Il lavoro prende l'avvà¬o dalla constatazione che la legge n. 40/2004 in materia di Procreazione Medicalmente Assistita (in sigla: PMA) ਠapparsa, fin dalla sua entrata in vigore, pressochà© esclusivamente orientata per la tutela del concepito, che si manifesta in una serie di divieti e sanzioni che pervadono l'intero testo di legge e nella determinazione di criteri di accesso alla procreazione medicalmente assistita di particolare rigidità . Impostazione, questa, per la quale la dottrina pi๠attenta, oltre alla nostra giurisprudenza (da quella di merito a quella della Corte di Cassazione, della Corte costituzionale e, da ultimo, della Corte europea dei diritti dell'uomo) ha manifestato aspri dissensi. Ciಠin quanto, dal raffronto tra la posizione dell'embrione e quella della donna, emerge un netto “sbilanciamento” ai danni di quest'ultima sotto il profilo della tutela della sua salute. Di qui la sollecitazione a riflettere, in chiave comparatistica, sulla appropriatezza dei criteri (soggettivi ed oggettivi) d'accesso alle varie tecnologie riproduttive e sulle ripercussioni delle stesse sui soggetti coinvolti. Disamina, questa, che non puಠnon coinvolgere l'analisi della categoria del “diritto a procreare”, allo scopo di accertare se possa configurarsi, nel nostro sistema, un diritto al concepimento, e, nell'affermativa, quali ne siano i titolari, l'à mbito di estensione e i diritti da bilanciare, e se possa, infine, estendersi alla procreazione medicalmente assistita. Indagini, queste, quanto mai ardue, attesi i progressi della scienza in materia di tecniche di riproduzione, ai quali fanno riscontro significativi e perduranti contrasti nella letteratura e nella giurisprudenza.
ASPETTI PROBLEMATICI DELLA PROCREAZIONE MEDICALMENTE ASSISTITA
2014
Abstract
Il lavoro prende l'avvà¬o dalla constatazione che la legge n. 40/2004 in materia di Procreazione Medicalmente Assistita (in sigla: PMA) ਠapparsa, fin dalla sua entrata in vigore, pressochà© esclusivamente orientata per la tutela del concepito, che si manifesta in una serie di divieti e sanzioni che pervadono l'intero testo di legge e nella determinazione di criteri di accesso alla procreazione medicalmente assistita di particolare rigidità . Impostazione, questa, per la quale la dottrina pi๠attenta, oltre alla nostra giurisprudenza (da quella di merito a quella della Corte di Cassazione, della Corte costituzionale e, da ultimo, della Corte europea dei diritti dell'uomo) ha manifestato aspri dissensi. Ciಠin quanto, dal raffronto tra la posizione dell'embrione e quella della donna, emerge un netto “sbilanciamento” ai danni di quest'ultima sotto il profilo della tutela della sua salute. Di qui la sollecitazione a riflettere, in chiave comparatistica, sulla appropriatezza dei criteri (soggettivi ed oggettivi) d'accesso alle varie tecnologie riproduttive e sulle ripercussioni delle stesse sui soggetti coinvolti. Disamina, questa, che non puಠnon coinvolgere l'analisi della categoria del “diritto a procreare”, allo scopo di accertare se possa configurarsi, nel nostro sistema, un diritto al concepimento, e, nell'affermativa, quali ne siano i titolari, l'à mbito di estensione e i diritti da bilanciare, e se possa, infine, estendersi alla procreazione medicalmente assistita. Indagini, queste, quanto mai ardue, attesi i progressi della scienza in materia di tecniche di riproduzione, ai quali fanno riscontro significativi e perduranti contrasti nella letteratura e nella giurisprudenza.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14242/326686
URN:NBN:IT:BNCF-326686