Il problema delle specie aliene, soprattutto negli ultimi decenni, ਠdiventato un elemento cruciale nella biologia della conservazione. La diffusione rapida ed incontrollata di organismi estranei al contesto territoriale di riferimento, infatti, spesso comporta impatti sulla biodiversità e sul funzionamento degli ecosistemi. In tali casi, pertanto, vi ਠanche l'incapacità da parte degli stessi sistemi biologici invasi a ristabilire autonomamente ed in tempi relativamente brevi le condizioni iniziali. In taluni casi i danni ambientali ed economici che possono derivare dalle invasioni, inoltre, sono tali da giustificare azioni mirate al controllo o all'eradicazione delle specie non native. Alla base di ogni corretto intervento di gestione vi ਠla conoscenza approfondita degli organismi alloctoni. In tal senso ਠessenziale avere informazioni dettagliate su distribuzione, tassonomia, biologia ed ecologia delle specie considerate. In tale contesto i risultati complessivamente ottenuti nel corso di questo progetto di ricerca costituiscono un importante contributo alla conoscenza delle piante esotiche in Italia. L'approccio utilizzato, volutamente olistico, ha consentito di approfondire diversi aspetti dello stesso tema. Dal censimento e monitoraggio delle specie aliene in Campania ਠemerso, in particolare, che attualmente in questa regione sono presenti 208 specie non native (circa il 7,2% della flora campana) e che il 14,9% di queste sono invasive. 21 specie sono state ritrovate per la prima volta in Campania. Rilevante sul totale ਠla presenza delle neofite (85,6%) e delle piante di origine americana (35,7%). Significativa ਠla relazione tra la diffusione delle piante aliene e la densità di popolazione. àˆ in provincia di Napoli (52,3%), infatti, che si ritrova il maggior numero di specie estranee alla flora locale. Tra le specie monitorate ਠstata rilevata la rapida espansione di Pistia stratiotes L., specie acquatica fortemente impattante sulla risorsa idrica e sulle relative biocenosi. La diffusione di questa macrofita sembra anche favorire la presenza di altre specie esotiche sia vegetali (Eichhornia crassipes (Mart.) Solms e Azolla filiculoides Lam.), sia animali (Procambarus clarkii Girard). La revisione del genere Oxalis L. ha consentito di poter accertare attualmente in Italia la presenza di 14 specie, 11 delle quali certamente aliene. Le indagini hanno anche condotto all'identificazione di una specie nuova per la scienza, Oxalis ricciardiana Stinca et Motti, la quale ਠstata caratterizzata dal punto di vista morfologico, corologico, ecologico, anatomico e palinologico. Lo studio di tale genere ha chiarito aspetti nomenclaturali e tassonomici relativi soprattutto alle entità esotiche (es. Oxalis corymbosa DC. per motivi morfologici ਠstata inclusa in Oxalis debilis Kunth, binomio quest'ultimo prioritario), oltre a definire lo status di presenza delle specie nelle singole regioni italiane. Delle 14 specie diffuse in Italia 8 sono Geofite bulbose in quanto affidano la loro conservazione e, spesso, anche la loro propagazione a bulbo e bulbilli. Tra queste figura Oxalis pes-caprae L., una delle specie maggiormente invasive nel Bacino del Mediterraneo ed in molte regioni temperate e subtropicali del mondo. Il complesso delle indagini finalizzate alla valutazione dell'impatto sul Vesuvio di Genista aetnensis (Biv.) DC., ha dimostrato come questa specie sia in grado di incidere sulla qualità dei suoli, sul microclima, sull'idrologia del substrato e sulla distribuzione delle specie coesistenti. Questa specie, originaria dell'Etna e della Sardegna orientale, fu introdotta dalla Sicilia sul Vesuvio dopo il 1909 per tentare di stabilizzare l'incoerente substrato vulcanico. Mediante rilievi condotti nell'area non influenzata e nell'area influenzata della chioma di 4 stadi di sviluppo, ਠstato infatti rilevato un progressivo incremento della concentrazione di nutrienti nel suolo (soprattutto C organico e N totale) dovuto essenzialmente all'abbondante produzione di lettiera e alla lenta