I tre termini del titolo (volontà , inconscio, motivazione) rappresentano i tre punti fondamentali della presente ricerca. L'approfondimento di queste tre categorie rende possibile, nel corso del lavoro, la messa in luce dell'orizzonte etico sotteso alla concezione husserliana del soggetto personale. La volontà †" tema del primo capitolo †" ਠuna dimensione trasversale che accompagna ogni istante della vita dell'io, poichà© sottesa ad ogni suo atto. L'originalità della fenomenologia husserliana della volontà trova un importante interlocutore nella figura di Alexander Pfà¤nder †" allievo di Theodor Lipps e stretto collaboratore dell'Husserl del primo decennio del †˜900. Tale trattazione comparativa ha delle rilevanti ragioni di natura tanto storiografica quanto teoretica, come viene mostrato nel corso del lavoro. Husserl, cosଠcome Pfà¤nder, sottolinea a pi๠riprese come la peculiarità dell'atto volontario sia rappresentata dalla capacità decisionale, dalla possibilità di autodeterminazione dell'io. Sintetizzando tutte queste caratteristiche nell'espressione “fiat”, il filosofo tende a un parallelo sinonimico con il geistiger Schlag pfà¤nderiano. Non si puà², perà², parlare di una sinonimia totale; esiste, infatti, un punto in cui le posizioni dei due filosofi si discostano. Esso trova luogo nel riconoscimento che Husserl, a differenza di Pfà¤nder, opera nei confronti delle numerose modalizzazioni del fenomeno del volere, fino all'identificazione di una categoria apparentemente paradossale: la Willenspassività¤t. Nella seconda parte del capitolo viene messa a fuoco l'ampiezza dell'ambito della motivazione, che per Husserl arriva ad abbracciare l'esperienza stessa: tutta la vita dell'io ha carattere motivazionale. Husserl individua due generi di motivazione: quella attivo-razionale e quella passivo-irrazionale. Il primo genere focalizza quella che normalmente viene indicata come motivazione e che già Pfà¤nder aveva messo in luce. Il secondo ambito, invece, arriva a caratterizzare come motivazionali persino la vita pulsionale e passiva dell'io, mentre per Pfà¤nder la sfera pulsionale dell'ego opera alla stregua di una Naturzwang. Il misconoscimento pfà¤nderiano della legalità di senso in opera nella dimensione passiva nasconde in sà© lo stesso errore del naturalismo psicologistico, perchà© le leggi associative vengono ad assumere il dinamismo proprio delle leggi meccaniche naturali. La concezione husserliana, quindi, supera ogni dualismo: attività e passività non appartengono pi๠a due mondi separati e retti da ordinamenti causali differenti, bensଠsi riscoprono come due livelli diversi dell'unica vita dell'io, interamente attraversata da connessioni di senso e comprensibilità . Tra questi due strati non c'ਠalcuna cesura, ma un graduale emergere esplicito della Vernunft. L'indagine che viene condotta nel secondo capitolo pone al centro, invece, la dimensione inconscia della vita dell'io, che sembrerebbe sottrarsi a un'analisi descrittiva; ma nonostante questa apparenza, Husserl non si esime dall'affrontare una «fenomenologia di questo cosiddetto inconscio», la quale non mira alle strutture empiriche o psicologiche, bensଠa quelle trascendentali della soggettività . L'analisi intenzionale infatti ricostruisce da un punto di vista genetico la costituzione dell'io e i suoi strati che passivamente operano. Al fine di valorizzare la peculiarità dell'approccio fenomenologico alla dimensione inconscia, un confronto con la psicanalisi freudiana, che metta in luce i punti di contatto e allo stesso tempo le profonde differenze tra i due metodi, si rivela †" nel corso del capitolo †" illuminante e fecondo. Alcune domande tendono il filo rosso del percorso: in che senso ਠpossibile parlare di inconscio da un punto di vista fenomenologico? Quale effetto gli istinti e le associazioni passive sortiscono sulle decisioni? Come ਠpossibile parlare di abitudini trascendentali, quando la categoria di