La generazione di architetti che termina i propri studi ed inizia la propria professione nell'immediato dopoguerra spagnolo, negli anni 40, ਠuna generazione che si ਠtrovata ad operare in un contesto culturale e sociale colpito, modificato, paralizzato dalla Guerra Civile e dall'instaurazione del regime franchista. In quegli anni difficili, nelle sole due scuole di architettura esistenti in Spagna, quella di Madrid e quella di Barcellona, sono davvero pochissimi gli studenti che ottengono il titolo di architetto. Entrambe le città  rappresentano centri di discussione e confronto per l'architettura spagnola del XX secolo. Sono architetti che iniziano la propria carriera professionale nella consapevolezza dell'inesperienza, chiamati all'opera in un paese dove la ricostruzione si rende necessaria ai fini pratici e propagandistici. Quella generazione ਠstata definita delle «promociones huà©rfanas» (letteralmente «promozioni orfane»). Una definizione che indica quegli architetti che si laureano appena dopo la guerra, che nella propria formazione universitaria non hanno avuto maestri, figure di riferimento, che facessero architettura moderna e per questo definiti dunque «orfani». àˆ una generazione di architetti che con l'aspirazione alla modernità , lavorerà , non solo contribuendo alla ricostruzione del proprio paese, ma alla costruzione di un linguaggio finalmente moderno per l'architettura spagnola che farà  di essi dei maestri dell'architettura e dell'architettura un'arte vitale per la cultura spagnola contemporanea. Parlare di una generazione di maestri vuol dire parlare di una generazione di architetti che ha saputo interpretare la modernità  ed ha saputo esprimersi con quella modernità , ognuno di essi seguendo il proprio percorso, attraverso l'elaborazione di un proprio linguaggio, di una propria attitudine all'architettura che per le generazioni successive di architetti rappresenta quel riferimento necessario. Sota, Fisac, Oiza a Madrid, Coderch, Sostres, Bonet a Barcellona. Miguel Fisac fa parte dunque di quella generazione «orfana» e ne costituisce una figura rappresentativa: la sua esperienza, la sua carriera, rappresentano un percorso emblematico ed originale. Un percorso in cui l'architettura ਠaffrontata nella totalità  della sua molteplicità  di intenti e pretese. Studiare l'opera di Miguel Fisac vuol dire poter verificare quanto il percorso di un architetto, il suo talento, la sua passione, l'impegno nel realizzare una serie di primati professionali, con discrezione, attraverso un approccio che non prescinde mai dall'etica personale, possano rimandare, come in un gioco di specchi, l'immagine di quello stesso percorso compiuto dalla storia e divenuto a sua volta storia, la storia dell'architettura moderna spagnola. Potendo ripercorrere, come nei punti di una linea, gli eventi e le realizzazioni, quei primati, fondamentali nella sua opera, non possiamo che ritrovare la figura di un architetto che come disposto dall' esigenza stessa del suo tempo, si mette all'opera per trovarne e darne la risposta.

Miguel Fisac Serna (1913-2006)

2011

Abstract

La generazione di architetti che termina i propri studi ed inizia la propria professione nell'immediato dopoguerra spagnolo, negli anni 40, ਠuna generazione che si ਠtrovata ad operare in un contesto culturale e sociale colpito, modificato, paralizzato dalla Guerra Civile e dall'instaurazione del regime franchista. In quegli anni difficili, nelle sole due scuole di architettura esistenti in Spagna, quella di Madrid e quella di Barcellona, sono davvero pochissimi gli studenti che ottengono il titolo di architetto. Entrambe le città  rappresentano centri di discussione e confronto per l'architettura spagnola del XX secolo. Sono architetti che iniziano la propria carriera professionale nella consapevolezza dell'inesperienza, chiamati all'opera in un paese dove la ricostruzione si rende necessaria ai fini pratici e propagandistici. Quella generazione ਠstata definita delle «promociones huà©rfanas» (letteralmente «promozioni orfane»). Una definizione che indica quegli architetti che si laureano appena dopo la guerra, che nella propria formazione universitaria non hanno avuto maestri, figure di riferimento, che facessero architettura moderna e per questo definiti dunque «orfani». àˆ una generazione di architetti che con l'aspirazione alla modernità , lavorerà , non solo contribuendo alla ricostruzione del proprio paese, ma alla costruzione di un linguaggio finalmente moderno per l'architettura spagnola che farà  di essi dei maestri dell'architettura e dell'architettura un'arte vitale per la cultura spagnola contemporanea. Parlare di una generazione di maestri vuol dire parlare di una generazione di architetti che ha saputo interpretare la modernità  ed ha saputo esprimersi con quella modernità , ognuno di essi seguendo il proprio percorso, attraverso l'elaborazione di un proprio linguaggio, di una propria attitudine all'architettura che per le generazioni successive di architetti rappresenta quel riferimento necessario. Sota, Fisac, Oiza a Madrid, Coderch, Sostres, Bonet a Barcellona. Miguel Fisac fa parte dunque di quella generazione «orfana» e ne costituisce una figura rappresentativa: la sua esperienza, la sua carriera, rappresentano un percorso emblematico ed originale. Un percorso in cui l'architettura ਠaffrontata nella totalità  della sua molteplicità  di intenti e pretese. Studiare l'opera di Miguel Fisac vuol dire poter verificare quanto il percorso di un architetto, il suo talento, la sua passione, l'impegno nel realizzare una serie di primati professionali, con discrezione, attraverso un approccio che non prescinde mai dall'etica personale, possano rimandare, come in un gioco di specchi, l'immagine di quello stesso percorso compiuto dalla storia e divenuto a sua volta storia, la storia dell'architettura moderna spagnola. Potendo ripercorrere, come nei punti di una linea, gli eventi e le realizzazioni, quei primati, fondamentali nella sua opera, non possiamo che ritrovare la figura di un architetto che come disposto dall' esigenza stessa del suo tempo, si mette all'opera per trovarne e darne la risposta.
2011
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