Partendo da una breve disamina del dibattito sui libri II e III della Repubblica, il lavoro si concentra su quegli elementi eufonici e stilistici che fanno della ࢠsonosferaࢠuna loro possibile cifra ermeneutica, contribuendo ad approfondire i significati politici ed estetici tradizionalmente attribuiti a quella parte del dialogo. Sul piano metodologico, si segue una duplice impostazione: a) quella analitico-testuale che, prescindendo dallࢠannoso problema dei rapporti dei libri II e III del dialogo con lࢠultimo, li prende in considerazione come nucleo originario della complessa stratigrafia compositiva della Repubblica; b) quella interdisciplinare, che allo studio propriamente filosofico del testo, ne affianca uno filologico e antropologico-culturale. A partire dal cap. II, si cerca di dimostrare come il libro II del dialogo possa essere letto quale preparazione ࢠdrammaticaࢠalla prospettiva piàƒ¹ teorica perseguita da Platone nel libro III. In questa chiave vengono letti, ad esempio, i continui richiami allࢠapparato acustico di Glaucone, insidiato dalle voci dei ࢠcattivi maestriࢠ; la sofisticazione dellࢠudito come frutto della societàƒ arricchita; il problema stesso della ࢠsociologiaࢠdella mitopoiesi, in quanto funzionale al discorso filosofico e, come tale, coinvolgente anche mitologi non professionisti (es. madri e nutrici), chiamati a preservare le ࢠorecchieࢠdei fanciulli quando ancora non sono stati consegnati allࢠapparato pedagogico dello Stato. Nel capitolo III si studia invece il passaggio dagli aspetti contenutistici del dicibile a quelli propriamente formali. Metodologicamente, si propone allora una tripartizione del programma di poetica descritto da Platone nel libro III. a) Sࢠindividua cosàƒ¬ innanzitutto una sezione psicagogica, dedicata alle prescrizioni teleologicamente orientate allࢠacquisizione di un determinato carattere da parte dellࢠuditore: la saggezza e la temperanza, lࢠincorruttibilitàƒ e la rettitudine etica, il convincimento di una stretta corrispondenza tra giustizia e felicitàƒ . b) Segue poi lࢠesposizione della parte propriamente idolopoietica, contenente prescrizioni rappresentativo-fantastiche, ossia tutti quei contenuti rappresentativi esprimibili a parole, con le conseguenti tre forme di censure: quella icastica, relativa allࢠimmaginario narrativo, mitico e religioso; onomastica, relativa ai nomi attribuibili a quellࢠimmaginario; scenica, con riferimento al teatro e ai messaggi culturali che nellࢠAtene di V secolo esso era in grado di trasmettere. c) Viene infine passata in rassegna la sezione stilistica: quella incentrata specificamente sul problema della di?gh?sis, dei suoi rapporti con la mim?sis e degli aspetti formali del dicibile. Con una minuziosa analisi della nozione platonica di ࢠnarrazioneࢠsi cerca di mostrare da un lato lࢠenorme importanza della tripartizione diegetica delineata da Platone per la storia della filosofia antica e per le successive classificazioni estetico-grammaticali dei generi letterari nellࢠantichitàƒ (da Aristotele a Proclo); dallࢠaltro la possibilitàƒ , offerta dalla stessa analisi retorica del testo e delle diverse implicazioni anti-gorgiane che da esso emergono, di ridimensionare in Platone la classica frattura tra forma e contenuto del dicibile. Tali elementi risultano invece accomunati proprio dal fattore acustico e dal suo intrinseco significato filosofico. I divieti ࢠmimeticiࢠelencati in Resp. III.395d5-396b8 diventano allora il presupposto per mettere sullo stesso piano lo stile (h?s lekteon) e i contenuti dellࢠudibile (ha akousteon). Si inserisce cosàƒ¬ nel problema filosofico della ࢠsonosferaࢠanche la sezione propriamente musicale dedicata alle armonie (h?s akousteon). A questo problema viene dedicato lࢠultimo capitolo del lavoro. Dei numerosi principi teorico-musicali enunciati in questa sezione, si prendono particolarmente in considerazione quelli forse piàƒ¹ significativi per la tematica dellࢠudibile: a) le prescrizioni sulle armonie ammesse e sui divieti acustici, con particolare attenzione alle armonie dorica e frigia; b) il misoneismo melodico di Platone e lࢠattacco alle strategie del nuovo ditirambo. Per quanto riguarda il primo punto, oltre a studiare le classificazioni platoniche in merito, la ricerca si concentra anche sul problema storico-filosofico della loro ricezione nel pensiero antico: la critica presente nel libro Theta della Politica di Aristotele, la posizione autonoma assunta da Aristosseno di Taranto, lࢠapologia platonica dello Ps.