abitudine di per sà© sembra riguardare solo la dimensione empirica dell'esistere? Per rispondere a queste domande ਠinnanzitutto necessario comprendere la dinamica trascendentale della coscienza del tempo: il flusso temporale ਠla condizione trascendentale del progressivo inabissarsi di ogni vissuto attuale, e la ritenzione ininterrottamente co-fungente incarna il luogo originario di questa operazione. Quanto era già emerso nel primo capitolo a proposito della natura motivazionale della passività rivendica ora la sua centralità . Sussiste un co-fungere dell'inconscio, una sua operatività , che si manifesta nella sintesi associativa e nella costante presenza delle abitualità . Per Husserl ciಠche non viene (o non viene pià¹) vissuto coscientemente dall'io, ਠimpossibile che venga del tutto eliminato: nell'inconscio esso continua a rimanere valido e quindi a esercitare un'influenza motivazionale. Si fa largo, infine, una categoria centrale nella concezione husserliana della soggettività : si tratta della storia ?Geschichte? dell'io, presa in considerazione da un punto di vista trascendentale. Un ruolo fondamentale assume a questo proposito la legge eidetica delle opinioni intenzionali permanenti, esposta da Husserl nel § 29 di Idee II. Tale legge incarna il dinamismo della genesi trascendentale dell'io puro, ossia la condizione di possibilità della costituzione delle abitudini trascendentali, dello stile personale di ogni individuo e del suo carattere. Ogni presa di posizione, e ogni motivazione inconscia che influenzi l'io possiedono un carattere auto-determinante, in quanto stabiliscono un progressivo determinarsi dell'identità personale. Quanto ਠstato messo in rilievo circa la tensione volitiva che accompagna ogni atto dell'io e il carattere motivazionale che abbraccia sia il livello inconscio che quello decisionale conduce †" nella cornice del terzo capitolo †" a scoprire le conseguenze etiche implicate in una simile concezione della soggettività . Una costante preoccupazione etica attraversa come un filo rosso l'intera opera husserliana. La fenomenologia sorge infatti a partire da una vera e propria decisione personale motivata da ragioni di carattere profondamente etico. L'identità dell'io e la sua personalità etica non sono il semplice risultato della somma delle sue capacità , delle sue doti, bensଠsi costruiscono progressivamente sulla base di convinzioni fino a quel momento valide, e sulla base del sorgere di nuovi motivi che di volta in volta conducono l'io a ulteriori prese di posizione. Ogni nuova decisione volontaria non ਠindipendente bensଠstrettamente legata alla catena delle precedenti opinioni intenzionali permanenti. Nel corso della vita si costituisce la personalità etica sulla base dell'educazione ricevuta, dell'istruzione, degli avvenimenti dolorosi o lieti, ma soprattutto sulla base della libera e personale presa di posizione con cui l'io di volta in volta risponde a tali accadimenti. Una responsabilità etica grava, quindi, su ogni singola decisione. Nel corso del capitolo la tensione verso il rinnovamento e verso l'assunzione responsabile della propria natura teleologicamente orientata ਠstata messa in evidenza sia nell'ambito della prima etica husserliana †" fortemente influenzata da quella brentaniana †" sia nella cosiddetta etica del dopoguerra. Qual ਠil motore di questo dinamismo? Quale facoltà umana presiede il costante “divenire-io”? Senza dubbio la volontà : essa ਠper Husserl la forza, l'energia vitale che muove ogni atto dell'io e che, sollevandolo attraverso la libera presa di posizione dalla prigionia dell'istintualità , gli permette di realizzare la propria vocazione alla razionalità , ossia il telos dell'umanità . L'etica husserliana in virt๠della fiducia assoluta nella forza autodeterminante della volontà , viene a configurarsi come un razionalismo ottimistico.
Wille, Unbewusstheit, Motivation: Der ethische Horizont des Husserlschen Ich-Begriffs.
