Lo scopo del lavoro condotto durante questi anni ਠstato quello d'indagare la natura della diatesi media nel sanscrito del Rig-Veda, scostandosi da definizioni della stessa operate su base semantica per preferire, innanzitutto, un approccio di tipo sintattico, andando, cioà¨, a individuare le relazioni che si manifestano tra il predicato e i suoi argomenti nelle varie strutture prese in esame. Piuttosto che su lavori, pur molto importanti, come il †œReflections on the Indo-European medium†� di Gonda (esempio, appunto, di analisi operata su base semantica), si ਠpreferito basare l'impianto teorico piuttosto sui lavori di La Fauci e poi di Perlmutter , Davies e Rosen , tutti lavori pi๠o meno esplicitamente legati all'orizzonte teorico della Grammatica Relazionale. Punto di partenza del lavoro ਠstata la definizione e la descrizione che del medio dà La Fauci in tutta una serie di lavori, tra cui il recente Compendio di sintassi italiana. Le strutture medie sono †œproposizioni il cui soggetto grammaticale ha convergenza funzionale (commutativa o non commutativa) con la funzione di oggetto diretto†�, partendo dal presupposto che †œi nessi sintattici possono essere composti da pi๠di un livello di organizzazione delle funzioni†� . A partire da questa definizione l'autore opera una tassonomia delle varie strutture che posso definirsi mediali in ottemperanza alla definizione sopra data, individuandone innanzitutto i caratteri sintatticamente distintivi. Lo stesso si ਠcercato di fare per il sanscrito rig-vedico, si ਠcercato, cioà¨, traendo ispirazione da tale tassonomia, d'individuarne l'eventuale presenza nel corpus e di descriverne le caratteristiche cosଠcome compaiono negli inni presi in esame. A questo livello si ਠallora ritenuto indispensabile non solo scendere nel dettaglio dell'analisi sintattica ma anche di rivolgersi al piano dell'interpretazione semantica (quando possibile): una certa situazione sintattica puಠlasciare delle tracce, puಠrisultare evidente anche nell'interpretazione che dei passi si dà . Lavorare sulla giusta interpretazione dei passi, utilizzando lavori come il Vedic Mythology di Macdonell ad esempio, ਠtanto pi๠necessaria essendo il sanscrito lingua morta, per la quale manca il possibile e necessario confronto con i parlanti. Si sono preferite radici che presentassero un'opposizione tra forme attive e forme medie, procedendo tramite l'individuazione di †œrelazioni e differenze†�, cercando di non concepire mai il medio e le altre categorie usate nella trattazione come assolute ma frutto di quell'insieme di rapporti che s'instaura tra gli elementi presenti nei diversi nessi sintattici. Tipologie trattate: 1) strutture medie segnalate dalle sole desinenze medie 2) strutture medie segnalate da particelle che si accompagnano al verbo che puಠavere anche desinenze attive: la segnalazione del valore mediale ਠa carico della particella innanzitutto e non necessariamente o esclusivamente a carico delle desinenze verbali 3) strutture medie segnalate da struttura seriale cioਠcostituite da uno o pi๠elementi successivi con funzione di predicato tra di loro in relazione sintagmatica nello strato finale della proposizione. 4) strutture antipassive: per alcune strutture particolari, caratterizzate dal rapporto sintagmatico tra soggetto e oggetto diretto ma da un verbo medio si ਠdiscusso della possibilità di analizzarle come anti-passive, sulla scorta di quelle strutture italiana come †œil bambino si mangia un gelato†� studiate da La Fauci nel suo compendio e cosଠetichettate. 5) strutture medio-passive e passive vere e proprie (segnalate cioਠda un suffisso specializzato nell'indicazione di questo tipo di rapporto). Possiamo dire, in conclusione, che il lavoro non ਠsolo un lavoro sul medio ma ਠun lavoro sulla diatesi, sulla descrizione di alcuni tipi di rapporti che intercorrono tra predicati e argomenti e che non sempre sono stati riconosciuti o ritenuti possibili dalla letteratura tradizionale.
Problemi di sintassi vedica.