decomposizione di quest'ultima. Dall'interpretazione dei dati climatici, registrati nell'arco di 12 mesi attraverso due stazioni di monitoraggio installate fuori e sotto la chioma di un individuo Adulto, sono risultati evidenti il maggior contenuto idrico e la diminuzione delle temperature nel suolo posto sotto Genista aetnensis (Biv.) DC.. L'ombreggiamento dovuto alla chioma ਠparticolarmente evidente sulla temperatura superficiale del suolo che, nel periodo estivo, ਠrisultata attenuata mediamente del 50% rispetto alle zone scoperte. Le alterazioni indotte da questa neofita sul suolo e sul microclima, di diversa intensità a seconda dello stadio di sviluppo del ciclo ontogenetico, hanno dirette ripercussioni anche sulla presenza della altre specie. Negli stadi giovanili, infatti, non ਠstata rilevata nessuna influenza significativa nei confronti delle specie coesistenti in quanto gli individui di Genista aetnensis (Biv.) DC. sono di dimensioni ridotte ed insediati da toppo poco tempo per influenzare in modo apprezzabile il microclima e la qualità del suolo. Gli Adulti, invece, facilitano la colonizzazione e delle altre entità e, a tale stadio, puಠessere attribuita la formazione dell'isola di fertilità . L'importanza delle modificazioni indotte da questa Fabacea sulle caratteristiche fisiche, chimiche e microbiologiche del suolo ਠstata dimostrata anche dall'esperimento svolto in ambiente controllato. Significativo, a tal proposito, ਠrisultato essere lo scarso accrescimento della stessa Genista aetnensis (Biv.) DC. sui suoli prelevati sotto la chioma degli individui Adulti. Tale aspetto, associato all'assenza di rinnovazione nelle aree già invase da questa pianta nonostante l'elevata disseminazione, consente di ipotizzare condizioni di negative feedback nel suolo.
DISTRIBUZIONE, TASSONOMIA ED IMPATTO ECOLOGICO DI SPECIE ALIENE
2013
Abstract
Il problema delle specie aliene, soprattutto negli ultimi decenni, ਠdiventato un elemento cruciale nella biologia della conservazione. La diffusione rapida ed incontrollata di organismi estranei al contesto territoriale di riferimento, infatti, spesso comporta impatti sulla biodiversità e sul funzionamento degli ecosistemi. In tali casi, pertanto, vi ਠanche l'incapacità da parte degli stessi sistemi biologici invasi a ristabilire autonomamente ed in tempi relativamente brevi le condizioni iniziali. In taluni casi i danni ambientali ed economici che possono derivare dalle invasioni, inoltre, sono tali da giustificare azioni mirate al controllo o all'eradicazione delle specie non native. Alla base di ogni corretto intervento di gestione vi ਠla conoscenza approfondita degli organismi alloctoni. In tal senso ਠessenziale avere informazioni dettagliate su distribuzione, tassonomia, biologia ed ecologia delle specie considerate. In tale contesto i risultati complessivamente ottenuti nel corso di questo progetto di ricerca costituiscono un importante contributo alla conoscenza delle piante esotiche in Italia. L'approccio utilizzato, volutamente olistico, ha consentito di approfondire diversi aspetti dello stesso tema. Dal censimento e monitoraggio delle specie aliene in Campania ਠemerso, in particolare, che attualmente in questa regione sono presenti 208 specie non native (circa il 7,2% della flora campana) e che il 14,9% di queste sono invasive. 21 specie sono state ritrovate per la prima volta in Campania. Rilevante sul totale ਠla presenza delle neofite (85,6%) e delle piante di origine americana (35,7%). Significativa ਠla relazione tra la diffusione delle piante aliene e la densità di popolazione. àˆ in provincia di Napoli (52,3%), infatti, che si ritrova il maggior numero di specie estranee alla flora locale. Tra le specie monitorate ਠstata rilevata la rapida espansione di Pistia stratiotes L., specie acquatica fortemente impattante sulla risorsa idrica e sulle relative biocenosi. La diffusione di questa macrofita sembra anche favorire la presenza di altre specie esotiche sia vegetali (Eichhornia crassipes (Mart.) Solms e Azolla filiculoides