2012
Abstract
I tre termini del titolo (volontà , inconscio, motivazione) rappresentano i tre punti fondamentali della presente ricerca. L'approfondimento di queste tre categorie rende possibile, nel corso del lavoro, la messa in luce dell'orizzonte etico sotteso alla concezione husserliana del soggetto personale. La volontà †" tema del primo capitolo †" ਠuna dimensione trasversale che accompagna ogni istante della vita dell'io, poichà© sottesa ad ogni suo atto. L'originalità della fenomenologia husserliana della volontà trova un importante interlocutore nella figura di Alexander Pfà¤nder †" allievo di Theodor Lipps e stretto collaboratore dell'Husserl del primo decennio del †˜900. Tale trattazione comparativa ha delle rilevanti ragioni di natura tanto storiografica quanto teoretica, come viene mostrato nel corso del lavoro. Husserl, cosଠcome Pfà¤nder, sottolinea a pi๠riprese come la peculiarità dell'atto volontario sia rappresentata dalla capacità decisionale, dalla possibilità di autodeterminazione dell'io. Sintetizzando tutte queste caratteristiche nell'espressione “fiat”, il filosofo tende a un parallelo sinonimico con il geistiger Schlag pfà¤nderiano. Non si puà², perà², parlare di una sinonimia totale; esiste, infatti, un punto in cui le posizioni dei due filosofi si discostano. Esso trova luogo nel riconoscimento che Husserl, a differenza di Pfà¤nder, opera nei confronti delle numerose modalizzazioni del fenomeno del volere, fino all'identificazione di una categoria apparentemente paradossale: la Willenspassività¤t. Nella seconda parte del capitolo viene messa a fuoco l'ampiezza dell'ambito della motivazione, che per Husserl arriva ad abbracciare l'esperienza stessa: tutta la vita dell'io ha carattere motivazionale. Husserl individua due generi di motivazione: quella attivo-razionale e quella passivo-irrazionale. Il primo genere focalizza quella che normalmente viene indicata come motivazione e che già Pfà¤nder aveva messo in luce. Il secondo ambito, invece, arriva a caratterizzare come motivazionali persino la vita pulsionale e passiva dell'io, mentre per Pfà¤nder la sfera pulsionale dell'ego opera alla stregua di una Naturzwang. Il misconoscimento pfà¤nderiano della legalità di senso in opera nella dimensione passiva nasconde in sà© lo stesso errore del naturalismo psicologistico, perchà© le leggi associative vengono ad assumere il dinamismo proprio delle leggi meccaniche naturali. La concezione husserliana, quindi, supera ogni dualismo: attività e passività non appartengono pi๠a due mondi separati e retti da ordinamenti causali differenti, bensଠsi riscoprono come due livelli diversi dell'unica vita dell'io, interamente attraversata da connessioni di senso e comprensibilità . Tra questi due strati non c'ਠalcuna cesura, ma un graduale emergere esplicito della Vernunft. L'indagine che viene condotta nel secondo capitolo pone al centro, invece, la dimensione inconscia della vita dell'io, che sembrerebbe sottrarsi a un'analisi descrittiva; ma nonostante questa apparenza, Husserl non si esime dall'affrontare una «fenomenologia di questo cosiddetto inconscio», la quale non mira alle strutture empiriche o psicologiche, bensଠa quelle trascendentali della soggettività . L'analisi intenzionale infatti ricostruisce da un punto di vista genetico la costituzione dell'io e i suoi strati che passivamente operano. Al fine di valorizzare la peculiarità dell'approccio fenomenologico alla dimensione inconscia, un confronto con la psicanalisi freudiana, che metta in luce i punti di contatto e allo stesso tempo le profonde differenze tra i due metodi, si rivela †" nel corso del capitolo †" illuminante e fecondo. Alcune domande tendono il filo rosso del percorso: in che senso ਠpossibile parlare di inconscio da un punto di vista fenomenologico? Quale effetto gli istinti e le associazioni passive sortiscono sulle decisioni? Come ਠpossibile parlare di abitudini trascendentali, quando la categoria