Nello studio del pensiero di Paul RicŠ"ur, abbiamo colto una tensione, interna alla sua visione della condizione umana, tra l'accettazione, come un limite, della temporalità accanto all'apertura nella quale, all'inizio, la trascendenza e, in seguito, la trasmissione tra le generazioni, consentono di sperare. In questa linea, puಠessere interpretata anche la compresenza di una fragilità †"che non coincide con la sola temporalità e mortalità , ma che ਠuna vulnerabilità inscritta nella natura umana esposta all'errore e al male†" e quella di una volontà e di alcune capacità che essa mette in opera per arginarla. L'attitudine a considerare la condizione umana, proprio perchà© finita e incompiuta, come aperta, ਠuno degli elementi cardine dell'interpretazione di RicŠ"ur. Questa visione della condizione umana come limite e apertura, ricerca sempre in corso di un compimento si manifesta anche nella laboriosa definizione dell'identità dell'uomo come se stesso (identità -idem), che si riscopre nel tempo e attraverso il proiettarsi fuori di sà© nella narrazione (identità -ipse e identità narrativa) e nella relazione con l'alterità (se stesso come un altro). Attraverso un lungo processo che ricapitola nell'ontogenesi la filogenesi, l'uomo riconosce la presenza di un'alterità ab origine (eredità genetica e culturale) essenziale al suo formarsi. La coscienza di essere immersi nel flusso delle generazioni, in una cultura e civiltà delle quali coloro che ci precedono ci trasmettono anche le chiavi interpretative, consente di fare emergere l'apertura strutturale dell'identità che puಠformarsi solo rielaborando l'influenza che ereditarietà genetica, cultura d'origine e figure prossime esercitano su di essa. Alla finitezza costitutiva dell'uomo corrisponde la parzialità della conoscenza che egli puಠconseguire, che egli cerca di oltrepassare, conferendo rigore scientifico alla sua comprensione della realtà ed estendendola sia oltre la percezione individuale e quella di un'epoca storica, di una cultura e civiltà , lasciandola aperta all'interpretazione di altri, intesi sia in relazione ad altre civiltà e culture che in senso diacronico come coloro che verranno. La conoscenza storica riflette in modo speculare la condizione umana come condizione finita (temporale e storica) e che tuttavia si dispiega in un arco di tempo ampio, aperto al futuro: da un lato, i fatti del passato e quanto di essi si conserva nella memoria sono compiuti e dominati dalla loro finitezza, parzialità e irreversibilità , dall'altro, la loro interpretazione ਠun processo incompiuto, sempre in corso e aperto a nuove interpretazioni. Prima che incompiuta a livello interpretativo, la condizione storica mostra l'incompiutezza di ogni vita, di ogni civiltà e cultura. Anche la tensione sottesa alle due componenti fondamentali della conoscenza storica, spiegare e comprendere, puಠessere letta alla luce della polarità del finito e dell'incompiuto (inachevà©) e pertanto aperto all'interpretazione. Vi à¨, da un lato, la conoscenza storica che si appunta sull'analisi dei dati, quali depositato dei fatti, e che ਠpossibile solo perchà© si ਠoperata una distanza nel tempo che consente un giudizio obiettivo. Dall'altro, una volta scritta, la storia si offre alla comprensione, che si articola nel tempo (secoli e generazioni) e nel confronto con altre culture e storie, che cerca di interpretarne cause, motivazioni e effetti, riaprendo la ricerca sul loro senso. La conoscenza storica esercita un'influenza sulla comprensione delle questioni umane, si apre a un orizzonte d'attesa, nel quale volontà e libertà devono mettersi in gioco: ciಠche non si ਠrealizzato deve essere considerato come ciಠche si deve fare. Studio e trasmissione della conoscenza storica preludono a una riflessione sull'azione, e sulla relazione tra la storia e la dimensione politica ed etica. A questo crocevia tra riflessione sul passato, analisi delle dinamiche politiche nella storia e incidenza del diritto e delle istituzioni, si apre l'agone nel quale si fronteggiano le istanze della giustizia con quelle, profonde ma difficili da inquadrare nel contesto sociale, dell'amore e dell'amicizia, in una tensione perenne tra realtà e utopia. Si deve ricordare che, almeno in parte, il nostro destino come popolo, cultura e civiltà ਠnelle nostre mani e che occorre responsabilmente esercitare i diritti politici. In questo alveo, non sarebbe giusto estromettere la riflessione morale come se essa non avesse nulla da aggiungere all'analisi di realtà complesse che andrebbero puramente comprese, nei loro elementi costitutivi, senza aggiungervi alcun elemento di ponderata valutazione. Presente e futuro si presentano con alcune incognite imponderabili