La tesi ha indagato il rapporto tra processo di costituzione delle autonomie locali, estensione della categoria del paesaggio a tutto il territorio, istanza negoziale tra valori ed interessi, tra necessitàƒ ed opportunitàƒ nella conduzione delle politiche di governo locali. La convergenza tra le tre categorie si àƒ¨ esemplificata nel confronto tra lࢠimmagine della ࢠreteࢠper lo sviluppo dei territori e lࢠintensitàƒ e comprensivitàƒ delle ࢠrelazioniࢠcome componenti strutturanti il paesaggio. Dunque le autonomie locali si ritrovano a muoversi in uno spazio contemporaneamente discreto e continuo, dove permane sempre ࢠla continuitàƒ storicaࢠche permette di ricondurre alla contemporaneitàƒ le tracce della storia passata ed elevare a nuova storicitàƒ lࢠinnovazione e la trasformazione. Scomparendo i recinti anche tra ࢠcittàƒ antica ed edilizia nuovaࢠ(come anticipato proprio dai maestri come Roberto Pane), le stesse tracce della storia ridivengono ispiratrici di nuovo futuro e le stratificazioni di valore in grado di attivare i processi delle autonomie locali. Le aree marginali del Mezzogiorno sono risultate da sempre il terminale di politiche regionali di riassetto policentrico, dichiarato sistematicamente nelle intenzioni di piano regionali o provinciali ma rimasto in gran parte disatteso. Nella nuova programmazione regionale unitaria 2007-2013 la tesi policentrica si sposa con lࢠintenzione di selezionare i luoghi e concentrare le risorse per evitare lࢠeccessiva frammentazione della spesa, registratasi nel corso del settennio precedente. Si propongono le forme di aggregazione dei Sistemi Territoriali di Sviluppo, ma di fatto si confermano i perimetri delle precedenti forme di coordinamento locale come le Comunitàƒ Montane, riformate ed indebolite dalla legge precedente la Lr 13/2008 che ha approvato il PTR. Nel caso della sub-regione del Cilento in Provincia di Salerno, e della Valle dellࢠAlento in particolare, le proposte regionali non hanno tenuto conto delle interdipendenze quotidiane tra centri costieri e centri dellࢠentroterra, cosàƒ¬ come si sono abbandonati i riferimenti alla storia dei luoghi. Lࢠantica polis di Elea, poi Velia, controllava un retroterra agricolo-militare che si sovrapponeva di fatto alla Valle dellࢠAlento ed ancora oggi le tracce storiche dei paesi interni del Cilento sono legate con lࢠesperienza velina. La riattivazione di queste relazioni, in chiave programmatica, per contribuire al rafforzamento dellࢠazione locale associata approfondisce oramai non piàƒ¹ un sistema gerarchico di relazioni tra centri di rango differente, ma piuttosto reti orizzontali, caratterizzate dallࢠazione complementare o sinergica, tra centri differenti che intendono completarsi o tra centri simili che intendono rafforzarsi. Eࢠstata riproposta, dunque, la tesi del grappolo insediativo ovvero il sistema di cittàƒ polinucleo, con lࢠobiettivo di evitare la polarizzazione sui centri piàƒ¹ forti e favorire anche nei sistemi urbani minori la redistribuzione di funzioni e di carichi. Si àƒ¨ provato dunque ad approfondire questa tesi e ad analizzare le proposte degli enti locali e territoriali per la Valle dellࢠAlento. Attraverso unࢠanalisi SWOT si sono evidenziate le condizioni al contorno per un possibile schema strategico di sviluppo. Se ne àƒ¨ dedotta lࢠarticolazione del sistema complessivo in sub-sistemi a differenti ࢠvocazioni funzionaliࢠo attraverso lࢠesaltazione dei ruoli complementari o attraverso il potenziamento delle azioni sinergiche. Ciascun sub-sistema ruota interno ad una polaritàƒ , che dunque si propone per lࢠistanza di selezione e concentrazione del POR 2007-2013. Lungo la fascia costiera si coglie la sinergia tra Casalvelino ed Ascea, e per estensione Pollica e Pisciotta. Lࢠazione associata locale permette di riporre al centro il Parco archeologico di Elea-Velia e di considerare il contesto di riqualificazione ambientale e paesistica, garantito dalla Legge regionale nà,°5/2005 non come semplice pausa nellࢠevoluzione urbana delle marine costiere ma, secondo una visione dࢠarea, come terminale del parco agricolo dellࢠAlento che da Vallo Scalo accompagna il potenziamento della pedemontana del Montestella con lࢠobiettivo della rigerarchizzazione dei flussi di attraversamento. In questo senso si ritiene possibile coltivare la ࢠtrasversalitàƒ à¢ nellࢠapproccio ai beni culturali ed integrarli non solo nella