Lam.), sia animali (Procambarus clarkii Girard). La revisione del genere Oxalis L. ha consentito di poter accertare attualmente in Italia la presenza di 14 specie, 11 delle quali certamente aliene. Le indagini hanno anche condotto all'identificazione di una specie nuova per la scienza, Oxalis ricciardiana Stinca et Motti, la quale ਠstata caratterizzata dal punto di vista morfologico, corologico, ecologico, anatomico e palinologico. Lo studio di tale genere ha chiarito aspetti nomenclaturali e tassonomici relativi soprattutto alle entità esotiche (es. Oxalis corymbosa DC. per motivi morfologici ਠstata inclusa in Oxalis debilis Kunth, binomio quest'ultimo prioritario), oltre a definire lo status di presenza delle specie nelle singole regioni italiane. Delle 14 specie diffuse in Italia 8 sono Geofite bulbose in quanto affidano la loro conservazione e, spesso, anche la loro propagazione a bulbo e bulbilli. Tra queste figura Oxalis pes-caprae L., una delle specie maggiormente invasive nel Bacino del Mediterraneo ed in molte regioni temperate e subtropicali del mondo. Il complesso delle indagini finalizzate alla valutazione dell'impatto sul Vesuvio di Genista aetnensis (Biv.) DC., ha dimostrato come questa specie sia in grado di incidere sulla qualità dei suoli, sul microclima, sull'idrologia del substrato e sulla distribuzione delle specie coesistenti. Questa specie, originaria dell'Etna e della Sardegna orientale, fu introdotta dalla Sicilia sul Vesuvio dopo il 1909 per tentare di stabilizzare l'incoerente substrato vulcanico. Mediante rilievi condotti nell'area non influenzata e nell'area influenzata della chioma di 4 stadi di sviluppo, ਠstato infatti rilevato un progressivo incremento della concentrazione di nutrienti nel suolo (soprattutto C organico e N totale) dovuto essenzialmente all'abbondante produzione di lettiera e alla lenta decomposizione di quest'ultima. Dall'interpretazione dei dati climatici, registrati nell'arco di 12 mesi attraverso due stazioni di monitoraggio installate fuori e sotto la chioma di un individuo Adulto, sono risultati evidenti il maggior contenuto idrico e la diminuzione delle temperature nel suolo posto sotto Genista aetnensis (Biv.) DC.. L'ombreggiamento dovuto alla chioma ਠparticolarmente evidente sulla temperatura superficiale del suolo che, nel periodo estivo, ਠrisultata attenuata mediamente del 50% rispetto alle zone scoperte. Le alterazioni indotte da questa neofita sul suolo e sul microclima, di diversa intensità a seconda dello stadio di sviluppo del ciclo ontogenetico, hanno dirette ripercussioni anche sulla presenza della altre specie. Negli stadi giovanili, infatti, non ਠstata rilevata nessuna influenza significativa nei confronti delle specie coesistenti in quanto gli individui di Genista aetnensis (Biv.) DC. sono di dimensioni ridotte ed insediati da toppo poco tempo per influenzare in modo apprezzabile il microclima e la qualità del suolo. Gli Adulti, invece, facilitano la colonizzazione e delle altre entità e, a tale stadio, puಠessere attribuita la formazione dell'isola di fertilità . L'importanza delle modificazioni indotte da questa Fabacea sulle caratteristiche fisiche, chimiche e microbiologiche del suolo ਠstata dimostrata anche dall'esperimento svolto in ambiente controllato. Significativo, a tal proposito, ਠrisultato essere lo scarso accrescimento della stessa Genista aetnensis (Biv.) DC. sui suoli prelevati sotto la chioma degli individui Adulti. Tale aspetto, associato all'assenza di rinnovazione nelle aree già invase da questa pianta nonostante l'elevata disseminazione, consente di ipotizzare condizioni di negative feedback nel suolo.| File | Dimensione | Formato | |
|---|---|---|---|
|
Stinca_Adriano_02_04_2013.pdf
accesso solo da BNCF e BNCR
Tipologia:
Altro materiale allegato
Licenza:
Tutti i diritti riservati
Dimensione
6.96 MB
Formato
Adobe PDF
|
6.96 MB | Adobe PDF |
I documenti in UNITESI sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.
https://hdl.handle.net/20.500.14242/330459
URN:NBN:IT:BNCF-330459