La risposta emodinamica all'esercizio dinamico ਠstata oggetto di numerosi studi scientifici. Poca attenzione ਠstata invece rivolta agli aggiustamenti cardiovascolari che si verificano quando si interrompe uno sforzo dinamico. Al cessare dell' esercizio, la frequenza cardiaca e la contrattilità  miocardica subiscono un decremento repentino e vengono rilasciati in quantità  i prodotti finali del metabolismo muscolare, come lattato, ioni idrogeno, adenosina, sostanze in grado di indurre vasodilatazione nei gruppi muscolari precedentemente attivati determinando una riduzione del precarico, post-carico cardiaco, contrattilità  miocardica e una dilatazione delle arteriole periferiche, cosଠda mantenere le resistenze vascolari periferiche a un basso livello. Inoltre, si verificano alterazioni della concentrazione ematica di elettroliti, diminuzione delle catecolamine circolanti e si verifica un ipertono vagale : tutti questi fenomeni possono avere un effetto significativo sullo stato emodinamico. In questo studio si voleva valutare in che misura l'eventuale effetto ipotensivo dovuto all'esercizio fosse legato all'intensità  del carico lavorativo applicato ed alla sua durata. Il campione esaminato comprendeva 20 soggetti maschi attivi. I soggetti venivano sottoposti a quattro test in giornate diverse. La prova da sforzo preliminare consisteva in una prova da sforzo triangolare massimale eseguita al cicloergometro con un protocollo incrementale di 30 Watt al minuto. Il test si articolava in una prima fase della durata di 3 minuti nei quali venivano registrati i dati basali, in una seconda fase della durata di tre minuti in cui il soggetto compiva un riscaldamento al cicloergometro, che precedeva l'inizio dello sforzo, ad un carico di 20 W. Al termine della prova venivano calcolati il massimo carico lavorativo raggiunto (Wmax) ed il valore di soglia anaerobica (SA). Dopo la prova da sforzo preliminare il soggetto effettuava 3 esercizi rettangolari di diversa intensità  in maniera randomizzata cosଠstrutturati: test 70% SA; test 130% SA, 130% Wmax : prove da sforzo rettangolari ad un carico lavorativo pari alla percentuale indicatain relazione ai valori di SA e Wmax ottenuti nella prova da sforzo preliminare. Tali test duravano dieci minuti o fino all'esaurimento del soggetto. Le prova erano precedute da tre minuti di riposo e da tre minuti di riscaldamento. Il recupero aveva una durata di 30 minuti. La PA veniva misurata ogni 5 minuti durante lo sforzo, ogni minuto nei primi 5 minuti di recupero e successivamente ogni 5 minuti fino alla conclusione del recupero. Dai risultati emerge come l'effetto ipotensivo sia stato pi๠marcato nel recupero dall'intensità  di carico lavorativo meno elevata, cioਠdopo il test 70%SA. C'ਠda considerare che la pi๠bassa intensità  di sforzo permetteva di praticare un esercizio significativamente pi๠lungo rispetto ai test 130%SA e 130%Wmax. àˆ quindi verosimile che anche la durata dell'esercizio e non solo la sua intensità  abbia avuto un ruolo fondamentale nel determinare l'ipotensione nel recupero evidenziata in questo studio. L'effetto ipotensivo pi๠evidente si ਠmanifestato nelle prove a pi๠bassa intensità  ma con carico lavorativo totale pi๠elevato. I dati supportano la tendenza a considerare non tanto l'intensità  e la durata dell'esercizio in modo isolato, quanto piuttosto il carico lavorativo totale (intensità  x durata). L'effetto ipotensivo registrato nello studio ਠda ascriversi soprattutto ad una persistente vasodilatazione susseguente allo sforzo. Infatti, nel recupero dal test 70%SA, le RVP si mantenevano basse rispetto ai valori di riposo. Tale dato potrebbe avere un grande valore clinico nella prescrizione dell'attività  fisica pi๠idonea nei soggetti ipertesi,che potrebbero beneficiare di un eventuale effetto ipotensivo successivo all'attività  praticata. Pertanto in futuro bisognerà  estendere lo studio ai soggetti ipertesi. La conferma di tale risultato in questi soggetti permetterebbe di scegliere correttamente l'intensità  e la durata del carico lavorativo, in modo da calibrare lo sforzo al grado di patologia del soggetto.