dimensione urbana loro piàƒ¹ prossima ma in una prospettiva sovralocale, dunque come rigeneratori dei processi culturali e politici per lࢠautonomia. Un processo, come si vede, ben diverso dal modello emiliano basato sulla consolidata tradizione amministrativa che vede unࢠazione provinciale e locale forte, sancita giàƒ negli strumenti di governo messi a disposizione dalle leggi regionali. In Campania invece si assiste allࢠindebolimento della dimensione intermedia o dࢠarea (da non confondersi necessariamente con lࢠazione provinciale), del tutto trascurata dalla LUR 16/2004. In questo senso la traccia del patrimonio culturale costituisce una forma di potenziale nuova cittadinanza dࢠarea, fondamentale per le aree interne o periferiche della regione Campania, altrimenti prive della massa critica necessaria ad affrontare le sfide del contemporaneo. Ma nella assunzione di Elea-Velia come polaritàƒ del sub-sistema e dellࢠintero sistema vallivo si ripropone il rapporto tra rete (nodi e connessioni) e relazionalitàƒ (paesaggi nella continuitàƒ storica in permanente evoluzione). In questo senso la valutazione delle congruenze possibili (di tipo insediativo, funzionale, morfologico e percettivo) nel contesto del Parco archeologico diviene occasione per ricucire i rapporti visuali e funzionali disattivati, le relazioni territoriali e la qualificazione degli usi urbani attuali, con lࢠobiettivo di riporre a valore la fascia costiera ed integrarla con il bene culturale. La realizzazione del nuovo Museo archeologico di Elea-Velia, non semplicemente a servizio dellࢠarea tutelata, ma come ࢠproduttore culturaleࢠdi rango territoriale per lࢠintera Valle dellࢠAlento costituisce la naturale correlazione tra le relazioni di paesaggio e i nodi della rete di sviluppo. Il Museo come magnete per ridisegnare il contesto dellࢠarea archeologica diviene infine lࢠobiettivo di una rinnovata azione locale di governo, consapevole del ruolo del partenariato privato nella realizzazione di beni comuni e nel piàƒ¹ generale ruolo del governo del territorio nella costruzione dellࢠautonomia locale.
Autonomia, Paesaggio, Negoziazione: Valutazioni Integrate per lo Sviluppo Locale della Chora Velina, nel Cilento
2009
Abstract
La tesi ha indagato il rapporto tra processo di costituzione delle autonomie locali, estensione della categoria del paesaggio a tutto il territorio, istanza negoziale tra valori ed interessi, tra necessitàƒ ed opportunitàƒ nella conduzione delle politiche di governo locali. La convergenza tra le tre categorie si àƒ¨ esemplificata nel confronto tra lࢠimmagine della ࢠreteࢠper lo sviluppo dei territori e lࢠintensitàƒ e comprensivitàƒ delle ࢠrelazioniࢠcome componenti strutturanti il paesaggio. Dunque le autonomie locali si ritrovano a muoversi in uno spazio contemporaneamente discreto e continuo, dove permane sempre ࢠla continuitàƒ storicaࢠche permette di ricondurre alla contemporaneitàƒ le tracce della storia passata ed elevare a nuova storicitàƒ lࢠinnovazione e la trasformazione. Scomparendo i recinti anche tra ࢠcittàƒ antica ed edilizia nuovaࢠ(come anticipato proprio dai maestri come Roberto Pane), le stesse tracce della storia ridivengono ispiratrici di nuovo futuro e le stratificazioni di valore in grado di attivare i processi delle autonomie locali. Le aree marginali del Mezzogiorno sono risultate da sempre il terminale di politiche regionali di riassetto policentrico, dichiarato sistematicamente nelle intenzioni di piano regionali o provinciali ma rimasto in gran parte disatteso. Nella nuova programmazione regionale unitaria 2007-2013 la tesi policentrica si sposa con lࢠintenzione di selezionare i luoghi e concentrare le risorse per evitare lࢠeccessiva frammentazione della spesa, registratasi nel corso del settennio precedente. Si propongono le forme di aggregazione dei Sistemi Territoriali di Sviluppo, ma di fatto si confermano i perimetri delle precedenti forme di coordinamento locale come le Comunitàƒ Montane, riformate ed indebolite dalla legge precedente la Lr 13/2008 che ha approvato il PTR. Nel caso della sub-regione del Cilento in Provincia di Salerno, e della Valle dellࢠAlento in particolare, le proposte regionali non hanno tenuto conto delle interdipendenze quotidiane tra centri costieri e centri dellࢠentroterra, cosàƒ¬ come si sono abbandonati i riferimenti alla storia dei luoghi. Lࢠantica polis di Elea, poi Velia, controllava