L'anticorpo monoclonale Rituximab, che identifica l'antigene target CD20, ਠoramai parte integrante del trattamento delle neoplasie ematologiche che esprimono il CD20 di superficie e, pi๠di recente, si ਠdimostrato efficace anche nel trattamento delle patologie autoimmuni. Tuttavia, si possono verificare delle reazioni avverse alla infusione dell'anticorpo che, in alcuni casi, ne causano la definitiva sospensione della somministrazione privando il paziente, in tal modo, della opportunità di ricevere una molecola di straordinaria efficacia. In questo studio multicentrico sono stati valutati retrospettivamente 374 pazienti trattati con Rituximab somministrato per via endovenosa e il 23.5% di essi ha manifestato delle reazioni avverse infusionali. Nel complesso le reazioni avverse sono state osservate pi๠frequentemente nei pazienti affetti da linfoma non-Hodgkin e leucemia linfatica cronica (25-35.9%), che nelle patologie autoimmuni (9.4-17.5%) (p < 0.0001). Una tossicità di grado 3-4 si ਠmanifestata in 8 pazienti (2.1%), e in 4 di essi (1% di tutta la casistica) ਠstato necessario interrompere definitivamente la somministrazione dell'anticorpo. Sono stati identificati 3 gruppi di pazienti con differente rischio di sviluppare una reazione avversa alla infusione dell'anticorpo, utilizzando una heat-map predittiva, ottenuta dalla combinazione di 4 parametri (splenomegalia, storia di allergia, livelli di emoglobina circolante e sesso del paziente) selezionati attraverso una analisi multivariata. Il nostro modello, presentato in questo studio, potrebbe essere utile nell'identificare pazienti a pi๠alto rischio di sviluppare una reazione avversa infusionale al rituximab e che, quindi, potrebbero giovarsi di terapie di prevenzione pi๠appropriate, e pazienti a pi๠basso rischio ai quali potrebbe essere risparmiata una terapia di "premedicazione" o potrebbe esserne somministrata una forma meno intensiva.
RILEVANZA CLINICO-BIOLOGICA DELLE REAZIONI AVVERSE INFUSIONALI AI FARMACI: IL CASO DELL'ANTICORPO MONOCLONALE RITUXIMAB
2017
Abstract
L'anticorpo monoclonale Rituximab, che identifica l'antigene target CD20, ਠoramai parte integrante del trattamento delle neoplasie ematologiche che esprimono il CD20 di superficie e, pi๠di recente, si ਠdimostrato efficace anche nel trattamento delle patologie autoimmuni. Tuttavia, si possono verificare delle reazioni avverse alla infusione dell'anticorpo che, in alcuni casi, ne causano la definitiva sospensione della somministrazione privando il paziente, in tal modo, della opportunità di ricevere una molecola di straordinaria efficacia. In questo studio multicentrico sono stati valutati retrospettivamente 374 pazienti trattati con Rituximab somministrato per via endovenosa e il 23.5% di essi ha manifestato delle reazioni avverse infusionali. Nel complesso le reazioni avverse sono state osservate pi๠frequentemente nei pazienti affetti da linfoma non-Hodgkin e leucemia linfatica cronica (25-35.9%), che nelle patologie autoimmuni (9.4-17.5%) (p < 0.0001). Una tossicità di grado 3-4 si ਠmanifestata in 8 pazienti (2.1%), e in 4 di essi (1% di tutta la casistica) ਠstato necessario interrompere definitivamente la somministrazione dell'anticorpo. Sono stati identificati 3 gruppi di pazienti con differente rischio di sviluppare una reazione avversa alla infusione dell'anticorpo, utilizzando una heat-map predittiva, ottenuta dalla combinazione di 4 parametri (splenomegalia, storia di allergia, livelli di emoglobina circolante e sesso del paziente) selezionati attraverso una analisi multivariata. Il nostro modello, presentato in questo studio, potrebbe essere utile nell'identificare pazienti a pi๠alto rischio di sviluppare una reazione avversa infusionale al rituximab e che, quindi, potrebbero giovarsi di terapie di prevenzione pi๠appropriate, e pazienti a pi๠basso rischio ai quali potrebbe essere risparmiata una terapia di "premedicazione" o potrebbe esserne somministrata una forma meno intensiva.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14242/326951
URN:NBN:IT:BNCF-326951