-Plutarco, gli aspetti divergenti e convergenti che compaiono nei trattati De musica di Filodemo di Gadara e di Aristide Quintiliano, infine lࢠimportante testimonianza del Commento alla Repubblica di Proclo: da questࢠultimo testo, di cui si studiano i debiti compositivi verso i trattati di Elio Dionisio e la corrente pitagorico-damoniana da lui seguita, si torna alla concezione che Damone di Oa ebbe delle armonie e al problema dei suoi influssi sulla posizione platonica in merito. Quanto invece al conservatorismo platonico in campo musicale, si prendono soprattutto in esame i rapporti tra la pagina della Repubblica e lࢠopera di uno dei massimi esponenti della ࢠnuova musicaࢠdel IV secolo: i Persiani di Timoteo di Mileto (PBerol. 9875). Alla fine si scopre come i diversi risultati enunciati da Platone nella sezione musicale dimostrino, ancora una volta, la sovrapponibilitàƒ di forma e contenuto e la convergenza metodologica dei problemi dellࢠudibile e del dicibile nella sua filosofia. Una convergenza che prospetta nuovi orizzonti dࢠindagine nella misura in cui estende potenzialmente lࢠapproccio acustico-sonoro allࢠintero Corpus Platonicum e suggerisce, con questo diverso sguardo sullࢠuso della parola nei dialoghi, una probabile alternativa ermeneutica allࢠeterno dibattito tra gli oralisti radicali e i loro oppositori.

Eufonia e stilistica di udibile e dicibile. Sui libri II e III della Repubblica di Platone

2010

Abstract

Partendo da una breve disamina del dibattito sui libri II e III della Repubblica, il lavoro si concentra su quegli elementi eufonici e stilistici che fanno della ࢠsonosferaࢠuna loro possibile cifra ermeneutica, contribuendo ad approfondire i significati politici ed estetici tradizionalmente attribuiti a quella parte del dialogo. Sul piano metodologico, si segue una duplice impostazione: a) quella analitico-testuale che, prescindendo dallࢠannoso problema dei rapporti dei libri II e III del dialogo con lࢠultimo, li prende in considerazione come nucleo originario della complessa stratigrafia compositiva della Repubblica; b) quella interdisciplinare, che allo studio propriamente filosofico del testo, ne affianca uno filologico e antropologico-culturale. A partire dal cap. II, si cerca di dimostrare come il libro II del dialogo possa essere letto quale preparazione ࢠdrammaticaࢠalla prospettiva piàƒ¹ teorica perseguita da Platone nel libro III. In questa chiave vengono letti, ad esempio, i continui richiami allࢠapparato acustico di Glaucone, insidiato dalle voci dei ࢠcattivi maestriࢠ; la sofisticazione dellࢠudito come frutto della societàƒ arricchita; il problema stesso della ࢠsociologiaࢠdella mitopoiesi, in quanto funzionale al discorso filosofico e, come tale, coinvolgente anche mitologi non professionisti (es. madri e nutrici), chiamati a preservare le ࢠorecchieࢠdei fanciulli quando ancora non sono stati consegnati allࢠapparato pedagogico dello Stato. Nel capitolo III si studia invece il passaggio dagli aspetti contenutistici del dicibile a quelli propriamente formali. Metodologicamente, si propone allora una tripartizione del programma di poetica descritto da Platone nel libro III. a) Sࢠindividua cosàƒ¬ innanzitutto una sezione psicagogica, dedicata alle prescrizioni teleologicamente orientate allࢠacquisizione di un determinato carattere da parte dellࢠuditore: la saggezza e la temperanza, lࢠincorruttibilitàƒ e la