di abitudine di per sà© sembra riguardare solo la dimensione empirica dell'esistere? Per rispondere a queste domande ਠinnanzitutto necessario comprendere la dinamica trascendentale della coscienza del tempo: il flusso temporale ਠla condizione trascendentale del progressivo inabissarsi di ogni vissuto attuale, e la ritenzione ininterrottamente co-fungente incarna il luogo originario di questa operazione. Quanto era già emerso nel primo capitolo a proposito della natura motivazionale della passività rivendica ora la sua centralità . Sussiste un co-fungere dell'inconscio, una sua operatività , che si manifesta nella sintesi associativa e nella costante presenza delle abitualità . Per Husserl ciಠche non viene (o non viene pià¹) vissuto coscientemente dall'io, ਠimpossibile che venga del tutto eliminato: nell'inconscio esso continua a rimanere valido e quindi a esercitare un'influenza motivazionale. Si fa largo, infine, una categoria centrale nella concezione husserliana della soggettività : si tratta della storia ?Geschichte? dell'io, presa in considerazione da un punto di vista trascendentale. Un ruolo fondamentale assume a questo proposito la legge eidetica delle opinioni intenzionali permanenti, esposta da Husserl nel § 29 di Idee II. Tale legge incarna il dinamismo della genesi trascendentale dell'io puro, ossia la condizione di possibilità della costituzione delle abitudini trascendentali, dello stile personale di ogni individuo e del suo carattere. Ogni presa di posizione, e ogni motivazione inconscia che influenzi l'io possiedono un carattere auto-determinante, in quanto stabiliscono un progressivo determinarsi dell'identità personale. Quanto ਠstato messo in rilievo circa la tensione volitiva che accompagna ogni atto dell'io e il carattere motivazionale che abbraccia sia il livello inconscio che quello decisionale conduce †" nella cornice del terzo capitolo †" a scoprire le conseguenze etiche implicate in una simile concezione della soggettività . Una costante preoccupazione etica attraversa come un filo rosso l'intera opera husserliana. La fenomenologia sorge infatti a partire da una vera e propria decisione personale motivata da ragioni di carattere profondamente etico. L'identità dell'io e la sua personalità etica non sono il semplice risultato della somma delle sue capacità , delle sue doti, bensଠsi costruiscono progressivamente sulla base di convinzioni fino a quel momento valide, e sulla base del sorgere di nuovi motivi che di volta in volta conducono l'io a ulteriori prese di posizione. Ogni nuova decisione volontaria non ਠindipendente bensଠstrettamente legata alla catena delle precedenti opinioni intenzionali permanenti. Nel corso della vita si costituisce la personalità etica sulla base dell'educazione ricevuta, dell'istruzione, degli avvenimenti dolorosi o lieti, ma soprattutto sulla base della libera e personale presa di posizione con cui l'io di volta in volta risponde a tali accadimenti. Una responsabilità etica grava, quindi, su ogni singola decisione. Nel corso del capitolo la tensione verso il rinnovamento e verso l'assunzione responsabile della propria natura teleologicamente orientata ਠstata messa in evidenza sia nell'ambito della prima etica husserliana †" fortemente influenzata da quella brentaniana †" sia nella cosiddetta etica del dopoguerra. Qual ਠil motore di questo dinamismo? Quale facoltà umana presiede il costante “divenire-io”? Senza dubbio la volontà : essa ਠper Husserl la forza, l'energia vitale che muove ogni atto dell'io e che, sollevandolo attraverso la libera presa di posizione dalla prigionia dell'istintualità , gli permette di realizzare la propria vocazione alla razionalità , ossia il telos dell'umanità . L'etica husserliana in virt๠della fiducia assoluta nella forza autodeterminante della volontà , viene a configurarsi come un razionalismo ottimistico.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14242/328496
URN:NBN:IT:BNCF-328496