che non possono essere repertoriate nella memoria di ciಠche si ਠverificato nel passato: occorre che consapevolezza e libertà siano messe in gioco per pervenire all'azione. RicŠ"ur pone l'accento sull'iniziativa, includendo anche il pensiero, in linea con un'intuizione della Arendt, nell'orizzonte dell'azione. Egli sottolinea il ruolo della coscienza e dell'azione individuali pur riconoscendo il carattere sociale e politico dell'immersione dell'individuo nella comunità . Nei Parcours de la reconnaisance, la riflessione sulla mutualità articola la simmetria con la dissimmetria, aperta al riconoscimento del fatto che gli uomini si confermano reciprocamente di essere uomini e non cose, quindi capaci in quel momento di un gesto libero, creativo, e fondamentalmente aperti alla gratuità . Questa gratuità , che si puಠleggere come manifestazione del simbolico o di un'interpretazione mitica (profezia e utopia) che evoca una forse mai esistita originaria integrità , per rinnovare l'immagine dell'uomo e della storia, si rivela essere sottesa alla nostra esistenza fin dalla nascita. La mutualità fa rientrare nella riflessione la gratuità come risposta del riconoscimento del gratuito che à¨, innanzi tutto nell'individuo e di conseguenza in ogni relazione umana (come rivelano amicizia e amore) e che fa emergere la liberta, volontà e identità individuale degli uomini in essa coinvolti. La saggezza pratica ਠespressione di un'etica creativa perchà© nasce, come risposta, contingente, della sollecitudine di fronte all'uomo concreto. Anche la riflessione sull'articolazione del lavoro del lutto con la libertà che si esprime nell'oblio, ma soprattutto nella coscienza interiore nella maturazione del perdono implica il passaggio dalla memoria storica dei crimini al loro superamento nell'azione costruttiva del presente e del futuro. La gratuità , che ਠrivelata dalla nascita e dalla morte, e che ਠal centro della speranza del racconto religioso con il mito della rigenerazione, ਠdimensione costitutiva dell'esistenza umana. Nel momento in cui si condivide e si dona, la vita si illumina nella sua essenza di esistenza che ਠricevuta e che deve essere lasciata. La trasmissione della testimonianza si opera attraverso l'atto di lasciare la vita e una testimonianza.
Temporalità, fragilità, speranza nel pensiero di Paul Ricœur.
2013
Abstract
Nello studio del pensiero di Paul RicŠ"ur, abbiamo colto una tensione, interna alla sua visione della condizione umana, tra l'accettazione, come un limite, della temporalità accanto all'apertura nella quale, all'inizio, la trascendenza e, in seguito, la trasmissione tra le generazioni, consentono di sperare. In questa linea, puಠessere interpretata anche la compresenza di una fragilità †"che non coincide con la sola temporalità e mortalità , ma che ਠuna vulnerabilità inscritta nella natura umana esposta all'errore e al male†" e quella di una volontà e di alcune capacità che essa mette in opera per arginarla. L'attitudine a considerare la condizione umana, proprio perchà© finita e incompiuta, come aperta, ਠuno degli elementi cardine dell'interpretazione di RicŠ"ur. Questa visione della condizione umana come limite e apertura, ricerca sempre in corso di un compimento si manifesta anche nella laboriosa definizione dell'identità dell'uomo come se stesso (identità -idem), che si riscopre nel tempo e attraverso il proiettarsi fuori di sà© nella narrazione (identità -ipse e identità narrativa) e nella relazione con l'alterità (se stesso come un altro). Attraverso un lungo processo che ricapitola nell'ontogenesi la filogenesi, l'uomo riconosce la presenza di un'alterità ab origine (eredità genetica e culturale) essenziale al suo formarsi. La coscienza di essere immersi nel flusso delle generazioni, in una cultura e civiltà delle quali coloro che ci precedono ci trasmettono anche le chiavi interpretative, consente di fare emergere l'apertura strutturale dell'identità che puಠformarsi solo rielaborando l'influenza che ereditarietà genetica, cultura d'origine e figure prossime esercitano su di essa. Alla finitezza costitutiva dell'uomo corrisponde la parzialità della conoscenza che egli puಠconseguire, che egli cerca di oltrepassare, conferendo rigore scientifico alla sua comprensione della realtà ed estendendola sia oltre la percezione individuale e quella di un'epoca storica, di una cultura e civiltà , lasciandola aperta all'interpretazione di altri, intesi sia in relazione ad altre civiltà e culture che in senso diacronico come coloro che verranno. La conoscenza storica riflette in modo speculare la condizione umana come condizione finita (temporale e storica) e che tuttavia si dispiega in un arco di tempo ampio, aperto al futuro: