Il lavoro in oggetto si propone di affrontare la spinosa tematica della perequazione urbanistica. A tal fine, ਠsembrato opportuno principiare dall'analisi del diritto soggettivo di cui si discute quando ci si approccia al tema della perequazione, quello della proprietà . Non a caso, ਠdall'analisi contenutistica accordata al diritto di proprietà , nella sua peculiare connotazione di proprietà edilizia, che si evince uno dei problemi pi๠complessi legati alla perequazione: il rispetto del principio di legalità . L'autore, infatti, ripercorre le diverse tesi presentate dalla dottrina sul punto, individuando le differenti correnti di pensiero. A fronte di coloro che rivendicano la necessità di una norma di legge che descriva puntualmente le caratteristiche della perequazione, c'ਠchi vede nella legge urbanistica del 42 o nelle leggi regionali di riferimento o ancora, in ultima analisi, nello stesso art. 42 Cost., da cui deriverebbe l'incisivo potere conformativo della PA, un forte addentellato normativo che legittima i piani perequativi presentati dalle Amministrazioni comunali. Del resto, come evidenziato nella seconda parte del lavoro, le peculiarità della perequazione emergono direttamente dalle modalità di esercizio delle stesse scelte operate dalla PA, che, sempre pi๠frequentemente, opta per logiche che non sempre corrispondono a quelle del comparto urbanistico tradizionale. Da qui, infatti, la problematica attinente ai modi di esercizio del potere, sempre meno a carattere unilaterale e imperativo e sempre pi๠orientato al modello consensuale, che permette al cittadino di collaborare all'esercizio della pubblica funzione. La evidente e sempre maggiore estensione delle ipotesi di perequazione à¨, d'altronde, figlia di un'esigenza endemica della pianificazione urbanistica. In altre parole, le scelte urbane sono sempre pi๠spesso rivolte a parti del territorio comunale, che inevitabilmente vengono dotate di vocazioni differenti, pi๠o meno redditizie per il privato proprietario. Proprio alla luce degli inevitabili risvolti scarsamente egualitari della pianificazione, sempre con pi๠frequenza si diffondono le tecniche perequative a tutto campo. Tale esigenza, madre della tematica in oggetto, ha comportato anche la realizzazione di fattispecie a struttura complessa, che nella prassi hanno rappresentato un modo per equiordinare onori e oneri derivanti per i cittadini dalla attuazione perequativa della pianificazione urbanistica. Infatti, a fronte della figura, ormai quasi obsoleta della cessione di cubatura, si ਠpresentata all'attenzione di dottrina e giurisprudenza quella dei c.d. diritti edificatori. Non a caso, a dirimere il contrasto nato in merito alla cedibilità degli stessi e alle problematiche attinenti alla opponibilità ai terzi, ਠintervenuto lo stesso legislatore con il comma 2 bis dell'art. 2643 c.c. in tema di trascrizioni di atti. La novella legislativa, perà², non ha sopito le dispute in merito alla qualificazione giuridica dei contratti di trasferimento di diritti edificatori, di cui ancora si discute rispetto alla sua natura reale od obbligatoria. Alla luce di tali considerazioni, l'Autore, dopo aver indagato i diversi aspetti della vicenda perequativa, trae le dovute considerazioni sulle principali problematiche elencate, cercando di sottolinearne gli aspetti ancora incerti e quelli, invece, rispetto ai quali dottrina e giurisprudenza hanno sapientemente saputo far luce.
Principio di legalità e pianificazione consensuale. I nuovi confini della perequazione urbanistica.
2015
Abstract
Il lavoro in oggetto si propone di affrontare la spinosa tematica della perequazione urbanistica. A tal fine, ਠsembrato opportuno principiare dall'analisi del diritto soggettivo di cui si discute quando ci si approccia al tema della perequazione, quello della proprietà . Non a caso, ਠdall'analisi contenutistica accordata al diritto di proprietà , nella sua peculiare connotazione di proprietà edilizia, che si evince uno dei problemi pi๠complessi legati alla perequazione: il rispetto del principio di legalità . L'autore, infatti, ripercorre le diverse tesi presentate dalla dottrina sul punto, individuando le differenti correnti di pensiero. A fronte di coloro che rivendicano la necessità di una norma di legge che descriva puntualmente le caratteristiche della perequazione, c'ਠchi vede nella legge urbanistica del 42 o nelle leggi regionali di riferimento o ancora, in ultima analisi, nello stesso art. 42 Cost., da cui deriverebbe l'incisivo potere conformativo della PA, un forte addentellato normativo che legittima i piani perequativi presentati dalle Amministrazioni comunali. Del resto, come evidenziato nella seconda parte del lavoro, le peculiarità della perequazione emergono direttamente dalle modalità di esercizio delle stesse scelte operate dalla PA, che, sempre pi๠frequentemente, opta per logiche che non sempre corrispondono a quelle del comparto urbanistico tradizionale. Da qui, infatti, la problematica attinente ai modi di esercizio del potere, sempre meno a carattere unilaterale e imperativo e sempre pi๠orientato al modello consensuale, che permette al cittadino di collaborare all'esercizio della pubblica funzione. La evidente e sempre maggiore estensione delle ipotesi di perequazione à¨, d'altronde, figlia di un'esigenza endemica della pianificazione urbanistica. In altre parole, le scelte urbane sono sempre pi๠spesso rivolte a parti del territorio comunale, che inevitabilmente vengono dotate di vocazioni differenti, pi๠o meno redditizie per il privato proprietario. Proprio alla luce degli inevitabili risvolti scarsamente egualitari della pianificazione, sempre con pi๠frequenza si diffondono le tecniche perequative a tutto campo. Tale esigenza, madre della tematica in oggetto, ha comportato anche la realizzazione di fattispecie a struttura complessa, che nella prassi hanno rappresentato un modo per equiordinare onori e oneri derivanti per i cittadini dalla attuazione perequativa della pianificazione urbanistica. Infatti, a fronte della figura, ormai quasi obsoleta della cessione di cubatura, si ਠpresentata all'attenzione di dottrina e giurisprudenza quella dei c.d. diritti edificatori. Non a caso, a dirimere il contrasto nato in merito alla cedibilità degli stessi e alle problematiche attinenti alla opponibilità ai terzi, ਠintervenuto lo stesso legislatore con il comma 2 bis dell'art. 2643 c.c. in tema di trascrizioni di atti. La novella legislativa, perà², non ha sopito le dispute in merito alla qualificazione giuridica dei contratti di trasferimento di diritti edificatori, di cui ancora si discute rispetto alla sua natura reale od obbligatoria. Alla luce di tali considerazioni, l'Autore, dopo aver indagato i diversi aspetti della vicenda perequativa, trae le dovute considerazioni sulle principali problematiche elencate, cercando di sottolinearne gli aspetti ancora incerti e quelli, invece, rispetto ai quali dottrina e giurisprudenza hanno sapientemente saputo far luce.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14242/332050
URN:NBN:IT:BNCF-332050