Si tratta di una silloge che il poeta compilಠa Roma durante il suo soggiorno alla Curia negli anni Settanta e Ottanta del Quattrocento, sotto la protezione del cardinale Pietro Riario e del papa Sisto IV, dedicatari, appunto, dei carmi. L'opera ਠtramandata unicamente da due testimoni manoscritti, entrambi conservati alla Biblioteca Apostolica Vaticana: si tratta del manoscritto Urbinate Latino 707 e del manoscritto Vaticano Latino 2856, entrambi testimoni autorevoli, essendo il primo idiografo e il secondo autografo. La Dissertazione dottorale si apre con un capitolo dedicato alla vita dell'autore, nel quale si fa il punto sulla sua formazione culturale e sulla sua produzione letteraria. Segue un secondo capitolo, diviso, al suo interno, in due paragrafi: nel primo si espone la struttura dell'opera, tenendo conto delle differenze che emergono dal confronto tra i due codici che la tramandano, e ci si sofferma, in particolare, sui nuclei tematici individuabili al suo interno; nel secondo paragrafo, invece, l'attenzione della candidata si ਠconcentrata sull'esordio della silloge, ovvero sui primi tre carmi, cosଠcome trasmessi dal codice Urb. Lat. 707, che mostrano un'evidente costruzione retorica riconducibile, da un lato, ad alcuni topoidell'encomio previsti dalla retorica classica, dall'altro a tutta una tradizione panegirica coeva, di cui il Pandoni puಠessere ritenuto un valido esponente al pari di altri intellettuali dell'epoca che hanno goduto di maggiore fortuna. Chiude la parte introduttiva della Dissertazione un terzo capitolo,anch'esso suddiviso in paragrafi: nel primo si offre una descrizione dei due testimoni manoscritti; nel secondo, invece, si tenta di ricostruire una loro cronologia sulla base dei materiali poetici contenuti al loro interno e si avanza, alla fine, una prima proposta di stemma codicum. In seguito alle indagini condotte dalla candidata ਠemerso che il codice Urb. Lat. 707 puಠessere considerato un idiografo allestito sotto la visione del poeta stesso ed il codice Vat. Lat. 2856 si presenta come autografo del Pandoni; ma, pur essendo quest'ultimo,come ਠstato dimostrato sulla base della collazione operata, depositario di una redazione pi๠recente dell'opera (sebbene in forma ecdoticamente incompiuta), la candidata ha scelto, tuttavia, il ms. Urb. Lat. 707 come base per allestire l'edizione critica della silloge, dal momento che esso meglio rispecchia quelle intenzioni cortigiane che avevano decretato la genesi e la formazione dell'opera.A conclusione del terzo capitolo ਠstata inserita una Nota critica ai testi,cui segue l'edizione critica della raccolta Poemata et epigrammata del Pandoni: il testo dei carmi ਠcorredato non solo di apparato critico sincronico e diacronico, per la registrazione degli errori di tradizione e delle varianti d'autore, ma anche di un apparato dei fontes e dei loci paralleli, al fine di individuare i principali modelli linguistici, retorici e letterari, soprattutto classici, adoperati dal Pandoni. Il testo latino dei carmi ਠcorredato di una traduzione in lingua italiana, che ਠla prima che sia stata apprestata in una lingua moderna di cultura ed alla quale non manca un sintetico apparato di note esplicative su fatti, luoghi, personaggi e peculiarità  retorico- stilistiche. Chiude il lavoro una Bibliografia.

La silloge Poemata et epigrammata di Porcelio de' Pandoni. Edizione critica, traduzione e commento.

2017

Abstract

Si tratta di una silloge che il poeta compilಠa Roma durante il suo soggiorno alla Curia negli anni Settanta e Ottanta del Quattrocento, sotto la protezione del cardinale Pietro Riario e del papa Sisto IV, dedicatari, appunto, dei carmi. L'opera ਠtramandata unicamente da due testimoni manoscritti, entrambi conservati alla Biblioteca Apostolica Vaticana: si tratta del manoscritto Urbinate Latino 707 e del manoscritto Vaticano Latino 2856, entrambi testimoni autorevoli, essendo il primo idiografo e il secondo autografo. La Dissertazione dottorale si apre con un capitolo dedicato alla vita dell'autore, nel quale si fa il punto sulla sua formazione culturale e sulla sua produzione letteraria. Segue un secondo capitolo, diviso, al suo interno, in due paragrafi: nel primo si espone la struttura dell'opera, tenendo conto delle differenze che emergono dal confronto tra i due codici che la tramandano, e ci si sofferma, in particolare, sui nuclei tematici individuabili al suo interno; nel secondo paragrafo, invece, l'attenzione della candidata si ਠconcentrata sull'esordio della silloge, ovvero sui primi tre carmi, cosଠcome trasmessi dal codice Urb. Lat. 707, che mostrano un'evidente costruzione retorica riconducibile, da un lato, ad alcuni topoidell'encomio previsti dalla retorica classica, dall'altro a tutta una tradizione panegirica coeva, di cui il Pandoni puಠessere ritenuto un valido esponente al pari di altri intellettuali dell'epoca che hanno goduto di maggiore fortuna. Chiude la parte introduttiva della Dissertazione un terzo capitolo,anch'esso suddiviso in paragrafi: nel primo si offre una descrizione dei due testimoni manoscritti; nel secondo, invece, si tenta di ricostruire una loro cronologia sulla base dei materiali poetici contenuti al loro interno e si avanza, alla fine, una prima proposta di stemma codicum. In seguito alle indagini condotte dalla candidata ਠemerso che il codice Urb. Lat. 707 puಠessere considerato un idiografo allestito sotto la visione del poeta stesso ed il codice Vat. Lat. 2856 si presenta come autografo del Pandoni; ma, pur essendo quest'ultimo,come ਠstato dimostrato sulla base della collazione operata, depositario di una redazione pi๠recente dell'opera (sebbene in forma ecdoticamente incompiuta), la candidata ha scelto, tuttavia, il ms. Urb. Lat. 707 come base per allestire l'edizione critica della silloge, dal momento che esso meglio rispecchia quelle intenzioni cortigiane che avevano decretato la genesi e la formazione dell'opera.A conclusione del terzo capitolo ਠstata inserita una Nota critica ai testi,cui segue l'edizione critica della raccolta Poemata et epigrammata del Pandoni: il testo dei carmi ਠcorredato non solo di apparato critico sincronico e diacronico, per la registrazione degli errori di tradizione e delle varianti d'autore, ma anche di un apparato dei fontes e dei loci paralleli, al fine di individuare i principali modelli linguistici, retorici e letterari, soprattutto classici, adoperati dal Pandoni. Il testo latino dei carmi ਠcorredato di una traduzione in lingua italiana, che ਠla prima che sia stata apprestata in una lingua moderna di cultura ed alla quale non manca un sintetico apparato di note esplicative su fatti, luoghi, personaggi e peculiarità  retorico- stilistiche. Chiude il lavoro una Bibliografia.
2017
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14242/327552
Il codice NBN di questa tesi è URN:NBN:IT:BNCF-327552