da un lato, i fatti del passato e quanto di essi si conserva nella memoria sono compiuti e dominati dalla loro finitezza, parzialità e irreversibilità , dall'altro, la loro interpretazione ਠun processo incompiuto, sempre in corso e aperto a nuove interpretazioni. Prima che incompiuta a livello interpretativo, la condizione storica mostra l'incompiutezza di ogni vita, di ogni civiltà e cultura. Anche la tensione sottesa alle due componenti fondamentali della conoscenza storica, spiegare e comprendere, puಠessere letta alla luce della polarità del finito e dell'incompiuto (inachevà©) e pertanto aperto all'interpretazione. Vi à¨, da un lato, la conoscenza storica che si appunta sull'analisi dei dati, quali depositato dei fatti, e che ਠpossibile solo perchà© si ਠoperata una distanza nel tempo che consente un giudizio obiettivo. Dall'altro, una volta scritta, la storia si offre alla comprensione, che si articola nel tempo (secoli e generazioni) e nel confronto con altre culture e storie, che cerca di interpretarne cause, motivazioni e effetti, riaprendo la ricerca sul loro senso. La conoscenza storica esercita un'influenza sulla comprensione delle questioni umane, si apre a un orizzonte d'attesa, nel quale volontà e libertà devono mettersi in gioco: ciಠche non si ਠrealizzato deve essere considerato come ciಠche si deve fare. Studio e trasmissione della conoscenza storica preludono a una riflessione sull'azione, e sulla relazione tra la storia e la dimensione politica ed etica. A questo crocevia tra riflessione sul passato, analisi delle dinamiche politiche nella storia e incidenza del diritto e delle istituzioni, si apre l'agone nel quale si fronteggiano le istanze della giustizia con quelle, profonde ma difficili da inquadrare nel contesto sociale, dell'amore e dell'amicizia, in una tensione perenne tra realtà e utopia. Si deve ricordare che, almeno in parte, il nostro destino come popolo, cultura e civiltà ਠnelle nostre mani e che occorre responsabilmente esercitare i diritti politici. In questo alveo, non sarebbe giusto estromettere la riflessione morale come se essa non avesse nulla da aggiungere all'analisi di realtà complesse che andrebbero puramente comprese, nei loro elementi costitutivi, senza aggiungervi alcun elemento di ponderata valutazione. Presente e futuro si presentano con alcune incognite imponderabili che non possono essere repertoriate nella memoria di ciಠche si ਠverificato nel passato: occorre che consapevolezza e libertà siano messe in gioco per pervenire all'azione. RicŠ"ur pone l'accento sull'iniziativa, includendo anche il pensiero, in linea con un'intuizione della Arendt, nell'orizzonte dell'azione. Egli sottolinea il ruolo della coscienza e dell'azione individuali pur riconoscendo il carattere sociale e politico dell'immersione dell'individuo nella comunità . Nei Parcours de la reconnaisance, la riflessione sulla mutualità articola la simmetria con la dissimmetria, aperta al riconoscimento del fatto che gli uomini si confermano reciprocamente di essere uomini e non cose, quindi capaci in quel momento di un gesto libero, creativo, e fondamentalmente aperti alla gratuità . Questa gratuità , che si puಠleggere come manifestazione del simbolico o di un'interpretazione mitica (profezia e utopia) che evoca una forse mai esistita originaria integrità , per rinnovare l'immagine dell'uomo e della storia, si rivela essere sottesa alla nostra esistenza fin dalla nascita. La mutualità fa rientrare nella riflessione la gratuità come risposta del riconoscimento del gratuito che à¨, innanzi tutto nell'individuo e di conseguenza in ogni relazione umana (come rivelano amicizia e amore) e che fa emergere la liberta, volontà e identità individuale degli uomini in essa coinvolti. La saggezza pratica ਠespressione di un'etica creativa perchà© nasce, come risposta, contingente, della sollecitudine di fronte all'uomo concreto. Anche la riflessione sull'articolazione del lavoro del lutto con la libertà che si esprime nell'oblio, ma soprattutto nella coscienza interiore nella maturazione del perdono implica il passaggio dalla memoria storica dei crimini al loro superamento nell'azione costruttiva del presente e del futuro. La gratuità , che ਠrivelata dalla nascita e dalla morte, e che ਠal centro della speranza del racconto religioso con il mito della rigenerazione, ਠdimensione costitutiva dell'esistenza umana. Nel momento in cui si condivide e si dona, la vita si illumina nella sua essenza di esistenza che ਠricevuta e che deve essere lasciata. La trasmissione della testimonianza si opera attraverso l'atto di lasciare la vita e una testimonianza.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14242/326522
URN:NBN:IT:BNCF-326522