L'oggetto della presente ricerca ਠun tema classico del diritto costituzionale: il lavoro ha inizialmente cercato di fornire una sintetica panoramica dei sistemi elettorali, indicandone tipologie, funzioni e finalità perseguite. Sono stati distinti sistemi elettorali in senso stretto sulla base degli elementi costitutivi e in relazione alla loro attitudine manipolativa: la dicotomia tra maggioritari e proporzionali puಠessere fuorviante se si considera che i secondi potranno essere altrettanto forzanti e selettivi quanto i primi, se resi spuri attraverso noti meccanismi correttivi. Si ਠpoi ritenuto di poter declinare il legame tra sistema elettorale, sistema partitico e forma di governo non come relazione lineare e univoca, ma di interdipendenza, dove i rapproti di causa e effetto operano in una dimensione di reciproca influenza: i sistemi elettorali non plasmano a loro piacimento la forma di governo; al pià¹, in condizioni favorevoli contribuiscono a mantenere un determinato assetto politico. L'analisi ha cercato di mettere in evidenza come il sistema elettorale puಠessere uno degli elementi utili alla stabilità se e nella misura in cui concorre a semplificare e consolidare il sistema partitico, ma non in via esclusiva; inoltre, le leggi elettorali maggioritarie introdotte a partire dal 1993 hanno irrigidito il sistema senza produrre tutti i risultati attesi. Un elemento di bilanciamento del sistema in termini di stabilità va ricercato non soltanto in meccanismi di ingegneria istituzionale, ma anche in un recupero del ruolo dei partiti forte, autonomo. Dopo aver ripercorso l'evoluzione della forma di governo in ragione del mutamento dei congegni elettorali, l'indagine si ਠincentrata su due fronti: quale possa essere un corretto approccio alal modifica dell'attuale sistema elettorale, tenendo presente la richiesta di referendum elettorale su cui dovrà decidere la Corte Costituzionale, e i principali disegni di legge presentati in Parlamento. La seconda linea di indagine ha segnalato la necessità che i partiti, intesi come fattori di stabilizzazione del sistema, recuperino il proprio ruolo di aggregatori di interessi sociali: interessante in tal senso una loro minima etero-regolamentazione, a maglie larghe, un minimo di strutturazione interna che assicuri un'adeguata selezione delle candidature. Si ਠinfine proposto un confronto con l'attuale assetto inglese, dove si ਠstipulato un accordo di coalizione di tipo flessibile, che consente a ciascun partito di rimanere fedele con il proprio elettorato, senza per questo mettere a repentaglio, nelle attuali condizioni, la realizzazione del programma di governo. L'accordo ha prodotto il Fixed-term Parliaments Act secondo cui, in caso di sfiducia del governo non si procede a sciogliemto automatico, ma si considera la possibilità di formare una nuova maggioranza a favore di un eventuale nuovo esecutivo.
Evoluzione dei sistemi elettorali e stabilità dell'Esecutivo in Italia
2011
Abstract
L'oggetto della presente ricerca ਠun tema classico del diritto costituzionale: il lavoro ha inizialmente cercato di fornire una sintetica panoramica dei sistemi elettorali, indicandone tipologie, funzioni e finalità perseguite. Sono stati distinti sistemi elettorali in senso stretto sulla base degli elementi costitutivi e in relazione alla loro attitudine manipolativa: la dicotomia tra maggioritari e proporzionali puಠessere fuorviante se si considera che i secondi potranno essere altrettanto forzanti e selettivi quanto i primi, se resi spuri attraverso noti meccanismi correttivi. Si ਠpoi ritenuto di poter declinare il legame tra sistema elettorale, sistema partitico e forma di governo non come relazione lineare e univoca, ma di interdipendenza, dove i rapproti di causa e effetto operano in una dimensione di reciproca influenza: i sistemi elettorali non plasmano a loro piacimento la forma di governo; al pià¹, in condizioni favorevoli contribuiscono a mantenere un determinato assetto politico. L'analisi ha cercato di mettere in evidenza come il sistema elettorale puಠessere uno degli elementi utili alla stabilità se e nella misura in cui concorre a semplificare e consolidare il sistema partitico, ma non in via esclusiva; inoltre, le leggi elettorali maggioritarie introdotte a partire dal 1993 hanno irrigidito il sistema senza produrre tutti i risultati attesi. Un elemento di bilanciamento del sistema in termini di stabilità va ricercato non soltanto in meccanismi di ingegneria istituzionale, ma anche in un recupero del ruolo dei partiti forte, autonomo. Dopo aver ripercorso l'evoluzione della forma di governo in ragione del mutamento dei congegni elettorali, l'indagine si ਠincentrata su due fronti: quale possa essere un corretto approccio alal modifica dell'attuale sistema elettorale, tenendo presente la richiesta di referendum elettorale su cui dovrà decidere la Corte Costituzionale, e i principali disegni di legge presentati in Parlamento. La seconda linea di indagine ha segnalato la necessità che i partiti, intesi come fattori di stabilizzazione del sistema, recuperino il proprio ruolo di aggregatori di interessi sociali: interessante in tal senso una loro minima etero-regolamentazione, a maglie larghe, un minimo di strutturazione interna che assicuri un'adeguata selezione delle candidature. Si ਠinfine proposto un confronto con l'attuale assetto inglese, dove si ਠstipulato un accordo di coalizione di tipo flessibile, che consente a ciascun partito di rimanere fedele con il proprio elettorato, senza per questo mettere a repentaglio, nelle attuali condizioni, la realizzazione del programma di governo. L'accordo ha prodotto il Fixed-term Parliaments Act secondo cui, in caso di sfiducia del governo non si procede a sciogliemto automatico, ma si considera la possibilità di formare una nuova maggioranza a favore di un eventuale nuovo esecutivo.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14242/330800
URN:NBN:IT:BNCF-330800