spazi pubblici nelle comunita' cittadine dell'italia romana
2014
Abstract
La tesi riguarda la concessione di spazi di proprietà pubblica a privati, intesi come singole persone o enti, quali ad esempio i collegi, da parte delle autorità cittadine. Le fonti a disposizione per indagare tale pratica burocratica sono quasi totalmente di natura epigrafica, per lo pi๠attestanti l'espressione locus datus decreto decurionum, variamente abbreviata, o formule similari. Questo aspetto della vita civica ਠstata cursoriamente oggetto di studio in diversi contributi, ma si tratta di articoli che circoscrivono il tema, analizzandolo in relazione a ristrette aree geografiche, oppure considerandone determinati aspetti (ad esempio l'ambito sacro o quello funerario). Si ਠperciಠritenuto utile proseguire questa linea di ricerca affrontando uno studio di pi๠ampio raggio, che comprenda la documentazione epigrafica dell'intero territorio italico (costituito dalle undici regioni augustee ad esclusione di Roma), per tutte le tipologie testuali (iscrizioni sacre, funerarie, onorarie, su opera pubblica, exempla decreti), allo scopo di formulare osservazioni pi๠precise e puntuali sulla procedura burocratica in esame, pur con tutti i limiti noti a chi affronti questo genere di indagine. Tra le conclusioni raggiunte, ਠemerso come durante il I-II sec. d.C. vi fosse la tendenza a concedere, sporadicamente, dei loca sepulturae extraurbani a membri delle famiglie delle à©lites cittadine, anche donne e fanciulli, mentre il foro e le altre aree pubbliche interne alla città erano soprattutto utilizzate direttamente dai decurioni per l'elevazione di dediche e statue. Nel corso del II sec. d.C., con massima diffusione nell'età antonina e poi in quella severiana, prese invece piede l'uso privato a scopo onorario degli spazi pubblici siti all'interno delle città , ovvero in aree prima pressochà© precluse all'intervento di singoli cittadini: familiari e liberti, collegi e altri organismi commissionavano statue dedicate prevalentemente agli amministratori locali, magistrati cittadini spesso divenuti anche cavalieri.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14242/325555
URN:NBN:IT:BNCF-325555