2013
Abstract
Lo scopo del lavoro condotto durante questi anni ਠstato quello d'indagare la natura della diatesi media nel sanscrito del Rig-Veda, scostandosi da definizioni della stessa operate su base semantica per preferire, innanzitutto, un approccio di tipo sintattico, andando, cioà¨, a individuare le relazioni che si manifestano tra il predicato e i suoi argomenti nelle varie strutture prese in esame. Piuttosto che su lavori, pur molto importanti, come il †œReflections on the Indo-European medium†� di Gonda (esempio, appunto, di analisi operata su base semantica), si ਠpreferito basare l'impianto teorico piuttosto sui lavori di La Fauci e poi di Perlmutter , Davies e Rosen , tutti lavori pi๠o meno esplicitamente legati all'orizzonte teorico della Grammatica Relazionale. Punto di partenza del lavoro ਠstata la definizione e la descrizione che del medio dà La Fauci in tutta una serie di lavori, tra cui il recente Compendio di sintassi italiana. Le strutture medie sono †œproposizioni il cui soggetto grammaticale ha convergenza funzionale (commutativa o non commutativa) con la funzione di oggetto diretto†�, partendo dal presupposto che †œi nessi sintattici possono essere composti da pi๠di un livello di organizzazione delle funzioni†� . A partire da questa definizione l'autore opera una tassonomia delle varie strutture che posso definirsi mediali in ottemperanza alla definizione sopra data, individuandone innanzitutto i caratteri sintatticamente distintivi. Lo stesso si ਠcercato di fare per il sanscrito rig-vedico, si ਠcercato, cioà¨, traendo ispirazione da tale tassonomia, d'individuarne l'eventuale presenza nel corpus e di descriverne le caratteristiche cosଠcome compaiono negli inni presi in esame. A questo livello si ਠallora ritenuto indispensabile non solo scendere nel dettaglio dell'analisi sintattica ma anche di rivolgersi al piano dell'interpretazione semantica (quando possibile): una certa situazione sintattica puಠlasciare delle tracce, puಠrisultare evidente anche nell'interpretazione che dei passi si dà . Lavorare sulla giusta interpretazione dei passi, utilizzando lavori come il Vedic Mythology di Macdonell ad esempio, ਠtanto pi๠necessaria essendo il sanscrito lingua morta, per la quale manca il possibile e necessario confronto con i parlanti. Si sono preferite radici che presentassero un'opposizione tra forme attive e forme medie, procedendo tramite l'individuazione di †œrelazioni e differenze†�, cercando di non concepire mai il medio e le altre categorie usate nella trattazione come assolute ma frutto di quell'insieme di rapporti che s'instaura tra gli elementi presenti nei diversi nessi sintattici. Tipologie trattate: 1) strutture medie segnalate dalle sole desinenze medie 2) strutture medie segnalate da particelle che si accompagnano al verbo che puಠavere anche desinenze attive: la segnalazione del valore mediale ਠa carico della particella innanzitutto e non necessariamente o esclusivamente a carico delle desinenze verbali 3) strutture medie segnalate da struttura seriale cioਠcostituite da uno o pi๠elementi successivi con funzione di predicato tra di loro in relazione sintagmatica nello strato finale della proposizione. 4) strutture antipassive: per alcune strutture particolari, caratterizzate dal rapporto sintagmatico tra soggetto e oggetto diretto ma da un verbo medio si ਠdiscusso della possibilità di analizzarle come anti-passive, sulla scorta di quelle strutture italiana come †œil bambino si mangia un gelato†� studiate da La Fauci nel suo compendio e cosଠetichettate. 5) strutture medio-passive e passive vere e proprie (segnalate cioਠda un suffisso specializzato nell'indicazione di questo tipo di rapporto). Possiamo dire, in conclusione, che il lavoro non ਠsolo un lavoro sul medio ma ਠun lavoro sulla diatesi, sulla descrizione di alcuni tipi di rapporti che intercorrono tra predicati e argomenti e che non sempre sono stati riconosciuti o ritenuti possibili dalla letteratura tradizionale.I documenti in UNITESI sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.
https://hdl.handle.net/20.500.14242/328965
URN:NBN:IT:BNCF-328965