un retroterra agricolo-militare che si sovrapponeva di fatto alla Valle dellࢠAlento ed ancora oggi le tracce storiche dei paesi interni del Cilento sono legate con lࢠesperienza velina. La riattivazione di queste relazioni, in chiave programmatica, per contribuire al rafforzamento dellࢠazione locale associata approfondisce oramai non piàƒ¹ un sistema gerarchico di relazioni tra centri di rango differente, ma piuttosto reti orizzontali, caratterizzate dallࢠazione complementare o sinergica, tra centri differenti che intendono completarsi o tra centri simili che intendono rafforzarsi. Eࢠstata riproposta, dunque, la tesi del grappolo insediativo ovvero il sistema di cittàƒ polinucleo, con lࢠobiettivo di evitare la polarizzazione sui centri piàƒ¹ forti e favorire anche nei sistemi urbani minori la redistribuzione di funzioni e di carichi. Si àƒ¨ provato dunque ad approfondire questa tesi e ad analizzare le proposte degli enti locali e territoriali per la Valle dellࢠAlento. Attraverso unࢠanalisi SWOT si sono evidenziate le condizioni al contorno per un possibile schema strategico di sviluppo. Se ne àƒ¨ dedotta lࢠarticolazione del sistema complessivo in sub-sistemi a differenti ࢠvocazioni funzionaliࢠo attraverso lࢠesaltazione dei ruoli complementari o attraverso il potenziamento delle azioni sinergiche. Ciascun sub-sistema ruota interno ad una polaritàƒ , che dunque si propone per lࢠistanza di selezione e concentrazione del POR 2007-2013. Lungo la fascia costiera si coglie la sinergia tra Casalvelino ed Ascea, e per estensione Pollica e Pisciotta. Lࢠazione associata locale permette di riporre al centro il Parco archeologico di Elea-Velia e di considerare il contesto di riqualificazione ambientale e paesistica, garantito dalla Legge regionale nà,°5/2005 non come semplice pausa nellࢠevoluzione urbana delle marine costiere ma, secondo una visione dࢠarea, come terminale del parco agricolo dellࢠAlento che da Vallo Scalo accompagna il potenziamento della pedemontana del Montestella con lࢠobiettivo della rigerarchizzazione dei flussi di attraversamento. In questo senso si ritiene possibile coltivare la ࢠtrasversalitàƒ à¢ nellࢠapproccio ai beni culturali ed integrarli non solo nella dimensione urbana loro piàƒ¹ prossima ma in una prospettiva sovralocale, dunque come rigeneratori dei processi culturali e politici per lࢠautonomia. Un processo, come si vede, ben diverso dal modello emiliano basato sulla consolidata tradizione amministrativa che vede unࢠazione provinciale e locale forte, sancita giàƒ negli strumenti di governo messi a disposizione dalle leggi regionali. In Campania invece si assiste allࢠindebolimento della dimensione intermedia o dࢠarea (da non confondersi necessariamente con lࢠazione provinciale), del tutto trascurata dalla LUR 16/2004. In questo senso la traccia del patrimonio culturale costituisce una forma di potenziale nuova cittadinanza dࢠarea, fondamentale per le aree interne o periferiche della regione Campania, altrimenti prive della massa critica necessaria ad affrontare le sfide del contemporaneo. Ma nella assunzione di Elea-Velia come polaritàƒ del sub-sistema e dellࢠintero sistema vallivo si ripropone il rapporto tra rete (nodi e connessioni) e relazionalitàƒ (paesaggi nella continuitàƒ storica in permanente evoluzione). In questo senso la valutazione delle congruenze possibili (di tipo insediativo, funzionale, morfologico e percettivo) nel contesto del Parco archeologico diviene occasione per ricucire i rapporti visuali e funzionali disattivati, le relazioni territoriali e la qualificazione degli usi urbani attuali, con lࢠobiettivo di riporre a valore la fascia costiera ed integrarla con il bene culturale. La realizzazione del nuovo Museo archeologico di Elea-Velia, non semplicemente a servizio dellࢠarea tutelata, ma come ࢠproduttore culturaleࢠdi rango territoriale per lࢠintera Valle dellࢠAlento costituisce la naturale correlazione tra le relazioni di paesaggio e i nodi della rete di sviluppo. Il Museo come magnete per ridisegnare il contesto dellࢠarea archeologica diviene infine lࢠobiettivo di una rinnovata azione locale di governo, consapevole del ruolo del partenariato privato nella realizzazione di beni comuni e nel piàƒ¹ generale ruolo del governo del territorio nella costruzione dellࢠautonomia locale.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14242/329488
URN:NBN:IT:BNCF-329488