rettitudine etica, il convincimento di una stretta corrispondenza tra giustizia e felicitàƒ . b) Segue poi lࢠesposizione della parte propriamente idolopoietica, contenente prescrizioni rappresentativo-fantastiche, ossia tutti quei contenuti rappresentativi esprimibili a parole, con le conseguenti tre forme di censure: quella icastica, relativa allࢠimmaginario narrativo, mitico e religioso; onomastica, relativa ai nomi attribuibili a quellࢠimmaginario; scenica, con riferimento al teatro e ai messaggi culturali che nellࢠAtene di V secolo esso era in grado di trasmettere. c) Viene infine passata in rassegna la sezione stilistica: quella incentrata specificamente sul problema della di?gh?sis, dei suoi rapporti con la mim?sis e degli aspetti formali del dicibile. Con una minuziosa analisi della nozione platonica di ࢠnarrazioneࢠsi cerca di mostrare da un lato lࢠenorme importanza della tripartizione diegetica delineata da Platone per la storia della filosofia antica e per le successive classificazioni estetico-grammaticali dei generi letterari nellࢠantichitàƒ (da Aristotele a Proclo); dallࢠaltro la possibilitàƒ , offerta dalla stessa analisi retorica del testo e delle diverse implicazioni anti-gorgiane che da esso emergono, di ridimensionare in Platone la classica frattura tra forma e contenuto del dicibile. Tali elementi risultano invece accomunati proprio dal fattore acustico e dal suo intrinseco significato filosofico. I divieti ࢠmimeticiࢠelencati in Resp. III.395d5-396b8 diventano allora il presupposto per mettere sullo stesso piano lo stile (h?s lekteon) e i contenuti dellࢠudibile (ha akousteon). Si inserisce cosàƒ¬ nel problema filosofico della ࢠsonosferaࢠanche la sezione propriamente musicale dedicata alle armonie (h?s akousteon). A questo problema viene dedicato lࢠultimo capitolo del lavoro. Dei numerosi principi teorico-musicali enunciati in questa sezione, si prendono particolarmente in considerazione quelli forse piàƒ¹ significativi per la tematica dellࢠudibile: a) le prescrizioni sulle armonie ammesse e sui divieti acustici, con particolare attenzione alle armonie dorica e frigia; b) il misoneismo melodico di Platone e lࢠattacco alle strategie del nuovo ditirambo. Per quanto riguarda il primo punto, oltre a studiare le classificazioni platoniche in merito, la ricerca si concentra anche sul problema storico-filosofico della loro ricezione nel pensiero antico: la critica presente nel libro Theta della Politica di Aristotele, la posizione autonoma assunta da Aristosseno di Taranto, lࢠapologia platonica dello Ps.-Plutarco, gli aspetti divergenti e convergenti che compaiono nei trattati De musica di Filodemo di Gadara e di Aristide Quintiliano, infine lࢠimportante testimonianza del Commento alla Repubblica di Proclo: da questࢠultimo testo, di cui si studiano i debiti compositivi verso i trattati di Elio Dionisio e la corrente pitagorico-damoniana da lui seguita, si torna alla concezione che Damone di Oa ebbe delle armonie e al problema dei suoi influssi sulla posizione platonica in merito. Quanto invece al conservatorismo platonico in campo musicale, si prendono soprattutto in esame i rapporti tra la pagina della Repubblica e lࢠopera di uno dei massimi esponenti della ࢠnuova musicaࢠdel IV secolo: i Persiani di Timoteo di Mileto (PBerol. 9875). Alla fine si scopre come i diversi risultati enunciati da Platone nella sezione musicale dimostrino, ancora una volta, la sovrapponibilitàƒ di forma e contenuto e la convergenza metodologica dei problemi dellࢠudibile e del dicibile nella sua filosofia. Una convergenza che prospetta nuovi orizzonti dࢠindagine nella misura in cui estende potenzialmente lࢠapproccio acustico-sonoro allࢠintero Corpus Platonicum e suggerisce, con questo diverso sguardo sullࢠuso della parola nei dialoghi, una probabile alternativa ermeneutica allࢠeterno dibattito tra gli oralisti radicali e i loro oppositori.
2010
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