Differenze emodinamiche dopo test da sforzo rettangolari di diversa intensità  e durata

2009

Abstract

La risposta emodinamica all'esercizio dinamico ਠstata oggetto di numerosi studi scientifici. Poca attenzione ਠstata invece rivolta agli aggiustamenti cardiovascolari che si verificano quando si interrompe uno sforzo dinamico. Al cessare dell' esercizio, la frequenza cardiaca e la contrattilità  miocardica subiscono un decremento repentino e vengono rilasciati in quantità  i prodotti finali del metabolismo muscolare, come lattato, ioni idrogeno, adenosina, sostanze in grado di indurre vasodilatazione nei gruppi muscolari precedentemente attivati determinando una riduzione del precarico, post-carico cardiaco, contrattilità  miocardica e una dilatazione delle arteriole periferiche, cosଠda mantenere le resistenze vascolari periferiche a un basso livello. Inoltre, si verificano alterazioni della concentrazione ematica di elettroliti, diminuzione delle catecolamine circolanti e si verifica un ipertono vagale : tutti questi fenomeni possono avere un effetto significativo sullo stato emodinamico. In questo studio si voleva valutare in che misura l'eventuale effetto ipotensivo dovuto all'esercizio fosse legato all'intensità  del carico lavorativo applicato ed alla sua durata. Il campione esaminato comprendeva 20 soggetti maschi attivi. I soggetti venivano sottoposti a quattro test in giornate diverse. La prova da sforzo preliminare consisteva in una prova da sforzo triangolare massimale eseguita al cicloergometro con un protocollo incrementale di 30 Watt al minuto. Il test si articolava in una prima fase della durata di 3 minuti nei quali venivano registrati i dati basali, in una seconda fase della durata di tre minuti in cui il soggetto compiva un riscaldamento al cicloergometro, che precedeva l'inizio dello sforzo, ad un carico di 20 W. Al termine della prova venivano calcolati il massimo carico lavorativo raggiunto (Wmax) ed il valore di soglia anaerobica (SA). Dopo la prova da sforzo preliminare il soggetto effettuava 3 esercizi rettangolari di diversa intensità  in maniera randomizzata cosଠstrutturati: test 70% SA; test 130% SA, 130% Wmax : prove da sforzo rettangolari ad un carico lavorativo pari alla percentuale indicatain relazione ai valori di SA e Wmax ottenuti nella prova da sforzo preliminare. Tali test duravano dieci minuti o fino all'esaurimento del soggetto. Le prova erano precedute da tre minuti di riposo e da tre minuti di riscaldamento. Il recupero aveva una durata di 30 minuti. La PA veniva misurata ogni 5 minuti durante lo sforzo, ogni minuto nei primi 5 minuti di recupero e successivamente ogni 5 minuti fino alla conclusione del recupero. Dai risultati emerge come l'effetto ipotensivo sia stato pi๠marcato nel recupero dall'intensità  di carico lavorativo meno elevata, cioਠdopo il test 70%SA. C'ਠda considerare che la pi๠bassa intensità  di sforzo permetteva di praticare un esercizio significativamente pi๠lungo rispetto ai test 130%SA e 130%Wmax. àˆ quindi verosimile che anche la durata dell'esercizio e non solo la sua intensità  abbia avuto un ruolo fondamentale nel determinare l'ipotensione nel recupero evidenziata in questo studio. L'effetto ipotensivo pi๠evidente si ਠmanifestato nelle prove a pi๠bassa intensità  ma con carico lavorativo totale pi๠elevato. I dati supportano la tendenza a considerare non tanto l'intensità  e la durata dell'esercizio in modo isolato, quanto piuttosto il carico lavorativo totale (intensità  x durata). L'effetto ipotensivo registrato nello studio ਠda ascriversi soprattutto ad una persistente vasodilatazione susseguente allo sforzo. Infatti, nel recupero dal test 70%SA, le RVP si mantenevano basse rispetto ai valori di riposo. Tale dato potrebbe avere un grande valore clinico nella prescrizione dell'attività  fisica pi๠idonea nei soggetti ipertesi,che potrebbero beneficiare di un eventuale effetto ipotensivo successivo all'attività  praticata. Pertanto in futuro bisognerà  estendere lo studio ai soggetti ipertesi. La conferma di tale risultato in questi soggetti permetterebbe di scegliere correttamente l'intensità  e la durata del carico lavorativo, in modo da calibrare lo sforzo al grado di patologia del soggetto.
2009
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